Parlo con amici economisti alla ricerca di spiegazioni plausibili all’impennata del petrolio, che in un anno è raddoppiato, e nessuno riesce razionalmente a spiegarla. Non basta, a giustificarla, l’aumento della domanda generata da India, Cina e dai Paesi in via di sviluppo e nemmeno l’arretratezza di molti impianti di estrazione nei Paesi produttori. C’è dell’altro e forse, ancora una volta, stiamo scambiando il libero mercato con la libera speculazione. Soros, che in materia se ne intende, ha denunciato recentemente una nuova bolla, simile a quella del Nasdaq di fine 1999. I dati lo dimostrerebbero al Nymex i future movimentano un miliardo di barili al giorno contro gli 85 milioni scambiati nella realtà, nei primi tre mesi del 2008 si sarebbero riversati sui fondi hedge che speculano sul petrolio più investimenti che in tutto il 2007.

 Insomma, staremmo pagando il prezzo non di normali dinamiche di mercato, ma di una speculazione che, amplificata dal mercato dei futures, sarebbe fine a se stessa. Anzi rischiamo di pagare due volte: ora con prezzi assurdi, domani con gli effetti imprevedibili di un tracollo che, se Soros ha ragione, sarà repentino e altrettanto destabilizzante. E tutto ciò mentre un’altra crisi provocata dalla speculazione di troppe banche, quella dei subprime, non si è nemmeno conclusa.

Da liberale mi chiedo: tutto questo ha senso? E come rimediare?

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