Macchè capitalismo questo è “debitalismo”. E ora torna Marx?
L’altro giorno sul metro ho sentito un uomo sulla sessantina esclamare con aria soddisfatta: “Aveva ragione Marx, quando affermava che il capitalismo si sarebbe impiccato da sè“. Oggi il radiogiornale di Radio 24 ha annunciato che in Germania le vendite de il Capitale di Marx sono triplicate nelle ultime settimane, proprio in coincidenza con la crisi dei subprime…. E forse siamo solo all’inizio.
Intendiamoci: la casta finanziaria ha sbagliato generando la bomba dei derivati, gli imprenditori delle grandi multinazionali e delle banche hanno creato un sistema che consentiva loro di accumulare ricchezze immense e immeritate, senza mai pagare il prezzo degli errori che loro stesso commettevano, la classe politica non ha esercitato il proprio dovere di vigilanza e di controllo; anzi si è fatta coinvolgere e corrompere. Tutto questo va denunciato con chiarezza, ma Marx continua ad avere torto.
Il libero mercato non è fallito, continua ad essere il miglior sistema possibile. Il problema è che il capitalismo è stato snaturato: il suo scopo è, da sempre, quello di favorire l’accumulo di capitale da parte dell’individuo, mentre le degenerazioni finanziarie degli ultimi vent’anni lo hanno trasformato in una cosa diversa: nel “debitalismo” ovvero nell’accumulo di debiti anziché di capitale. Per sopravvivere, per sostenere consumi al di sopra delle proprie disponibilità e dunque per drogare la crescita, creando non vero, solido benessere, basato sul risparmio e sul reddito reale, ma una ricchezza illusoria . Negli Stati Uniti e in Gran Bretagna il debitalismo ha raggiunto proporzioni enormi, come ho ricordato in un post recente, noi europei continentali eravamo sulla stessa strada.
Ora la bolla è scoppiata. Soffriremo, ma questa crisi può essere salutare e può permetterci di ripartire su basi più solide. I sistemi liberali riescono a correggere i propri errori, quelli comunisti no e per questo i “rossi” hanno perso la sfida con la storia. Di un revival di Marx non si sente proprio il bisogno.

Non ci sono alternative al capitalismo?
stronzate. Le macchine saranno i nostri schiavi…..
L’uomo sarà cosi finalmente libero dal lavoro.
Statalizzazione delle industrie manifatturiere e utilizzo dell’automazione indistriale estrema per fini produttivi.
Questa sarà il primo passo verso la nuova armoniosa società del 21 secolo.
bye
Aggiungo una cosa. Il capitalismo da una parte e il socialismo dall’altra sono ideologie obsolete.
Lo riscrivo: sono ideologie obsolete. Siamo nel 21 secolo.
Saluti.
Il capitalismo come oggi lo conosciamo è autoreferenziale.
Visto che poi siamo in italia mi viene da ridere quando sento commenti del tipo: il capitalismo permette di valorizzare il proprio talento.
Sono stronzate. Il capitalismo serve esclusivamente per far arricchire i pochissimi sfruttando il 90 % della popolazione mondiale.
Il capitalismo ha trasformato la gente in automi: macchine lavoratrici da una parte e consumatori dall’altra. Il risultato è una società inumana.
Saluti.
Non sono comunista, ma leggendo certi commenti, come ad esempio quello di hellstrike, mi sorge spontanea una domanda: perchè il comunismo, ideologia morta e sopolta, vi fa ancora cosi tanta paura? Niente male per un ideologia da tempo calata nella tomba…è proprio vero che la gente ha sempre bisogno di crearsi degli spauracchi.
I morti non dovrebbero far paura… eppure la gente continua ad avere il terrore dei fantasmi! mah…
Saluti a tutti!
Caro Marecello
Grazie sempre, non era e non è nelle mie intenzioni essere competitivo, a me interessa ribadire il concetto che abbiamo bisogno di confrontarci con le idee di tutti, poi a noi la scelta di condividerle o meno.
Per il resto non ho assolutamente nulla da perdonarle, anzi, ritengo questo Blog nel suo piccolo, un crocevia incontro di culture, di esperienze e di idee diverse, strumento di confronto e per me di conoscenza e di arricchimento.
Ma, nondimeno, di fronte alle impellenze del lavoro, sono il primo a correre via.
Buon lavoro Cosimo Quarta
Lasciamo perdere i soliti commenti balordi di gente che vive aspettando la morte di Berlusconi …
Ma sul comunismo non c’è nulla da dire: la storia lo conferma punto e basta. Il comunismo è fallito.
E non rappresenterà mai in alcun modo un’alternativa al Capitalismo.
L’ideale (e sottolineo IDEALE) di Marx, può anche guadagnarsi anche il mio rispetto ma sta di fatto che questo ideale non potrà mai realizzarsi.
Mi fanno ridere quelli che affermano che “il vero comunismo non è mai esistito”: E’ esisito , esiste tutt’ora e vediamo tutti cosa a porta questo ideale fallimentare: l’annientamento dell’individuo (cosa tra l’altro intrinseca del comunismo) e all’eliminazione totale del diritto di ogni individuo di poter usufruire liberamente del proprio talento.
Stalin non sarà stato comunista, ma a me pare che nemmeno gli altri che si rifanno a questa ideologia pazzoide siano delle buone anime.
Sicuramente la mia opinione vale come tante altre, ma almeno , ho la libertà di poterla esprimere.
Cosa che non sarebbe di sicuro possibile in un regime comunista. Dico una falsità ? Bene dimostratemelo, cari sostenitori del regime comunista.
Per il Sig. Colzani
Grazie per l’attenzione e per l’appunto.
Non era nelle mie intenzioni giudicare Marx, ponevo l’attenzione solo sulla necessità di un approfondimento dei suoi scritti come di quelli di tanti altri autori, perchè hanno tanto da insegnarci.
