Una crisi a “L” con la gobba?
Continuo a credere che il recente rialzo di Borsa non sia l’inizio di una fase di crescita; bensì la conseguenza delle manovre messe in atto lo scorso mese (vedi il post del 14 aprile). Tuttavia non posso non chiedermi – come, immagino, molti di voi – se non sia io a sbagliarmi; ma più leggo articoli e più non riesco a capire le ragioni dell’ottimismo, che a tratti sfocia nell’euforia. Su dieci notizie otto sono pesantemente negative. Ci dicono che il sistema bancario è sulla via del risanamento, ma si dimentica di dire che l’evaporazione (apparente) dei debiti è dovuta solo alle nuove, truffaldine regole contabili, che permettono alle banche di valutare a proprio piacimento – anzichè a valori di mercato – gli asset tossici.
I numeri indicano una realtà diversa: i debiti tossici ammonterebbero a oltre 4mila miliardi di dollari, di cui circa duemila solo negli Stati Uniti, dove sono già fallite 32 banche di piccole e medie dimensioni. E lo stress test, i cui risultati sono attesi a ore, dovrebbe indicare, nonostante sia scarsamente attendibile perchè falsato all’origine, che almeno dieci banche vanno ricapitalizzate. La situazione reale pertanto è molto peggiore.
Ogni settimana la Federal Reserve annuncia l’acquisto di Buoni del Tesoro per centinaia di miliardi di dollari, segno che la domanda è insufficiente a coprire l’offerta, e ciò conferma che i cinesi stanno riducendo i propri investimenti in valuta Usa. E con quali soldi li paga la Fed? Con i propri ovvero stampando moneta: ma la storia insegna che un’economia in queste condizioni è tutt’altro che sana e prima o poi il conto va pagato.
Inoltre: le previsioni per il 2009 indicano un crollo del Pil (in Europa di circa il 4%, molto peggio del previsto) e per il 2010 una crescita del 0,10% (molto inferiore rispetto a quella preventivata); e cifre analoghe sono annunciate per gli Stati Uniti. Sono pronto a ricredermi e chiedo ai lettori di questo blog: c’è qualcuno che sa dirmi dove sono i segnali di ripresa di cui tutti parlano?
Analizzando i dati ho l’impressione che lo scenario più probabile sia quello di una L con la gobba ovvero caduta verticale, economia piatta con un breve periodo di crescita azionaria provocato non da uno sviluppo reale (e sano), dati reali ma da aspettative irrealistiche (alimentate ad arte), che si esaurirà riportando il barometro della crescita attorno allo zero. Sbaglio? Ditemi di sì, vi prego….

Cercando qua e la su internet sono venuto a conoscenza da qualche quotidiano caraibico e dai relativi colloqui di capi di stato di paesi dell’area caraibica con esponenti degli Usa e della Cee che la crisi durerà almeno 5 anni; e durante questo periodo verranno alla luce alcune scoperte tecnologiche che muteranno gli attuali concetti di produzione di energia e quindi di gestione delle economie globali, dopodichè assisteremo ad una nuova era post industriale ( Madrid, España.- El presidente Leonel Fernández proclamó ayer que a la actual crisis económica le quedan cinco años y que luego de ese período se iniciará una nueva era económica, sustentada en la protección del medio ambiente y los avances tecnológicos….Desconoce cuál será el mejor modelo, pero si está seguro de que la humanidad deberá estar preparada para la llegada de grandes descubrimientos tecnológicos y transformaciones económicas. … ).
Quindi pare che la storia sia già scrita e che questo lustro sarà una sorta di purgatorio e come dice il sole 24 ore di oggi ( ad insaputa di quanto detto sopra )… nel frattempo non ci resta che ridimensionare le nostre aspettative … .
Ma perchè le verità devono trovarsi su sconosciuti quotidiani dell’america latina e noi qui a parlare di digitale terrestre.
Lavorare oggi e’ un danno.
E’ un danno perché stai lavorando in perdita, sei già consapevole di non riuscire ad incassare il pagamento a tempo dovuto per il bene che vendi oggi e perché la tua situazione di liquidità peggiorerà in 15 del mese successivo perché dovrai comunque versare l’IVA (no comment per l’iva di cassa con il limite di 200.000 euro di volume di affari).
A questo si aggiunge il serio rischio che lo stato passerà all’attacco per fare cassa con le verifiche fiscali molto presto. E per chi ha qualcosa alla luce del sole…. si salvi chi può.
Ma chi me lo fa fare di continuare a tenere duro? E con che garanzie? Con che prospettive? Se tanto CHI SBAGLIA NON PAGA e pagano altri?
La cosa che mi rammarica è che le PMI sono un patrimonio e una volta chiuse sono chiuse per sempre.
Signora Marina quello che lei dice è legittimo e lo insegna la storia del resto, ma lo spostamento della montagna si collega con la domanda del signor Foà: la situazione è talmente grave che il solo avvicinarsi alla montagna comporta il rischio che crolli sopra. Cioè è un sacrificio talmente grande che nessuno ha il coraggio di muoversi per primo.
Ebbene voglio dire in poche parole che stiamo vivendo un epoca in cui il dramma consiste nel fatto che tutte insieme si stanno verificando una serie di circostanze negative le cui conseguenze genereranno eventi inimmaginabili, svolte epocali alle quale non siamo preparati.
Non solo la globalizzazione avvenuta troppo in fretta e senza regole, lo stesso per un mercato sia finanziario che produttivo falsato da scompensi diventati abissi. Oppure che gli usa hanno vissuto al di sopra delle proprie possibilità ed ora sono in serie difficoltà a risarcire il conto.
(senza trascurare il peak-oil, i mutamenti climatici sia ciclici che indotti dall’uomo, la sovrappopolazione mondiale per cui nel 2030 l’offerta di risorse non compenserà la domanda)
E’ una crisi che ci riguarda tutti e non è solo di carattere economico e finanziario.E’ un qualcosa di molto più profondo e grave.
E sintetizzarlo in poche parole mi è difficile. Come esempio posso solo dire che in questo blog ognuno esprime la propria opinione, la propria verità, e di fatto legittimamente ognuno reclamando per se alla fine perde di vista l’altro e via via si perde di vista l’insieme.
Per cui alla fine è indispensabile che una sola voce stabilisca per tutti il dato di fatto, la strada da seguire.
E tutti insieme anche “forzatamente” accettiamo il sacrificio di spostare la montagna.
SE VOGLIAMO SALVARE IL FUTURO ALLE PROSSIME GENERAZIONI!
Caro Davide K,
Si, va meglio il termine di socialdemocrazia, in quanto rimane comunque una scelta democratica, anche se non vincente economicamente. Poi, la cosa tranquillizzante (almeno per me) è che il passaggio dalla socialdemocrazia al socialismo non è automatico. Per fare un esempio banale, la giovane democrazia rumena, dopo il comunismo (1989), ha conosciuto 10 anni di socialdemocrazia e, solo successivamente, un vero governo liberale (che peraltro ha portato la Romania nella UE, nel 2007, assicurandole una robusta crescita economica)
Il mio messaggio è che una socialdemocrazia potrebbe portare in bancarotta l’economia di un Paese (cosa non da poco, per carità) ma difficilmente porterebbe al socialismo reale e distruttivo che i Paesi dell’Est hanno sperimentato.
Poi, l’intuito di Marcello è giusto: viviamo un momento di svolta e i classici modelli economici sembrano superati dalla realtà. Si sente il bisogno di una riflessione a 360 gradi sugli eventi accaduti nell’ultimo decennio e, perché no, di raccogliere tutto in un modello economico aggiornato.
Cordialmente, Dekebalos
Salve,
mi permetto di intervenire nuovamente, soltanto per suggerire la lettura a chi ne fosse interessato, di un breve studio pubblicato su IBL da Boccalatte.
Mi sembra calzi a dir poco a pennello su ciò che stiamo discutendo, e forse ci aiuta a riscoprire ed apprezzare il lato “umano” (termine forse inappropriato ma che rende l’idea)del libero mercato, soprattutto a livello locale.
Questo va anche a complemento della mia risposta sul “cosa fare in pratica” che Colzani giustamente chiedeva.
Trovate l’articolo intero di approfondimento, anche in pdf qui:
http://www.brunoleoni.com/nextpage.aspx?codice=7872
Che cosa succederebbe se amplificassimo tali iniziative ad altri Comuni e città?
Secondo me avrebbe un impatto a dir poco positivo, a prescindere da colori politici.
Caro Dekebalos, socialdemocrazia va meglio? Non viviamo in un regime comunista, per carità, ma viviamo in un sistema in cui lo stato si arroga il diritto di decidere tutto quanto. Poi, bontà sua, talvolta non lo fa.
): come le ho mostrato, finchè lo stato gestisce tutto in prima persona non abbiamo alcun meccanismo che faccia tendere la gestione della cosa pubblica verso i desideri dei cittadini. Abbiamo la socialdemocrazia, che serve appunto alle lobbies, come dice Marcello, per sfruttare il potere pubblico per i propri comodi. Molti dei servizi che ha citato potrebbero essere privati in toto (come le pensioni), ed altri funzionerebbero molto meglio con una gestione privata e con potere di scelta in mano ai cittadini, anche se il tutto finanziato dallo stato per motivi di “equità” (che è una parola che, in realtà, disprezzo).
Ma tiene sempre tutto e tutti sotto tutela: le scelte delle persone vanno bene solo se fanno ciò che vuole lui. Come credo ormai si sia capito, la mia nozione di socialismo è qualcosa di abbastanza generale, e riguarda il fatto che la libertà del singolo viene negata, e gli vengono imposte decisioni prese dall’alto. Da chi come è perchè è una distinzione secondaria, ed in effetti ci possono essere grosse differenze. Circa gli esempi da regime comunista che ha fatto, può facilmente notare come molte cose le abbiamo già:
non abbiamo la pianificazione quinquennale, ma abbiamo lo stato imprenditore in molti settori (come l’energia, che un tempo era privata) e che in molti altri “incentiva”, “disincentiva” ed aiuta o non aiuta proprio per decidere cosa deve essere fatto. Le aziende di tal settore sono state sconfitte dal mercato? No problem, abbiamo lo stato che decide che tali aziende devono continuare a produrre la tal cosa, e che le persone devono continuare a comprarle. Troppa poca edilizia? E via con la pianificazione statale, con le distorsioni fiscali, con i tassi di interesse pianificati dall’alto: tutta roba che serve, precisamente, per far sì che vengano prodotte e consumate cose che il mercato, al contrario, non vorrebbe. Non siamo ai piani quinquennali, vero, ma poco ci manca: quelli annunciati da Obama sulle energie “verdi” (il tutto basato sulla truffa del global warming), come li possiamo chiamare? Il controllo di Polizia su ogni livello economico c’è anche qui. Abbiamo anche un sacco di authority preposte a questo. Abbiamo pure l’autorità sui prezzi (!), e la guardia di finanza che denuncia chi vende la roba ad un prezzo che a loro non sta bene. Se così non va bene, per punire i prezzi non allineati ai desideri politici basta inventarsi di sana pianta cartelli inesistenti, come è recentemente successo per la pasta, ed il gioco è fatto. Poi, sarò ripetitivo, ma il controllo e la pianificazione (queste sì in stile sovietico) della moneta e del credito controllano il fattore principale di un’economia capitalistica: il capitale, appunto, ed il risparmio (per non parlare poi delle pensioni, che altro non dovrebbero essere che risparmio). Il livello dei salari è sostanzialmente fisso e non negoziabile anche qui, grazie allo strapotere indebitamente riconosciuto ai sindacati, alla giurisprudenza in materia di lavoro, alla “contrattazione” a livello nazionale. Il mercato del lavoro e dei salari è molto poco libero. Più facile divorziare che licenziare. Senza dimenticare una cosa fondamentale: noi possiamo anche avere tutta la libertà teorica che vogliamo, ma se lo stato si prende tutte le risorse e ci lascia con in mano un pugno di mosche, ci ha tolto comunque ogni libertà. E lo stato spende il 50% del Pil. Che vuol dire anche che, coi suoi milioni di dipendenti pubblici inutili, influenza fortemente anche il mercato del lavoro privato, che nel livello dei salari è certamente influenzato dal livello dei salari statali.
PS: ovviamente mi spiace quello che ha dovuto subire. Confido che esperienze come la sua possano aiutare coloro che qui non se ne rendono conto a non cadere negli stessi errori.
@ Cosimo (caro anche lei
Se lo stato le mettesse in mano un buono da xmila euri per la sanità ed un altro da xmila euri per la scuola di suo figlio, quantomeno avremmo un mercato, ed il cittadino potrebbe scegliere e selezionare chi offre un servizio migliore, facendo fallire gli inefficienti. Oggi, al contrario, o mangi questa minestra o ti butti dalla finestra (a meno di pagare due volte il servizio, ricorrendo al privato dopo aver già pagato il pubblico con le tasse), anche se a scuola ci si ritrova degli incapaci che non fanno altro che indottrinamento politico, come troppo spesso accade. Oggi non rimane altro che sperare nella misericordia di coloro che si sono arrogati il diritto di decidere (giacchè non è Dio che ha conferito loro tale diritto: se lo sono presi loro scrivendosi le leggi). La giustizia pubblica, poi, non merita molti commenti. Però la giustizia privata si fa sempre più strada: il ricorso ad arbitrati privati è sempre più comune, così come nei servizi di Polizia. Preso atto che al pubblico non interessa difenderci dai furti e dalle aggressioni, ma solo multarci con gli autovelox, potrà notare anche lei come fioriscano ovunque i servizi di sorveglianza privata, fatti da guardie giurate. Che fanno ciò che serve alla gente, e non ciò che serve ai politicanti (cioè estorcere soldi come i predoni appostandosi tra i cespugli), altrimenti vanno a casa.
Le confesso che, per certi particolari cose, molto spesso monopoli naturali, come l’acqua, penso anch’io che il pubblico sia meglio di un mercato finto e che non può esistere per la natura delle cose. Sono quindi tendenzialmente contrario alla privatizzazione dei servizi pubblici locali: nessuno potrà mai dire “questo fornitore non mi piace, ne scelgo un altro”. O questa minestra, o la finestra, non si scappa. Meglio il pubblico, a questo punto.
Dobbiamo però cambiare il punto di vista generale: ci rivolgiamo allo stato solo se non si può fare altrimenti. Normalmente, privato e mercato. Oggi non è così: tutti, socializzati nel cervello, si aspettano sempre che sia il pubblico a risolvere i loro problemi, e fornire loro ciò che desiderano. Dal lavoro, alla scuola, alla sanità, all’auto. Il privato è relegato a gestire le noccioline, e viene tollerato dalla politica solo se fa ciò che lei desidera. Alla prima occasione, alla prima scusa, lo si spazza via. Questa crisi ce lo ha mostrato chiaramente: tutti quanti, socialisti nella testa, non aspettavano altro che potersi liberare del privato, per poter gestire tramite la politica. Hanno fatto tutti un sospiro di sollievo.
Molto interessante il confronto tra Davide K, Cosimo Quarta e Dekebalos. Io sto maturando una riflessione: siamo sicuri che la situazione degli ultimi 20 anni possa essere catalogata attraverso i classici dell’economia? La mia impressione è che le lobbies, soprattutto, in America abbiano falsato il gioco (e prossimamente dimostrerò come) e che pertanto quello applicato negli ultimi anni non sia vero liberismo, così come non è vero statalismo quello che viviamo in questa fase. caro Giuseppe Mario benvenuto su questo blog, ma questo non è uno dei soliti chiacchiericci, bensì un blog arricchito da commenti molto competenti e ragionati sui temi economici e non solo, come può verificare personalmente. Nel merito: la sua tesi è interessante e in parte condivisibile: la globalizzazione presenta degli squilibri molto forti, che prima o poi dovranno essere colmati. Ma all’interno dell’Occidente non tutti gli Stati sono nelle stesse condizioni… Il punto è: il cambiamento sarà graduale o brutale?
Caro Davide, non per polemica ma per amor di chiarezza e poi prometto di non replicare oltre almeno su quest’argomento.
Sono convinto, penso almeno quanto lei, che il mercato perfettamente concorrenziale porta a vantaggi generalizzati.
L’idea liberista in gran parte mi appartiene (Voglio scegliere se mangiare uova e pagarle al giusto prezzo)e penso che In Italia prima ed in Europa poi molto debba essere fatto per liberalizzare (per fare esempi concreti: gran parte degli “ordini” sono retaggio di una società chiusa e freno per l’esprimersi di grandi capacità, la “classe” dei notai, dei farmacisti e via via seguono la stella polare dell’interesse individuale e non dell’interesse comune, le banche sono ormai un oligopolio e così l’energia e le aziende energetiche).
Sono convinto che alcune liberalizzazioni sono state fatte meglio di altre (l’energia meglio dei telefoni e meglio delle autostrade).
Altre privatizzazioni sarà bene farle.
Ma attenzione a non confondere le sacrosante istanze individualistiche e pluralistiche emerse con il privatismo tout-court.
Lo Stato e la Politica (la maiuscola non è un refuso) hanno una loro funzione precisa inserire il gioco individuale della competizione, della defezione, della libertà negativa (scelgo di comprare o non comprare, vendere o non vendere) nel più grande e più completo interesse umano della società attraverso la partecipazione, l’esercizio della libertà positiva (sono due forme di libertà entrambe importanti).
Se i beni pubblici corrispondenti ai diritti fondamentali dell’uomo (per esempio giustizia, acqua, aria, ambiente demanio, sanità, previdenza, pari opportunità di partenza, ecc.) divengono via via privati, l’equilibrio dell’interdipendenza e con esso la crescita civile tende a rompersi e a divenire insostenibile.
Ogni appropriazione privatistica di un bene pubblico provoca una diminuzione del benessere sociale.
Nell’ultimo trentennio si sono allentati i vincoli determinati dalle tecniche (l’organizzazione fordista), dalle strutture di classe, ( il proletariato), dalle ideologie (il comunismo ), una società in crescita economica ha generato una poderosa domanda di promozione, di autonomia , di “libertà di scegliere” individualmente. La classe media del consenso è stata scompaginata dalle diseguaglianze ed una importante parte di essa ha iniziato a cercare fuori dalla protezione dello Stato le occasioni di promozione sociale.
Il mercato era l’istituzione più vicina al privatismo, le istanze individualistiche si sono identificate con il mercatismo divenendo di colpo anti-stataliste.
Lo Stato è apparso sempre più come “prenditore” perdendo la sua immagine di “erogatore”, dunque nell’immaginario collettivo ostacolo alle istanze di promozione individuali.
Questo rigetto pone il fianco all’idea diffusa che tutto quello che in qualche modo appartiene allo Stato (che poi siamo tutti noi)sia costo, sia inefficienza, sia inaccettabile.
Se non facciamo attenzione rischiamo di gettare via insieme ai panni sporchi alnche il bambino.
Diverse sono le privatizzazioni che hanno peggiorato e non migliorato la qualità dei servizi.
Riguardo invece al fatto di pretendere efficienza dallo Stato , è un diritto sacrosanto, e lo penso anch’io non può essere ottenuto dall’alto (per intenderci modello Brunetta), ma attraverso una co-partecipazione dal basso, dal locale (parte dalla base per irradiarsi verso l’alto, quella che io chiamo DEMOCRAZIA PARTECIPATA) in cui coinvolgere tutti gli attori coinvolti ad esprimere pareri e preferenze e poi intervenire.
Riguardo poi alla disoccupazione, alla mala-occupazione ed ai servizi qualitativi ( per esempio pronto soccorso o telefono, energia e trasporti all’utenza periferica, o ancora acqua e aria per tutti) che , nel mio pensare come spiegato in precedenza, è il punto più debole dell’idea utilitarista (anche dell’utilitarismo medio come spiega Rawls) non si può eliminare con un semplice “Non lo so, non ho la bacchetta magica” Nessuno di noi ha la bacchetta magica , io per primo, ma non si possono ignorare le problematiche di questo spessore , e domanni toccasse a lei o a me a ai miei figli rimanere senza lavoro, oppure non avere i soldi per essere cutrati? E poi quanto crede che portà durare , dovremo creare dei villaggi fortezza come sta già succedendo negli USA.
