Ma che cosa prevede esattamente il pacchetto sicurezza? Ecco i punti principali riguardanti l’immigrazione (fonti: agenzie di stampa e siti d’informazione):

L’IMMIGRAZIONE DIVENTA REATO. Il caposaldo della nuova normativa è il reato di ingresso in Italia senza permesso di soggiorno, punito con l’ammenda da 5.000 a 10.000 euro

NEI CENTRI FINO A 180 GIORNI - L’extracomunitario potrà rimanere nei Cie (Centri di identificazione ed espulsione) fino a 180 giorni. Ora il periodo è di due mesi.

TASSA DI 200 EURO PER AVERE CITTADINANZA – Per avere la cittadinanza si dovranno pagare 200 euro. Per il permesso di soggiorno invece la tassa sarà fissata dai ministeri dell’ Interno e dell’Economia tra gli 80 e i 200 euro.

CARCERE SE SI AFFITTA A CLANDESTINI – Si rischia il carcere fino a tre anni se si dà in alloggio o si affitta anche una stanza a stranieri che risultino irregolari al momento della stipula o del rinnovo del contratto di locazione. Ma ci deve essere un ingiusto profitto.

MATRIMONIO CON MUSULMANE
– Per sposare una donna musulmana l’italiano dovrebbe convertirsi. Con la norma introdotta basterà che, con quelle provenienti da alcuni Paesi con i quali si è raggiunta un’intesa, ci sia una dichiarazione anche dell’ambasciata che non risultino casi ostativi per riuscire a contrarre matrimonio. Senza bisogno di conversione.

REGISTRO DEI CLOCHARD
– I senza fissa dimora saranno schedati in apposito registro istituito presso il Viminale.

SÌ ALLE RONDE
– Associazioni di cittadini potranno segnalare alle forze dell’ordine situazioni di disagio sociale o di pericolo. Saranno iscritte in elenchi e prioritariamente dovranno essere formate da ex agenti.

PIÙ DIFFICILI LE NOZZE CON BADANTE – Lo straniero che sposa un cittadino italiano dovrà restare in Italia per almeno due anni prima di ottenere la cittadinanza. I tempi si dimezzano se nascono o se si adottano figli. 

PERMESSO DI SOGGIORNO E ATTI CIVILI. Il punto più controverso riguarda  quello secondo cui li stranieri dovranno esibire il permesso di soggiorno per “gli atti di stato civile o l’accesso a pubblici servizi”, sia pure con due eccezioni: l’iscrizione dei figli alla scuola dell’obbligo e l’accesso alle prestazioni sanitarie.  L’opposizione di centrosinistra e la chiesa cattolica sottolineano pesanti effetti: le madri irregolari non potranno iscrivere i figli all’anagrafe e quelle senza passaporto non potranno neanche riconoscerli, rendendoli adottabili. Inoltre, i clandestini saranno sempre a rischio di denuncia da parte di medici e presidi, anche se questi non sono tenuti a verificare la regolarità dei documenti.  Il governo risponde che la precedente legge Bossi-Fini prevede un permesso di soggiorno temporaneo per le donne che aspettano un bambino e ribadisce che il contrasto all’immigrazione clandestina richiede, per essere efficace, più severità, mitigata soltanto nel caso di salute e scuola.

Come spesso capita nel nostro Paese, molte di queste misure dopo qualche settimana non saranno applicate o lo saranno solo in parte. Lo scopo del pacchetto mi sembra sia non di trasformare l’Italia in un grande lager, come temuto da una certa sinistra, ma di arginare un fenomeno per molti versi fuori controllo, cambiando la percezione che questo sia il Paese dove tutto è possibile e dove si può vivere quasi indisturbati anche da clandestini. Ritengo sia un passo nella giusta direzione.

La Chiesa e alcune voci provenienti da molti schieramenti sostengono che il pacchetto sicurezza non prevede misure per l’integrazione. Tecnicamente ciò è quasi inevitabile, visto che si tratta di una legge sulla sicurezza (con misure contro la criminalità organizzata italiana) e non sull’immigrazione. Tuttavia la critica è fondata: fino ad oggi si è parlato solo di reprimere, mentre l’esperienza e il buon senso dimostrano che occorre predisporre una strategia per indurre gli stranieri già presenti sul territorio italiano e quelli che comunque arriveranno (grazie anche a Schenghen…), a inserirsi in modo armonioso e con spirito costruttivo nel nostro tessuto sociale.

Ben venga la severità, che finalmente corregge le sbandate sciaguratamente buoniste del duo Prodi-Amato , ma da sola non basta. E questo imporrà a breve nuove scelte, tutt’altro che semplici: quale modello intendiamo adottare? E in un’Italia socialmente indisciplinata  e con un forte divario, civico oltre che economico tra le regioni più povere quelle più ricche, è realistico pensare che una vera politica d’integrazione possa essere applicata?