L’”ardito salto logico” lo riferivo alla ferma credenza di Marx circa la rivoluzione successiva, quella “inevitabile” del “comunismo”, in cui rendeva chiara ed incontrovertibile l’appartenenza del suo pensiero alla sinistra hegeliana, immaginando che la borghesia sarebbe stata travolta dalle sue contraddizioni e seguita dal comunismo negazione della civiltà liberale, dello Stato di diritto, ecc. (in parte già odiati da Hegel).
Tale ferma credenza della quale, per quanto conosca io, Marx non si è mai liberato.
Nè a tale scopo fu utile la pubblicazione degli scritti definiti “Grundrisse” (elaborazione della teoria del plusvalore e avvio dell’analisi del concetto capitalistico attraverso il concetto di merce), che dovevano documentare il rapporto fra le idee del giovane Marx e quelle di Marx del Capitale.
Per partecipare a questa diatriba, che fu di N. Nicolaus, di D. Mc Lellan e ancora R. Rosdolsky, J. E. Elliot, A. Oakley, ed ancora sussiste fra tanti revisionisti.
Qui l’analisi diviene così profonda che personalmente uno studioso, ma solo un lettore di Marx, ritengo di non avere le necessarie conoscenze e non avere effettuato gli approfondimenti del caso, dovrei schierarmi per sentito dire, proprio contro quanto volevo chiedere nel mio appello.
A difesa della mia lettura, mi permetto solo di indicare che in più occasioni Marx richiamò i concetti espressi nella sua opera giovanile della “Critica della filosofia hegeliana del diritto pubblico”, per esempio nella Prefazione (gennaio 1859) a “Per la critica dell’economia politica” , un altro accenno lo si trova nel Poscritto alla seconda edizione del Capitale (1873). Da questi presupposti, personalmente deduco una continuità di pensiero, naturalmente ampliata, approfondità, adattata ai tempi ed alle contingenze, ma sempre nel segno della continuità.
Cordialità Cosimo Quarta
@Max,
Lei è un illuso a credere che il buon Silvio si lasci sopraffare dalla natura; infatti lui è soprannaturale ( a vederlo non sembra) e come con i tacchi ed i capelli finti, troverà per decreto il modo di diventare immortale oltre che immune per legge!
La sindrome napoleonica spesso lascia il posto a quella di Alzheimer!
Per il Sig. Roberto Pino
le chiedo venia, un mero errore materiale mi ha portato a indicare “tre” ragioni anzichè “due”.
Cordialità Cosimo Quarta
Per il Sig. Roberto Pino
Grazie a lei per i complimenti.
Riguardo alla paura di una nuova ondata di nazionalizzazioni, penso ad almeno tre ragioni per temerle.
La prima di principio:
Una pianificazione all’alto ad opera di pochi tende ad avvantaggiare solo quei pochi a scapito di tutti gli altri, inoltre blocca tante energie, tutte ugualmente utili al fine ultimo creare maggiore equità, giustizia e ricchezza di occasioni, in particolar modo per chi più degli altri è svantaggiato, ripeto per capacità personali ed economiche, inoltredi solito quando opera lo Stato, opera in regime di monopolio e allinea i prezzi alle proprie esigenze, traendone un ricavo , ad oggi quasi sempre in parte sperperato ed i parte disequamente distribuito, a favore delle mille caste.
La seconda di esperienza:
Troppo forte il ricordo in me degli innumerevoli danni allo sviluppo che lo Stato italiano (per restare nel recinto di casa) ha saputo realizzate con l’IRI, con l’INVIM (alluminio), divenendo produttore di panettoni (motta), o banchiere (BNL), venditore di servizi telefonici (SIP) ancora oggi paghiamo il canone, monopolista nel settore energetico (ENEL), e molti eccetera.
Naturalmente questo non vuol dire, per me che in alcuni settori ritenuti strategici lo Stato non debba esserci (penso per esempio all’acqua, oppure alle privatizzazioni per me intelligenti tipo TERNA, tenendo le line e privatizzando i servizi.
Altrettanto non vuol dire che se in un determinato momento diventa indispensabile aiutare le banche per aiutare l’intera economia, poi lo Stato non debba chiedere gli utili o il rimborso su quanto anticipato (e non regalato)da restituire ai contribuenti dalle cui tasche ha attinto, non solo lo dovrebbe fare anche in tempi relativamente brevi.
Cordialità Cosimo Quarta
@ Rodolfo de Trent
> [...]Come andrà a finire?
E’ molto semplice Rodolfo. Silvio ha 73 anni. Statisticamente fra pochi anni la natura farà il suo corso, comportandosi come la più comunista delle opposizioni.
Forse, dopo l’era di Re Silvio qualcosa cambierà.
C’è chi sogna che a quel punto potremmo ambire finalmente ad avere una leadership liberale veramente, e non solo a chiacchiere.
Ma forse riponiamo troppa fiducia nei sogni, e le fluttuazioni statistiche di madre natura potrebbero essere a loro sfavore.
Gentile Foa, non sono s’accordo su quello che dice.
1) Parto dal capitalismo. Lei dimentica la contingenza storica in cui questo “debitalismo” si evolve. Il bisogno ad accumulare debiti anzichè capitale nasce quando l’America comincia ad aver paura per la sua supremazia economica. Semplicemente, se avessero lasciato che il mercato seguisse pacificamente il suo corso, il baricentro del potere economico si sarebbe spostato, indolore, dagli Usa alla Cina. Invece hanno voluto creare complicazioni. Con l’effetto che lo spostamento, inevitabile, avviene con molto dolore per tutti.
2) Sul comunismo, sbaglia completamente. Il comunismo ha avuto un grande nemico: Stalin. Non era comunista. Era un leader autoriatrio che ha creato un regime repressivo basato sul culto della propria personalità, tale e quale ai vari Mussolini, Hitler, Pinochet, Saddam e chi più ne ha più ne metta. Questo modello, estraneo a Marx, si è imposto in quasi tutti i paesi in cui il popolo ha portato la rivoluzione, con le conseguenze di fronte agli occhi di tutti. In realtà il mondo non ha mai visto il Comunismo.
Mi chiedo se è per questo le cose vanno così male.
Un saluto a tutti.