No non è la società ciui mi piace tendere, e nel mio piccolo tenterò di sensibilizzare perchè queste problematiche vengano affrontate.
Cordialmente Cosimo Quarta
Gentile Davide K,
Mi fermerei un attimo sui termini che stiamo usando quando parliamo dei cambiamenti economici degli ultimi decenni. Prendo spunto anche da un dibattito molto interessante che Lei ha avuto con Franco Parpaiola sulle nozioni di socialismo e sociale, da dove ho appreso molte nozioni e fatti inediti.
La mia proposta è di valutare attentamente l’espressione “economia socialista” quando parliamo della trasformazione dell’economia occidentale degli ultimi anni. L’uso di tale espressione mette in pericolo le idee e i concetti giustissimi che Lei usa per argomentarla. Con altre parole: gli argomenti e i concetti usati per illustrare la situazione economica vengono vanificati quando, alla conclusione del discorso, si marchia tutto il sistema come “economia socialista”
Mi spiego meglio. Io so cosa vuol dire l’economia socialista, perché l’ho vissuta. Nel subconscio collettivo anche le persone che non lo hanno vissuta intuiscono che la situazione economica attuale non è per niente socialista.
L’economia socialista significa:
1. Pianificazione economica quinquennale. Viene pianificata il livello della produzione, le cose da produrre, verso chi si deve esportare, cosa e quanto si deve importare, ecc. Pianificazione a 360 gradi. Tutto fatto dai politici.
2. Prezzi tenuti sotto controllo con dei massimali. Ad esempio, nei mercati orticoli delle città, c’erano delle tabelle con il prezzo massimo che poteva essere usato dal contadino che vendeva i suoi prodotti.
3. Controlli di polizia su tutti i livelli economici. C’erano i poliziotti in borghese che controllavano i prezzi praticati nei mercati, che controllavano le strade per individuare chi non lavorava (la disoccupazione era reato nel codice penale), che controllavano i dipendenti che uscivano dalle fabbriche per scoprire i ladri, che controllavano i treni per prendere i passeggeri senza biglietto, ecc.
4. Nelle grandi opere che si costruivano (le autostrade, le centrali elettriche, il canali, i porti, ecc) venivano utilizzati i prigionieri politici e i detenuti.
5. Il livello dei salari era fisso e non negoziabile. Dipendeva dalla appartenenza politica.
6. La moneta nazionale non era convertibile. Non era permesso alla gente comune di possedere oro oppure valuta straniera.
7. Il sindacato era inesistente.
… potrei anche continuare ma sono sicuro di aver reso l’idea.
Lo dico per la sua teoria che mi sembra giusta in alcuni punti (del tipo: il ruolo economico dello stato deve ridursi al minimo) Qui aggiungo: lo Stato deve tracciare il quadro legale e delle regole economiche ma non deve fare l’imprenditore.
Quindi, credo che utilizzando per la sua teoria il termine “socialista” la teoria stessa perde credibilità, in quanto il socialismo non è per niente quello che stiamo vivendo oggi e qui, nell’Occidente.
Mi perdoni questo off topic, volevo solo portare un contributo legato direttamente alla mia esperienza passata.
Cordialmente, Dekebalos
In riferimento a quanto detto da GiuseppeMario nell’ultima parte del suo post
“voglio dire che la prossima generazione si troverà in una condizione di vita molto differente rispetto a quella che abbiamo vissuto finora, e di questo ce ne renderemo conto solo quando si toccherà il fondo di questa crisi e ci sarà la ripresa.
solo allora arriverà veramente il peggio!(PER NOI!)
perché nulla sarà più come prima.
(tradotto:per la massa riduzione standard benessere, fine welfare, mercato del lavoro al ribasso, necessarie restrizioni libertà personali allo scopo di mantenere l’ordine sociale,sparizione middleclass etc).”
Si può evitare il peggio per i nostri figli se cominciamo fin da ora a mettere i paletti a chi ci vuol soffocare.
Un’antica storiella cinese ci può aiutare a uscire dal baratro.
Una grande montagna proietta la sua ombra su un villaggio. Per mancanza d’irradiazione solare, i bambini crescono rachitici. Un bel giorno i paesani vedono il più anziano di loro uscire dal paese tenendo in mano un cucchiaio di porcellana.
“Dove vai?” gli chiedono. Risponde:
“Vado dalla montagna”.
“Perché?”
“Per spostarla.”
“Con che cosa?”
“Con questo cucchiaio.”
“Ma tu sei matto! Non ci riuscirai mai!”
“Non sono matto, so che non riuscirò mai a spostarla, però qualcuno deve pur cominciare.”
Buona domenica
Caro Cosimo, il suo intervento è certamente apprezzabile, anche se non lo condivido integralmente.
Il suo chiaramento sulla spesa pubblica, in particolare, è pienamente condivisibile, e lo uso come spunto.
Lei dice, giustamente, che la “qualità” della spesa pubblica è peggiorata rispetto a qualche decennio fa. Una volta facevano le autostrade od altre cose che servivano, adesso stipendiano qualcuno inutilmente. Ed il “bello” è che oggi spendono pure quasi il doppio di allora. Quindi non è che il pubblico “manchi”, è che il pubblico è di cattiva qualità. C’è da stupirsi di questo? No, perchè non c’è alcun vero meccanismo (c’è solo, parziale ed insufficiente, quello elettorale) che faccia tendere l’azione del pubblico a ciò che la gente vuole.
Le faccio notare che questa “qualità” mancante di cui ci lamentiamo è un qualcosa di soggettivo. Altri sono felicissimi che non si facciano più strade, ma festival per l’integrazione multiculturale equa e solidale.
Se lei vuole mangiare uova, cosa fa? Le compra, immagino, in uno scambio con reciproco vantaggio. Col suo atto di acquisto lei controlla ed indirizza l’attività di chi produce uova. Se non la soddisfa, questi non vende e non ottiene niente in cambio. Lei, a sua volta, è costretto a sopportare i sacrifici necessari per avere le uova. Se non ritiene che ne valga la pena, starà senza uova (così come tutti noi stiamo senza tantissime cose, anche se ci piacciono). Si immagini le uova gestite dal pubblico. Lei vuole le uova, e, quando ne ha l’occasione (magari dopo due anni), vota qualcuno che le promette che le fornirà delle uova. Se è fortunato, costui vincerà le elezioni, e lei potrà sperare di vedere un giorno delle uova nel suo piatto. Nel frattempo costui si fa pagare, e si fa pagare un prezzo deciso unilateralmente. Un uovo, dieci euri. E lei continua a sperare. Se le va male, costui, dopo aver intascato i soldi, comincerà ad accampare scuse, dicendo che la “congiuntura” è negativa e non gli permette di fornirle delle uova. Sentendosi tradito, potrà aspettare alcuni anni per tentare un altro giro elettorale, sperando che le vada meglio.
Ora io le chiedo: come diavolo fa a funzionare un meccanismo del genere? Quali speranze ritiene di avere circa le uova? C’è da stupirsi di una scarsa qualità di servizio?
Ovviamente no: è un meccanismo che non può funzionare, salvo Miracoli con la M maiuscola. O meglio: è perfetto per soddisfare le esigenze di chi viene eletto, del principe, del faraone, che sostanzialmente può fare tutto ciò che vuole, potendo asservire tutti quanti a sè. E’ come se lei andasse al supermercato, qualcuno le dicesse cosa le serve, stabilisse il prezzo, la obbligasse a pagare quanto decide lui e poi, voglia permettendo, le fornisse ciò che ha deciso che le serve (che con ogni probabilità è solo in parte ciò che lei vuole, qualsiasi idea lei possa avere e qualsiasi “venditore” si trovasse di fronte). Quantomeno grottesco, non trova? Non funziona non per un caso, o perchè i politici di turno sono “cattivi”. Non funziona perchè non c’è nulla che lo faccia funzionare. E questo lo sa anche Brunetta, la cui lodevole opera cozza contro l’assurdità della sua visione generale. Egli afferma che il pubblico non funziona perchè manca un mercato, che permetta questo “indirizzo” delle attività ed una valutazione sensata di quanto viene offerto (oggi sappiamo quanto lo stato rapina, ma non quanto restituisce: senza prezzi di mercato è impossibile farlo. Lo stato valuta la sua parte di Pil, cioè quasi metà, a prezzo di costo: si immagini se tutte le imprese valutassero la ricchezza da loro prodotta, o distrutta, solo in base a quanto spendono: è evidente che ci troveremmo nel caos in breve tempo).
Brunetta, però, forse sentendosi dotato di poteri soprannaturali, non prende l’ovvia conclusione: si faccia un mercato. No, lui pretende di far funzionare tutto da solo, dall’alto, pianificando in stile socialista (e di socialisti nel popolo delle LIBERTA’ ne ho le scatole piene; chiamare le cose col proprio nome oggi pare una chimera). Cosa impossibile, perchè da un lato è impossibile dirigere un impero tanto vasto da soli (senza la miriade di informazioni che è data dai miliardi di prezzi esistenti), e dall’altro è anche impossibile dare una valutazione dei servizi offerti. Quanto “vale” un uovo? Vale più o meno dei sacrifici necessari per averlo? Lo vuole qualcuno? O starebbero tutti meglio senza? Chissà. Mistero. Impossibile saperlo, perchè è una questione soggettiva, di trade-off tra costi e benefici: quantificare questi ultimi è impossibile.
Quindi è perfettamente logico quello che succede più o meno dappertutto: più passa il tempo e più lo stato allarga le sue pretese (chi sopporta i costi non è chiamato a dare la sua opinione; mentre chi ne ha i benefici non potrebbe sperare in privilegio migliore), e fornisce servizi sempre più inutili, proprio perchè manca qualsiasi metodo di stima e di indirizzo verso i presunti “benefici” della sua azione. Vale a dire che produce povertà, proprio perchè utilizza in modo inefficiente le risorse disponibili. Non indirizzandole verso i bisogni (pur diversi) delle persone.
Sperare nella Misericordia ed in doti sovrannaturali di qualche politico perchè aggiusti tutto non mi pare una cosa sensata. L’unica è mettere in piedi un meccanismo di prezzi e mercato, col potere nelle mani dei singoli cittadini anzichè in quelle dei politici (questa sarebbe sì “democrazia”), costruito in modo che possa funzionare. Quando ne avrò occasione dirò qualche altra parola sui prezzi e sul mercato, che mi rendo conto essere, putroppo, degli oggetti misteriosi di cui quasi tutti ignorano qualità e funzioni, perchè non si tratta di mani “invisibili”, ma di meccanismi assolutamente riconoscibili, razionali, e che corrispondono alla soggettività degli esseri umani.
Nel frattempo che fanno quelli senza lavoro? Non lo so, nessuno ha la bacchetta magica. So però che la cosa migliore che si possa fare è costruire un sistema che funzioni, che darà lavoro a quante più persone (libere, perchè per gli schiavi il lavoro si trova sempre) possibili. E che è sbagliato mettere in piedi un sistema che non funziona, che non può funzionare salvo miracoli, e che produrrà povertà per tutti (come la storia conferma). Distruggere quanto c’è di buono per cercare di raggiungere una specie di utopia che si risolverà in un disastro è un vecchio vizio comunista; la nostra socialdemocrazia (social nel senso di socialista) fa la stessa identica cosa.
Circa la disoccupazione, io non posso non ricordare che l’inflazione è un problema del sistema capitalistico praticamente da sempre. Come scoprì Mises, anche col gold standard il meccanismo della riserva frazionaria permetteva l’espansione monetaria, cioè l’inflazione, e quindi la creazione di attività falsamente remunerative, destinate ad un successivo collasso (quindi l’occupazione prima cresce, e poi con la recessione decresce). Fondamentalmente perchè si falsificano quantità e prezzi di una risorsa limitata, che è il risparmio. Anche stavolta, senza prezzi siamo fregati.
Oggi il meccanismo è ancora più forte (si è andati nella direzione opposta rispetto a quella corretta, sempre per opera del potere pubblico), ed ha una conseguenza: nel momento in cui con inflazione si creano posti di lavoro immaginari (perchè immaginaria è la convenienza di tali attività) si risponde all’esigenza di “questi nel frattempo cosa fanno?”, ma è un tentativo che ha vita breve. Il problema ritornerà, e la gente nel frattempo continua ad occuparsi in attività inutili. Non sarebbe meglio evitare questa “cura” di breve termine e lasciare che la gente possa fluire, magari in un po’ più di tempo, in attività realmente convenienti, e quindi destinate a durare più a lungo (sebbene non in eterno, perchè tutto col tempo diventa obsoleto e viene cancellato)?
Le ricordo che il mercato mette al centro l’uomo: non è la legge della jungla. E’ un meccanismo basato sulla VOLONTARIETA’ delle azioni, sulla non aggressione, sul rispetto dei diritti degli altri a non essere derubati, aggrediti; sul rispetto delle diverse e soggettive aspirazioni, esigenze, gusti delle persone.
Parlare di diritti positivi, putroppo, è una cosa concettualmente sbagliata: ogni diritto positivo presuppone l’aggressione e la coercizione verso qualcun altro. Se io ho “diritto” ad avere una mela senza far nulla, qualcun altro diventa un mio schiavo obbligato a lavorare per fornirmi la mela. Sto quindi violando il personale diritto di quest’altro ad essere padrone di sè stesso, a non essere mio schiavo. Non voglio fare l’ideologo estremista, ma questa è una cosa da tenere sempre bene a mente. Un mondo in cui tutti hanno diritto a tutto non è altro che un mondo di schiavi, obbligati a lavorare per soddisfare tali “diritti” di tutti, e senza alcuna libertà di scelta (la libertà di scegliere cosa valga la pena fare per ottenere cosa). Altro che paradiso in terra. A me sembra l’inferno.
rispondo ni…perché se da un lato i numeri danno effettivamente segnali di ripresa delle borse, dall’altro bisogna assolutamente considerare che tutta l’impalcatura dei bilanci delle banche(usa soprattutto) è in sostanza uno schema Ponzi!
(il sospetto sempre più fondato è che nell’economia Usa il caso Madoff non sia un eccezione ma la regola istituzionalmente diffusa, a partire dalla crescita del Pil Usa degli ultimi anni, fittizia in quanto parte di essa si reggeva sulla bolla immobiliare che ha falsato i dati)
è la prima volta che esco dalla mia “zona” (blog e forum di un paio di siti)per approdare in uno dei tanti soliti chiacchiericci telematici, perché è inutile cercare di “prevenire” quando non ci si rende conto di quello che succede neppure dopo che è successo.( e noi italiani neppure alla moviola riusciamo a metterci d’accordo, stabilire il dato di fatto di un avvenimento).
Ma voglio per una volta rendermi inutile anche io.
(purtroppo lo considero un dovere)
non è la crisi finanziaria o economica o peggio sociale e politica che ci dovrebbe preoccupare, ma tutto il contesto storico che stiamo vivendo, strategico, strutturale in cui si sta sviluppando una globalizzazione della quale finora è stato sfruttato solo il lato positivo, cioè quello economico senza aver considerato che questo profitto prima o poi avrebbe comportato un prezzo politico sempre più salato.
(Il BRIC non può continuare a fornire la manodopera a basso costo e con i suoi attivi di bilancio dell’export finanziare chi vive al di sopra delle proprie possibilità ed al tempo stesso c’è una distribuzione della ricchezza sempre più squilibrata dove agli accumuli delle economie emergenti corrispondono i deficit dei paesi occidentali dove alla sempre maggiore ricchezza di pochissimi corrisponde l’impoverimento di sempre più tantissimi. Si dimentica che prima ancora della crisi finanziaria i deficit pubblici della maggior parte dei paesi occidentali stavano crescendo? A causa della bilancia commerciale passiva? E soprattutto ci si rende conto che la ricchezza individuale in occidente negli ultimi si è avuta solo sulla carta? Cioè solo nel settore finanziario perché il reddito da produttività si è eroso anche per le stesse imprese?La maggioranza delle quali per ottenere i profitti e pagare le cedole agli azionisti hanno dovuto ricorrere ad investimenti nella finanza speculativa? ).
Un prezzo politico che è diventato sempre più oneroso per il cui saldo oggi ci si trova difronte alla prospettiva di affrontare svolte epocali che muteranno radicalmente l’architettura degli equilibri geopolitici globali.
(lascio all’immaginazione del lettore cosa si prospetta)
voglio dire che la prossima generazione si troverà in una condizione di vita molto differente rispetto a quella che abbiamo vissuto finora, e di questo ce ne renderemo conto solo quando si toccherà il fondo di questa crisi e ci sarà la ripresa.
solo allora arriverà veramente il peggio!(PER NOI!)
perché nulla sarà più come prima.
(tradotto:per la massa riduzione standard benessere, fine welfare, mercato del lavoro al ribasso, necessarie restrizioni libertà personali allo scopo di mantenere l’ordine sociale,sparizione middleclass etc).
Caro Davide_K , non avendo la fortuna di conoscerla personalmente , mi permetto qualche premessa, per amore di chiarezza.
Innanzitutto dichiaro il mio incapacità fideistica, da tutti coloro che ho letto ho appreso e con tutti mi sento in debito , solo per fare i nomi più noti da Smith, a Mill, a Ricardo, da Von Mises a Marx, da M. Friedman a Keynes e via via fino a giorni nostri, in ognuno di loro ho rintracciato frammenti di verità che custodisco. Questo per definire il mio credo e il mio rispetto ed interesse per l’altrui opinione, in particolare, caro Davide_K con le sue opinioni mi sono ritrovato spesso d’accordo , sullo stesso fronte e anche con lei mi sento in debito.
Questo non è prova certa della considerazione che io destino ad ogni singola persona, ma nel mio pensare mi permette di affermare che ogni singolo individuo è in grado di pensare ed agire per il suo e se gradisce anche per l’altrui interesse, da qui nasce la mia unica fede possibile che si determina tutta nel confronto, che arricchisce l’opinione e ed il percorso.
Ciò non toglie che le persone (noi tutti , io per primo)siano condizionate sia dallo stato sociale, sia dall’organizzazione, sia dalle martellanti pubblicità, dunque non “imbecilli” ma sicuramente soggetti e sottoposti a condizionamenti tutti.
Riguardo all’argomento della spesa pubblica , mi assumo la colpa di aver saltato qualche passaggio , ma non le sarà sicuramente sfuggito che il mio riferimento non era dedicato alla spesa corrente (stipendi, interessi, ecc.), estrapolavo per ragioni di sintesi una sola parte di spesa quella dedicata alle infrastrutture materiali ed immateriali , misurabili, sempre a mio avviso, col metro della qualità e non della quantità; inoltre non ho indicato lo spartiacque verificatosi nello scorso secolo dal dopoguerra al 1975 e dal 1975 in poi.
Riguardo al termine “turbo-capitalismo” o “turbo-debitalismo” la sostanza non cambia.
Nella mia analisi, ma sarà lei a confermarmelo, la nostra visione del mondo si divarica nel momento in cui lei pensa che la “mano invisibile” funziona sempre e comunque ed ogni individuo cercando di massimizzare la propria utilità ottiene automaticamente di massimizzare l’utilità di tutti i componenti della società.
Nel mio pensiero invece questo modello è un “ideal-modello” cui tendere , poco probabile nella realtà, dove la maggior parte delle aree sono nè bianche, nè nere, ma grigie, proprio come il pensiero e l’azione umana, inoltre per funzionare deve essere inserito il “gioco competitivo” deve essere compreso in una logica superiore che metta al centro l’uomo e i suoi diritti e questo al momento può solo il “gioco politico” .
Quelli che lei chiama orrori (il welfare state ) per me sono conquiste, ma non bastano bisogna tendere verso un “economia dei diritti umani” diritto ad essere curati per esempio a prescindere dalle proprie ricchezze.
