Giulio Tremonti lo conosciamo tutti: è un liberale, anzi un liberista. Ma nel suo ultimo saggio La paura e la speranza sposa tesi molto anticonformiste sugli effetti della globalizzazione. Non è diventato un no global, ma quasi. Qualche passaggio, significativo:

“È finita in Europa l’«età dell’oro». È finita la fiaba del progresso continuo e gratuito. La fiaba della globalizzazione, la «cornucopia» del XXI secolo. Una fiaba che pure ci era stata così ben raccontata. Il tempo che sta arrivando è un tempo di ferro.
I prezzi — il prezzo delle merci e del petrolio, il prezzo del denaro e degli alimentari — invece di scendere, salgono. Low cost può ancora essere un viaggio di piacere, ma non la spesa di tutti i giorni (…) Come in un mondo rovesciato, il superfluo viene dunque a costare assurdamente meno del necessario.
Cosa è successo? È successo che in un soffio di tempo, in poco più di dieci anni, sono cambiate la struttura e la velocità del mondo. Meccanismi che normalmente avrebbero occupato una storia di lunga durata, fatta da decenni e decenni, sono stati prima concentrati e poi fatti esplodere di colpo. Come si è già visto in tante altre rivoluzioni, quella della globalizzazione è stata preparata da illuminati, messa in atto da fanatici, da predicatori partiti con fede teologica alla ricerca del paradiso terrestre.
Il corso della storia non poteva certo essere fermato, ma qualcuno e qualcosa ne ha follemente voluto e causato l’accelerazione aprendo come nel mito il «vaso di Pandora», liberando e scatenando forze che ora sono difficili da controllare”.

E il peggio, secondo Tremonti, deve ancora venire: “Procedendo per inevitabili linee di rottura, la globalizzazione ci ha dunque già presentato il suo primo conto con lo shock sui prezzi e con il carovita. Ma questo è solo l’inizio. Perché la globalizzazione sta cominciando a presentare anche altri conti: il conto della crisi finanziaria; il conto del disastro ambientale; il conto delle tensioni geopolitiche che, pronte a scatenarsi, si stanno accumulando nel mondo. È infatti già cominciata la lotta per la conservazione o per il dominio delle risorse naturali e delle aree di influenza”.

Secondo l’ex ministro delle finanze “In Europa, per la massa della popolazione — non per i pochi che stanno al vertice, ma per i tanti che stanno alla base della piramide — il paradiso terrestre, l’incremento di benessere portato dalla globalizzazione è comunque durato poco, soltanto un pugno di anni. Quello che doveva essere un paradiso salariale, sociale, ambientale si sta infatti trasformando nel suo opposto. Va a stare ancora peggio chi stava già peggio. Sta meglio solo chi stava già meglio. E non è solo questione di soldi. Perché la garantita sicurezza nel benessere che sarebbe stato portato dalla globalizzazione si sta trasformando in insicurezza personale, sociale, generale, ambientale”.

E la colpa sarebbe del mercatismo ovvero dall’unione di due ideologie «Il liberalismo si basava su un principio di libertà applicato al mercato, il comunismo su di una legge di sviluppo applicata alla società. Il mercatismo è la loro sintesi. Perché applica al mercato una legge di sviluppo lineare e globale. (…) Il comunismo non è quindi finito, si è solo trasformato, ha stretto alleanza con il capitalismo . In particolare, è il comunismo a fornire al consumismo il codice di forza necessario per la sua diffusione lineare su scala globale».

Insomma, la globalizzazione sarebbe una fregatura. Ha ragione Tremonti? Davvero il comunism-consumismo sta trionfando? O, come sostengono liberisti Doc, i recenti forti squilibri sono semplici passaggi nell’ambito di un processo che resta positivo anche per l’Occidente e che sta facendo uscire dalla miseria centinaia di milioni di persone, a cominciare da India e Cina? E, anche volendo, la globalizzazione si può ancora correggere?