Non direi che il Capitalismo ed il libero mercato sono falliti.
-Quando mai il nostro è stato Libero Mercato?
-Quando mai la nostra è stata Democrazia?
-Quale Capitalismo è stato applicato? L’unico e esagerato è quello della Chiesa!
Viviamo la situazione dove gli asini sono seduti sul carro e prendono di farsi tirare da pochi e deboli vetturini! Come andrà a finire?
dice le stesse cose che direbbe un comunista…
tu dici:”Il libero mercato non è fallito, continua ad essere il miglior sistema possibile. Il problema è che il capitalismo è stato snaturato”
un comunista direbbe:”Il comunismo non è fallito, continua ad essere il miglior sistema possibile. Il problema è che è stato snaturato”
mah!
La ringrazio, Rodolfo. Ha perfettamente ragione.
Il fine dello stato sociale (socialista, come il nostro) è di mungere la vacca il più possibile, per mantenere parassiti di ogni genere e grado in misura sempre maggiore (avranno anche loro diritto a tutto, no?), per finanziare progetti politici dediti all’egualitarismo, per mantenere in piedi imprese su imprese che dovrebbero fallire (e talvolta essere totalmente abbattute e sradicate) in nome dei posti di lavoro (in realtà ciò che è importante è il posto e lo stipendio, non il lavoro).
Per fare questo si sono usate le tasse, la spesa pubblica, la moneta, la burocrazia, si fanno persino leggi ad hoc (vedasi “salvataggio” di Alitalia). Tante cose volte ad “indirizzare”, “incentivare”, “disincentivare”, in base ai capricci dei politici. La faccenda delle decine di miliardi da buttare via per ridurre di un niente le emissioni di anidride carbonica, con impatto virtualmente nullo sull’ammontare delle stesse, per obbedire alla nuova religione dell’ecologismo globale, è in questo senso una perla rara, che mostra come non si pongano alcun limite di decenza (grazie a Dio il nostro governo sta perlomeno facendo melina).
E dopo che per decenni hanno tassato, speso, buttato via fiumi di denaro, distorto totalmente lo stesso concetto di denaro per adattarlo ai loro scopi, distorto in ogni dove le scelte imprenditoriali del libero mercato, dopo che hanno semi-costretto le banche Usa a concedere prestiti nelle aree “disagiate” (Community Reinvestment Act), dopo che hanno indotto il moral hazard a livelli estremi (fai un mutuo per una casa da 500K $ anche ad un criceto, tanto poi te li compro io tramite Fannie & Freddie), dopo che hanno creato decine e decine di agenzie di controllo (ce n’era giusto una di 200 persone per Fannie & Freddie), commissioni, autorithy, leggi, regolamenti che ti dicono anche in che modo ci si deve allacciare le scarpe, cosa hanno il coraggio di dirti?
Che il capitalismo ha fallito. Che il mercato LIBERO ha fallito. Che ha bisogno di essere REGOLATO.
Che adesso arrivano loro, i SALVATORI.
Per chi parla di mercato libero per quanto riguarda le autostrade o la fornitura dell’acqua a casa: mi spieghi, per favore, che cosa c’entrano questi monopoli naturali col libero mercato, dove non potrà mai esistere nessun tipo di concorrenza credibile.
Hanno ucciso la vacca, l’hanno dissanguata e bastonata, si lamentano perchè non produce più latte a sufficienza per la loro ingordigia, ed arrivano con ago e filo a chiudere le ferite, ovviamente autoinferte dalla mucca stessa.
Spero che Foa mi perdoni per il tono polemico, ma io francamente di questo ribaltamento della realtà mi sono rotto le scatole.
@ Davide.
Complimenti per la sua analisi logica del capitalismo deviato e destrutturato.
Questa deviazione e però inevitabile in una società che è ha come priorità il sostegno della parte improduttiva ed incapace di generare ricchezza! Se nel maso chiuso tutta l’economia è indirizzata al sostentamento di chi non produce, l’economia del maso implode! Non c’è via di scampo in una società dove i diritti acquisti sono propedeutici a nuovi e più appaganti. Credo che in sintesi tutto quello che stiamo vivendo si chiami decadenza.
il marxismo è già fallito, quanto al capitalismo, preso di pe sè, è solo il meno peggio. Ciò che serve è avere coscienza dei veri valori ed agire di conseguenza. Sapendosi rialzare quando, immancabilmente, si cade. In questo, abbiamo una grande fonte di ispirazione nel diritto naturale e nella dottrina sociale della Chiesa
La ringrazio. Colgo l’occasione, allora, per lanciare qualche spunto di riflessione in merito.
Supponiamo che solo io ed il mio vicino vendiamo caramelle. Entrambi siamo integralmente proprietari della nostra attività; nessuno dei due ha debiti. Domani la banca centrale ci da la possibilità di avere a prestito tutto il denaro che vogliamo a tasso 0. Io non li prendo; il mio concorrente sì, e con tali soldi si compra un negozio meraviglioso. Tutti gli acquirenti vanno dal mio concorrente: io fallisco e chiudo. Chi non sta al gioco del “denaro facile” è estromesso dal mercato. E’ un meccanismo di mercato, di scelte individuali, o indotto?
In tal modo, inoltre, il sistema bancario ha un potere eccezionale sul mercato della vendita di caramelle, dato che i venditori rimasti sono fortemente indebitati col sistema bancario. Alla minima difficoltà, saranno le banche ad avere il controllo di questo mercato; controlleranno anche l’ingresso di nuovi operatori, che potranno entrarvi solo indebitandosi fortemente col sistema bancario stesso.
