E’ un’organizzazione nata nel 2001 per diletto negli Stati Uniti e ora si sta diffondendo in tutto il mondo. Lo scopo? Divertirsi creando eventi di massa senza senso in luoghi pubblici.  Improv Everywhere riesce a coinvolgere centinaia e talvolta migliaia di persone. L’ultima impresa: rimanere immobili per tre minuti in una stazione o in una piazza non appena il “regista” dà il via. L’effetto è surreale, come potete vedere dai video su questo blog. Hanno iniziato a New York, poi il blitz è stato replicato a Londra, infine a Parigi. Arriverà anche in Italia? Probabilmente sì.  E in fondo non c’è da stupirsi: per diletto – e solleticando la voglia di protagonismo – è facile mobilitare i giovani, non altrettanto avviene per cause concrete e meritevoli. Un segno dei tempi o, forse, un altro effetto della globalizzazione, che alimenta l’illusione della diversità e dell’originalità, ma in realtà appiattisce le differenze etniche, culturali, di comportamento. Le mode dei giovani ormai sono planetarie: new York, Milano, Parigi, Zurigo, vestono tutti allo stesso modo, vedono gli stessi film, ascoltano la stessa musica, ragionano allo stesso modo. E vivono in città che devono affrontare gli stessi problemi. La globalizzazione può essere divertente come in questo caso, ma  sradica l’identità nazionale, familiare, culturale e tende a renderci tutti uguali.


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