Gli americani hanno detto no al piano da 700 miliardi e la ragione, come spiego in un editoriale, in fondo è semplice: si sono ribellati a un’élite politica e finanziaria che da tempo tradisce il rapporto fiduciario con il popolo. Un tradimento gigantesco, infido, sproprozionato. La casta dei supermanager ha preso il controllo delle principali aziende del Paese e ha trovato la controparte in una classe politica attivamente complice o messa a tacere a colpi di finanziamenti elettorali ed efficacissime (spesso laute) pressioni lobbistiche. Il tutto condito da dosi massicci di spin ovvero di manipolazione dell’opinione pubblica.

In questi anni troppo spesso la Casa Bianca ha abusato della buona fede del popolo americano, strumentalizzando le paure dell’11 settembre, agitando lo spettro di una catastrofe nucleare per giustificare la guerra in Irak, sottovalutando l’uragano Katrina e poi reagendo in modo sproporzionato a Gustav. Un’Amministrazione, quella di Bush, che, sebbene formalmente liberista, in nome della lotta al terrorismo ha devoluto miliardi di dollari alle aziende della Difesa e non ha fatto nulla per impedire la bolla debitoria creata sui mutui subprime (ma non solo), da un mondo finanziario straordinariamente senza scrupoli. 

Il popolo americano ha impiegato tanti anni a rendersene conto, ma una volta preso coscienza del grande raggiro della casta ha reagito con veemenza. Sono stati gli elettori a costringere i deputati (per la maggior parte repubblicani ma con una forte minoranza democratica) a respingere il piano da 700 miliardi, per una ragione in fondo semplice: non si fidano più della parola di chi governa. Di Bush ovviamente, ma quando il segretario del Tesoro Paulson evoca scenari catastrofici pensano che menta e vedono in lui soprattutto l’ex presidente di Goldman Sachs che tenta di salvare i suoi sodali di Wall Street.

Non so come andrà finire questa crisi. Le implicazioni sono davvero colossali  e il prezzo della ribellione del popolo americano rischia di essere tragico per tutto il mondo, ma la lezione è chiara: la credibilità è un valore sacro in democrazia. Le tecniche spin consentono di abusarne, ma alla lunga si ritorcono contro chi le promuove. Vale per gli Stati Uniti, ma anche per i governi europei di destra e di sinistra: in un mondo in crisi la gente pretende dalla classe politica autorevolezza, solidità e almeno un pizzico di sincerità. Chissà se Berlusconi e Veltroni se ne rendono conto…