Come molti non ho affatto gradito l’uscita di Bossi che ha alzato il dito medio contro l’Inno di Mameli. Ritengo la Lega un movimento politico perfettamente legittimo, che su molti punti da risposte concrete a problemi sentiti al nord e che in futuro potrebbe crescere ulteriormente. Tuttavia quando si accetta di ricoprire posti di responsabilità in un governo bisognerebbe agire di conseguenza e mostrare perlomeno rispetto per le istituzioni e i suoi simboli. Il gesto di Bossi va oltre l’immaginabile.

Voleva far notizia e come sempre ci è riuscito; ma il suo non è certo un gesto impulsivo e probabilmente rientra in una strategia a più ampio respito. A cosa mira Bossi? Vuole lo scontro con una parte della coalizione? Intende strappare nuove concessioni al Cavaliere? O forse vuole mettere ordine in casa, ridimensionando Maroni, che come ministro degli Interni ottiene consensi e visibilità? Vedremo…

 In seguito alla polemica molti hanno riscoperto le parole dell’inno. Bossi ha fatto il gestaccio citando le parole “schiavi di Roma”. A me personalmente fanno riflettere altre strofe, queste:

Noi siamo da secoli
Calpesti, derisi,
Perché non siam popolo,
Perché siam divisi.
Raccolgaci un’unica
Bandiera, una speme:
Di fonderci insieme
Già l’ora suonò.
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L’Italia chiamò.

Uniamoci, amiamoci,
l’Unione, e l’amore
Rivelano ai Popoli
Le vie del Signore;
Giuriamo far libero
Il suolo natìo:
Uniti per Dio
Chi vincer ci può?
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L’Italia chiamò.

L’inno è stato scritto nel 1847. A distanza di 161 anni possiamo dire che gli italiani si sono fusi in un unico popolo? Il Paese è davero libero? E’ amato da suoi cittadini?