Non fatevi illusioni: Obama non è un visionario, è un politico ambizioso e soprattutto molto pragmatico. Mi auguro che si dimostri un grande presidente, capace di assecondare la voglia di riscatto da parte di un popolo che, sebbene ferito dalla crisi dei subprime, non indulge nel pessimismo (come ho raccontato in questo reportage).

 Ma per essere davvero in sintonia con l’anima profonda del Paese Obama non può permettersi di essere troppo “liberal”; dovrà correggere al centro, magari con qualche incursione conservatrice, come si è intuito negli ultimi giorni da alcuni accenti addirittura reaganiani colti nei suoi discorsi e come, peraltro, conferma la scelta dei suoi consulenti economici, tutt’altro che radicali. Non è un socialista, non è un rivoluzionario e forse nemmeno un Kennedy. E’ potenzialmente un altro Bill Clinton. E allora mi chiedo se la sinistra, oggi giustamente euforica, lo sarà anche tra qualche mese e non mi stupirei se la destra, oggi depressa, si accorgesse che Obama in fondo non è tanto male…

Intanto onore a John McCain per lo splendido discorso di accettazione della sconfitta,  durante il quale ha invitato i suoi sostenitori a dimenticare i rancori della campagna e si è impegnato a collaborare con Obama per il bene del Paese invitando tutti a fare altrettanto. Non erano parole di circostanza, erano parole che sgorgavano dal cuore di un vero gentiluomo.