Il mondo va a rotoli e “Repubblica”, giustamente,  si preoccupa anche dei contraccolpi sugli hotel di lusso. Mercoledì ha dedicato all’argomento un’intera pagina. Ecco l’incipit:

Cominciamo da qui, dal fastoso Shangri La di Singapore e dal racconto di Alessandra Pavolini, general manager in viaggio per il 40 per cento del suo tempo-lavoro. Racconta che l’ultima volta è stato uno shock: “Niente più corbeille di fiori nella hall, neppure un valletto che ti prende i bagagli, in camera una lista di raccomandazioni da colonia estiva: spegni le luci, non usare tutti gli asciugamani, tieni la temperatura più alta. In bagno il deserto, con il barattolino dello shampoo che tiene solo una dose, spariti il cotton fioc e i dischetti struccanti. Sul comodino matite lunghe come un mozzicone e il bloc notes col logo ridotto a tre foglietti di carta bianca“.

E ancora, con tono inorridito, Cinzia Sasso racconta che “il grande bacino del risparmio è quello delle amenities. Basta accappatoi; stop alle pantofole; addio alle creme idratanti; contenitori più piccoli per shampoo, balsamo e bagnoschiuma, generi da sostituire, nel caso di presenze che si prolunghino, “solo dopo che siano stati utilizzati del tutto”; via i sottobicchieri nel bagno; i sigilli del water; kit per il cucito e kit per pulire le scarpe ridotti al minimo; via perfino il cioccolatino della buona notte.

Ma, scrive ancora la Sasso, “per fortuna nell’era di internet, a parte i maniaci delle collezioni, non si accorgerà nessuno che sono già state tagliati i fogli per spedire i fax e la carta da lettere, così come le scatoline dei fiammiferi con il logo degli hotel”.

Come non capire i lettori chic di Repubblica: è un vero scandalo, un trauma, un’indecenza. Voi che dite: riusciranno a riprendersi? Sono sinceramente preoccupato.