La polemica su Vasco Rossi è ormai degenerata, pochi inviano messaggi di dissenso civili e motivati, la maggior parte non fa che lanciarmi ingiurie talvolta pesantissime; alcuni addirittura mi minacciano (complimenti). Molti di voi insistono nel considerarlo un idolo e un messaggero d’amore, un personaggio positivo in una società degenerata. Sarà, ma rivendico il diritto di non apprezzarlo come cantante e di avere forti, motivate riserve sul messaggio che ha inviato per decenni. Non intendo però andare avanti in eterno con questa diatriba, ormai inutile e squalificante per chi la alimenta, ho pertanto deciso di togliere la frase “incriminata”, peraltro poche righe in un post incentrato su una personalità di ben altro spessore come Max Gallo. Auguri a tutti.  

Sono rimasto impressionato da alcune notizie provenienti dal mondo della scuola: ragazzini di dodici anni che in un istituto milanese offrivano droga gratis ai compagni per creare dipendenza e nel giro di pochi giorni trasformarli in clienti; studenti di un liceo bene di Roma che si ribellano ai controlli della polizia e rivendicano il diritto di drogarsi liberamente, episodi di bullismo di ripetizione: l’anno scolastico si è chiuso decisamente male.

Ha ragione l’intellettuale francese Max Gallo, che ho intervistato per il Giornale, e che dice basta con la cultura edonista ereditata dal Sessantotto. Secondo Gallo la scuola deve tornare ad essere “il luogo della trasmissione del sapere“, oggi, invece, “prevale l’idea che lo studio debba essere divertente, che si possa imparare senza faticare. E invece no: apprendere può essere duro, noioso, anche ripetitivo, richiede sacrificio. L’importante è che poi questo sforzo venga ricompensato con uno sbocco professionale premiante. Così la scuola può diventare autenticamente meritocratica».

Non si tratta di tornare al passato, ma di ripristinare una gerarchia di valori e la speranza, questa sì autenticamente progressista, di un’ascesa sociale anche ai giovani che provengono da famiglie poco agiate.
Il caos attuale e l’assenza di prospettive concrete non generano altro che squallore individuale, familiare, sociale.

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