Secondo il nostro ministro degli Esteri Massimo D’Alema disertare le Olimpiadi per mandare un messaggio alla Cina sul  Tibet potrebbe «dividerci e far confusione». Io capisco l’imbarazzo della diplomazia in questi frangenti, ma perchè un boicottaggio dovrebbe “far confusione”? O si è favorevoli per ragioni umanitarie o si è contrari per ragioni di opportunità politica ed economica.

Qual è la posizione dell’Italia? La confusione mi sembra la stia creando D’Alema, forse travolto dal vociare di queste ore. Improvvisamente tutti si occupano di Tibet: molti eponenti del Pdl e della Sinistra arcobaleno invocano il boicottaggio, il Pd medita, Cossiga è contrario e ancora una volta provoca: “Vorrei comprendere il motivo per il  quale tutti protestano per le misure forti con le quali i  governi di Pechino e di Nuova Delhi cercano di ristabilire  l’ordine nei propri territori, mentre quasi tutti tacciono sulla repressione  giudiziario-poliziesca del Governo di Madrid nei  Paesi Baschi“.

In queste ore il mio cuore è con il Dalai Lama e con il popolo tibetano, ma ho l’impressione che, anche volendo, l’Occidente non possa permettersi il boicottaggio e che si sia rassegnato a convivere con questa Cina, capitalista e dittatoriale. E allora, a dispetto dell’emozione, ho l’impressione che finirà come in Birmania. Un bagno di sangue, qualche settimana per dimenticare e amici come prima.  

AGGIORNAMENTO IMPORTANTE: il Dalai Lama dice no al boicottaggio dei Giochi Olimpici, in quanto punirebbe ingiustamente il popolo cinese, mentre solo il governo di Pechino è responsabile di quello che ha definito un “genocidio culturale”. E a questo punto cosa si deve fare: insistere comunque per il boicottaggio o seguire l’invito del Dalai Lama?