Riepiloghiamo: dopo il crollo del muro di Berlino la Germania  (cancelliere era Kohl) optò per una riunificazione monetaria con l’ex Ddr che sfidava il buon senso e che infatti si dimostrò largamente deficitaria, visto che ancora oggi i leander dell’est sono in difficoltà. Risultato: l’economia europea si fermò e rimase stagnante per tutti gli anni Novanta.

La Germania impose al resto d’Europa i cinque criteri di Maastricht come condizione per dare il via libera all’euro; miravano a rendere la struttura finanziaria dei paesi membri della Ue simile a quella tedesca. Quei cinque criteri erano arbitrari  in quanto non includevano altri indicatori economici fondamentali, ma i partner europei risposero presente e accettarono le pretese tedesche.

Ora però è l’Europa che invoca solidarietà o perlomeno un coerente coordinamento tra i Paesi principali per gestire la crisi bancaria. Ma Berlino fa di testa sua: non solo boccia le richieste di Sarkozy e Berlusconi sulla creazione di un fondo comune, ma annuncia a sorpresa la tutela statale di tutti i depositi bancari privati in Germania. Una mossa volta a tutelare i risparmiatori tedeschi dal rischio crash, che può essere legittima e anche giusta ma che va presa di conune accordo con gli altri partner, altrimenti il rischio è che milioni di cittadini europei decidano di trasferire in Germania i propri conti, il che renderebbe ancora più instabile il sistema bancario europeo.

Il ministero delle finanze afferma di “non volere un piano europeo perché vuole tenersi le mani libere e agire in modo indipendente“. Ma allora perché varare l’unione economica e monetaria se non si è disposti a rispettarne lo spirito fino in fondo e soprattutto in momenti difficili come questi?  Intanto il Financial Times avverte: se l’Unione europea non elabora una risposta corale la crisi potrebbe diffondersi rapidamente con dinamiche imprevedibili e a quel punto persino l’euro potrebbe essere a rischio. A che cosa mira la Germania?