Altro spunto: se su 100 persone solo 10 hanno il denaro necessario per comprarsi la casa, il prezzo di una casa sarà, immaginiamo, di 1000. Arriva il sistema bancario con l’easy denaro, e da a tutti e 100 il denaro a prestito (low cost) per comprarsi la casa. Tutti decidono di comprare casa. Cosa succede ai prezzi delle case? Aumentano notevolmente; diciamo che arrivano a 2000. Risultato? Tutti, inclusi i primi 10, ora devono indebitarsi per potersi comprare una casa. E’ un meccanismo naturale od indotto? Il potere del sistema bancario sulle persone (e sulle case) è aumentato o diminuito? Le case sono sempre quelle (anche se valgono nominalmente di più); non vi è maggiore ricchezza reale. Però è cambiata la rappresentazione di tale ricchezza: anzichè proprietari semplici, abbiamo proprietari indebitati in proporzione all’aumento di prezzi, che è dovuto alla maggiore domanda dovuta all’aumento artificiale del credito.
Altro spunto: supponiamo che tutti vogliano indebitarsi per motivi “culturali”. Senza sistema bancario pronto ad inventare il denaro necessario, ci si può indebitare solo nella misura in cui esistono risparmi di altri. Se la domanda di prestiti aumenta, ne aumenterà logicamente anche il prezzo, dato dai tassi di interesse. Di conseguenza aumenterà il risparmio (incentivato dai maggiori rendimenti), e diminuirà la domanda (più i tassi sono alti, meno saranno disposti a chiedere denaro a prestito). Con l’intervento delle autorità monetarie cosa succede? Che i tassi di interesse non salgono; anzi, scendono, per loro discrezionale decisione e non per meccanismi di mercato. Risultato? la domanda di denaro a prestito aumenta, mentre la propensione al risparmio logicamente diminuisce. Il risparmio svanisce ed i debiti sono sempre di più. Il rapporto risparmio/debito è “naturale”, “culturale” o è indotto dalla manipolazione del mercato del credito da parte della autorità?
Ruolo congiunto di autorità monetarie e politiche fiscali: l’aumento della quantità di moneta ed i tassi di interesse artificialmente bassi provocano inflazione. Quanto rende il risparmio? Rende i tassi nominali meno l’inflazione (entrambi frutto dell’operato delle autorità monetarie), cioè i tassi reali. Con le condizioni degli ultimi anni abbiamo tassi reali negativi: se oggi non compro pere ma risparmio denaro, domani ci compro meno pere di quante ne avrei potute comprare oggi. Questo aspetto, da solo, disincentiva totalmente il risparmio; lo rende assurdo ed economicamente sconveniente. Aggiungiamoci il fisco: questo tassa le “rendite finanziarie”, cioè il risparmio, sui rendimenti nominali, non su quelli reali (che sono negativi). Ignora completamente l’inflazione. Risultato? Oltre ai tassi negativi, avremo anche l’erosione del capitale (del risparmio) data dal fisco, cioè un altro meccanismo per rendere economicamente sconveniente il risparmio. Dall’altro lato, abbiamo che l’inflazione (perpetua, e che NON è un fenomeno naturale, ma una creazione dell’espansione monetaria; ci sembra naturale perchè negli ultimi decenni è stato sempre così, ma NON è stato sempre così. Non era così prima che le autorità monetarie centrali avessero il controllo monopolistico di fiat money e credito) riduce il valore dei debiti in termini reali. Se per rimborsare il debito di 100 devo vendere 100 pere, l’inflazione fa sì che col passare del tempo debba vendere 98 pere, 96 pere, 94 pere. I debitori sono costantemente avantaggiati dall’inflazione, e sono evidentemente incentivati a farlo. Aggiungiamo il fisco: anzichè tassare, permette di detrarre/dedurre parte del costo del debito, degli interessi. Altro “sconto” a vantaggio dei debitori. Altro incentivo economico al debito. Con queste condizioni, economicamente parlando, solo un cretino (come me) non si indebita. E solo un cretino (è una provocazione, nessuno se la prenda) risparmia. Sono le condizioni (imposte dall’alto) che vanno contro ogni logica di buon senso e di saggezza. Contro ciò che ogni padre degno di questo nome insegnerebbe al proprio figlio.
E’ CAPITALISMO quello in cui il mercato dei CAPITALI è soggetto totalmente al controllo, alle distorsioni, ed ai prezzi imposti da un’autorità pubblica più o meno controllata dalla politica e dal “pubblico” (la BCE chi l’ha istituita? la politica od il mercato? Chi ha dato lei questo potere? Chi ha nominato Greenspan e Bernanke negli Usa?)?
Perchè i manager non criticano questo sistema?
Perchè il sistema bancario ha solo da guadagnarci da questo sistema, ed è “colluso” con la politica (vedasi banchieri che votano alle primarie del PD, vedasi Paulson che passa da Goldman Sachs alla politica, Draghi stesso che passa da Goldman Sachs a controllore pubblico; la politica, d’altronde, ha in questo modo uno straordinario strumento di potere: sulla proprietà di tutto quanto, sulle scelte delle persone, ecc.).
Ed i manager delle grandi imprese? Sono i Colaninno a guadagnarci da questo sistema, non le imprese in generale. Vorrei vedere se si lamentano pure. In Italia abbiamo grandi imprese che stanno in piedi solamente grazie ad aiuti pubblici e sostegno delle banche. Anch’esse fanno parte del sistema debitalistico.
La piccola-media impresa, quella che sta in piedi da sola, invece ci rimette. E non mi pare che difenda granchè questo sistema, anche se va detto che, con gli “incentivi” al debito, col fatto che solo indebitandosi si sta sul mercato (primo punto esposto), si entra a far parte del giro e ne si diventa dipendenti. A quel punto, difenderlo è l’unico modo per assicurarsi la propria sopravvivenza (una volta indebitatisi, un credit crunch facilmente ti spazza via).
Più tardi si smantella tale sistema, peggiori saranno le conseguenze da sopportare. Tutto il sistema produttivo è distorto da questo sistema di pianificazione e controllo economico finto. Non si crea ricchezza, nè niente di reale, stampando foglietti di carta o scrivendo sul computer di qualcun altro: “adesso hai 1 miliardo di euri da spendere”. Non esiste quel miliardo di euri nel mondo reale, e qualcuno dovrà pagarlo.
