Il ministro della Gioventù Giorgia Meloni teme che “cali il sipario sui Giochi senza che sia stato posto il problema dei diritti umani e civili” e invita atleti e tifosi italiani “a compiere un gesto simbolico per ricordare quali sono i diritti da rispettare: dall’indossare una maglietta al dire qualcosa quando si viene intervistati al gesto di non sfilare che non è l’unico modo, ma uno degli strumenti“. Sono d’accordo con la Meloni e con Gasparri che ha chesto misure analoghe.

L’Occidente non ha potuto alzare la voce con Pechino per le ragioni note: l’America ha bisogno che i cinesi continuino a comprare i Buoni del Tesoro, il mondo industriale è legato mani e piedi a Pechino, grandi Paesi come Francia e Germania temono di perdere commesse milionarie. Le proteste sono blandissime e il regime, anziché allentare la presa, come promesso, l’ha stretta ancor di più: sul Tibet, sui dissidenti politici, sui lavoratori schiavizzati, su chiunque osi protestare contro le autorità (e sono molti di più di quanti si creda).

Pechino si sente così forte da pretendere che anche i libri stranieri stampati in Cina ma diretti ai mercati occidentali vengano “purgati“, come ha raccontato recentemente Stefano Montefiori. Il regime chiede che vengano tolte le foto del Dalai Lama o censurate le descrizioni di massacri compiuti da  Mao su volumi stampati in inglese o in francese. Inaudito.

Le notizie sugli attentati non mi convincono: di solito vengono censurate, ora invece vengono enfatizzate, a vantaggio del regime, che può rivendicare di essere vittima del terrorismo islamico (al pari dei Paesi occidentali) e giustificare misure di sicurezza asfissianti. Il sospetto di una grande manovra di spin è fondato.

Ben venga dunque un gesto di protesta. Anche nostro: le Olimpiadi biocottiamole non guardandole in tv. Anche un’audience straordinariamente bassa è un modo per opporsi civilmente a questi Giochi che di olimpico non hanno proprio nulla. Sono Giochi della vergogna. 

 PS Reporters sans frontieres organizza per l’8 agosto, giorno dell’inaugurazione dei Giochi, due manifestazioni di protesta: una di fronte alle principali ambasciate cinesi (a Roma alle 13) e una on line  sul sito di Rsf per permettere una cybermanifestazione virtuale di fronte allo stadio olimpico.