Ma i giornalisti (e i lettori) sapranno cambiare?
E’ un tema che su questo blog abbiamo già affrontato, ma che diventa sempre più pressante. La crisi economica sta accelerando il processo di trasformazione dei giornali: diminuisce la pubblicità, calano (complessivamente) le copie vendute in edicola, aumenta la lettura (gratuita) su Internet. E le redazioni sono costrette a correre ai ripari, tagliando le collaborazioni, talvolta i compensi, riducendo gli organici.
In questo contesto ancora non s’intravvede un modello economico sostenibile. Si è creata una situazione paradossale: considerando le copie su carta e le edizioni on line i giornali non sono mai stati letti come ora. Ma faticano a mantenersi. Che cosa fare? A questa e ad altre domande risponde una ricerca svolta da Piero Macrì per l’Osservatorio europeo di giornalismo, un centro studi dell’ Università della Svizzera Italia che ho cofondato qualche anno fa. Lo studio è scaricabile liberamente, così come la sintesi analitica . Rilancio alcune conclusioni:
- La crisi non è transitoria, ma strutturale.
- Gli interventi statali a sostegno dell’editoria non sono sostenibili sul lungo periodo e non basteranno, da soli, a salvare il settore.
- Con il passare del tempo, il termine stampa è diventato sinonimo di giornalismo, la cui stessa parola è ereditata, appunto, dal giornale. Cio è anacronistico: il giornalismo del futuro sarà multimediale e fortemente interattivo; ma ciò richiede un cambiamento di mentalità che i giornalisti tendono a rifiutare e che nel lungo periodo rischia di essere fortemente autolesionista.
- Il web favorirà la moltiplicazione delle testate, accompagnate, però, da redazioni più snelle e flessibili. Solo così infatti l’informazione online può essere economicamente sostenibile. Ciò rappresenta una chance per i nuovi siti giornalistici e una sfida per quelle tradizionali.
- Il vecchio mondo editoriale era basato sul concetto di esclusività della testata, quello nuovo invece, proprio per il ruolo dei motori di ricerca e i tempi brevissimi di permanenza sul sito (tre minuti), favoriscono la logica opposta: quella della condivisione dei contenuti e della complementarietà fra le testate. Ma per coglierle tutti devono cambiare approccio: giornalisti, editori, pubblicitari.
Ne saranno capaci? Più passa il tempo e più ne dubito…. D’altronde dovrebbe cambiare approccio anche il pubblico, che ormai è abituato ad informarsi gratuitamente su Internet (nella stragrande maggioranza dei casi). Quanti lettori oggi sarebbero disposti a pagare, anche cifre simboliche, per accedere agli articoli pubblicati dalle grandi testate? Voi lo sareste?

gentile dottor Di Nardo, la ringrazio e ha tutta la mia comprensione. Ci risentiamo presto.
Gentilissimo dottor Foa
sabato 11 alla trasmissione Prima Pagina una signora ha parlato dei problemi dei familiari dei malati mentali. Domenica 12 ho cercato di contattarla ma purtroppo, visto che la mancanza di tempo non mi permesso di parlarle, le scrivo per informarla che il 28 c.m. a Roma verrà fondata una Associazione “ITACA-ROMA” i cui obiettivi principali sono: 1°) sensibilizzare l’opinione pubblica sui problemi che creano le malattie mentali ai colpiti ed ai loro familiari; 2°) aiutare i familiari dei malati mentali in ogni loro necessitatà morale, sociale, psicologica ed economica (ove possibile); 3°) aiutare i malati mentali a trovare l’ente più adatto a curarli e, soprattutto, dopo perchè ritrovino fiducia in se stessi e la loro personalità; una volta raggiunto questo obiettivo la nostra associazione si preoccuperà di aiutarli ad apprendere un lavoro a loro adatto (da noi già trovato tramite i nostri soci) e ad esso indirizzarli, seguendoli nel loro reinserimento sociale senza mai perderli di vista.