Il capitalismo fallito negli usa è quasi marxista, in fondo mirava sia alla distruzione dello stato che al non accumolo del capitale (consumismo esasperato). Paradossale. Comunque se non e’ un tabu’ dire che che Marx e’ fallito non deve essere neanche dire che e’ fallito l’ultraliberismo (mercatismo per Tremonti) sia nei suoi aspetti economici (A.Smith, neoclassici, scuola Chicago) che politici (Kant, Fukuyama). Ma non vedo ancora molte autocritiche… Torniamo all’idea del libero mercato. Privatizzare condizioni di monopolio naturale come alcune municipalizzate (acqua) viene sostenuto con forza dai sostenitori del mercato. Si invocò/invoca il libero mercato anche nel caso autostrade e alitalia. Eppure mancano le condizioni per definire questi contesti come libero mercato. Malafede o ignoranza?
Sig. Foa, a mio avviso e’ stato l’abbandono del Gold Standard dovuto ad esigenze belliche prima e a motivi politico-populisti poi.
Buon viaggio ed a presto.
Gentile Davide, ha capito perfettamente. il senso della mia analisi e la ringrazio. Quello del debitalismo (ho cercato altre definizioni, che non ho trovato e allora ho creato questo neologismo) è un concetto cruciale. Lei si chiede chi ha inventato questo sistema? come si applica? E’ la domanda che mi pongo anch’io. Non ho ancora trovato una risposta definitiva; la spiegazione che lei propone è probabilmente solo un tassello di un mosaico più ampio: lo Stato impone o in questi anni è stato usato da altri? La globalizzazione è spontanea o indotta? E da chi? Perché nessuno ha contrastato la casta dei manager? Sto approfondendo i miei studi sullo spin (ovvero sulle tecniche di comunicazione per influenzare e talvolta manipolare l’opinione pubblica) anche fuori dal campo politico; applicato alla società è altrettanto efficace… Ne riparleremo, ovviamente.
caro Cosimo, ha ragione: non ho motivato il mio dissenso su Marx. E le spiego perché: l’ho studiato 25 anni fa quando ero uno studente e stavo dalla parte dei pensatori liberali, di Raymond Aron, per essere chiari; ma non mi va di argomentare facendo affidamento solo sulla mia memoria e dunque correndo il rischio di essere impreciso o di prendere qualche cantonata. Ho cercato i miei appunti di allora, ma non riesco a individuare lo scatolone giusto: domani parto per gli Usa, dove seguirò le presidenziali, e non so se farò in tempo. Mi perdona se, per una volta, rinvio il chiarimento?
Grande Foa. Finalmente cominciamo ad avvicinarci ad una comprensione del problema. Ne sono lieto.
Il capitalismo nasce semplicemente dall’esigenza di non dover consumare tutto e subito ciò che si produce. Anzichè essere pagato per il mio lavoro in arance (che dopo una settimana posso solo buttare), preferisco essere pagato in beni durevoli, in modo da poterlo accumulare, spendere in seguito, consumare in seguito, investire, ecc.
E’ questo il “capitale”: un qualcosa di intimamente legato al concetto di risparmio, di mancato consumo.
Il problema nasce dalla scissione tra capitale e risparmio, dall’illusione che vi possa essere capitale (e quindi investimenti) senza risparmio, consumando tutto ciò che viene prodotto od anche di più. E’ un non-senso logico.
Mi piace il termine “debitalismo”.
Da dove deriva questo sistema? Chi l’ha inventato? Chi lo rende possibile?
La risposta è ovvia: le bance centrali e la fiat money con corso forzoso (quindi lo stato). Solo queste istituzioni, col loro irresponsabile e prepotente (lo stato che impone il corso forzoso) operato, rendono possibile la scissione tra risparmio e capitale.
Senza la creazione di moneta ex nihilo, non sarebbe possibile la creazione di debito (di Tizio) senza un pari risparmio (da parte di Caio).
I nostri saggi e lungimiranti governanti invece hanno creduto di poter rendere possibile, ex lege, l’impossibile: Caio non risparmia, e consuma tutto ciò che produce; Tizio però si indebita lo stesso, grazie alla nuova moneta. Come tirare fuori un coniglio dal cilindro.
E’ questo meccanismo che rende il sistema fondato sul debito, anzichè sull’accumulazione di capitale, cosa possibile solamente mediante risparmio.
Come sempre, quando lo stato si illude di poter rendere possibile l’impossibile mediante l’imposizione legale (niente disoccupazione ex lege, niente povertà ex lege, ecc.), arriva sempre un conto da pagare, per tornare ad avere un legame con la realtà.
Per Marcello Foa
Grazie naturalmente per l’attenzione,
Anch’io sono affascinato dall’idea di riuscire ad incanalare l’egoismo dell’individuo per assicurare maggiori vantaggi e maggiore giustizia alla comunità. Certo una strada irta di difficoltà ma non un’aporia spero.
Non replico su Marx, invece, perché non mi ha chiarito il punto di non condivisione.
Cordialità Cosimo Quarta
Per il Sig. U. Cisotti
Intanto grazie per l’appunto, in tal modo mi permette di chiarire meglio, mi auguro, le opinioni espresse.
In primis concordo con lei che non esiste un sistema perfetto, dunque è necessario procedere per approssimazioni come in tutte le ricerche attraverso errori e correzioni ( aggiungo e adattamenti). Il segreto e’ poter permettere le correzioni, quindi avere (la necessaria) Libertà.
Ancora concordo con lei che una forma di governo, in cui vertici (siano essi partito o elitè) pensano di pianificare la vita e l’economia dall’alto, come è successo e succede nei paesi comunisti, è destinato al fallimento. La storia stessa sino ad oggi ha certificato in maniera incontrovertibile questo dato di fatto.
Dove, invece, mi stacco dal suo pensiero è nel credere che, come lei afferma “in ogni epoca la societa’ con l’eccezione dei periodi violenti di transizione, guerra dei 30 anni, rivoluzione francese, prima meta’20 secolo la societa’ era armonica ed a suo modo integrata. La societa’ feudale era un esempio di armonia e ordine, in cui ognuno aveva il suo posto e le sue liberta’ e garanzie, nell’ambito dei costumi dei tempi”.