Questo non significa che gli sprechi o i monopoli non devono essere combattuti, anzi a partire dalla sanità tanto è il lavoro che bisogna fare per evitarne la mercatizzazione a favore della qualità, ma se proprio deve esistere un monopolio preferisco sia in mano allo Stato che al privato.
Affermavano gli economisti classici “Se ai prezzi ed ai salari è lasciata la necessaria flessibilità – purchè ci sia piena concorrenza nel mercato del lavoro -il sistema TENDERA’ sempre alla piena occupazione” (secondo i Keynesiani questa tendenza automatica non c’è).
Il problema, per me presenta molteplici incognite:
1. Il termine “tendere” è ambiguo non chiarisce nè in quanto tempo, nè se sarà mai raggiunto l’obiettivo. Nel frattempo chi non ha lavoro? Il processo della distruzione creatrice non è lineare, la compensazione potrebbe non arrivare, oppure arrivare per i propri figli se nel frattempo l’interessato è riuscito a metterli al mondo e farli sopravvivere.
2. Alfred Sauvy (quelo del travaso) spiega che per svolgersi in modo accettabilmente fluido il flusso dei lavoratori “travasati” deve affluire in settori dove produttività, salari e produzione sono più alti; mentre questo si è verificato per il passaggio dall’agricoltura all’industria, altrettanto non è avvenuto per il passaggio dall’industria ai servizi. Ciò ha posto i lavoratori nella sgradevole condizione di accettare remunerazioni più basse (nonostante l’accrescimento della produzione) oppure rimanere disoccupati, dunque alla lunga la piena occupazione può non essere “buona occupazione”.
3. I bisogni si possono dividere fra “assoluti” soggetti a saturazione seguendo il principio dell’utilità marginale decrescente, i quali comunque sono esauribili e “relativi e competitivi” questi ulti soltanto sono inesauribili ma nel contempo sono anche frustranti perchè determinano una condizione permanente di ansia insoddisfatta.
4. L’organizzazione fordista del lavoro assicurava, al costo di una disumanizzante alienazione un alto grado di sicurezza del posto di lavoro e la progressione del reddito. La rivoluzione informatica sostituendo al modello della standardizzazione quello della differenzazione ha mandato a pezzi la dinamica sociale della convergenza. Alla sicurezza si è sostituita la precarietà. La rivoluzione informatica ha distrutto il proletaria ed in buona parte anche il mercato del lavoro. C’è un mercato del lavoro simbolico di privilegiati , costituito da un’offerta scarsa, le star manageriali, mondane, sportive, professionali, l’èlite dei campioni, remunerati più per ciò che rappresentano che per ciò che fanno . Quando il guadagno equivale a quello di milioni di persone vuol dire che non c’è più connessione fra prestazione e remunerazione – come dire un beneficio feudale – ovviamente arrivare è una lotteria e questo spiega tanti fenomeni.
All’estremo opposto un mercato c’è ed è quello dei servizi dequalificati , i cui salari non sono commisurabili alla produttività, ma alla pressione dell’offerta, rappresentata da una massa di disoccupati potenziali, costantemente alimentata dai “rifiuti” del processo produttivo e dal costante afflusso degli immigrati . Badi mi riferisco a mano-dopera altamente specializzata , in molti casi laureata e con più lauree o master.
Mio padre ha faticato e sudato lavorando a volte anche quattordici ore al giorno per non lasciarmi questo modello di mondo io a me stesso ed ai miei figli non voglio trasmettere questa eredità, almeno una debole fiammella di speranza.
Se questo mio pensiero è per il suo pensare “pericoloso”, le chiedo gentilmente di argomentare in modo che io possa comprendere, risponderle e …perché no se sbaglio ricredermi e riconoscerlo anche pubblicamente.
Cordialmente Cosimo Quarta
Io credo sia la cosa più semplice in assoluto invece.
Lo Stato così vorrebbe dire potere esutivo, legislativo e giudiziario. Senza tanti altri mal di testa, debiti e ministri dalle funzioni più assurde.
Ovunque lo Stato si sia “ritirato” dalle nostre tasche, o sia stato fondato sul principio di stato minimo (USA!) si è notato un effettivo miglioramento (tranne in periodo di guerra). Mi sembra palesemente chiaro e sotto i nostri occhi.
Salve.
Caro Davide K. in effetti il termine così usato non si riferisce al socialismo, ma come dicevo,alla Socità nel senso di:attivita sociale, lavoro sociale, strato sociale, oppure essere sociali o socievoli, nix sozialisten, leggi socialismo.
Questa composizione di parole, “Sozialemakrtwirtschaft”, composta da: sociale, Mercato, economia e stata conscelta da Duden come parola dell’anno, e non ha niente a che vedere con il Socialismo, ma con un attività trasparente senza patacche nascoste.
Sozial: come attività sociali, lavoro sociale, essere socievoli, strato o ceto sociale, come vede è una parola che può trarre in inganno e indurre a pensare al socialismo.
Sto ridendo,in effetti le sue teorie mi ricordano un film che vidi molto tempo fa, parlava del Diavolo fattosi uomo il quale usava le debolezze umane per mettere gli uomini,l’uno contro l’altro.
In quella Grotta dove vivevano i primi uomini succese un macello, la gente era pronta asgozzarsi per un niente,e la tranquillita fini.
Quando poi si trovò di fronte al anziano della Grotta che cominciò a incolparlo di tentare l’uomo al male, lui si difese dicendo che in fondo aveva fatto solo delle offerte, ma mai obbligato la gente ad acettarele e detto certe cose, ma mai costretto la gente a credere.
Fù a quel punto li che l’anziano del villaggio tentò di sfasciarli mla testa con la clava.
Il maligno naturalmente non morì, ma sentendosi scoperto, lasciò la Grotta e i suoi abitanti in Pace e non si fece mai più vedere di persona, se ne ritorno al suo paesello, lasciandosi però dietro le sue tentazioni e dicerie assieme alla sua migliori invenzioni, il denaro e la sete di potere…!
Salutönen.
Ringrazio dekebalos, alberto e davidek per le preziose risposte, credo che le modalità e i termini per implementare le soluzioni che gentilmente esponete rientrano in campi e materie a me aliene e rinuncio a capire. Rimango pertanto scettico sulle reali possibilità di applicazione pensando a come sia arduo per gli achei espugnare troia privi dell’invenzione di odisseo.
grazie
Ah Franco, sulla “legge del più forte” e sull’egoismo, io la metto in questi termini.
Pensi a Michael Phelps, ed a tutti gli ori che ha conquistato alle olimpiadi. L’ambizione (a fare meglio, avere di più, che si tratti di gloria, successo, soddisfazione personale, denaro, affetti: la lista è lunga e varia) è ciò che muove gli esseri umani a combinare qualcosa.
Voler colpevolizzare questo vuol dire compiere un errore madornale.
Quando Phelps o Thorpe nuotano, pensa forse che sbagliano, che sono “avidi”, che danneggiano gli altri che con loro non riescono a vincere? non credo.
Scommetto che pensa che basta che siano corretti, che non sparino fiocinate agli avversari o che non si dopino, e poi tanto meglio per loro.
Sono questi principi sportivi che ci vorrebbero in economia, e nella vita in genere: rispetto della correttezza, e poi che ognuno ottenga i risultati che si merita in base a quello che fa.
Senza castrazioni, redistribuzioni di medaglie, limiti agli allenamenti, cambiamenti regolamentari perchè se no vince il migliore (come fanno, invece, in F1 ed altri sport motoristici: anche questo è un segno delle barbarie incombenti), senza lacci e lacciuoli che impediscono a Tizio di nuotare perchè la commissione ha deciso che non può farlo. Saranno i fatti a decidere se Tizio è capace o no, e si allenerà come pare a lui, non come pare ai burocrati.
Caro Franco, io il tedesco non lo conosco, ma il termine non indica “economia sociale di mercato”, come dice sempre anche il nostro Tremonti?
Il “sociale”, anche se non dichiaratamente socialismo, rimane qualcosa legato al collettivismo, alla gestione pubblica, alla coercizione e pianificazione statale, allo stato-mamma che provvede ai tuoi bisogni e che ti tratta come un criceto in gabbia, ed alla deresponsabilizzazione individuale. Cioè al socialismo, di dx o di sx e con bandiere rosse verdi blu o gialle.
Questo è un mostro ideologico, un ossimoro, che ha un solo scopo: i politicanti socialisti (socialdemocratici, glielo concedo) continuano ad avere troppo potere, a prendere decisioni che non devono spettare loro, e ad usare la coercizione sulla gente. Poi, per farlo, mantengono una minima fetta di libertà e di mercato, che è quella che genera la ricchezza che loro spendono. Potessero, del mercato ne farebbero volentieri a meno. Loro non vorrebbero altro che una marea di persone in catene che fa ciò che dicono loro, come i carriarmatini del Risiko. Se c’è ancora un po’ di mercato è perchè sono costretti ad accettarlo per evitare il fallimento immediato.
Se poi qualcosa si rompe, danno invariabilmente la colpa al markt, e mai al sozial con cui rovinano il markt stesso.
Se permette, una società civile decide prima se è giusto ammazzare o no, se è giusto derubare o no. Un problema, che esiste da tempo immemorabile, è che qualcuno si pone al di sopra di queste regole, e fa passare per giusto il furto, od altro, che commette. Non siamo forse d’accordo nel ritenere che è una cosa sbagliata che i faraoni egizi o i più moderni nobili europei avessero particolari diritti sulla vita e la proprietà delle persone, diversi da quelli di tutti gli altri e dal senso di giustizia condiviso?
Oggi, però, sembra che basti dire la parola “democrazia” che va tutto a posto. Chi prende la maggioranza dei voti può far quello che gli pare: rubare, ammazzare, tutto quello che vuole, e diventa automaticamente una cosa “giusta”. La democrazia, mi spiace, ma sta fallendo. Non ho alternative migliori, ma è questa che sta fallendo, non il capitalismo. Siamo prigionieri, invischiati nelle inefficienze, nelle clientele, nei favori, nelle ruberie, nelle deresponsalizzazioni delle persone, caratteristiche delle decisioni a maggioranza.
La democrazia è due lupi ed un agnello che decidono cosa mangiare a pranzo, la libertà un agnello ben armato (scusate se a volte mi ripeto nelle citazioni).
Come fare, colzani? Riducendo la spesa pubblica (diciamo tornando non oltre il 30% degli anni ’60), in modo da avere proporzioni tra pubblico e privato che almeno abbiano una differenza apprezzabile rispetto all’unione sovietica. Togliendo il mercato del denaro dal controllo e dalla pianificazione statale, e limitando tutto ciò per via costituzionale.
E bisogna cambiare la mentalità: ognuno deve essere libero e responsabile di quello che fa. Dall’andare in autostrada a 280 all’economia: poi, chi sbaglia paga, senza dare la colpa al “sistema” e senza contare su salvataggi vari.
Le speranze oggi di farlo sono prossime allo zero, realisticamente, ma sono convinto che nei prossimi decenni questo sistema crollerà, perchè la pianificazione statale non può che collassare, alla lunga.
Salve,
io di soluzioni non ne ho, se non una al momento: liberalizzare il liberalizzabile (è quello che ha fatto la Turchia negli ultimi anni, di cui al piano di sopra), al più presto. Se quel 50% di mani statali che Davide K ha descritto passasse nel giro di pochi mesi o anni, in mano a privati (NON consorzi Comunali, NON coop, NON cementifici di famiglie moolto vicine o parenti stretti di politici, NOI), credo metterebbe il turbo alla nostra economia (assumendo che non ci siano ulteriori espansioni monetarie).
Ma non solo, sarebbe un sistema molto più efficiente e di qualità, essendoci competizione. Utopia?
Forse, perchè in troppo pochi ci crediamo, la mentalità sociale è diffusissima anche nel ceto medio ormai; finchè non patiremo la fame non ce ne renderemo conto, visto che la storia a quanto pare non ci ha insegnato nulla.
Le leggi ci sono tutte, dal furto, al falso in bilancio, alle norme sull’inquinamento. Nix leggi, raddoppio della spesa sulla giustizia in caso (ovvio, come ho letto ieri il proc. Nazionale antimafia Grasso non ha manco la benzina per le volanti), ma solo quando la pressione fiscale scende a livelli umanamente accettabili. Dite perciò ai vostri politici (centro dx, la sx non lo capirà mai) che la lotta all’evasione fiscale è tempo perso finchè schiavizzano territori come il “mio” ricco Veneto a lavorare più di mezza giornata per lo Stato. Si, è da stalinisti tutto ciò.
@Savio: neppure io sono un economista; non sono tanto ottimista al momento, sarei solo felice se ci lasciassero decidere come, se e quanto spendere i nostri soldi (o quello che ci rimane). Non vorrei dare l’impressione di un facoltoso che parla con la pancia piena, ho anch’io in famiglia problemi legati molto direttamente alla crisi.
Salve
Caro Davide K.
In questo caso il “Soziale” appunto sociale, abbinato al “Marktwirtschaft” vale a dire Economia, non significa affato un economia di tipo socialista.
In questo caso “Sozialer” sta per Umano, oppure se vuole un altro simonimo, per popolare, e se più le aggrada, anche per trasparente se vuole, ma non ha niente a che vedere con il Socialismo, OK?
Il Socialismo è una cosa, il comportamento sociale (civile)è un altra, questo vale anche in Italia, o dovrebbe valere,in Germania invece esiste già da tempo.
Non è dal tempo degli egizzi che esiste la legge del più forte, bensì da Caino e Abele, l’unica ragione per la quale ci sono ancora tante persone in Vita e da vedersi nel fatto che le comunita sociali (civili, non socialiste) si sono date delle Leggi che dettano chi deve e chi non deve amazzare chi, quando e come.
Lo stato non ammazza, giustizia.
Un Soldato non asassina nessuno, infligge danni e termina il nemico affiche non possa nuocere.
Un Poliziotto non uccide,finisce nei rigagnoli e nelle pozzanghere delle Strade un delinquente, per salvaguardare la Vita dei cittadini.
Le Banche che lavorano con i miei soldi, non sono degli istituti di beneficenza, ma degli istituti fiduciari del patrimonio comune, vale a dire i nostri risparmi, dannazione.
Infine io non sono il buon samaritano che regala soldi a quattro filgli di puttana che si definiscono banchieri e tanto meno credo nei pasti gratis, se non al Esercito della Salvezza, e anche questi ultimi costano le mie elemosina.
Quei figli di puttana che hanno rubato i nostri soldi ingrassandosi a dismisura, che hanno rovinato migliaia d’imprese e distrutto il lavoro di milioni di famiglie, ora ci sfottono pure, bene, le garantisco che rimpiango i tempi quando non c’erano certe Leggi.
Andando avanti di questo passo credo che si potrebbe defilare il caso che i Popoli incazzati, sospendano tante leggi per un quarto d’ora, allora per tanti figli di puttana che lavorano in tante Banche che non sono istituti di beneficienza, bensì fiduciari del niostro futuro, sarebbe un brutto quarto d’ora, il loro ultimo.
Il tutto lo condisco con altettanti cordiali Salutönen.
Salutönen.
Caro colzani, la vera sfida è prendere gli aspetti validi di vari modelli, verificarne la compatibilità tra di loro e tirare su un modello funzionante. Sarebbe ideale avere il sistema economico del libero mercato, basato sul risparmio, che sposa bene la globalizzazione, con una politica monetaria che applica la k-rule (grazia Davide K),con la copertura sociale tipica del nord-europa e il sistema scolastico dei Paesi dell’Est (prima della caduta del comunismo), ecc
Temo però che ci sono serie resistenze delle lobby e della classe politica rigida, che non ammette cambiamenti cosi’ radicali. L’unica via rimane sempre quella politica, e per agganciare il piano di sopra, direi che bisogna far nascere un partito capace di “rispecchiare le convinzioni e le aspirazioni di una classe sociale” che chiede questi cambiamenti.
Il mio terrore nella situazione attuale: che il socialismo nella testa non porti a quello politico. Non vorrei che i miei figli vivessero la storia cosi’ come la conosco io.
Cordialmente, Dekebalos
Buongiorno.
Mi chiedo da profano se questo ‘debitalismo’ non sia la naturale evoluzione ‘darwiniana’ del capitalismo: se consideriamo l’economia il pilastro delle società recenti e passate, dobbiamo anche affermarne l’egemonia di questa sulle politiche economiche, così come dobbiamo considerare il mercato il luogo in cui si realizza il profitto – sia che provenga dalla produzione o che provenga dal sistema del credito. Il fine ultimo di tutte le società presenti e passate è comunque la crescita.
Qualcuno riesce a spiegarmi quindi dove e perché l’economia è drogata?
Siamo – e concordo con davidek – in una economia socialista dove questo stato (controllato da poche grandi famiglie) che nazionalizza i debiti e privatizza i profitti, si muove nella esatta opposta direzione del ‘libero mercato’ e spudoratamente genera a favore delle banche interessi coercitivamente espropriati ai propri sudditi o ‘schiavi’, il tutto mirando al comune obbiettivo della crescita comunitaria, della globalizzazione, del nuovo ordine mondiale (non sono parole mie, ma gli slogan puntualmente lanciati dai capi di governo).
Chiedo a davidek a dekebalos, ad alberto ed ai lettori più esperti di economia: d’accordo sulla critica alla sinistra prassi neokeynesiana di tutti i regimi (o democrazie) mondiali; ma in sostanza, non cosa bisogna fare ma come farlo? Come dovrebbe essere la società secondo le romantiche visioni di smith o von mises lo sappiamo, ma in che modo attuarle?
Io ho il forte dubbio che questa sia la ‘naturale’ evoluzione del capitalismo; l’imperialismo o socialismo o debitalismo come lo si vuol chiamare e pretendere di rianimare il cadavere putrefatto servedoci della mera patologia temo non possa darci l’esito auspicato. Non amo provocare, ma i dobbiamo fare, dobbiamo abituarci, bisogna riscrivere le regole, cambiare le leggi, attuare più controlli, impedire qua, impedire la, regolamentare, limitare, liberalizzare, statalizzare ecc. risuonano nella mia incompetenza in materia con la stessa frequenza con cui vibrano i messaggi dei politicanti.
Una breve informazione per coloro a cui piace il modello capitalistico cinese: in china ci sono quotidianamente rivolte spontanee nei villaggi e in periferia causati dalla disoccupazione (più che altro dalla fame) regolarmente sedate a colpi di arma da fuoco e arresti. Il modello capitalistico cinese è esattamente quello descritto qualche giorno fa da davidek, orwelliano.
cordialità
Caro Cosimo Quarta (ed anche Marcello, visto che concorda), anch’io contesto fortemente il nome “turbocapitalismo”.
Di capitale ce n’è sempre di meno, per cui usare la parola capitalismo è estremamente fuorviante. Debitalismo non vi piace? Almeno è un termine che rende l’idea, e coerente con la realtà dei fatti.
Nel suo intervento però fa un errore imperdonabile.
Lei sostiene che, dal secondo dopoguerra ad oggi, abbiamo fatto un percorso che ci ha portati ad avere meno stato e più privato, meno beni pubblici e più beni privati. Niente di più falso: guardi la spesa pubblica/pil di qualsiasi paese occidentale e vedrà che questa è cresciuta parecchio. Come ricorda spesso Antonio Martino, in Italia ad inizio XX sec. avevamo la spesa pubblica al 10% sul Pil (quindi 1 bene pubblico per 9 beni privati, come proporzioni). Negli anni ’60 eravammo al 30% (1:2, più o meno). Oggi siamo al 50%, quindi con un rapporto di uno ad uno. Si è passati dall’avere due beni privati per ogni bene pubblico, all’averne uno solo. Abbiamo raggiunto (letteralmente, come ho spiegato in passato) i livelli di spesa pubblica dell’Urss.
Per cui cerchiamo di non ribaltare completamente la realtà, cosa che ritengo imperdonabile. Il peso del pubblico nell’allocazione delle risorse è aumentato tantissimo, facendoci diventare più socialisti (perchè adesso tutti dicono che i comunisti non esistono più, ma il socialismo-comunismo è più vivo che mai: si chiama gestione collettiva, gestione in comune, invece che privata; e che il gestore comune sia eletto democraticamente o no, che sia di dx o di sx, con la bandiera rossa nera verde o blu, non fa alcuna differenza. Ciò che conta è cosa può fare e cosa non può fare), e condannandoci all’inefficienza, al declino ed alla povertà, come è inevitabile che sia.