Come vede dottor Foa è un programma molto ambizioso ma non impossibile perchè già realizzato in 360 associazioni del nostro pianeta (l’iniziativa sotto il nome di club-house è partita a New York nel 1948 ed a Milano nel 1999) però, essendo noi di Roma all’aurora ci rivolgiamo a lei perchè abbiamo bisogno di tanto, tanto aiuto e le chiediamo: a chi possiamo rivogerci per trovare una sede, i fondi sia privati che pubblici e soprattutto come poter ottenere un po’ di pubblicità per ottere quanto sopra?
La ringrazio della sua cortese attenzione e le ricordo che, anche una sola goggia in questo oceano di necessità, sarà ben accetta.
La saluto cordialmente Maurizio Di Nardo
casa 06/70.49.52.58 – cell. 347/28.21.551
A mio parere un altro problema dell’editoria online in Italia è quello che per aprire un quotidiano di informazione via web, è d’obbligo effettuare procedure di registrazione, comunicazione ad autorità preposte, adempire speciali obblighi d’imposta. In aggiunta non ricordo se è anche passato in legge l’obbligo di avere iscritti all’ordine dei giornalisti. Siamo riusciti a sovraregolamentare anche lo strumento informatico e la sua possibilità d’accesso, dov’è il libero mercato?. Questo si traduce in costi e disincentivi a creare E-Zine e a trasforamare le redazioni in “snelle e sensibili” come suggerito dall’articolo. Secondo problema è quello di comprendere come mantenersi. Google basa gli introiti sulla “pubblicità” in cambio di servizi gratuiti: come dimostra il successo imprenditoriale delle TV di Berlusconi(senza canone), è un modello economico che regge anche in settori non web. Modelli alternativi sono quelli dell’abbonamento o quello pay per view. L’abbonamento implica che l’utente online accetti un determinato sito come fornitore principale del servizio “informativo”. Credo sia impopolare perchè con lo strumento online l’accesso a diversi quotidiani è sicuramente maggiore rispetto alla carta stampata. Pay per view invece potrebbe essere interessante, ma solo se si trova uno strumento intelligente per gestire i micropagamenti, senza pagare ogni volta comissioni, e senza pretendere che solo un articolo costi quasi come l’intera edizione stampata
la carta stampata mi serve come l’aria. Quindi non potrò mai fare a meno di giornali e libri. Inoltre il computer dopo un pò mi provoca bruciore agli occhi.
Ma come, nessuno è andato a “La Bagnaia”, nella splendida Siena per l’happyhour oggi?
Altro che Bilderberg!
Tutti nomi che contano nell’editoria del Belpaese si sono radunati… Elkann versione Murduch, Giordano di fianco a Calabresi, e poi De Bortoli, Mieli, Confalonieri, etc. C’erano tutti! Che cosa si saran detti in questo superconvegno?
Ho visto fiumi di brillantina (su Dagospia), ho letto sul Corriere gli acutissimi consigli sfornati da Piergaetano Marchetti così come pure quelli di Ceccherini. Meraviglioso.
Sapete invece a chi va meglio di tutti in questa crisi dell’editoria italiana?
A Travaglio e Grillo, loro il web lo stanno usando molto molto bene.
Fanno discutere, incuriosiscono, vendono fior di DVD e libri, spopolano in Youtube.
Nel BENE O nel MALE.
E si vocifera di un nuovo quotidiano firmato MT… Se la cosa è vera e andrà in porto, è meglio che i giornaloni con tanto di direttoroni al seguito si diano da fare.
Occhio che adesso mi arrivano insolenze solo per averli nominati (ho visto che Marcello ha trattato il tema mesi fa, li ho citati solo come esempio di successo mediatico a causa del web e dei nuovi sistemi di comunicare).