Sicuramente sono state forme di società che hanno raggiunto un equilibrio, rispettavano un ordine, avevano dei riferimenti certi e fissi, come d’altronde è successo nell’URSS fino alla caduta del muro di Berlino, avevano raggiunto un equilibrio molto spesso fondato sulla violenza, non sulla libertà e nella conseguente emanazione della volontà di ogni singolo individuo.
Ma non è certo questo, per me l’esempio di “armonia” e/o di “sviluppo armonico” o quantomeno non è questo che io intendo con sviluppo armonico.
Cerco di spiegarmi:
Quello che io intendo esprimere con “sviluppo armonico” si lega al concetto di “economia del benessere” e prende in considerazione le istanze “sociali(ste)” inglobate nel concetto di “giustizia sociale – giustizia come equità” che nonostante il fallito tentativo delle forme comuniste o comunitarie dei mezzi di proprietà , comunque rimangono, esistono creano aspettative di giustizia ed in alcuni momenti storici come per l’appunto quello attuale, per una serie di circostanze si ingigantiscono.
(per esempio mi riferisco all’impossibilità dei tanti di non poter bere acqua potabile, di non potersi sfamare, di una sempre più larga platea che non riesce ad arrivare a fine mese, alla delocalizzazione delle aziende in un’unica direzione, anche quando sono efficienti (vedi il caso di Torino di qualche girono fa), all’inquinamento del pianeta ed al fallimento del patto fra generazioni, alla precarietà come modello di vita, ecc.).
Qui la lezione di Marx che a suo modo ha tentato di analizzare questi fenomeni ed ha reso scientifica l’intuizione dell’esistenza di forze oscure all’interno del capitalismo che se non imbrigliate ieri come oggi avrebbero portato all’auto-distruzione del sistema, è importante. Poi Marx ha fallito nella visione delle soluzioni, questo ripeto la storia lo ha già certificato. Ma tante analisi ancora oggi rimangono valide, anzi con l’avvento della globalizzazione , diventano più attuali e da ri-studiare (sotto quest’aspetto intendevo sensibilizzare ad una lettura più approfondità che superando il pre-giudizio del sentito dire – o delle frasi slogan – permettesse il confronto con un altro punto di osservazione).
Per come penso io la giustizia non muove dalla considerazione di un interesse pubblico che è un motivo “troppo remoto e sublime” ma nemmeno dall’interesse egoistico, il quale lasciato libero, diverrebbe fonte di ogni violenza. Si rende dunque necessaria una mutazione dell’egoismo del singolo che viene meglio garantita da una limitazione della propria libertà personale a favore della libertà collettiva. Ne consegue che la condizione fondamentale per l’uomo libero è la società, dove i vantaggi privati e quelli pubblici si equilibrano.
Non è possibile pensare ad una società “giusta” ed in grado di progredire con queste differenze, è indispensabile affiancare ai valori dell’utilitarismo altri valori quali la “capacità – alternative di scelta ” e i “funzionamenti- esperienze che l’individuo ha deciso di vivere” cioè non solo la capacità di nutrirsi e avere un tetto, ma anche essere rispettati, partecipare alla vita comunitaria, ecc.
Rifacendomi mentalmente ad A. Sen proponevo e propongo una lettura della società che preso spunto del teorema di Arrow sulla democrazia, riesca a superare, pur tenendolo bene in conto, il concetto di ottimo di V. Pareto, basato sull’efficienza e sul liberalismo, prendendo atto che il solo mercato (pur indispensabile) non è sufficiente per sviluppare una società liberista e creare quello che io chiamo sviluppo armonico.
Perchè? Perchè proprio i momenti di crisi dimostrano con maggiore evidenza che l’equilibrio Paretiano non considera le condizioni particolari, ma quelle generali fino al paradosso sempre rientrante nelle curve di indifferenza (cioè in equilibrio), dove uno o pochi possiedono tutto e gli altri pur nella disoccupazione o nell’impossibilità di sfamarsi per tutto il periodo, migliorando marginalmente la propria posizione, ossia, banalizzo, mangiando ipoteticamente 12 giorni contro i precedenti 10, comunque stanno meglio e l’equilibrio è garantito.
Cordialità Cosimo Quarta
Sig. Quarta condivido con Lei ma purtroppo devo correggerLe il suo troppo ardito salto logico: il giovane Marx arrivò a pronunciarsi con simili slogan ben prima di compilare i Grundrisse e quindi iniziare la stesura de Il Capitale. L’aver studiato il giovane Marx e non il suo lavoro compiuto ci guida su una strada cieca. Inoltre Marx, mai ebbe a pretendere un ribaltamento politico che non fosse spinto, forzato da un imperativo dell’economia; diversamente la teoria economica da lui scoperta sarebbe crollata alle fondamenta. Cordiali saluti
Il capitalismo non è stato snaturato e non è neanche fallito: così come Marx scopre nei suoi studi, questa forma produttivo-economica è una naturale manifestazione del progresso umano che tendenzialmente, come tutte le forme economiche precedenti, manifesta crisi strutturali (consentitemi il termine) pre-evolutive. Marx, il quale visse gli anni dell’infanzia del capitalismo, ne scoprì i meccanismi e ne ipotizzò gli sviluppi e tra questi la famigerata rivoluzione e la conseguente dittatura del proletariato. Questo è quanto venne impresso in un libricino di sintesi politica chiamato ‘il manifesto’ e dal quale si susseguirono impalcature partititiche internazionali e veri e propri stati sino ai giorni nostri. Quello che però ci dimentichiamo è che Marx, fallita l’esperienza della Comune (tra le altre cose pilotata dalla famiglia Rothschild!), descrisse in maniera chiara ed inequivocabile il cammino dell’adolescente capitalismo il quale non passava per l’ottobre russo o attraverso la lunga marcia, ma attraverso l’internazionalizzazione (globalizzazione) della produzione e la socializzazione (stock exchange) della ricchezza. Se qualcuno avesse davvero studiato le analisi di Marx senza fermarsi alla mera lettura di uno stupido libretto propagandistico (il manifesto), capirebbe quanto l’economista tedesco avrebbe odiato Bertinotti e D’alema, Lenin, Mao e la cricca dei plagiatori e demagoghi, che le cicliche crisi economiche finanziarie sono intrinsiche ad ogni forma e sintesi di una dialettica economica. Marx aveva ragione? certo, ma non come ci vuol far credere ‘Il Manifesto’. E’ vero invece che i tentativi marxiani in campo filosofico si siano dimostrati incompleti: l’apparato dialettico Hegeliano tiene e la sua complementarietà all’economia ci permetterà di attuare la vera rivoluzione culturale. Grazie
Sig. Quarta, complimenti per il suo intervento. Sono d’accordo con la sua visione ampia ed aperta. In tutto il suo discorso mi permetta però dubitare sulla frase:
“si riaffaccia il fantasma della nazionalizzazione forzata di grandi parti dell’economia.