Devo contestare anche la visione per cui praticamente descrive le persone come degli imbecilli che gestiscono le loro vite sulla base delle pubblicità. Non è così, abbiamo perlomeno il libero arbitrio, e dovremmo avere la responsabilità delle nostre scelte.
Altrimenti dobbiamo assumere che le persone non siano degli esseri umani senzienti, ma dei cerebrolesi, delle marionette. Che è, per la precisione, la visione statalista: le persone non sono degne di essere padrone delle proprie vite, che devono quindi essere gestite dall’alto, altrimenti combinano solo disastri.
Vi invito, tutti quanti, a riflettere sulla profonda portata di questo genere di visione, su quanto violi la natura stessa delle persone, cui viene negato lo status di essere umano ed attribuito quello di pedina, di marionetta, di animale da soma, di schiavo.
Caro Franco Parpaiola, l’unico modo per i cinesi per avere una lattina di coca a testa è avere un sistema economico che funziona. E questo non è il socialismo (incluso quello della Merkel, dato che mercato e socialismo nella stessa frase non vanno d’accordo. Metterli insieme vuol dire creare un mostro ideologico, senza senso e senza alcuna speranza di combinare qualcosa di buono).
Lasci scegliere ai cinesi se sbattersi o no per avere una lattina in più.
Lei vuole i pasti gratis: bene, non esistono.
Mi perdoni il termine, ma con tutte le fesserie sull’egoismo male dell’umanità e causa dello sfascio ha toccato il fondo. E’ dati tempi degli Egizi, anzi, da prima, da quando le persone usavano le punte di selce per cacciare, che le persone sono mosse dal desiderio di avere qualcosa di più per soddisfare qualche ulteriore bisogno, e sempre sarà così.
Crede che le banche e le imprese fossero opere di mutuo soccorso, qualche decennio fa? E’ altro che è cambiato, e trattasi della quota di socialismo che impesta la nostra società. Quota che è sempre più alta.
Tutto sto casino è opera di chi ha voluto, disponendo del potere politico, far fare al sistema economico ciò che voleva lui. Il politico vuole un po’ di occupazione facile? Assumiamo un po’ di dipendenti statali. O facciamo un’espansione monetaria. Una casa per tutti? Facciamo Fannie & Freddie, coi loro trilioni di mutui politici garantiti dai contribuenti.
L’avidità da cui guardarsi è quella di chi si pone al di sopra delle regole che valgono per tutti gli altri. Quella di chi gioca coi soldi degli altri, di chi usa la forza e la minacci fisica per costringere le persone a fare ciò che vuole lui. Di chi usa il furto per perseguire i propri scopi.
Questa è l’avidità pericolosa, perchè non rispetta le regole basilari del convivere civile (bastano i 10 comandamenti, francamente; altro che le migliaia di leggi e regolamenti che caratterizzano il sistema finanziaro che nel mondo dei sogni è stato oggetto di “deregulation”) ma si pone al di sopra di esse, scrivendole a proprio piacimento per farsi gli affari suoi (perchè avere una massa di dipendenti statali che ti votano ma pagati da altri vuol dire farsi gli affari propri, e di certo non essere generosi nè misericordiosi).
Continuiamo a difendere la coercizione, la riduzione in schiavitù delle persone, il furto, solo perchè qualche parruccone si è arrogato il diritto legale di farlo, come i faraoni egizi. Avanti così.
Caro Dekebalos, premesso che così mi sta scambiando un po’ troppo per un professore (io dico le mie idee e mi piace discuterne), io direi che ci si preoccupa troppo per il “cash che non gira”. Tanto per cominciare siamo in recessione, e questo vuol dire che si sono rotti alcuni equilibri da cui dovranno sorgerne di nuovi, ma ciò richiede un po’ di tempo prima che gli ingranaggi riprendano a girare. Un attimo di pazienza.
L’aspetto principale, secondo me (non è però un dogma) è che si sono abituati tutti ad avere troppo credito. Tutti potevano prendere a prestito, troppo, pagando troppo poco. Il rischio di insolvenza sembrava un ricordo di buie epoche lontane; il rischio di credito inesistente. Così siamo finiti allo sfascio.
Ora le banche prestano di meno, i debiti tendono ad essere di meno: non per niente siamo nell’anno del deleverage, e mi auguro che ci sia un futuro con meno debito (in questo sono d’accordo con Tremonti). Ricordo che non è il debito/credito a creare il capitale, ma i risparmi (questo lo ammette persino Bernanke).
Le banche sono più prudenti, e dai loro rubinetti passa meno acqua: questo è il fenomeno principale, e lo considero una cosa positiva. Prima si sono autodistrutte perchè prestavano troppo, ora stanno più attente e cercano di essere più solide, anche per poter fronteggiare eventuali sorprese nel prossimo futuro: in questo non ci trovo niente di male nè di sbagliato. Meglio ora che prima.
Poi può darsi che non usino tutte i criteri migliori del mondo per selezionare i soggetti cui prestare, ma non so dire se il fenomeno sia in effetti così rilevante. Di questi tempi tutti ne approfittano per piangere miseria e disagi, per ricevere un po’ di aiuti statali, per continuare a fare gli imprenditori coi soldi degli altri (e quindi anche col rischio in capo a qualcun altro).
Secondo me il “meno debito” dovrà riguardare anche le imprese, quindi è possibilissimo che anche queste debbano abituarsi ad avere meno accesso al credito. Dopotutto, se le banche devono fare meno giochetti, devono anche prestare meno soldi, no? Il cerchio si chiude anche con le imprese.
Questo per ora, perchè poi chiaramente i governanti ed i banchieri centrali stanno spingendo affinchè il credito facile torni a scorrere come prima. Anche in questo caso i più stupidi tra tutti, coloro che non hanno capito un’accidenti degli errori precedenti e vogliono che si torni al sistema di prima (blaterii a parte) sono i governanti, e ciò non mi stupisce per niente.
A mercati chiusi sono stati pubblicati I risultati degli “stress test” USA ( PDF su sito Federal Reserve http://www.federalreserve.gov/newsevents/press/bcreg/bcreg20090507a1.pdf ).
Nel documento ufficiale il requisito di capitale è scomposto per le diverse principali tipologie di credito.
Per una presa d’atto sintetica dei risultati su internet sono già stati pubblicati articoli (es. Bloomberg http://www.bloomberg.com/apps/news?pid=20601087&sid=aypbiEbtoJYs&refer=home ).
Tenendo presente che il “more adverse scenario” non é proprio severo, le principali banche statunitensi appaiono piuttosto sottocapitalizzate, con punte piuttosto elevate.
Una nota sulla esemplare testimonianza di Sabrina.
La diminuzione dei tassi di rifinanziamento della BCE e i valore di euribor ed eonia, ai minimi storici, hanno effetti reali sull’interbancario. Nei confronti della clientela la musica é totalmente diversa. A tenere alto il costo del danaro per le imprese e le famiglie ci sono motivazioni di natura regolamentare, di effettiva disponibilità di danaro ed anche di opportunismo. Quando si vedono le cose lato banca hanno un certo sapore, quando si considerano lato cliente tutt’altro.
Saluti.
Salve.
Questa l’ho sentita questa sera al TG due della ZDF quì in Germania.
Il Tasso di interessi e sceso al 1% le Banche chiedono però ancora dal 7 al 7,9% di interessi sui prestirti all’artigianati e alla piccola e media industria
Interpellato, un funzionario dell’associazione Bancaria disse che sì, le banche hanno crediti di 810 miliardi, ma sono in compenso indebitate per 11,8 bilioni di Euro e in qualche modo quei soldi devono rientrare.
In altre parole, sanno che la baracca deve andare avanti, sanno che chi ha già investito ha bisogno di soldi per non fallire, e sanno che pur di non fallire la Gente è disposta a fare i salti mortali, a lavorae di più e a guadagnare di meno.
Mi dispiaccia che le leggi del Far West non siano più in vigore…di alberi quì ce ne sono, le corde pure, so pure fare dei bei nodi, hanno cambiato le leggi, peccato…
Vorra dire che Ackermann si guadagnerà un altro lauto Bonus annuale, sull gorppone dei falegnami e lattonieri.
Roba da Mat.
Salutönen.
PS.
Bella quella poesia, perchè non le pubblichi?
Caro Alberto, il suo ottimismo mi fa piacere, ma non lo posso condividere. Il comunismo è fallito, e questo è chiro a tutti. Se mi si concede una mia personalissima sintesi, è che l’uomo non è buono, anzi è assai egoista, e se deve lavorare per il bene di tutti preferisce non lavorare. Vabbè, è una brutale semplificazione ma lasciatemela passare. E allora il capitalismo ha avuto il sopravvento: l’egoismo delle persone puo’ fare il bene di tutti. Benissimo! La cosa ha funzionato, e sta ancora funzionado, incrociando le dita! Pero’ la questione è che il capitalismo sta andando in una direzione: ovvero che l’egoismo (mi spiace insistere su questa parola, ma penso converrete con me che ormai etica e morale siano valori perduti, almeno da parte di chi fa certi lavori, non possiamo essere ipocriti!) porta a cercare sempre maggiori guadagni. E quindi da un capitalismo industriali si passa alle nuove forme. E tali forme non sono causate dallo Stato o dai capoccia di economia, ma dai furbetti (e anche molto intelligenti) che hanno saputo arricchirsi! Dunque, le basi su cui poggia il capitalismo, ovvero che con l’intraprendenza delle persone si arricchisce la società, si è arrivati al punto che l’intraprendenza delle persone rovina la società. E allora che facciamo? Speriamo che, senza regole, questi furbetti diventino etici? Diamo le colpe alle regole dello Stato? Il problema è che l’egoismo delle persone oggista avendo esiti a medio lungo termini negative per la società. Che fare? Capisco che le regole siano pericolose, perchè se uno le fa male alloracadiamo dalla padella alla brace. Pero’ rimanere nelle mani di questi furbetti non la vedo unaprospettiva migliore. Io non sono un economista, pero’ penso che delle regole servono. Insomma, le regole servono per qualsiasi attività umana, fino alla gestione della prorpia casa, e allora perchè non in economia? Oppure, se non vogliamo regole, allora mettiamo la trasparenza assoluta su ogni operazione. E mi sembra che oggi neppure questo si possa fare, per paura di ledere una “libertà” che in realtà ci sta facendo divenire schiavi di chi ne approfitta.
Grazie a tutti, dibattito sempre più ricco. Apprezzo il chiarimento dell’avvocato Lanella
e trovo molto significativa la testimonianza di Sabrina, purtroppo. Quante altre aziende sono nella stessa situazione? Condivido l’intervento di Cosimo Quarta: il problema è il tipi di economia che io definirei turbodebitalismo. Oggi ho letto a fondo il Financial Times e un passaggio di un articolo mi ha aperto un nuovo orizzonte. Il sistema bancario anglosassone è basato sull’effetto leva e nessuna delle riforme proposte mira a ridimensionare l’esposizione al rischio delle banche. Infatti lo stress test richiede più capitale, ma non dice nulla sulla qualità del debito, per la semplice ragione che la struttura del sistema non cambia. E questo è l’aspetto preoccupante. Tra il 2002 e il 2007 l’effetto leva è stato garantito dai subprime, ora su che cosa poggierà? Anche la Ue ha imposto un aumento delle riserve bancarie che dovranno essere del 5%: ma basta il 5% a garantire la solvibilità quando l’esposizione è di 10-15 volte, fino a punte del 30-50? Inoltre: la Fed ha accumulato un debito 2100 miliardi di dollari, che dovrebbe salire fino a 4mila miliardi di dollari. Questa cifra rappresenta il 27% del Pil usa, e si aggiunge al deficit già accumulato, che dovrebbe toccare i 2 mila miliardi, mentre il debito pubblico è passato dal 40 a oltre l’80% e sfonderà probabilmente il 100%. Fino a quando si potrà stampare impunemente moneta?
Gentile Cosimo Quarta,
nel convenire con lei nelle critiche al sistema, devo tuttavia dissentire nel chiamarlo capitalista o turbo capitalista. Si tratta di un impero del debito, nulla di piu’. Hanno tenuto la baracca in piedi, puntellandola qua e la con interventismi, forse di intento benefico, ma pur sempre folli (criminali nel momento in cui si crea espansione monetaria).
Vero e’che e’ l’offerta a determinare la domanda in tale sistema (NON capitalistico).
Perche’ allora continuare cosi’, perche’ incentivare? Perche’ il credito facile? Perche’sostenere uno Stato in bancarotta? Dove e’ la ragione in tutto cio’?
Non conviene con me che gli unici veri responsabili sui quali dovremmo puntare il dito, vista la causa, sono i soliti e ben pasciuti oligarchi?
L’equlibrio economico non esiste se non in utopiche teorie, ne tantomeno l’orizzontalita’ umana e la “giusta” distribuzione della ricchezza.
La liberta’ individuale puo’essere impegno sociale, ma e’ per prima cosa responsabilita’ soggettiva. Nel momento in cui i propri, personalissimi errori vengono fatti perdonare e pagare alla societa’ intera, il caos, gli odi e le disuguaglianze si amplificano esponenzialmente.
Mi congratulo con la stragrande maggioranza dei lettori del blog che hanno capito che la chiave del problema crisi sta nella creazione e circolazione della moneta.
Nel 1929 le banche,( le solite..anzi i soliti proprietari ) ritirarono dal mercato 18.000 milioni di dollari , chiusero le aperture di credito e chiesero la restituzione immediata dei soldi dati in prestito. In seguito alla catena dei fallimenti le banche si impossessarono di migliaia di aziende, negozi,industrie,e proprietà agricole .Questa è stata la crisi del 1929 non le spiegazioni fatte dagli economisti,magari premi Nobel, ovviamente addomesticati .
Era una giornata di sole…. Il martedì nero del 29 ottobre 1929 quando all’ improvviso… sciveva Galbraith noto economista canadese (laureato in.. agraria..) naturalizzato americano.No, meglio le osservazioni dei lettori del blog di Foa che le fonti “” ufficiali”" sulle cause della crisi
Per Franco
Se tu mi dimentichi
Voglio che tu sappia
Una cosa.
Tu sai com’è questa cosa:
se guardo
la luna di cristallo, il ramo rosso
del lento autunno alla mia finestra,
se tocco
vicino al fuoco
l’impalpabile cenere
o il rugoso corpo della legna,
tutto mi conduce a te,
come se cio’ che esiste
aromi, luce, metalli,
fossero piccole navi che vanno
verso le tue isole che m’attendono.
Orbene,
se a poco a poco cessi di amarmi
cesserò d’amarti poco a poco.
“ Se d’improvviso
mi dimentichi,
non cercarmi,
chè già ti avrò dimenticata “
Se consideri lungo e pazzo
il vento di bandiere
Che passa per la mia vita
e ti decidi
a lasciarmi sulla riva
del cuore in cui ho le radici,
pensa
che in quel giorno,
in quell’ora,
leverò in alto le braccia
e le mie radici usciranno
a cercare altra terra.
Ma
se ogni giorno,
ogni ora
senti che a me sei destinata
con dolcezza implacabile.
Se ogni giorno sale
alle tue labbra un fiore a cercarmi,
ahi, amor mio, ahi mia,
in me tutto quel fuoco si ripete,
in me nulla si spegne né si dimentica,
il mio amore si nutre del tuo amore, amata,
e finchè tu vivrai starà tra le tue braccia
senza uscire dalle mie.
Ciao
Con il cuore
Chiedo permesso a Marcello per questo off topic.
Auguro anche io, come Margot Wallström, Buon Compleanno UE ! Secondo me, l’Unione Europea è la più grande realizzazione politico-sociale del Vecchio Continente.
Cordialmente, Dekebalos
Penso con Dilthey che l’individuo sia il punto d’incrocio dei sistemi di cultura e delle organizzazioni in cui è inserita l’esistenza di ogni uomo.
E’ evidente che, al momento, non siamo usciti dalla crisi, e personalmente non so dire quando ne usciremo.
Un pò di fiducia è ritornata in borsa , ma lo stacco fra il mercato azionario che vive proiettato nel futuro possibile ed il mercato economico che vive nel presente reale è sempre più profondo.
Ritengo però che la domanda più importante non sia se e quando usciremo dalla crisi, ma “come” ne usciremo?
Mi chiedo e chiedo servirà questa ennesima caduta a far comprendere a noi tutti che questa forma di sviluppo turbo-capitalistico non è più sostenibile?
L’attuale sistema economico-finanziario, quasi globale, è impostato sul consumismo, al punto che ormai è in buona parte l’offerta a determinare la domanda, ossia tramite persuasione più o meno esplicita si creano bisogni veri o fittizi a fronte dei quali c’è il kit pronto e pre-confezionato per soddisfare ogni desiderio, ogni carenza, ogni necessità.
Sentiamo così l’impellente bisogno di dotarci dell’ultimo ritrovato tecnologico con mille funzioni di cui ne utilizziamo un paio, di nutrirci con quei cibi, di coprirci con quei vestiti, di muoverci con quell’auto, in generale non perché realmente utile , ma perché ci permette di apparire ed ostentare uno status.
Inoltre per mantenere vivo e costantemente in tensione il desiderio la soddisfazione per il prodotto acquistato dura sempre meno, al punto che ormai prima di uscire dal negozio ci sembra che il nostro acquisto sia già obsoleto.
E se qualcuno meno avvantaggiato rimane indietro, se non c’è la fa a tenere il ritmo, se pur correndo il doppio non riesce a rimanere dov’era, pazienza …. in nome dell’efficienza e poi ci sono sempre i kit pre-confezionati per la sopravvivenza.
E se i soldi che guadagniamo non sono sufficienti, semplice, c’è il credito facile, non importa se poi paghiamo interessi e spesso abbiamo impegnato più stipendi di quelli che riusciremo a guadagnare nella nostra vita.
Insomma un capitalismo basato sul debito (dagli anni ’70 agli anno ’90 il tasso di risparmio nei paesi OCSE è passato dal 15 al 7 % e tende a diminuire), che pone al centro le banche in regime di monopolio oligarchico, rifiutando di proteggere o quantomeno far emergere ogni pur minima forma di concorrenza alternativa ( per esempio la cambiale finanziaria che metta in diretto contatto l’offerta – il risparmiatore- e la domanda – l’investitore- di moneta senza il tramite della banca , magari sotto la supervisione e garanzia dei consorzi fidi).
Se finito il panico la crisi tenderà a stabilizzarsi e magari si stabilizzerà come con timore prevede il nostro ospite Marcello nella forma a “L” questo significa che tutti i milioni di posti di lavoro persi non ci saranno più, significa “MILIONI” di persone che non hanno e non avranno la dignità di lavorare e soddisfare i propri bisogni, anche quelli primari, e come pensiamo che reagiranno?
In questo periodo l’’elite politica e di potere mondiale ha messo in campo interventi per combattere il panico , ma il panico che pure andava combattuto , non è causa prima, è causa derivata , e deriva in modo importante dal labirinto turbo-capitalistico in cui siamo andati ad infilarci in questi ultimi anni.
Qui la domanda del secolo “E’ sostenibile questa forma di turbo-capitalismo del debito?” .
Per come penso io assolutamente no, ed ecco il richiamo in testa , è indispensabile che ognuno di noi nel pieno delle responsabilità e sensibilità si attivi per arginare questo fenomeno e per farlo è indispensabile conoscerne le cause e le variabili.
Uno sguardo al recente passato mi permette di esporre un po’ più chiaramente, anche se in forma sintetica, la mia idea.
Dopo il periodo di ricostruzione e dello stato sociale seguito all’ultima guerra mondiale, nell’ultimo trentennio circa c’è stata la controffensiva capitalistica che ha profondamente alterato la distribuzione del lavoro e quella dei redditi amplificando sempre più la disuguaglianza , alterando nel contempo l’equilibrio tra beni pubblici e beni privati nell’allocazione delle risorse.