Si concordo con Parpaiola il giornalismo è scaduto a vile servilismo . La maggior parte dei giornalisti,non tutti per fortuna, sono ormai schiavi con la catena al collo ben tenuta saldamente dalle multinazionali . Mai nella storia vi è stata un’ informazione servile come oggigiorno .Cesare che era Cesare era amato ma anche criticato dalla plebe. Tacito critica duramente Tiberio e condanna Nerone , inoltre fa capire che deve scrivere certe cose per far piacere all’ imperatore. Insomma gli uomini con carattere sembra siano spariti da questa terra e il loro posto è stato preso da dei molluschi, meglio delle spugne, che assorbono,senza senso critico,mode,slogan,idiozie, per giunta false,dei vari Murdoch.
Non vedo un futuro nell’ informazione se non si fondano delle “accademie “ autogestite da persone di spiccata personalità e cultura
Il futuro dei giornali è nella distribuzione gratuita degli stessi,con un aumento considerevole della pubblicita’ annessa.
Salve
Anche da queste parti si fa strad la mania (o psicosi) dei bilderberg.
“Sarà”, commento un mio amico,”certo che son potenti, ma non sono immortali”. Agginse poi.
Di club del genere ne essitono un poco ovunque.
So what?
Difatti è così, non solo sono potenti, non solo, non sono immortali, ma sono anche dei grandi illusi.
Lasciateli che si riuniscano, che parlino, che si scombino pacche sulle Spalle.
Esiste ancora il Club dei nove d savi di Roma?
Una volta c’e n’erano quattro di amici al Bar che volevano cambiare il Mondo.
IL Mondo ha cambiato loro.
E i cinesi intanto per starsene zitti e buoni con l´economia americana hanno chiesto in cambio la Opel…
Salutönen.
La scorsa settimana ho letto un articolo molto interessante sull’argomento su ‘The Economist’. Mi pare fosse l’edizione del 9 di maggio. Per qualche motivo non riesco oggi a collegarmi col sito dell’economist, ma son sicuro che quell’articolo c’e’ anche sull’edizione on line, leggetevelo, e’ molto interessante. Mi pare si intitolasse ‘Tossed by the gale’ (scaraventato via dal vento)
Bilderberg, se ne scrive molto n questi giorni, per inciso in Grecia sei Italiani hanno confabulato in gran segreto chi sa di che :Franco Bernabè; Mario Draghi; John Elkan; Mario Monti; T. Padoa Schioppa; Romano Prodi.
Sono portatori di precisi e noti interessi economici, non so se sono “illuminati”, per me è illuminante che fossero lì in una riunine il cui contenuto è segreto, a prender forse decisioni in nome di se stessi senza essere stati autorizzati , nè votati da nessuno . da un sito di contro informazione riporto parte di un articolo:
L’esperto giornalista investigativo Jim Tucker ha svelato il programma del Bilderberg 2009, che racchiude il progetto per un Dipartimento Mondiale della Sanità e del Tesoro e una depressione abbreviata piuttosto che una prolungata flessione economica.
Partecipando all’Alex Jones Show, Tucker ha detto che l’ex primo ministro svedese nonché abituale partecipante al gruppo Bilderberg Carl Bildt, “ha tenuto un discorso nel quale appoggiava la trasformazione dell’OMS in un Dipartimento Mondiale della Sanità e la trasformazione dell’FMI in un Dipartimento Mondiale del Tesoro, entrambi naturalmente sotto l’egida delle Nazioni Unite.”
Tucker ha fatto notare che tali manovre rappresenterebbero dei passi enormi verso il governo mondiale che il Bilderberg si sta accingendo a realizzare ma il cui completamento, negli ultimi 10 anni, è sempre fallito.
Tucker ha spiegato che il Bilderberg è molto determinato nel porre l’accento sui problemi causati dalla crisi economica, oltre alla minaccia di una pandemia, come strumento per giustificare la centralizzazione del potere.
Secondo Tucker, Bildt ha parlato anche del riscaldamento globale nel contesto di una tassa a livello mondiale sulle emissioni di carbonio, da tempo una parte del programma del Bilderberg. Questa tassa globale, che verrebbe pagata direttamente alle Nazioni Unite, sarebbe introdotta in maniera graduale, innanzitutto come un’imposta appena percettibile alla pompa di benzina, prima di essere aumentata una volta perfezionata, ha detto Tucker.