Lo Stato, è sempre una mia opinione, deve avere la funzione primaria comporre le esigenze che derivano dalle diverse componenti della società civile attraverso l’applicazione di regole e giustizia, lo Stato non è e non può fare l’imprenditore.”
Seppur in parte giusto in quanto i problemi che l’Italia ha vissuto negli ultimi 40 anni è stato proprio quello di vivere un regime capitalistico con regole in gran parte comuniste, dall’altra, non vedo perché lo Stato debba sperperare il nostro PIL in spese assurde (come quelle militari) , di appalti truccati, di aiuti umanitari truffa, ecc.. Non dimentichiamoci di star bene prima noi, poi potremo aiutare tutti gli altri. Ecco perché sono propenso a credere che -in momenti di forte crisi come da anni a questa parte- lo Stato possa e debba intervenire.
Un ultimo commento riguardo all’operazione Unicredit, che a mio avviso ha fatto ciò che si aspettava l’azionista, il risparmiatore e l’investitore. Perché negare l’ingresso di capitali esteri nella nostra economia? Non lo ha fatto l’America -il principale Paese capitalista- con l’Arabia saudita ad esempio? Bravo Profumo.
Foa: “[...]Il libero mercato non è fallito, continua ad essere il miglior sistema possibile.[...]”
Il miglior sistema POSSIBILE? Casomai è il miglior sistema NOTO FINORA. Inventarne di migliori confido sia senzadubbio possibile.
Grazie a tutti per queste considerazioni interessanti. Anch’io, come Umberto Cisotti, bo.mario e Americo penso che ci vogliano nuove regole e dunque una seconda Bretton Woods, ma in quale direzione? Tremonti secondo me ha ragione: gli Hedge Funds sono parte del problema, ma muovono cifre talmente grandi, grazie alla leva finanziaria, che è difficile disinnescarli senza provocare altri cataclismi sui mercati. Sbaglio? Di Cosimo Quarta non condivido del tutto l’analisi su Marx, ma il finale del commento sì. Rendere il bene comune conveniente per l’individuo indirizzando in modo virtuoso il suo egoismo. L’idea mi piace, condita con principi come senso di equità, responsabilità personale, appartenenza è assai seducente.
Stimato signor Foa, lei ha ragione non si tratta di Marxismo o di Capitalismo perché prima di tutto il Capitalismo si definisce unicamente come la concentrazione del capitale nella propietá dei mezzi di produzione che ha rimpiazzato la piccola azienda agraria e l’artigianato. Questa propietá puo essere privata o dello stato come nei paesi comunisti. Tutti i tentativi di propietá comunitaria fatti nell’ottocento all’epoca del socialismo utopico sono falliti miseramente. La storia dello sviluppo della societá di capitalismo privato ha conosciuto varie convulsioni serie nell’ottocento e nel novecento e ogni convulsione venne seguita da legislazioni che si credevano appropiate. Quella presente é il prodotto di due fattori, il primo data dal 1944 o sia da Bretton Woods e il secondo dalla velocitá che la tecnologia moderna e la globalizzazione hanno impresso alle distorsioni finanziarie. Quí mi pare che abbiamo bisogno di un nuovo marco economico che rifletta la nuova bilancia di potere economico, con rispetto al 1944, e sopratutto rifletta le nuove tecnologie, abbiamo bisogno cioé di un nuovo accordo che sostitusca quello Bretton Woods secondo le proposte di Gordon Brown.
Completamente d’accordo con Cosimo Quarta
Sig Quarta, parto dalla Sua chiosa. Lei giustamente dice” una societa’ integrata e sviluppo armonico. Bene, ma in ogni epoca la societa’ con l’eccezione dei periodi violenti di transizione, guerra dei 30 anni, rivoluzione francese, prima meta’20 secolo la societa’ era armonica ed a suo modo integrata. Lasocieta’ feudale era un esempio di armonia e ordine, in cui ognuno aveva il suo posto e le sue liberta’ e garanzie, nell’ambito dei costumi dei tempi. Come dice Mark Block nel suo “la societa’ feudale”. Io credo che il problema sia invece di individuare, ma lo ritengo impossibile, un modello futuro. E’ abbastanza inutile rifarsi a modelli passati, salvo per evitare gli errori passati. Io ritengo, come il Nostro, che il Capitalismo, ma con delle regole che tutti debbono osservare, anche chi le fa, sia come la Democrazia di cui e’ padre e figlio, sino ad oggi, il migliore sistema possibile allo stato delle esperienze attuali. Siccome e’ un sistema creato dall’uome, pertanto imperfetto, che vada corretto con aggiustamenti (fine tuning) continui, che il piu’ dele volte sono e siano graduali ed autocorrettivi, in sostanza il meno traumatizzante possibile. Se avessimo risolto il problema in modo definitivo, saremmo tutti ricchi, e forse felici, ma non e’ di questo mondo la perfezione. Procediamo per approssimzioni come in tutte le ricerche attraverso errori e correzioni. Il segreto e’ di poter permettere le correzioni, quindi di avere Liberta’. Il comunismo, e la dittatura del proletariato, avevano nel termine stesso e nei principi l’idea dell’uguaglianza non di parenza ma di arrivo, precludendo in siffatto modo la liberta’ individuale e presupponendo una eguaglianza non di diritti ma di condizioni di vita, cio’ a prescindere dall’applicazione criminale fatta dagli epigoni politici, Lenin e Stalin e compagni varii.
