I manager delle principali banche mondiali hanno creato una bomba speculativa – quella dei muti subprime – che ora è esplosa drammaticamente. Stiamo pagando tutti un prezzo altissimo; tutti tranne loro. Nonostante da anni si parli della necessità di porre fine ai privilegi dei supermanager, nulla è stato fatto e in queste ore si sta creando una situazione paradossale. Gli alti dirigenti che hanno alimentato la speculazione sui subprime non pagano alcuno scotto personale. Anzi, quando vengono licenziati guadagnano.

Oggi il Sole 24 Ore ha accesso i fari su Ubs, il colosso elvetico che è in grandi difficoltà, al pari di Citigroup, Morgan Stanley, Lehman Brothers, Goldman Sachs; cioè gli istituti che fino a poche settimane fa davano lezioni al mondo. Il numero uno di Ubs Marcel Ospel, sebbene molto contestato, è ancora in sella, mentre tre top manager sono stati licenziati. Peccato che se ne siano usciti con paracadute milionari: circa venti milioni di franchi svizzeri a testa. Hanno messo a repentaglio la solidità e la reputazione della prima banca svizzera e contribuito a scatenare la più grave crisi finanziaria degli ultimi 80 anni; ma se ne vanno più ricchi di prima.

La beffa è doppia. Uno dei principi sacri del capitalismo è quello della responsabilità individuale: se sbagli paghi. La casta dei supermanager lo ha invece sovvertito: quando sbagliano loro sono gli altri a pagare. Ed è ora di dire basta a quella che ha tutta l’aria di essere una truffa legalizzata. Ribellarsi talvolta è un obbligo.