Questo da un lato per limiti esterni (controllo severo da parte dei mercati circa l’operato efficiente di ogni Stato) e dall’altro per limiti interni la famosa “malattia dei costi” (Baumol), ossia il crescente divario fra l’aumento dei costi del lavoro e l’aumento della produzione nel settore pubblico.
In questo modo sempre più l’equilibrio fra beni privati e pubblici si è spostato e si sposta sempre verso i beni privati.
Un disequilibrio devastante , che in buona parte spiega la non costruzione di nuove infrastrutture (compreso formazione e ricerca) ed il degrado di quelle esistenti, proprio nel momento in cui si fanno più pressanti le esigenze di infrastrutture a supporto dell’attuale economia.
Da non dimenticare solo per citarne alcune che investimenti pubblici nell’energia, nelle ferrovie, e purtroppo anche nelle tecnologie militari (da cui è derivata l’elettronica e internet o le centrali nucleari) hanno determinato periodi epocali di sviluppo.
Un’economia sempre più “privatistica” sempre più persa nel mito dell’efficienza ad ogni costo restringe sempre il proprio orizzonte temporale.
L’offensiva “privatistica” dopo aver smantellato le strutture dello Stato dirigista soprattutto i monopoli ( questo per il mio pensiero era e rimane in molti casi un beneficio per la collettività) oggi mira alle roccaforti dello Stato del benessere (sanità, previdenza sociale, istruzione pubblica) e guarda con rapace attenzione anche ai servizi primari (l’acqua per esempio).
E’ una concezione rigorosa perché muove dai fallimenti dello Stato imprenditore, ma è altrettanto una concezione pericolosa perché (con Hirschiman soprattutto) ignora la fondamentale differenza fra logica di mercato e logica politica. In sostanza non tutto può e deve essere fatto in nome dell’efficienza utilitaristica (non avremmo così più il pronto soccorso perché deficitario, non acqua, telefoni ed energia nei paesi isolati, ecc.) .
Il pericolo è nella perdita dell’indipendenza che è la vera ricchezza e libertà della società, gli effetti la concentrazione di ricchezza in mano a pochi gruppi di eletti e l’impoverimento quotidiano sino alla marginalizzazione di sempre più ampie classi sociali.
Credo sia ormai dimostrato che solo la tecnologia insieme alla distribuzione della ricchezza crea a sua volta ricchezza (buona parte del capitale concentrato diviene spesso solo potere di oppressione, non entra nel circuito positivo degli investimenti, ma impone le proprie regole e spesso distrugge con la sua onda d’urto).
Con A. Sen la libertà individuale è un impegno sociale, solo se vi sono cose che non possono comprarsi e vendersi (regole, principi, valori, arbitri ecc.), la tensione fra interessi individuali e interesse comune diviene virtuosa, l’equità (non eguaglianza) nella distribuzione del reddito, la creazione di pari opportunità di partenza, la difesa della persona svantaggiata sono le fondamenta su cui possiamo sperare di costruire una nuova fase di benessere e di qualità della vita.
Cordialmente Cosimo Quarta
Salve.
Chi sà cosa sia il Comando, chi ha potere decisionale, sa che ci si tróva sempre con un piede nella Fossa e con l’altro in Galera.
Questa è la maledizione della tecnica, l’altra faccia della facoltà di decisione, purtroppo i Dati riferiti dal sistema sono sempre da ritenersi giusti, se i dati che rilevano sono errati allora nella stragrande magggioranza dei casi, questo vuol dire che il sistema e stato concepito in modo “econimico”, anche quì sebentra l’economia, e l’ultino, gli ultimi della fila, vengono morsi dai cani.
Salutönen.
Io non so cosa ha detto Bernake,l’inglese non lo conosco,mi sembra di aver capito che sia lui che la Fed si ritengono infallibili,superiori a tutti.Questo mi ricorda un documentario di qualche settimana fa,parlava di Cernobyl e del reattore 4.Anatoly Dyatlov ingegnere nucleare non ascoltò i consigli dei suoi collaboratori,era sicurissimo di se,si credeva nel giusto e volle andare avanti nonostante tutto.Alla fine il reattore scoppiò causando la morte di ,si parla di 500.000 morti fino adesso e altri ne moriranno perchè la radioattività è ancora molto alta.
Allora io dico questo:quando c’è in ballo la vita di milioni di persone,è giusto che il potere decisionale sia in mano a questi uomini dalla mente malata? Volenti o nolenti chi si crede infallibile e superiore a tutti è un immaturo e un malato di mente.
Se andiamo a leggere la storia, i re ,i dittatori e anche molti papi erano matti.Si può essere matti anche senza andare in escandescenze come quelli che si rinchiudono nei manicomi.
Un cordiale saluto
x Signora Sabrina: Grazie per la sua testimonianza, è molto utile per noi prendere consapevolezza della realtà ( a differenza dei governanti che sembrano a volte elaborare dei modelli teorici che non trovano applicazione nel mondo reale)
Signora Sabrina, grazie a aziende come la sua, l’Unione Europea ha dichiarato Italia il Paese con l’industria meglio diversificata di tutta l’Europa. Le aziende piccole e medie contribuiscono decisamente alla crescita economica italiana e mi meraviglio che il governo non fa di più per aiutarli in questo periodo.
Mi sembra a capire che il problema stia nel fatto che il denaro non circola più. Sembri sia un problema di mancanza di liquidità (le Banche non erogano crediti, i clienti non pagano più le prestazioni) Non capisco come sia possibile, il mercato interbancario di liquidità mostra i primi segnali di sblocco, e le Banche dovrebbero aver messo da parte una bella quantità di cash.
Chiederei gentilmente al nostro esperto di politica monetaria, Davide K, come sia possibile un tale mancanza di cash nella condizione attuale. Con tutto il flusso di denaro dal Tesoro verso tutti è normale che proprio le aziende che producono la maggioranza del PIL italiano non ricevano i quattrini ? Ringrazio anticipatamente Davide K per la sua cortese risposta.
Cordialmente, Dekebalos
Il valore e’in noi, e’la cosa piu’soggettiva che c’e’. Il valore lo decidiamo con le nostre scelte, giudizi; ecco perche’ anch’io fino a poco tempo fa avevo ne una visione distorta (non che ora abbia la verita’assoluta eh).
Il mondo e’stato fatto con ineguaglianze, e dai suoi albori se le porta con se. Immaginare un mondo uguale e prospero ovunque e’bello ma non ha nulla a che fare con cio’che viviamo in ogni momento. Le regole noi “civilizzati” le abbiamo fatte perche’ abbiamo visto che portavano un vantaggio a noi, servono. L’evoluzione ce lo ha insegnato.
Franco ha ragione, l’egoismo e tutte le schifezze che leggiamo stanno portando il titanic verso l’iceberg, non certo il libero mercato.
Proprio ieri parlavo con una cinese di crisi e popolazione guardacaso. Mi ha raccontato che negli anni scorsi era il governo comunista a dire di procreare, “more people more power”. Ora hanno capito che cosi’non funziona, vivere come le formiche a stomaco vuoto non piace neppure a loro; vedrete che calo demografico ci sara’ nei prossimi anni. Non e’ questo un segno, una prova dell’evoluzione?
La cola non se la comprano perche’non se la possono permettere, ed ora con la crisi i loro operai non hanno fatto i capricci come noi, se ne sono tornati al villaggio. Molto presto (prima di noi occidentali) riprenderanno l’esodo alla citta’.
Forse hanno anche capito che non si va da nessuna parte con debiti, specie se pubblici. Allora sara’ davvero la nuova America.
E noi saremo ancora qui, brilllantina cinese alla mano e soldi taroccati?
Spero di no ma il nostro egoismo, la presunta infallibilita’, illusione di perfezione dei nostri managers e politici, come dice Franco ci anebbia il cervello. Non il capitalismo, appunto.
Caro Alberto condivido la sua idea del capitalismo giurassico, oggi è rimasta solo qualche pennuta specie evolutasi dai più romantici brontosauri. Nel congedarsi però richiama al valore delle cose da noi collocato e mi domando se quel “noi” è il mercato/la domanda e l’offerta, chè se così fosse allora marx non aveva dimenticato nulla.
cordialmente
Non riesco a non replicare.
Ma come fate a dire che il capitalismo ha fallito se non è mai veramente esistito, manco nell’ultimo secolo?
Vi sembra capitalismo questo, fatto di inciuci tra politica ed economia? Non vi pare strano che cominciamo solo ora invece a renderci conto di quanto falsato sia il mercato, a tutti i livelli?
Il capitalismo lascia che i prezzi crescano o diminuiscano a seconda della legge fondamentale domanda offerta. Il capitalismo non ha come base monete fiduciarie (sigh!), carta straccia tra poco.
Con i sistemini di oggi i prezzi sono ingessati, non crediamo nemmeno più che qualcosa possa diminuire di prezzo, che i salari possono variare, anche al ribasso (se i prezzi diminuissero, una cosa normalissima in un libero mercato).
Non è forse quel poco di libero mercato che ci ha portato fin qui?
Qualcuno cita Darwin, a ragione. Non è forse l’economia di mercato frutto dell’evoluzione?
Avendo una”ragione” l’uomo fa delle decisioni nelle priorità, nei bisogni da soddisfare.
Rinuncia a qualcosa ora per un benessere futuro.
Il capitalismo spazza via i perdenti, lascia sul mercato chi guadagna, non perdona gli errori, non emette bond statali o altre stupidaggini che qualcuno si inventa per far quadrare i conti in rosso a Dicembre. Esso premia coloro che “indovinano” (tramite la ragione, non magia) ciò che la società ha bisogno, permette all’evoluzione di fare il suo corso.
Il capitalismo, per chi avesse dubbi dopo i milioni di articoli inneggianti al debito e ai tassi 0, si basa sul risparmio e non sul debito.
Domande per chi vuole più regole: quali? Come? Da chi? Leggi dello Stato per caso?
Ci mettiamo a legiferare adesso che i vari paesi hanno mezze industrie in mano ai governi? Beati voi che avete fiducia.
Che cosa ha di diverso uno Stato con 100 persone? Non ha forse bisogno di leggi, ospedali, cibo, acqua, polizia pure quello? Ha forse al suo interno extraterrestri che non consumano?
Io credo che i pazzi siamo noi che tassiamo anche il respiro e compriamo debiti per investire, non quei Stati.
Perchè guardiamo la pagliuzza nell’occhio del nostro fratello?
PS: Marx si è dimenticato del fatto che il valore delle cose lo decidiamo noi.
Salve
È proprio a partire da questo punto che le nostre strade si dividono caro Davide K.
Mentre il liberale avoca diritti “acquisti” uguali per tutti, nel senso più vero del liberalismo, io mi domando come devono fare i cinesi che non possono permettersi una Cola al giorno, a prendersela, quando il loro guadagno non glielo consente.
Il proprietario della Fabbrica allora mi risponderebbe che non tutti possono aver tutto.
Io allora gli chiederei chi è che decide chi può e chi non può avere, il caso forse, la data di nascita, la furbizia o la cattiveria?
Lui mi affermerebbe che chi rischia di più ha più facoltà di decisione.
In questo preciso momento i cinesini che non possono permettersi una Cola, si uniscono e nascono i sindacati, che si ribellano, incrociano le braccia e chiedono una paga sufficiente per potersi comperare una Cola al giorno.
E quì, la giostra comincia a girare con tutti gli annessi e connessi del caso.
Che ci portano, dalla democrazia al socialismo, dal libero mercato al “ Sozialermarktwirtschaft” die Frau Merkel, che non ha niente a che vedere con il socialismo ma che prevede controlli tipo polizia finanziaria, a tutela dei cittadini, e dello Stato.
Nascono le Borse e le azioni e tutto il resto, iniziano le corse ai soldi, al guadagno e i Venti di crisi cominciano a sollevarsi saempre più forti e gelidi.
Come vedi possiamo girarla come vogliamo, torniamo sempre al punto di partenza dove la sete di guadagno e di potere annebbia le menti umane.
E da lì che scaturiscono le crisi economiche, noi, tutti noi siamo la crisi, non il $.
IL pesce comincia a puzzare dalla testa, in questo caso,
con testa, naturalmente intendo tutti noi, Homo sapiens, sapiens.
Finche giorno non verrà che impareremo ad usare il buonsenso, a ridimensionare le nostre attese, a saperci accontentare di quello che abbiamo senza voler dominare e sopraffare, in altre parole a “squeeze out”, gli altri, ad essere insomma sobri (Maß halten) vivremo sempre in uno stato di pre o post, crisi.
Finche non impariamo ad essere senza eccessi, sarà sempre come si suol dire nel gioco del calcio: dopo la partita è prima della partita.
Questo nostro modo di vivere e di concepire la Vita basata sul guadagno e sulle illusioni di molti d’essere migliore degli altri, è non sui valori dell’uomo in se stesso personalmente lo chiamo, la verità dei baccaluten, i risultati di questo andazzo sono alla luce del Sole.
Salutönen
Foa,
non è che le cose in Asia vadano meglio. Semplicemente, dopo decenni di povertà (Giappone, Singapore e Corea Sud a parte) in quella fetta di mondo stanno applicando da tempo le regole classiche del capitalismo dei primordi, quello dell’Inghilterra del ’700-’800, degli States del primo ’900. E attenzione, non è solo la Cina a trovarsi in questo contesto, ma tutti i paesi dell’area.
Il problema pertanto non è tanto capire se lo sviluppo in Asia servirà da traino. Il problema è capire quanto tempo ci metterà l’Europa ad attaccarsi ad esso. Lo sviluppo di una società lo ha sempre prodotto il mercato con poche ed essenziali regole (il cd capitalismo disumano, qualcuno azzarda a dire). L’Europa invece sta privilegiando il capitalismo sociale con troppi ammortizzatori che fanno da freno e troppi interventi dello Stato che disincentivano il rischio. La partita si giocherà su questo campo. Ma la storia ci ha insegnato che sono le società economicamente meno controllate ad avere la meglio.
Cordialmente.
Salve.
Nix dimenticato, guarda sul blog della febbre suina e trovi in sintesi la traduzzione, ad ogni modo qull’intervista non è una bufala, e un semplice insulto al buin senso di tutti noi.
Salutönen
Ponzi, con il suo schema, non ha inventato alcunchè, ha solo osservato e sistematizzato ciò che avviene nella realtà ma non bisogna dirlo.
Madoff ha fatto in proprio ciò che molte istituzioni fanno per il proprio network: quest è tradimento.
Finchè i media riporteranno pedissequamente ciò che questi sedicenti tecnici (in verità stregoni)vanno dichiarando, non ci sarà risanamento.
L’economia è una cosa molto semplice: creatori di ricchezza e consumatori.Da una parte si distribuisce la ricchezza creata mantenendo delle riserve, dall’altra si consuma la ricchezza distribuita mantenendo delle riserve.Quando si altera quest’equazione il sistema va in crisi e può collassare.Le borse così come sono non rappresentano più il veicolo per portare la ricchezza distribuita e non consumata al ciclo di produzione per creare nuova ricchezza; esse sono diventate dei sofisticati casinò in cui non si trovano roulettes e poker ma cap, floor, collar, swap ed altre diavolerie dalla definizione esotica quando non sono altro che scommesse.
C’è stata quasi una rivolta delle banche alla critica del Presidente del Consiglio sulla loro fame di utili;ancora una volta si son fermate al dito che indica la luna non capendo che la critica non andava al fine ma ai mezzi.Siamo vicini tanto al peggioramento della crisi quanto alla ripresa ma se non si avrà il coraggio di cambiare i giocatori il gioco sarà solito.
no Foa, non ti sbagli.
consiglio a tutti il libro “Il giorno in cui la Francia fallì”.
sottotitolo “E l’Italia?”
Gentile Sig. Dekebalos,
con che soldi le PMI ed in generale le aziende, se ne vanno a fare shopping in giro per il mondo?
Io spero vivamente che Lei abbia ragione ma le porto una testimonianza della mia piccola azienda artigiana (14 dipendenti). La ditta è sana, non ha debiti e ha chiuso il 2008 con i conti più che a posto. Il primo trimestre del 2009 non abbiamo guadagnato, né perso. Per farla breve, abbiamo cambiato i soldi. Ad Aprile abbiamo registrato il tracollo. Mensilmente fatturiamo in media 90 – 100 mila euro solo di ricambi ma sempre ad Aprile il fatturato dei ricambi è passato a poco più di 6.000 euro. Sarà stato un mese sfortunato? Vedremo. I Clienti hanno i ns. macchinari fermi e se se non girano vuol dire che non si consumano e non si rompono. Per quanto riguarda nuove vendite di macchinari ed impianti abbiamo moltissima carne al fuoco ma non si conclude nulla. Nessuno se la sente di investire ora. E come dare torto?
Da lunedì scorso 10 dipendenti su 14 sono a casa e il mio problema più grande è NON RIUSCIRE AD INCASSARE. Se riuscissi ad incassare tutto ciò che mi è dovuto, non avrei particolare timore del mio futuro e con uno spirito diverso riuscirei a vivere la cosa. Anzi, eventualmente potrei anche valutare di fare, come dice Lei, shopping in casa o in giro per il mondo. Di idee ne avrei tante. Purtroppo mi manca la materia prima x farlo: i quattrini veri. Non basta averli scritti su carta e io non sono Marchionne che traffica apparentemente a costo zero.
E non parliamo delle banche perché fanno esattamente l’opposto di quanto dichiarano.
Cordialmente,
Sabrina
Per Franco
Hai risposto ad Americo,a Francesco,hai risposto a tutti,quindi la lingua ce l’hai.Non ti sei dimenticato di qualcuno?
Ho qui una bella poesia,ne ho un bel pò,quando sono in crisi trovo sempre qualcosa che mi mette l’anima in pace.La vuoi???(la poesia)Ciao
Senza fare gli economisti, non serve. I concetti che sono a monte che non vanno bene. Il capitalismo era nato per altri scopi. Poi è diventato un tritatutto per i guadagni delle lobbies. Triteranno anche la Cina? provabile. Fallito il comunismo, fallito il capitalismo. Non hanno creato ricchezza nessuno dei due. Impera il consumismo. Tutti che comprano, anche a debito, per consumare. Siamo d’accordo che la vita è una sola ma a tutto c’è un limite. Nessuno che si preoccupa dell’avvenire. Per la legge di Darwin rimarranno i più forti? Con quali mezzi? Marina adombra delle soluzioni che pare abbiano già sperimentato. Mancando la guida USA, sperimentata con effetti solo negativi, chi si ergerà creando una filosofia di vita sostenibile? Non vedo nessuno all’orizzonte. Un saluto.
savio futuro, ricorda bene. marx aveva scoperto (non teorizzato) la ciclicità delle crisi e la necessaria ‘colonizzazione’ economica. E’un fenomeno ineluttabile, e che si compia in 20 o 50 anni ha poca rilevanza. mi sembra rilevante però come i leader mondiali siano molto preparati ad affrontare questa dicotomia e la sintesi che ne verrà (guarda caso molti di loro sono di estrazione fabiana e dottorati alla lse).
Il modello economico che verrà? è sotto i nostri occhi e non più in forma embrionale. buongiorno
Oggi Barclays ha annunciato un profitto di 15% nei primi 3 mesi del 2009. Cosi’, con un bel colpo di baghetta, la Banca (non dimentichiamo che ha comprato Lehman e poi ha ricevuto aiuto statale) riesce a tirarsi fuori dalla crisi. La fregatura di queste statistiche è che sono riferite sempre al periodo simile dell’anno scorso.
Facciamo un esempio concreto sulla Borsa Italiana. Prendiamo Unicredito, una banca sana che è stata penalizzata eccessivamente dalla Borsa. Il 7 maggio 2008 valeva in Borsa 4,94€. In questo momento vale 2,15€. Questo vuol dire una perdita di 56,4% in un anno. Direi molto grave ! Però gli operatori sono molto contenti e le news-agency economiche sottolineano la performance “sbalorditiva” :-O del titolo che sale oggi di un bel 4,51% Come è facile iniettare la fiducia, presentando solo una parte della verità.