In merito all’importante Trattato di Lisbona, che è stato messo al tappeto dopo la bocciatura dei cittadini irlandesi lo scorso anno, Tucker ha detto che il Bilderberg, per farlo approvare, sta pensando di inviare in segreto dei suoi rappresentanti in Irlanda per parlare con i leader politici locali. L’Unione Europea richiede che tutti gli stati membri ratifichino il Trattato prima della sua approvazione e ai cittadini irlandesi verrà di nuovo chiesto di votare un referendum alla fine di quest’anno, nonostante avessero già dato parere negativo al Trattato tredici mesi fa…..
Fantapolitica, forse, ma resta quanto su detto: perchè tanto segreto e accordi ed abboccamenti con personaggi di spicco nel mondo a cominciare dalla regina di Olanda, ministri economici e degli esteri di vari stati, banchieri ecc.. senza un imprimatur del Paese di origine?
davvero sembra una riunine di eccelsi cospiratori, se Tremonti li da per matti.. stiamo messi male, perchè son matti potenti
Egregio Foa, ringrazio per il link ‘wikipedia’ che trovo però miserino e superficiale (solo qualche mese fa la pagina dedicata alla bilderberg venne sfoltita di nomi e ipotetici legami con ex-nazi e irraggiungibili casati europei).
Lo scopo di questi non lo conosce nessuno ma poco tempo fa il visconte Etienne Davignon, attuale presidente Bild, riferendosi a questi misteriosi meeting si lasciò ad un commento per l’Observer: “ [it could] improve understanding’ on future action, in the same way it helped create the Euro in the 1990s “.
Il Sig Travaglio, e D’alema più pacatamente, sbeffeggiarono Tremonti (unico membro del governo attuale ad aver presenziato ad una riunione) quando il ministro denunciò il pian odi questi “ folli illuminati” di esrersi impossessati della world governance. (“Tutti questi Illuminati che governano l’economia, hanno getstito la crisi che c’è e che ci sarà e che continua e si aggrava e contagia, l’hanno gestita con gli strumenti vecchi e cioè dire, con la riduzione dei tassi d’interesse, con l’iniezione di liquidità. Non reagisce l’organismo, anzi, si sta ancora peggio. E’ cambiato il mondo, deve cambiare il governo del mondo.” G. Tremonti-annozero 6/3/2008).
Caro Dekebalos che Ceausescu sia stato terminato sono solo speculazioni così come l’improbabile invito ad unirsi al club.
cordialità
Salve,
Molto interessante il tema del Gruppo Bilderberg. La pressa rumena ha dato notizia dell’incontro di quest’anno ad Atena.
Il Gruppo ha provato ad attirare anche Ceausescu tra i suoi membri, nel 1971, ma ha ricevuto un rifiuto netto. C’è una teoria che afferma che il dittatore rumeno è stato eliminato proprio dal Gruppo, che si è riunito a gennaio 1989 con Gorbaciov (i rappresentanti della trilaterale: America-Henry Kissinger, Europa – Valery Giscard díEstaing, Asia – Yasuhiro Nakasone) Dopo questo incontro Gorbaciov avrebbe espresso i suoi dubbi (a Ceausescu) per la sopravvivenza del regime comunista rumeno, dopo 1989.
Perdonate questo off-topic, mi è sembrato interessante condividere queste informazioni, apprese dalla media rumena.