Semai torna Gesù Cristo.Marx ha fallito.
Non riesco a convicermi che vi siano autori da leggere e altri da mettere all’indice.
Specie se questi, con loro sacrificio ed acume non comune, sono scesi a tali profondità e di là risaliti per raccontarci la loro visione, la loro verità.
Oggi come ieri, più di ieri, per dare sostanza alle nostre verità, per dissipare seppure in parte il velo del dubbio, abbiamo bisogno del confronto, del dialogo, della dialettica, che, attenzione, non possiamo rintracciare in chi pedissequamente ricalca il nostro modo di pensare.
Marx, a mio avviso, è un autore con cui bisogna confrontarsi e una rilettura dei suoi scritti, con gli occhi disincantati di oggi, penso permetterebbe al pari e più di tanti altri di accrescere la personale capacità d’analisi.
Potremmo ad esempio notare ( basti leggere alcuni brani del Manifesto del Partito Comunista) che il suo “troppo ardito salto logico” (poi tradotto e in gran parte travisato nella pratica dai sistemi comunisti) derivava dalla cieca fiducia nel grande successo del mercato che occupando ogni parte del pianeta avrebbe creato le condizioni per abolire la proprietà privata, centralizzare il potere e instaurare il regno millenario della “vera libertà”
Il suo errore fondamentale, a mio avviso, fu pensare che in un contesto in cui cambiano le condizioni economomiche, anche gli uomini cambiano e diventano migliori. La storia gli ha dato torto.
Altro errore, oggi tanto comune, come sottolinea B. Russel con la sua affermazione “compito di un filosofo non è quello di cambiare il mondo, ma di capirlo”, all’opposto Marx intendeva cambiarlo (ma qui chi di noi in coscienza si sente di biasimarlo).
La sua idea di libertà, nondimeno, è radicalmente diversa da quella liberale, che pur ha bisogno di contraddittorio e regole per non ischemizzarsi in posizioni pregne di conseguenze catastrofiche.
Il pericolo che oggi corriamo è proprio questo, mentre ieri nel crollo fallimentare dei regimi comunisti abbiamo letto che l’unica soluzione è il liberismo radicale e la privatizzazione selvaggia, tutto abbandonato a se stesso all’auto regolamentazione, alla mano invisibile; nell’attuale debaclè del sistema capitalistico e nella conseguente sproporzionata propaganda, sproporzione spesso implicita anche nella narrazione, si riaffaccia il fantasma della nazionalizzazione forzata di grandi parti dell’economia.
Lo Stato, è sempre una mia opinione, deve avere la funzione primaria comporre le esigenze che derivano dalle diverse componenti della società civile attraverso l’applicazione di regole e giustizia, lo Stato non è e non può fare l’imprenditore.
Fra le esigenze primarie che derivano dalla società vi è evidentemente quella dei pari diritti e delle pari opportunità di ogni individuo, in particolare di quelli più svantaggiati, che per fortuna , per caso o per avversità naturali non hanno le stesse capacità intellettuali ed economiche degli altri.
Ne deriva che il sistema utilitaristico della ricerca del massimo bene, se va bene per il singolo individuo, non può essere pari pari applicato alla società, dove non deve valere il principio “ad ognuno secondo le sue capacità di intimidazione”.
E’ indispensabile ricercare ed applicare un sistema di giustizia più equo, adatto ai tempi, che tenga conto delle istanze dei più svantaggiati e le integri all’interno di una convivenza civile, prima che queste da mugugno degenerino in rivolta.
Non penso a grandi mutamenti epocali, ma a quotidianeità e attenzioni istituzionali che a piccoli passi ci rendano di nuovi attori ed autori del futuro, un futuro fatto a misura di persona, fatto di rispetto per la persona, per il più debole, per lo svantaggiato, per le generazioni future, ecc.
Non altruismo o solidarietà come può sembrare, ma puro egoismo , poichè non può esistere un futuro di prosperità per noi e per i nostri figli che non sia risultante di una società integrata e di uno sviluppo armonico.
Cordialità Cosimo Quarta
Se Marx aveva previsto che il capitalismo si sarebbe impiccato da solo, forse ci avrebbe fatto un maggior favore a prevedere che fine avrebbe fatto ill comunismo, in modo da evitarci tutti i danni di quest’ultimo secolo.
Devo dare ragione a Libertyfighter che probabilmente interverra’ a breve. Il capitalismo non c’entra. Sono stati i governi che per poter fare politiche demagogiche negli ultimi 40 anni, e prima della guerra, con l’indebitamento a causa della guerra , hanno cominciato a stampare, nell’illusione di creare ricchezza e pagare la caterva di dipendenti pubblici che assumevano per motivi elettorali, e dare pensioni che non si potevano dare e imbastire monumentali apparati statali e fornire la sanita’ gratuita cosi tutti anche sani ne approfittano. Il gold standard impediva ai governi di fare i falsarii. Ora questo controllo automatico non esiste piu’, ma se si arrivasse ad una Bretton Woods II, forse si potrebbe reintrodurlo, ma non vedo segni verso questa linea di condotta, ed il premio Nobel e’ una molto brutta indicazione. Cordialmente
Fino a qualche settimana fà la nostra visione del capitale era vista come retrograda. Le ns banche che ponevano attenzione ai clienti erano definite retrograde. Non si seguiva l’andazzo. Fortuna che non lo abbiamo seguito. La crisi coinvolge anche noi, non responsabili. L’economia e l’attuale capitalismo devono tornare a cosa erano prima delle finte ricchezze. Non se ne esce. Mutui a tasso variabile? Soldi finti? ma dove siamo andati? Gli stati devono intervenire e fissare regole prima di far pagare ai cittadini due volte le cose. Un saluto.