Barack Obama sta riempendo il suo governo di ex collaboratori di Bill Clinton; ha scelto come ministro del Tesoro il presidente della Federal Reserve di New York, un uomo dell’establishment. “Barack è stato eletto promettendo il cambiamento, ma nel costruire la squadra del governo ha scelto l’esperienza, l’affidabilità, la tradizione“, come spiego in un editoriale pubblicato oggi, in cui tra l’altro paragono il pragmatismo della sinistra americana all’inconsistenza di quella europea (Pd di Veltroni incluso).

obama cow boyNon c’è da meravigliarsi: Obama è un politico che sa affascinare le folle, ma che alla prova dei fatti è estremamente realista, al limite del cinismo. Anche in politica estera e nella Difesa chi si aspetta stravolgimenti epocali si illude: e a questo proposito segnalo l’ultimo numero di Risk, la rivista di geostrategia del gruppo Liberal diretta dall’ottimo Andrea Nativi, che dedica l’ultimo numero proprio all’America di Obama. Secondo Nativi le grandi linee del Pentagono verranno confermate, con al più qualche correttivo di forma. Nei prossimi quattro anni sono improbabili trasformazioni sostanziali.

E dunque prepariamoci: Obama ora ha una priorità ed è l’economia (come sappiamo tutti), ma non è un rivoluzionario. Il suo obiettivo non è di cambiare il sistema, ma di correggerne gli eccessi. E pazienza se molti suoi attuali ammiratori rimarranno delusi. A proposito: quanto impiegherà la sinistra italiana a capirlo?

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