Sarkozy è da sempre un convinto sostenitore dell’integrazione multirazziale e lo ha dimostrato con i fatti. Quando era ministro degli Interni nominò il primo prefetto musulmano di Francia, vinte le presidenziali ha nominato ministro della Giustizia Rachida Dati, che ha origini marocchine, e il primo sottosegretario di colore, Rama Yade, che è nata in Senegal. La vittoria di Obama lo ha incoraggiato a proseguire su questa strada e oggi ha annunciato del primo prefetto nero, Pierre N’Gahane di 47 anni.

All’indomani del successo di Obama anche in Italia, soprattutto a sinistra, c’è chi si è chiesto: a quando in Italia un leader nero? E giù fiumi di retorica, fuori contesto, come capita sovente. Gli Stati Uniti sono un Paese fondato sull’immigrazione, che ancora oggi mantiene una straordinaria capacità di assimilazione. Bianchi, neri, ispanici, asiatici e cristiani, musulmani, ebrei, buddhisti: in America le possibilità sono davvero infinite per chi rispetta le regole del sistema economico e i principi cardine della convivenza. La situazione in Francia è più complessa: in origine l’immigrazione era europea, ma negli ultimi 30 anni è esplosa quella dalle ex colonie e la risposta delle istituzioni non sempre è stata all’altezza soprattutto riguardo l’inserimento nel mondo del lavoro. Ma anche in Francia esiste una politica di trasmissione dei valori della République molto efficace ed esigente: la scuola rende autenticamente francesi centinaia di migliaia di figli di immigrati. La rivolta delle banlieues di un paio di anni fa non era altro che il grido di migliaia di giovani non per fare la rivoluzione ma per rendere effettiva un’integrazione a cui loro ambivano ma che sovente veniva frustrata dalla difficoltà di uscire dai quartieri-ghetto delle periferie. Sarkozy ha capito e sta cercando di rispondere a questa legittima esigenza.

In Italia invece non abbiamo alcuna politica di integrazione: non c’è trasmissione di valori, nè di cultura civica. Tutto è lasciato al caso e alla buona volontà dei singoli. Alcuni immigrati si integrano bene, altri possono tranquillamente rifiutare la nostra società pur rimanendo nel nostro Paese, tanto nessuno li disturberà. E allora prima di sognare demagogicamente un leader nero, dovremmo cominciare dai fondamentali stabilendo una seria politica di integrazione e iniziando a pretendere agli italiani un comportamento civico più serio e coerente, perché non possiamo pretendere dagli stranieri il rispetto di leggi che noi stessi tendiamo a schivare secondo le nostra convenienze. Impresa complicatissima, lo so. Ma se non ci si muove in questa direzione, anziché leader moderni e multietnici avremo l’esatto opposto: un elettorato sempre più diffidente, chiuso e, nei casi estremi, razzista. O sbaglio?