Secondo molti esperti l’immigrazione è una necessità per Paesi la cui popolazione tende ad invecchiare come l’Italia. Vero: se non si mantiene una piramide demografica, in cui le persone in attività sono molto più numerose di quelle in pensione, il sistema economico e sociale crolla. Ben vengando dunque giovani immigrati.

 Il problema però va affrontato con buon senso e proporzione. Incrociando le notizie degli ultimi giorni emerge che:

-secondo l’Istat l’Italia è un Paese in sofferenza economica, nel quale una famiglia su tre è in difficoltà, mentre complessivamente il potere d’acquisto è crollato del 13% in sei anni.

– il capo della polizia Manganelli ha diffuso ieri le cifre ufficiali sulla criminalità. I reati commessi dagli immigrati irregolari (clandestini o comunitari senza reddito regolare), sono pari al 30%, con punte del 60-70% in certe zone del nord.

Da qui due considerazioni: quando la criminalità causata da stranieri irregolari è così diffusa, l’immigrazione anziché un beneficio si trasforma in un  costo sociale, con il peggioramento delle condizioni di sicurezza della popolazione civile, l’aumento delle spese delle forze dell’oirdine, il sovrafollamento dei tribunali e delle carceri, peraltro già ingolfati. Il che rischia di generare tendenze razziste, a danno innanzitutto i tanti immigrati che invece vogliono integrarsi. Insomma, si trasforma un Paese, l’Italia, tradizionalmente aperto, tollerante e non sciovinista, in una polveriera.

Inoltre, bisogna chiedersi realisticamente quanti immigrati possano essere assorbiti da un’economia in declino (o perlomeno stagnante) e con un tasso di disoccupazione ancora elevato, soprattutto tra i giovani. E’ giusto, per gli italiani e per chi arriva, alimentare aspettative che molto spesso non potranno essere soddisfatte?

E allora chiedo: vista la situazione attuale, che mi rattrista profondamente,  l’immigrazione massiccia degli ultimi anni (e mesi) è sostenibile dall’Italia?