Cordialmente, Dekebalos
ultima cosa, un dubbio per i piu’ preparati economisti. Sento che si parla delle soluzioni che ci darà la Cina. Bene, dico io, ma poi torno ai miei ricordi del liceo e dico: ma Marx (premetto che non sono comunista) non aveva detto che il capitalismo avrebbe sfruttato poco a poco tutti i mercati, e alla fine non potendo sfruttare piu’ nulla sarebbe imploso? Ora spero vivamente di no, ma certo cercare nuove aree per far crescere il sistema mi fa un po’ paura, perchè va proprio in tale direzione. Non nel medio termine, ma nel lunghissimo.Ovvero, e se fra 20 anni (dico 20 perchè il mondo è sempre piu’ veloce) anche la Cina sarà bloccata cosa facciamo, speriamo nell’Africa? Spero di sbagliare, se no, cari economisti, iniziate a scervellarvi per pensare a modelli alternativi a quelli del ’900!
Salve, sono d’accordo sul fatto che ad ora nn si stia facendo una cosa assai importante, ovvero le riforme del sistema finanziario in modo che non sia possibile gonfiare i guadagni e portare a problemi come sono capitati in questi anni (e in parte anche nel ’29 se non sbaglio). Non sono un’economista, come traspariràdal mio vocabolario e da qulche idea forse un po’ ingenua, pero’ temo che, se si dovesse risolvere la questione delle “regole”, basterebbe veramente un po’ di ottimismo (e non lo dico perchè lo dic berlusconi) e un po’ di misura. Sulle regole, be’ mi sembra evidente. Tutti voi avete parlato di deformazioni del sistema, ma non si puo’ far nulla per evitare che capiti ancora in futuro? Sulla misura, non dico che volgio tornare a una società rurale o simili, pero’ occorre stare attenti a questo estremizzare di competizione! La competizione è bella e sana, ma le regole ci vogliono perchè, siccome l’uomo è lupo, altrimenti per colpa di pochi che si arricchiscono tutto va a picco! Mi spiego, Obama vuole combattere i paradisi fiscali, mi sembra giusto. Non puo’ innestare una competzione al ribasso di tasse con stati che hanno 25 abitanti! Insomma, gli USA devono avere piu’ entrte per pagare le loro spese! Ok, possono anche ridurre la spesa pubblica, ma arrivare a quella di un paese di 25 abitanti, spesso poveri e senza pretese, mi sembra un assurdo! E tornandpo sul tema di ottimismo: è banale, forse inflazionat, ma in parte è vero! Insomma, da questa crisi ad ora ci ha rimesso chi è in cassa integrazione e chi ha un impresa essenzialmente. E gli altri, tipo i dipendenti pubblici? Be’, certamente no. Solo che anche loro sono bloccati e impauriti dalla crisi e non spendono, e quindi la frittata è fatta. Non so quanto questo incida sulla crisi globale, forse poco, ma anche un capello ha la sua ombra. Infine una nota sulla crescita a L. Ma anche se fosse, per qualche anno, che dobbiamo lentmente sistemare le cose, cosa ci sarebbe di drammatico? Capisco se si fa riferiemnto a un paese africano o simili, ma in Europa se per 5 anni non dovessimo cresce con ritmi forsennati non penso che moriremmo! Piuttosto penso sia importnte, ai fini di equilibri sociali, abile politiche di ridistribuzione; non parlo di togliere ai ricchi per dare ai poveri, ma di fare in moo che chi è capace, in una economia bloccata, non resti al palo solo perchè privo di capitali.
Si Danilo ,ci tengono nascoste notizie molto ma molto gravi.Per esempio le ditte farmacologiche che hanno (e forse continuano a fare)vaccini che ci fanno ammalare,come la Merk che ha fatto vaccinare le persone con le cellule cancerogene dentro i vaccini.Ecco spiegato il perchè ci sono così tanti giovani che muoiono di cancro.
Poi hanno iniettato anche tante altre cose che fanno ammalare i bambini di autismo.Questo ci tengono nascosto.
Invece di purificare l’acqua contaminata dall’agente arancio in Vietnam ,spendono migliaia di dollari per farci ammaòare e morire.Questo fanno.
Buona giornata
PS Franco ,buona riflessione punto.
al di la delle continue balle che si raccontano sulla crisi che ogni giorno o ora cambia direzione: stiamo risalendo, stiamo affogando, banche salvate, banche solide, crisi auto, vendite al 150%, io guardo la realtà. Ristoranti pieni, telefonini sempre in funzione (40 milioni in Italia) ben vestiti, disoccupati in macchina, alberghi pieni. Non vedo morti per fame sulla strada ma cosiddetti mendicanti al bar (io faccio da sempre colazione a casa con caffè e latte e pane! si pane e non brioche)mi spiegate come è possibile che nel 2009 avremo un -4 e rotti per cento e nel 2010 un + o,1%? significa che improvvisamente recupereremo il 4,1%. diventeremo economica cinese con percentuali a 2 cifre? o sono le solide balle dei padreterni della UE che sta rompendo le balle? erpigna
Caro Franco, bisognerebbe spiegarlo agli economisti che puntano tutto sul consumo e sulla domanda.
Secondo loro basta regalare a tutti i cinesi i soldi per comprarsi una bottiglia di Coca Cola, e magicamente ci ritroviamo una Cina che va a gonfie vele, in cui tutti possono permettersi una lattina al giorno.
Oppure, per parlare di Pil, basterebbe, ad esempio, che tutti si indebitassero per comprare la lattina. I consumi salirebbero, il Pil salirebbe, e comincerebbe l’eden economico. Chissà perchè poi così va tutto a catafascio. Dev’essere colpa degli speculatori e dei paradisi fiscali.
La conversazione tra Ron Paul e quell’incapace (avevo in mente un’altra parola che comincia con la “i”) di Bernanke da l’n-esima testimonianza della fallacia della gestione della Fed e delle teorie economiche keynesiane su cui basa il suo operato.
Bernanke non ha mai bisogno di rispondere: lui ha ragione a prescindere, evade ogni domanda, e decide per tutti, con spocchia ed arroganza.
Non sembra il segretario del politburo, che impone con la forza a tutti quanti le sue idee scellerate e deliranti, senza neanche un briciolo di autocritica (le banche centrali sono infallibili, nessuno osa metterne in discussione l’operato, nonostante la cosa che ha maggiore potere sul sistema economico), senza neanche prendere in considerazione le critiche e le problematiche che gli vengono proposte?
Salve.
D’accordo Americo, la Cina ha un mercato interno enorme, spaventoso, se ogni cinese si beve uuna coca al giorno ci vuole uan produzzine giornaliera di un miliardo di Bottigli al giorno, senza contare tutta l’ìnfrastruttura necessaria, compresa quella del alluminio ue del vetro, fantastico.
Il guaio è che la maggior parte dei cinesi poverini loro, con i soldi che guadagnano, mica se la posso permettere una Cola al giorno.
Salutönen
Ho appena avuto conferma che mezzi SU si sono bevuti il cervello.
Qui (università, NIH, etc) son tutti euforici, costante adorazione al nostro presidente. Tra poche settimane verremo allagati da ingenti somme di $.
Stiamo scrivendo grants (richieste di finanziamento) nei quali ovviamente il PI deve dire che cosa farà, progetti, piani etc ma oltre a questo, udite udite:
dobbiamo contattare e farci fare preventivi dalle varie aziende che vendono strumentazione, reagenti etc. E fin qui tutto ok. Esse ci forniranno anche una previsione (Certificare? Sperare? Boo! ) sull’impatto (positivo?) che avranno questi soldi che noi investiremo comprando la loro merce. Devono dirci (sperare?) quante persone lavoreranno, a quante nuove assunzioni contribuiremo in questo modo, quantificare il beneficio all’umanità (americana ma non solo, siamo altruisti) insomma.
Non è folle?
Ora forse capisco perchè la borsa è in salita e il perchè dell’ottimismo.
In quel video che ho postato mi ha colpito l’ultimo minuto, nel quale l’uomo più potente al mondo dice, in modo abbastanza spiccio e chiaro (stranamente) che le politiche monetarie della FED non si toccano, non si discutono ne ora ne mai.
Già 3 banche han passato lo stress test secondo indiscrezioni di oggi, quindi niente ricapitalizzazioni, sprizzano di salute insomma. Vedremo domani il resto dei taroccamenti come ce lo presenteranno.
Sto veramente pensando al trasloco ad est (Cina-India, grazie Da Lama) o sud (Brasile), passando per casa prima.
Salve.
Vedi Francesco P, le Navi portacontenitori che vanno verso estremo oriente, sono si, cariche all’massino con containers, ma sono in prevalenza vuoti.
Lo sappiamo perche vediamo il loro pescaggio, che non è quello di una Nave a pieno carico, quelle che vediamo in TV nel Mar Rosso e presso le Coste somale sono tutte Navi semivuote.
Solo le petroliere che provengono dal Golfo Persico sono cariche al massimo.
Noi ci divertiamo a volte dicendo che i cinesi non si devono più preoccupare dell’aria pulita, perché tanto gliela portimo noi nei contenitori vuoti.
In realta questo gioco di parole fu riportato dalla Lloyd’s List di Londra, come coniata e detta da un Comandante tedesco di una Nave contenitori, al Pilota del Tamigi che lo assistiva a raggiungere il Mare aperto per andarsene poi verso la Cina.
Quella frase la pubblicarono oltre un anno fa.
Salutönen.
Stimato signor Foa, la sua incertezza é condivisa da tutti i “conoscenti”, le previsioni “ottimiste” hanno la loro importantissima giustificazione nel cercare di infondere desiderio di spendere in coloro che non sono disoccupati e cosí non peggiorare la situazione; le pessimiste sono fantasie, peró senza giustificazione.
La unica vera possibilitá di avvicinare il riavvio dell’economia mondiale é in Cina dove, se stimola il mercato imterno, fino ad ora sacrificato sull’altare dell’esportazione, esiste una posiibilitá reale di sviluppo di dimensioni enormi. Stiamo parlando di un miliardo di cittadini che fino ad ora non hanno consumato.
Salve.
Non lo so se succede anche a qualchùno altro, ma sfogliando il Giornale e il Blog, a volte mi capitano delle differenti layout d’ìmpaginatura.
Specialmente la finestra per i nostri interventi è più grande e quell’dannato “Aggiungi Commento” non solo è spostato tutto a sinistra, ma la fienstra è anche più larga.
Il Giornale poi scorre tutto su una pagina, a me piace, mi sembra più pratico e forse anche logico. (se verrà)
Salutönen.
Ho letto le due testimonianze entrambe interessanti ed apparentemente in contrasto fra loro.
Quella di Paolo Da Lama ci mostra i segnali di ripresa provenienti dall’Asia ed in particolare dalla Cina, quella Franco Parpaiola invece descrive una situazione di contrazione dei traffici marittimi, uno dei più affidabili indicatori del prossimo futuro economico.
Sono due facce della medaglia: crescita economica regionale del far east, sostenuta dalla domanda interna più che dall’export verso i mercati tradizionali del nord America e dell’Europa, e possibile prolungamento della crisi proprio nei paesi occidentali.
Per quanto riguarda l’attuale ripresa borsistica vi propongo un’osservazione. A inizio autunno 2007, quando le borse erano ai massimi, il rapporto P/E si manteneva a livelli storici; non c’era alcuna sopravvalutazione dei titoli azionari perché gli investimenti erano diretti verso la speculazione selvaggia sulle materie prime e sui prodotti strutturati. Con la crisi di liquidità gli investitori istituzionali hanno dovuto spesso vendere titoli “sani” ad un prezzo inferiore al loro valore teorico, accentuando il crollo delle borse. Certo, da allora gli utili sono diminuiti, ma non abbastanza da giustificare una perdita di valore di oltre il 50% a fronte di un vistoso calo dei tassi interbancari(non quelli per i clienti finali). Ora che la situazione della liquidità è migliorata grazie agli interventi statali e delle banche centrali ecco che le borse riprendono. Sta anche venendo anche meno l’interesse ad investimenti su strutturati, junk bond, ecc., a vantaggio degli investimenti tradizionali.
Sarà una ripresa duratura? Difficile dirlo. Sta di fatto che chi si occupa di economia reale in occidente nutre ancora dubbi sul futuro dei prossimi 12/18 mesi, nonostante che la pendenza della curva della recessione sia indubbiamente diminuita in questi ultimi mesi.
Anche i prezzi dei prodotti energetici stanno riprendendosi, ma questo avviene per i consumi asiatici e per il ritorno della liquidità più che per un’effettiva crescita delle economie occidentali. Ad esempio il totale dei prodotti petroliferi forniti è diminuito negli USA del 7,9% rispetto ad un anno fa, mentre le scorte commerciali sono aumentate del 12,8% e quelle strategiche del 2,5%. Questo significa soprattutto meno trasporti commerciali terresti, marittimo ed aerei.
Dalle crisi si è sempre usciti, ma come bisognerà vederlo perché stanno rapidamente cambiando gli scenari economici a favore del far east, come sono in rapida evoluzione i rapporti di forza fra paesi occidentali e le tante realtà presenti nel mondo, non solo la Cina.
Oggi secondo me è troppo presto per capire quali svolte si affermeranno e se è pur vero che alcuni segnali incoraggianti si iniziano a vedere, è anche vero che potremmo trovarci di fronte tanto ad una ripresa relativamente lunga, ma con un mondo dverso, quanto ad una ripresina effimera.
Saluti
Gentile bo.mario,
Gli italiani hanno pochi debiti in confronto con altri Paesi, sia al livello privato sia al livello di aziende. La diversificazione della produzione, sopratutto nel Nord, assicura ad Italia una posizione di forza nell’attuale crisi. Se parliamo di debito pubblico sono d’accordo, qui ci troviamo in una situazione per niente bella ma altri grandi Paesi europei (Germania, Francia, GB) sembrano messi peggio di noi.
Secondo me, la propensione al risparmio dell’italiano, la solidità delle Banche e la diversificazione della produzione (tenuta in gran parte sul territorio italiano dalle piccole e medie aziende) assicureranno una ripresa economica anticipata in Italia e non mi stupirò se tra poco sentirei di aziende italiane che partiranno per lo shopping nel mondo.
Cordialmente, Dekebalos
Sabrina scrive:
Che piacere questa lettura del post e dei vari commenti. Di tutti il ciarpame che giornalmente trovo sui quotidiani, questo merita veramente lettura, tempo e meditazione.
Grazie
Sono d’accordo con Lei.Dato che non sono esperto di economia( ma in fondo chi è un esperto di economia, dato che questa crisi non l’aveva prevista nessun analista e nemmeno nostradamus), mi incuriosisce, e anche molto ,tutto il ciarpame senza pudore che sta ingolfando l’informazione in questi giorni.
Mi chiedo e chiedo ai gentili blogger e al Dott.Foa: Non è che ,dietro tutta questo chiasso mediatico a 360 gradi (internet, tv , giornali e radio), si nasconde qualche notizia ben più seria che è meglio tenere nascosta.?
Insomma , mi scuso per il parziale fuori tema ,ma gli spin doctor sono sbarcati anche in Italia per caso?
Saluti.
La soria che le borse valori salgano è sintomo che, in prospettiva, qualcosa di meglio verrà. Storicamente è stato così. Come faranno a risanare le economie è un rebus. Prendete l’Italia, dai comuni sino al governo centrale sono in debito. Anche i cittadini ovviamente. Mi figuro che all’estero sia così, se non peggio. Viviamo con i debiti e cosa risaniamo? Circoleranno più soldi perchè sono stampati e non perchè girano. Un saluto.
Ti sei deciso a farmi la traduzione??
Per rimettere in sesto il mio un pò sgangherato fisico,da ieri devo prendere una pastiglia lunga 2 cm,se mi va di traverso rischio di soffocare sai? Potresti rimanere vedovo.Fammi contenta dai,che sei bravo.
In Asia ci sarebbe, se ho capito una apparente ripresa, se si sta parlando della Cina, io immagino, forse sbagliando, che le banche americane, ultraindebitate con la Cina, stiano , con i soldi dei contribuenti americani, pagando i cinesi. Se così fosse…
Dove sono i segnali di ripresa? Onestamente credvo fosse una domanda retorica. Perchè si abbia vera ripresa è necessario che la economia riprenda in toto, se ci si illude che possano bastare i giochini di Marchionne o qualche marginale aiuto ai soliti noti, vuol dire che i nostri economisti della Grande Finanza, insieme a quelli che qualcuno chiama ID per industria decotta, si son davvero bevuto il cervello, pure vedo che continuano anegare credito ai piccoli -medi operatori, vedo che continuano in operazioni stranissime il cui risultato è impoverire il Paese, evidentemente secondo me , perseguono un indirizzo tutto loro ( giusto o sbagliato non è dato sapere) che comunque non contempla l’interesse del Paese , marginale allo scopo che si prefiggono, viene da immaginare che siano ancora dietro al cadavere della globalizzazione bancaria..non sentono il tanfo di morte di un progetto folle, tutti presi dall’arraffare il più possibile dagli stati, cioè da noi.
Scusi dott. Foa e scusate tutti voi blogger.
Forse non traspariva la mia ironia, ma l’idea che diffondere dati scarosanti e reali (e quindi imnprontati ad un “lecito” pessimismo) sia tipico dei sinistroidi, non l’ ho inventata io ma è l’attuale establishment a dirlo. Io ho solo cercato (male evidentemente) di ironizzarci su un po’. Chiedo venia.
Comunque, condivido la generalità delle analisi tendenti alla “foschia”, almeno sino al 2011.
Saluti a tutti e complimenti per l’educazione presente in questo spazio.
Cesare Lanella
Scusi dott. Foa e scusate tutti voi blogger.
Forse non traspariva la mia ironia, ma l’idea che diffondere dati scarosanti e reali (e quindi imnprontati ad un “lecito” pessimismo) sia tipico dei sinistroidi, non l’ ho inventata io ma è l’attuale establishment a dirlo (. Io ho solo cercato (male evidentemente) di ironizzarci su un po’. Chiedo venia.
Comunque, condivido la generalitò delle analisi tendenti alla “foschia” almeno sino al 2011.
Saluti a tutti e complimenti per la civiltà di questo spazio.
Cesare Lanella
La testimonianza di franco parpaiola è significativa e conferma le previsioni sui Pil in Europa e negli Usa, che saranno peggiori di quanto previsto solo due mesi fa. Meno crescita, significa meno utili. E allora come fanno le Borse a correre? Vedo problemi seri irrisolti, anzi in certi casi destinati a peggiorare e la testimonianza di Federico è, purtroppo significativa. Secondo l’avvocato Lanella questo è comunismo, confesso che non la seguo. Sono un liberale e in quanto tale rifiuto di mandare il cervello all’ammasso. Mi interrogo, cerco spiegazioni, magari sbagliandomi , ma sempre tentando di capire. Paolo da Lama, di ritorno dall’Asia, dice che lì le cose fanno meglio. Bene! Ma, gli chiedo: è uno sviluppo che può servire da traino per il resto del mondo? Ringrazio Sabrina per l’apprezzamento (benvenuta su questo blog!): come potrà verificare di persona questo è uno spazio che difende e incoraggia la libertà intellettuale, altro che comunismo…
Salve.
Prendendo come Barometro le exportazioni e inportazioni via Nave, vedo che sempre più unità vengono messe sotto sale, come diciamo noi.
Attualmente, in ordine sparso, c’è ne sono oltre un miglio all’ancora, stando alle previsioni quest’anno fino a tutto il 2010 stando alla Lloyd`s List, man mano che i contratti finiranno, se ne fermeranno altre 9.000.
Alla fine dell’anno calcolano nella sola Germania di avere 3,8 milioni di disoccupati.
Pensate, anni fa, senza la crisi i disoccupati erano 4,5 milioni,ora siamo sui 3 milioni, strani giochi aritmetici non vi pare?
Anche quì parlano di ripresa, ma vogliono nazionalizzare la Hipo Real Estate, e gli azionisti non se la sentonmo di vendere le loro quote allo Stato per 1,93€ l’una.
Quì le cose si mettono veramente male.
Nonostante tutte le filosofie di dottori del Woodoo economico,fino alla fine del 2011 non se ne parla proprio, almeno così dicono gli adetti ai lavori marittimi che stornano ordini di nuove unità nei Cantieri Navali del Mondo.
Una ripresa ci sara tra breve pero, la ripresa della corsa verso il fondo, dopo di che cominceranno a scavare, perche andrà ancora più ìn giù.
Almeno così dicono i guru del Mare da queste Bande e non son per niente dei filosofi ed tanto meno, proffesionisti del Woodoo economico.
Salutönen.
PS.
Vededte ancora tanti TIR in Autostrada?
Anche quello è un Barometro economico.
Egr. Dott. Foa,
oggi ho raggiunto una certezza. Lei è un Comunista perchè diffonde pessimismo.
L’ottimismo è di rigore. Chiunque si permetta di contestare l’assunto se ne assume la responsabilità e Lei ormai è della schiera. Se ne faccia una ragione. A giorni Le invieranno d’ufficio una bella tessera del PCI (ce ne saranno ancora?) autografata Togliatti e in allegato a questa, un libretto di Mao con in evidenza alcune memorabili frasi tipo quella relativa al colore del gatto.
Cordialità
Cesare Lanella
Molti economisti in America ed in Europa meditano sulla opportunità di istituire una commissione di inchiesta sulla falsariga della commissione Pecora che permise a Roosevelt di indagare sul crac del 29 e di realizzare la necessaria divisione tra Banche di investimento e banche commerciali , non solo, permise di statuire il principio che le tutte le Banche, comprese quelle centrali , non possono affatto commerciare senza regole, ma devono rispondere al governo ed alle esigenze della gente, basta banche che dettare legge ( e da noi spesso non seguono nemmeno le leggi che loro stesse hanno dettato)e fanno gli interessi di una oligarchia di finanzieri, insomma interessi privati .
Per ottenere questa divisione ed il rispetto delle leggi, necessita un organo di controllo, ma invocare la Banca d’Italia, mi spiace , ma va detto, è come chiedere al lupo di non mangiare le pecorelle.. tempo perso. Sappiamo tutti e il Premier non è uno sprovveduto, che azioniste della banca d’Italia sono le banche, il controllore ed il controllato coincidono, così non si va da nessuna parte, o meglio si va dove stiamo andando, nel baratro. Ma un premier poteva raccontarci apertis verbis la verità? Non lo so.
In Germania Wilhelm Hankel , economista, è stato capo del dipartimento capitali e prestiti del Ministero e direttore Tesoro tedesco sostiene la necessità di una nuova Commissione Pecora. “Abbiamo bisogno di una commissione indipendente, non di banchieri ma di revisori pubblici giurati, esperti contabili e naturalmente vecchi insegnanti di macroeconomia”, ha detto Hankel. “Tale commissione dovrebbe scrutinare, prima di tutto, la banca stessa, ma – e questo è più importante – che cosa accadrebbe veramente se tutte le nostre ‘Bad Banks’ [che il governo tedesco si appresta a varare, ndr], specialmente quelle nel settore privato, debbano farsi carico delle proprie perdite e se i pochi investimenti buoni di queste banche fossero trasferiti ad un nuovo istituto”.
Insomma una commissione, non di Banchieri, non di politici, non di affaristi, ma di gente che sa DOVE e COSA guardare nei bilanci delle nostre Banche, per esempio, per dire la cosa più banale, sapendo bene che riserverebbe non poche sorprese ed evidenzierebbe molte responsabilità, e davvero non vedo perché vi debba essere una genia di impuniti i cui danni dobbiamo pagare noi mandando un intero paese alla malora, forse è il momento del coraggio
Egr. Foa,
lei non si sbaglia sulla fotografia della situazione attuale, perchè in effetti siamo in uno scenario da “curva L”. Ma sui risultati a venire nutro qualche dubbio circa l’eccessivo pessimismo.
Non mi stupisco di quello amplificato ad arte dagli addetti ai lavori: fondi sovrani, hedge ed FMI in primis che presto dovranno venire a casa delle loro speculazioni (sempre esistite, da Adamo ed Eva).
Non mi stupisco altresì di quello alimentato magistralmente dai mass media.
Mi sono letto e riletto più volte la storia delle borse, delle loro fluttuazioni e studiato l’andamento delle economie reali nel corso dell’ultimo secolo: non ho trovato alcuna differenza rispetto al momento attuale. Questa crisi è, a livello macro, esattamente uguale a tutte le altre e come tutte le altre finirà. Cambia nella forma (evoluzione tecnologica, diversi strumenti finanziari, nuovi soggetti addetti ai lavori), ma non nella sostanza. E lo sa perchè finirà, ed anche a breve-medio termine? La risposta esatta, caro Foa, è contenuta del suo articolo del 27 aprile in merito alle disponibilità finanziarie della Cina prossima superpotenza e, aggiungo io, alle effervescenti economie dei paesi emergenti del sud-est asiatico. Si ripartirà dal traino dell’economia reale di quei paesi.
Sono tornato ieri dal mio periodico viaggio in Asia: tutti al lavoro il 1° maggio dopo un brindisi tra colleghi; aziende, negozi e buona parte degli uffici aperti anche la domenica; scarsa influenza dei sindacati, grattacieli che crescono e sistema di trasporti super efficiente; attività scolastica frenetica e selettiva, laureati che non aspettano il lavoro dal cielo ma si mettono subito all’opera anche nei lavori più umili, viaggiano e s’indebitano per investire; tasse basse, in alcuni casi irrisorie (Singapore).
Il loro sistema è alternativo a quello anglo sassone nel senso che trattasi di ultraliberismo sfrenato. Quello che noi europei denigriamo, mentre ci parliamo addosso di età pensionabile, giovani precari e diritti dei lavoratori.
Nel frattempo l’Asia, capitanata dalla Cina politicamente comunista, farà ripartire l’economia.
L’Europa patria del sociale patetico e frenante si adeguerà di conseguenza. Volente o nolente. Degli USA non parlo perchè non ho ancora capito cosa abbia in testa di fare l’incomprensibile Obama (aumenta le tasse alla fascia media e dà la caccia ai paradisi fiscali? Pazzo da legare!!).
Nel frattempo quella “L” si trasformerà in “U”.
Cordialmente.
Che piacere questa lettura del post e dei vari commenti. Di tutti il ciarpame che giornalmente trovo sui quotidiani, questo merita veramente lettura, tempo e meditazione.
Grazie
Gentile Foa,
Questo blog è fantastico, vale una scuola di economia !
Per quanto riguarda le sue osservazioni:
“Per Dekebalos: siamo sicuri che quelle siano certezze? Concordo con le sue considerazioni finali, ma forse il virus è già conosciuto: l’illusione dei grandi è che l’economia possa essere trainata nuovamente dal debito; con qualche regola in più, d’accordo, ma la filosofia è la stessa. Inoltre: siamo certi che i debiti tossici siano assorbibili dal sistema (anche includendo Pantalone)?”
… purtroppo si, le Banche hanno adesso la certezza che non saranno lasciate a fallire, che lo Stato è capace di tutte le azioni per raggiungere la stabilità e che il costo della crisi sarà scaricato sul pantalone.
Per i debiti / titoli tossici la questione è molto semplice: con un colpo di spugna (il cambio delle regole contabili) questi assets sono stati resi “invisibili” … e ci troviamo con dei utili pazzeschi delle banche che rischiavano 2 mesi fa il fallimento.
Poi è verissimo quello che dice mason.antonio, in Borsa ci sono dei player grandi e grossi che si appoggiano su dei algoritmi di trading che il povero trader comune non ha. Anche le informazioni a disposizione svantaggiano il privato in quanto le banche hanno dei uffici di analisi e di informazioni che le offrono un vantaggio non indifferente. Ci sono pochissimi privati che riescono a guadagnare in queste condizioni e comunque somme minime. Diciamo che chi opera dovrebbe già sapere questi rischi e attenersi alle regole di Baruch:
1. Non speculare a meno che non diventi la propria occupazione principale
2. Non dare ascolto a tutti quelli che sostengono di poter dare informazioni riservate e consigli
3. Prima di acquistare un titolo cercare tutte le informazioni sull’azienda e sugli utili
4. Non cercare di acquistare ai minimi e vendere ai massimi. Ci riescono solo i bugiardi.
5. Non cercare di avere sempre ragione. Se si è fatto un errore, recuperare le perdite il prima possibile.
6. Non comprare troppe azioni. Meglio investire in pochi titoli e tenerli sotto controllo.
7. Fare una verifica periodica degli investimenti.
8. Studiare la propria posizione fiscale per capire quando è meglio vendere
9. Tenere una parte del capitale liquido. Non investire mai tutto.
10. Non investire mai in tutti i settori, ma solo nei campi che si conoscono meglio.
Cordialmente, Dekebalos
Concordo con mason antonio : le borse non sono il mercato, ma solo una espressione del sistema economico; come dice Davide k : una derivata seconda!
Alle borse si rivolgono le aziende che non hanno patrimonio sufficiente per attingere al credito, aziende che intendono espandersi con forte rischio, aziende che affrontano mercati nuovi e fortemente instabili ( es. rischio politico), aziende la cui proprietà vuole pesarne il valore e prelevarne parti consistenti a titolo personale pur tenendone il controllo!
Chi fa del proprio palazzo una multiproprietà ha delle motivazioni simili a chi colloca in borsa la propria azienda.
Il segnale che arriva dall’industria è decisamente pesante. In media ci sono cali di fatturato che variano dal 20 al 40%. C’è stato lo stop alla discesa perché tutti erano sottoscorta e hanno dovuto approvvigionarsi del minimo necessario, ma, comunque, in maniera inferiore all’abituale. Ci sono ovviamente settori che non risentono del calo, ma che alla lunga pagheranno lo scotto maggiore.
La maggior parte delle aziende non può reggere cali di fatturato a due cifre fino a settembre, quando secondo Marcegaglia (affetta da virus berlusconiano ) inizierà la ripresa.
Questo a meno che lo Stato non si resetti il loro debito e si scambi la percentuale di minor fatturato con la stessa in inflazione. Credo che questa sia la strada che i nostri condottieri hanno in mente. Così facendo loro, pur impoverendo milioni di presone, resteranno saldi in sella e con la pancia piena!
So di aver una visione pessimistica delle cose, ma non mi viene voglia di cercare le fragole in un letamaio.
Caro Foa non sa quanto darei per risponderle che si sta sbagliando di grosso, ma purtroppo non è mia abitudine mentire e soprattutto in questo periodo non è mia abitudine essere ottimista. Io ancora non ho un lavoro, dopo più di un anno che mi sono laureato(una triennale, perc carità niente di che). Sto vivendo personalmente questa crisi e le spiego subito in che maniera. Nel 2008 riuscivo per lo meno a fare qualche colloquio con aziende o agenzie di lavoro. Quest anno zero. Ho tanti amici che lavorano e che ogni due per tre sono in cassaintegrazione, gente che non prende stipendio da mesi.
Ora mi dico come si fa a dire che il grosso della crisi sta passando?
Ieri ho visto(Dio mi perdoni) Porta a porta. Bè mi permetto di affermare senza nessuna presa politica veramente con assoluta oggettività, che è stato una vergogna, uno show da bagaglino, dove il nostro Presidente è riuscito a partire dal suo divorzio(che poi a noi che importa?) arrivando a fare una proclame politica dove riusciva a smentirsi da solo, dove sparava cifre inventate, percentuali fittizie, dove autocelebrava la sua personalità, il suo ego, dove si sentiva il padre migliore al mondo. Ha sostenuto che in Italia la crisi è psicologica, non esiste e subito dopo ha aggiunto che non bisogna stare a guardare ma lavorare ogni giorno per uscire da questa crisi…Ma sei hai appena detto che non c’è? Immagino che ha visto anche lei la trasmissione e le chiedo: Ho detto cose inventate? La prego mi dica di si….
Saluti
buongiorno,
Gli interventi di bo.mario e di Alberto sono un giro di lama nella ferita. oggi la crescita è debito (pubblico e privato) e i detentori di questo prezioso bene sono sempre loro: le banche internazionali. Curiosando tra gli stockholders delle maggiori compagnie internazionali trovo sottili intrecci e ramificazioni che confluiscono sempre nelle mani delle solite banche d’affari. E queste posseggono le società minerarie, le graniglie, sementi, giacimenti di diamanti e d’oro, news e media, assicurazioni, petrolio, sono nell’industria bellica, nella farmaceutica e via discorrendo, società che spesso fatturano 10 o più volte il gdp di intere nazioni, anche del primo mondo.
Chiedo allora ingenuamente: ma se i profitti maggiori arrivano generando debito, il controllo esercitato su queste multinazionali è da considerarsi wealth orienteted?
La crescita a due cifre cinese sta davvero portando benessere, e a chi?
Un testo economico che ritengo illuminante è la ‘jewish encyclopedia’ e meglio di qualunque altro scritto esplora la scalata della casa nobile dello scudo rosso dagli albori ai giorni nostri, dalla conquista della bank of England a quella di Svezia. Jekyll Island e Maastricht vedranno ancora gli stessi sottoscrittori autorizzarsi il monopolio della stampa. Forse queste divagazioni poco accademiche a molti risulteranno noiose e paranoiche ma quando una banca controlla la moneta di una nazione credo che manchino gli strumenti per calibrare e analizzare correttamente, sbaglio? Come il barone amava ripetere “ datemi il controllo del denaro di una nazione e poco importa chi la governerà”, da li a poco il figlio Nathan coronò il sogno di famiglia: “I don’t care wht puppet is placed on the throne of england to rule the empire, the man that controls britain’s money supply controls the british empire.
And I control the money supply.”
(per marina: non mi interessa quale burattino siederà sul trono d’inghilterra, colui che controlla la creazione del denaro britannico controlla l’impero. ed io controllo la stampa di denaro).
Io ho difficoltà ad esprimermi su questi suoi continui richiami alla crisi.
Semplicemente perchè salvare chi l’ha generata o comunque ne è stato artefice(banche), non depone bene per il futuro.
Mi aspetto il botto, senza sapere quando potrà essere.
Ma ai malati terminali, puoi “regalare” solo qualche breve periodo prima della fine…poi la fine arriva per tutti.
Chi legge nella ripresa attuale della borsa , un segno di ripresa dell’economia reale è un illuso o un completo disinformato.
Ringrazio anche io Mason Antonio che ha spiegato esattamente come funziona la borsa.
Forse un tempo la borsa che cresceva era veramente un indicatore di un economia in crescita.
Ma è da un pò che la borsa non è più un indicatore di economie in salute o in disgrazia.
La borsa è un LAVORO, n’è più, n’è meno.
Si è staccata dall’essere un espressione dell’economia reale, non c’entra più nulla.
Gruppi che hanno solo la finalità di guadagnare.
Gruppi a cui le azioni non rimandano il volto del proprietario(magari un povero cristo), ma per cui le azioni rappresentano solo un numero, da raddoppiare prima di sera magari.
Se poi quell’azione perde la metà, nulla di grave(per loro).
Domani si rimedia con un altra.
Forse questo rialzo della borsa è “manovrato” proprio da questi gruppi che cercano di riattirare capitali “spaventati e usciti”.
Per poi mazziarli tutti.
Aspetto con curiosità.
Ambrogio
Partiamo dal presupposto che non tutte le nazioni si trovano nella stessa situazione. L’Italia nel suo insieme bancario non credo sia tra le peggiori e così pure moltissime delle sue industrie e aziende artigiane sono positive. Il problema viene se si fermano le esportazioni, ed è per questo che il nostro governo, ben condotto, sta cercando nuovi mercati e nuove nicchie utili a tale scopo.
Ora molto dipende dalla situazione mondiale, ma nelle difficoltà chi parte bene è di solito avvantaggiato.
mentre scrivevo è arrivato il commento di mason antonio, che ringrazio. C’è una parte di verità in quel che scrive.
Dibattito sempre più interessante, grazie davvero. Guardando il video suggerito da Alberto ho ricavato l’impressione di una straordinaria inadeguatezza di Bernanke: sembra un omino che ripete frasi vuote mentre Ron Paul pone problemi concreti. Caro Savio futuro è un bene che la situazione appaia più positiva; il puntoper è: fino a quando? E su che basi? Le riflessioni di Colzani, Davide K, Francesco P, Giuseppe Caputo e bo.mario offrono motivi di preoccupazione. Ne aggiungo una: questa crisi è esplosa perchè le banche sono state autorizzate e incoraggiate a comportarsi come hedge funds. La lezione è stata imparata? La risposta purtroppo è no. Non sono stati posti limiti agli investimenti ad alto rischio da parte delle banche e la nuova ingegneria finanziaria anzichè essere ridimensionata è rimasta intatta e continua a crescere. Questo significa che alla prossima crisi le banche si troveranno di nuovo con una montagna di debiti tossici, mentre quelli attuali non sono ancora stati assorbiti e forse non lo saranno mai. Roubini continua a ritenere che molte banche siano insolventi. Io penso che ci potrà essere vera ripresa solo quando il sistema sarà di nuovo sano con ruoli definiti: le banche commerciali facciano le banche commerciali. E chi vuole scommettere scelga pure gli hedge ma senza rete e a questo putno senza danni per la società. Perchè se fallisce un hedge puro il prezzo lo pagano i sottoscrittori, ma se falliscono Bofa, Ubs e Citigroup il prezzo lo paghiamo tutti. E questo non va bene. La causa del problema, purtroppo, non è stata rimossa.
Quando si parla di sodi ,i conti si fanno con i numeri , senza numeri ogni discorso non ha alcun senso. Circa 300.000 Sono i contratti di borsa giornalieri in Italia . Di questi 300.000 l’ 80% sono costituiti da speculatori , banche società, fondi, pertanto in Italia su una popolazione di 60.000.000 di abitanti circa 60.000 italiani ogni giorno comprano titoli cioè 1 su 1000 agli altri 999 non importa o non sa nulla della borsa italiana. Eppure dal giornale radio ai mezzi di informazione non si parla d’ altro di borsa che sale che scende , borsa toro ,borsa orso,etc. Tutti le aziende quotate in borsa sono indebitate, quelle sane non si quotano, Queste aziende quotate e bisognerebbe aggiungere ogni volta la parola indebitate , perché alla fine il debito lo pagano gli azionisti, per rimanere in vita devono : pagare gli interessi alle banche , pagare gli interessi agli obbligazionisti, pagare i vari leasing, pagare le tasse allo stato , pagare tutti gli stipendi ed i contributi a tutti i dipendenti,operai, impiegati, dirigenti, rappresentanti, accantonare le liquidazioni per tutti i dipendenti,pagare le materie prime, i semilavorati, pagare i macchinari,pagare le spese per l’ energia elettrica, o, e gasolio, pagare le spese legali per gli insoluti e le contestazioni,pagare le spese di distribuzione del prodotto, pagare l’ affitto o il mutuo degli edifici ,più la relativa manutenzione e amministrazione, alla fine, appunto queste aziende indebitate, dovrebbero ricavare un utile da distribuire agli azionisti. Come si vede il debito , unica certezza , diceva il banchiere Cuccia, ammazza l’ azienda. E’ il debito che ha innescato la rivoluzione francese e le varie guerre.
Il gioco della borsa è sempre lo stesso una serie di rialzi, costruiti a tavolino dai detentori del pacchetto di comando delle azioni, ovvio banche Tramite societa’ cominciano a comperare i loro titoli e i titolti cominciano il rialzo mettendo coraggio ai piccoli investitori i quali all’ inizio ci guadagnano e si rallegrano con gli amici e parenti che a loro volta investono in borsa. Poi quando la raccolta è stata fatta comincia la fase di ribasso fino al tracollo. A questo punto sempre gli stessi manovratori, ricomperano i titoli che i piccoli risparmiatori vanno a vendere per paura di perdere tutto. Così l’ investimento si traduce in una perdita , a volte anche totale del risparmio . Egregio Foa fare previsioni è facilissimo ci guadagnano sempre gli stressi, banche, ci rimettono sempre gli stessi ,pantalone.
Trovo poco da aggiungere. Siamo in una condizione di stallo economico. Non sappiamo come uscire da tanti anni di gestione scriteriata. Tornare all’economia reale è cosa di non facile attuazione. La produzione deve generare ricchezza e non consumi. Calano i consumi e si ferma l’economia? vuol dire che è basata sul futile e quello non ha mai generato progresso. Reinventare l’economia reale già sarebbe qualcosa. Certo l’inizio di farlo con debiti non è la via migliore. Un saluto.
Di previsioni non ne saprei fare; sarebbero più fantasticherie che previsioni. Tutto potrebbere succedere, la valvola del rubinetto è in mano a pochi eletti.
Il “vero economista” non esiste, ne tantomeno il suo compito è quello di stabilizzare l’economia, come ci vogliono far credere. Ecco perchè a me non piace mettere nello stesso pentolone tutte le teorie.
Mises a differenza di tutti gli altri ha basato il suo impianto teorico sul “L’azione umana”, non su calcoli, grafici, modelli che potranno spiegare tendenze ma non sostanziali cambiamenti, la causa dei quali siamo solo noi ed il nostro potere decisionale. Per questo non prevede nessun tipo di meeting tra potenti per fronteggiare crisi, ne tanto meno pianificazioni di stampo bolscevico di alcun tipo. Come dice “It is always the individual who thinks, society does not think”, “there is joint action but not joint thinking”.
A questo punto non mi stupirei di veder un gran bel crollo, ma non mi stupirei neppure di mesi o qualche anno di relativa (falsa) stabilità. L’avremmo scampata per un pelo. Ma prima o poi il conto lo pagheremo, stavolta con dei bei interessi!
Quello che mi spaventa, oltre che banche etc, è la caccia alle tasse, ai paradisi fiscali, agli accordi anche a livello UE per una tassazione comune, un OPEC delle tasse come qualcuno già lo definisce. Nessuno che pensa a fare il contrario, imitare i paradisi fiscali e competere al ribasso; che tristezza.
Parlando di tassi, io ho letto di robe pazzesche, tipo -5%. E’possibile?
Se avete voglia di vedervi 6 min dell’odierna interrogazione Ron Paul vs Bernanke alla CNBC, non rimarrete delusi:
Lo scenario mi sembra di difficile interpretazione perché gli elementi sono estremamente intricati e sono aperti numerosi possibili sbocchi.
Se ci si limita a guardare un grafico di lungo periodo di SP500 si nota un’inversione di tendenza, accompagnata da buoni volumi. Peraltro graficamente non ha ancora compiuto un classico testa spalla, segno di una ripresa di qualche respiro. Ma anche nell’ipotesi più favorevole non riusciremmo a capire quanto duratura sia l’eventuale ripresa dei listini e se assisteremo ad un classico bear market rally od a qualcosa di più robusto.
La lettura in chiave borsistica mi sembra oggi la meno adatta per comprendere una crisi diversa da tutte le precedenti in cui l’elemento chiave è rappresentato dallo scoppio della bolla creditizia su cui si è basata l’economia mondiale dell’ultima quindicina di anni.
L’economia in questo lunghissimo arco di tempo si è retta sulla creazione di moneta tramite la leva implicita in determinati strumenti, alla progressiva distribuzione del rischio incorporato negli strutturati ed alla concessione del credito a clienti senza merito al fine di sostenere i consumi. Contemporaneamente abbiamo assistito ad un’enorme accumulazione di dollari da parte della Cina, dei fondi sovrani mediorientali e degli altri paesi asiatici dovuta a ragioni d’opportunità (export, ruolo di guardiano del M.O.- leggi stabilità delle forniture petrolifere assunto dagli USA, ecc.).
Ora questa crisi apre scenari completamente nuovi perché: a) finirà per ampliare il debito pubblico statunitense senza che ci siano forti motivazioni all’acquisto di dollari al di fuori delle logiche finanziarie;
b) modifica profondamente i volumi di scambi fra USA e Asia;
c) cambia significativamente il quadro geostrategico.
Quanto crescerà il debito pubblico USA? Non si riesce a vedere un limite perché i “buchi” del sistema finanziario sono di difficile stima ed il management è sempre lo stesso, l’industria presenta settori altamente compromessi ed in crisi di idee, l’amministrazione democratica deve pagare pedaggi ai tanti gruppi di pressione che ne hanno sostenuto l’elezione, ecc.
Quanti dollari assorbiranno ancora i tradizionali investitori? Difficile intuirlo.
Quanto ed in che direzione cambierà il quadro geostrategico? Lo sappiamo ancor meno perché la Cina diventa un competitor diretto degli USA sui mercati latino americani e stringe rapporti sempre più stretti con i paesi africani e perché l’amministrazione Obama sta compiendo svolte che aggiungono rischi ad una situazione già di per se in deterioramento.
Tutto è possibile, dalle prospettive moderatamente ottimistici a quelle di una nuova caduta fino a quelli drammatici. Sta di fatto che la situazione è molto differente alle altre crisi, ’29 compreso. Certo la L con la gobba è uno scenario possibile, ma potrebbe essere meglio come peggio. Difficile dirlo.
Mai come ora occorre considerare assieme tanti diversi aspetti finanziari, industriali, di approvvigionamento di risorse energetiche e naturali in genere, ma anche di sviluppi politici e militari.
Saluti
Caro Marcello, l’esistenza stessa di una banca centrale è una cosa contraria al libero mercato.
Avere qualcuno che “crea” soldi al fine di modificare le decisioni che verrebbero prese in un mercato libero è l’antitesi di quest’ultimo. Dice bene: è una cosa bolscevica.
Decine, centinaia di milioni di persone, cioè il mercato, fanno le proprie valutazioni su quanto spendere, quanto investire, quanto risparmiare, e su come farlo. Poi arriva qualcuno dall’alto che dice che invece devono fare diversamente, perchè così non perseguono il “bene comune”, ed impone la propria visione con la forza. Assumendo implicitamente, o proprio esplicitamente, che queste centinaia di milioni di persone, scegliendo liberamente, praticamente si suiciderebbero in massa.
Questo in un modo subdolo, perchè lo fa cambiando letteralmente le carte in tavola, cambiando i prezzi, cambiando la convenienza economica stessa delle operazioni. Non c’è bisogno dei fucili.
Due parole sul circolo perverso di inflazione e tassi reali negativi. Messi i tassi a 0, e non potendoli abbassare ulteriormente (diciamo al 3% per i clienti, ma un numero vale l’altro per capire il meccanismo), facciamo finta di partire da una situazione in cui i prezzi e la quantità di moneta rimangono stabili nel tempo. Ciò che compro oggi con 100 dollari, lo posso comprare anche tra un anno. Mi conviene investire 100 dollari se tra un anno saranno più di 103 (sia che prenda a prestito che come costo opportunità, facendo l’irrealistica ipotesi che tassi attivi e passivi siano gli stessi), cioè con un rendimento reale del 3%, che in effetti sarebbe nuova ricchezza reale creata con l’operazione.
Poi arrivano i geni del quantitative easing, che oggi va tanto di moda, e si mettono a creare denaro mettendolo in circolo comprando titoli di stato. Diciamo che riescono in tal modo a creare prima aspettative di inflazione e col tempo inflazione vera e propria. Tra un anno ci vogliono 110 dollari per acquistare ciò che oggi acquisto con 100. Il calcolo economico è palesemente alterato.
Io posso oggi prendere a prestito 100 dollari, investirli, e trovarmi, in ipotesi di ottenere un rendimento reale nullo (un investimento inutile) tra un anno qualcosa che ne vale 110, dovendone restituire però solo 103. Ne guadagno quindi 7, che ovviamente non sono nuova ricchezza creata per magia da chissà chi (io non sono stato) ma ricchezza rubata a qualcun altro. Fino a che punto mi conviene prendere a prestito? Fino a che il mio guadagno non arriva a 0, cioè con rendimenti reali negativi sempre più alti. Ad esempio, potrei investire in qualcosa che, in termini reali, oggi vale 100 e tra un anno mi restituisce 95, distruggendo ricchezza reale per 5. Prendo a prestito 100 dollari, tra un anno ho 95 reali che però con l’inflazione creata diventano 104.5 dollari, pago i 3 dollari di interessi, restituisco i 100, e mi rimangono in tasca 1.5 dollari di guadagno: giusta ricompensa per aver distrutto ricchezza.
I geni delle banche centrali, in altre parole, rendono economicamente conveniente distruggere ricchezza, inducendo la gente a farlo, perchè in tal modo l’economia “gira”, la gente “spende” ed “investe”, ci sono meno disoccupati (quelli impiegati nell’investimento), il pil taroccando i prezzi si troverà il modo di farlo sembrare in salita, a beneficio anche dei conti pubblici (basta dire che ciò che interessa va fuori dal paniere dei beni di consumo, e che invece va incluso tra gli asset: quindi se sale di prezzo non solo non è la brutta inflazione, ma è una cosa positiva perchè aumenta lo stock di ricchezza).
Per i mercati non mi azzardo a fare previsioni, però volendo fare anch’io l’oroscopo direi, a naso, che nei prossimi mesi si andrà su e giù. Immagino che avremo ancora un po’ di euforia (1-2 mesi), poi quest’estate, complice il voler liquidare molte posizioni per andare in vacanza più sereni, si ricomincerà a scendere (immagino che qualche dato che oggi sembra bello sembrerà invece brutto). Poi chissà, aspettiamo a vedere come si mettono le cose tra qualche mese.
Buonasera,
decisamente la matematica ci dice una cosa mentre la carta stampata ci vuol far credere altro e siccome non credo che a goevrnarci ci siano degli incompetenti, devo assumere che le controtendenze attuate mirino a tutt’altro che il suicidio econmico;
gerald celente vede riots, guerra, centralizzazione dei poteri e delle banke, fine del dollaro e degli states come li conosciamo ma naturalmente egli non è un economista ma un moderno nostradamus poco credibile, ma anche poco credibili sono i recenti rallies del djia – nei mesi successivi il ’29 il dj segnò il più alto numero di rallies accompagnati da euforia ed ottimismo da parte di carta stampata e politicanti, gli anni che seguirono li conosciamo.
marista pochi giorni fa mi fece crescere il dubbio se dietro tutto il chiasso e la polvere sollevata da teorie economiche non si nasconda qualcosa di pi u’difficile comprensione. che si produca ciarpame o beni utili, alle scuole economiche poco importa e paradossalmente il mondo funziona bene (o male secondo l’angolazione) sia che si applichi keynes o che si applichi mises, smith o marx.
non sono un economista e umilmente mi rimetto ai preparati studiosi in materia del blog, ma nella mia miope visione vedo il mondo governato non da ferree leggi scientifiche ma da programmatiche azioni geopolitiche. fra pochi giorni gli uomini più influenti del pianeta si troveranno assieme ai banchieri internazionali per una 4 giorni in quel di vouliagmeni in grecia e quello che è sconcertante non è il basso profilo o la mancata diffusione mediatica dell’evento, ma la totale segretezza tenuta dagli esponenti politici verso i propri ‘sudditi’(per usare un conio del buon davidek), quanto sarà deciso nelle lussuose sale del nafsika astir palace mai verrà riportatoci da mr draghi, mr geithner o mr mandelson.
effettivamente mi sembra che il termine bolscevico sia il più conforme alla realtà.
cordialmente
questo post mi sembra interessante ma non lo condivido… a me sembra che purtroppo oggi i mercati siano fatti in parte di esperti e in parte di gente comune che investe… e questi sono estremamente suggestionabili. E quindi quando avvenne la crisi, molti vendettero azioni anche di imprese che andavano bene, per cui si aveva il paradosso che aziende sane crollavano in borsa. Ci ricordiamo di tutto questo no? E oggi avviene lo stesso. Purtroppo il mercato, a mio avviso, non è piu’ il temrometro delle imprese, ma in situazioni come queste è il termometro delle pulsioni emotive, o almeno in parte. Almeno adesso questa irrazinalità sta riportando le cose in positivo, quindi non starei troppo a criticarla; anche perchè in realtà non credo che la borsa e l’economia rappresenti la situazione reale, ma sia inferiore, per cui almeno le cose tornerebbero un po’ al loro giusto posto.
Non voglio cadere nella tentazione di fare l’oroscopo.Negli ultimi mesi ce ne sono stati tanti a cura di maghi e fattucchiere che si annidano in tutti gli organismi istituzionali che avrebbero dovuto prevenire situazioni di crisi.Non si sono avuti il coraggio o la forza di azzerare tutto mandando a casa managers ed amministratori il chè dimostra la collusione tra potere politico e finanziario ed il risultato è che non avendo cambiato i suonatori, la musica resta la stessa.Parlare di titoli tossici, stress test, rappresentazione grafica della crisi, andamento dei listini è mero e sterile esercizio accademico che giova solo a chi conduce ed ha condotto i giochi.Si sta verificando un altro corto circuito dovuto agli amministratori – sempre gli stessi – che reclamano al proprio management risultati e da questo vengono accontentati. Il parco buoi? Rumina!
Ottimi commenti, grazie davide K e Dekebalos! A Davide K chiedo: ma questi comportamenti da parte di una banca centrale sono compatibili con l’economia di mercato? talvolta ho l’impressione che le logiche siano non solo stataliste, ma bolsceviche e che, come accadeva nell’Urss, la realtà venga negata e manipolata…. Riguardo la borsa la sua ipotesi è plausibile, soprattutto se si considerano che le esagerazioni sono costanti; ma come si deve comportare il risparmiatore? Qualcuno dice: è ora di comprare, i gestori più accorti sconsigliano con forza. Roubini continua a pensare che sia un bear rally ovvero il rialzo di un mercato che resta orientato al ribasso nel lungo periodo… Per Dekebalos: siamo sicuri che quelle siano certezze? Concordo con le sue considerazioni finali, ma forse il virus è già conosciuto: l’illusione dei grandi è che l’economia possa essere trainata nuovamente dal debito; con qualche regola in più, d’accordo, ma la filosofia è la stessa. Inoltre: siamo certi che i debiti tossici siano assorbibili dal sistema (anche includendo Pantalone)?
Una caratteristica di questa crisi è che parte dal mondo finanziario e borsistico, sul terreno preparato (Obama parlava di economia costruita sulla sabbia) dalla politica monetaria statunitense e dall’innesto insano tra il mondo politico e quello finanziario.
Le Banche avevano dei portafogli che non valevano nulla, costruiti usando la finanza creativa. Il mercato interbancario funzionava sulla fiducia, seguendo tutti le stesse regole viziate del gioco.
Ad un certo punto questa fiducia è sparita, tutti si sono resi conto che i mutui statunitensi hanno contribuito alla creazione de prodotti finanziari troppo rischiosi.
Le Banche hanno congelato il mercato interbancario di liquidità, la fiducia si è sciolta nel nulla.
Bush ha provato a fare pulizia (giustamente) seguendo le regole liberale, lasciando fallire i colpevoli. Solo che non si è reso conto della dimensione della crisi e del forte legame tra le banche, in tutto il mondo. Cosi, il fallimento di Lehman Brothers ha provocato un’onda d’urto che ha fatto molte vittime non solo negli Stati Uniti. Tutti dicevano: “se Lehman è fallita allora tutto può succedere”. Bush ha aumentato inconsapevolmente la diffidenza tra le Banche e il sentiment negativo delle Borse. Cosi’ queste sono crollate.
La crisi delle Banche si è manifestata con la restrizione del credito verso l’economia reale, provocando la recessione economica.
Il merito di Obama è che ha capito che la partenza deve avvenire dove si trovava l’anello debole; doveva ripartire tutto dalle Borse. Cosi’ come Greenspan ha iniettato liquidità nel sistema, Obama ha iniettato sia liquidità che notizie positive, a volte manipolate, costruite ad arte, con l’unico scopo di ribaltare il sentiment.
Le Borse non festeggiano i deboli segnali che arrivano dall’economia reale (indice ZEW in aumento, indice di fiducia ISAE in aumento ad aprile, aumento dell’inflazione, ecc) Questo è quello che i governanti vorrebbero che noi credessimo. Le Borse festeggiano le seguenti certezze:
1. la certezza che nessuna grande banca non sarà lasciata a fallire.
2. la certezza che lo Stato farà di tutto (farà cambiare anche le regole contabili) per salvare la situazione economica.
3. la certezza che le azioni intraprese saranno concertate tra tutti i Paesi industrializzati e nessuno (neanche la Cina) non disobbedirà al piano di salvataggio imposto dagli Stati Uniti.
4. la certezza che il conto (perché ci sarà un conto) sarà pagato, non dagli operatori borsistici, non dalla casta dei banchieri e manager, ma dal Pantalone (che non c’entra assolutamente niente con la Borsa)
Sarà sicuramente una crescita dei valori azionari in Borsa, almeno per un tempo. Quello che non si è capito ancora è che la prossima crisi non assomiglierà per niente a quelle passate. E’ come si prepara un antivirale senza conoscere quale sarà il prossimo virus.
Dobbiamo ammettere che l’umanità ha preso sempre delle misure dopo una crisi; e questo è positivo. Dopo la crisi del 1929 è nata la Conferenza di Bretton-Woods, il primo tassello della globalizzazione. Questo accordo ha avuto i suoi benefici (e se io scrivo su questo blog lo devo forse alla vittoria economica dell’Occidente sul comunismo) ma non ha impedito la crisi che stiamo vivendo.
Con l’attuale crisi sono cambiate le regole del gioco (vedi l’attacco ai fondi speculativi, le regole contabili, i paradisi fiscali, il ruolo aumentato del FMI, il ridimensionamento del dollaro) senza analizzare in profondità le cause reali. Si sono curati i sintomi, il paziente non ha più la febbre ma questo non vuol dire che sia guarito. Ma anche se fosse guarito, nessuno conosce di che tipo sarà il prossimo virus.
Cordialmente, Dekebalos
Personalmente ritengo che abbia ragione nel trovare ingiustificato questo ottimismo.
I segnali di ripresa? Non ci sono; semplicemente, come dice Phastidio (seconda citazione per lui dopo il “mark to phantasy”: complimenti per i nomi che riesce a dare alle cose), siamo nel regno della derivata seconda, e si gioisce per un semplice rallentamento del peggioramento. Nella speranza che il fondo sia vicino e si smetta di cadere. L’ottimismo verrebbe dal passare dall’ignoto, da un’economia in caduta libera senza sapere fino a che punto, a qualcosa di più conosciuto, ovvero dati molto negativi ma che si spera non lascino spazio ad ulteriori grosse sorprese. Anche se poi, come dice, per ora la “L” sembra la cosa più probabile. +0.10% è una previsione fatta tanto per metterci un + davanti.
Un appunto ed una considerazione:
l’appunto riguarda l’acquisto di titoli Usa da parte della Fed: non credo che lo stia facendo perchè manchi la domanda, ma per implementare la propria politica monetaria. Avendo portato i tassi di riferimento a breve a zero, e non avendo per ora il coraggio di portarli in negativo (magari sarebbe la volta buona che qualcuno si accorge di quanto siano criminali), acquistano titoli per aumentare la quantità di moneta (dopo aver portato il prezzo a 0, non si può fare molto altro per “stimolare” la domanda di soldi), far abbassare i tassi anche nella parte a lunga della curva, e creare un perverso meccanismo di inflazione con tassi reali negativi, teso a “stimolare” il sistema economico, anche se al prezzo di una distruzione di ricchezza reale. Ma questo per i burocrati non è un problema, come sappiamo.
La considerazione riguarda i mercati: che ora salgano è innegabile, mentre è più difficile capire quale sia il prezzo “giusto” date le condizioni.
Se fossero caduti troppo prima, scontando uno scenario futuro da apocalisse che per il momento non sembra doversi verificare (il rallentamento del pegggioramento di cui sopra)? E’ solo un’ipotesi, ovviamente.