Cordialmente, Dekebalos
La domanda non mi sembra corretta, ma la risposta è
molto semplice. I lettori non hanno ”tutti” bisogno di
cambiare. Gran parte ”sono già cambiati” nel metodo di
lettura (gratuita on line) e nel ”modo” di leggere quanto
ricevono (cioè abboccano di meno). Quanto alle difficoltà
delle case editrici, è solo una copia di quanto avviene
per gli altri aspetti produttivi mondiali. L’auto ad es
ha una capacità di produzione sovradimensionata, e le case
automobilistiche sono troppe. Il tentativo di Marchionne
è la diminuzione degli addetti e la concentrazione dei
marchi. Perchè la stampa dovrebbe essere gestita in modo
diverso? perchè i giornali fanno opinione? o meglio perchè
inzuffano la testa dei deboli ed opprimono la libertà di
scelta? tranquilli la cosa continuerà ancora, i poveri di
mente ci saranno sempre.
Caro Colzani, lei ha ragione: non se n’è parlato. Evidentemente non c’era uno spin doctor incaricato di far sapere. D’altronde le regole del Club Bildergberg prevedono che i partecipanti non pubblichino o rivelino ciò che viene discusso. Gli atti vengono pubblicati dopo qualche mese, ma senza mai rivelare il nome di chi parla. E se la riservatezza è la regola è ovvio che i giornalisti vengano tenuti lontani. La domanda successiva. Ma cos’è il Bildenberg e a cosa serve davvero? Non ho mai indagato e dunque non posso esprimersi, wikipedia lo descrive così:http://it.wikipedia.org/wiki/Gruppo_Bilderberg
Caro Altieri,
le critiche sono sempre benvenute, specialmente se espresse con educazione, come fa lei. Lei scrive: “Mi pare che quando le interessa difendere le scelte di una certa parte politica si intende un po’ di tutto…” . La frase è insinuante e non proprio felice; comunque non mi sottraggo, come mia abitudine. Io scrivo questo blog da quasi due anni e generalmente è apprezzato perché libero. Non è un caso che venga letto da un pubblico molto composito. ci sono lettori di centrodestra, di di centrosinistra, liberisti, e statalisti, cattolici e anticattolici. Questo spiega perché i dibattiti siano così vivaci. Io ho una certa competenza su tre grandi argomenti: politica estera, comunicazione e economia internazionale. Scrivo un post sui temi italiani solo quando sento di avere qualcosa da dire: talvolta la mia opinione coincide con quella della maggioranza, talvolta no. Qualche esempio: quando è nato il Pdl ho scritto un post intitolato: ma il Pdl saprà darsi un’identità? in cui evidenziavo il rischio che il nuovo partito potesse finire come il Pd ( http://blog.ilgiornale.it/foa/2009/03/28/nasce-il-pdl-ma-sapra-darsi-unidentita/ ) o ancora in pieno caso Eluana ho scritto un post intitolato: ma il caso Eluana ci sta davvero a cuore? ( http://blog.ilgiornale.it/foa/2009/02/10/ma-il-caso-di-eluana-ci-sta-davvero-a-cuore/ ). E potrei continuare con tanti esempi. D’altronde capita che su questo blog alcuni critichino anche veementemente il Cavaliere o il governo: non li ho mai censurati. Io sono consapevole di avere molti difetti, ma mi sforzo sempre di non tradire un valore appreso da Montanelli e dai grandi del vecchio Giornale con cui ho avuto il privilegio di lavorare all’inizio della mia carriera: il buon senso e l’onestà intellettuale. Con un pizzico di umiltà.
Mi pare che le notizie sul web siano a metà strada fra la stampa e la televisione, come mezzo e come tipologia di consumo. Io sono uno snob che non guarda la tv e preferirei pagare qualcosa per leggere qualcosa di buono. Ma non credo che pagherei Murdoch. Già mi secca pagare il canone tv per pagare tutta la ciurma romana, le veline, i portalampade, i lampadati…
Auguri ai giornalisti. Li capisco. Io ho perso la mia amatissima professione grazie a internet, la globalizzazione e tutte le belle cose che il Progresso ci regala.
Salve tutti” sono sempre stato del parere ke tutto ha un limite;e negativo e positivo. Credo la carta stampata si stia emmergendo in quella negativa, e ki con intuizione l’ha capito,certo fa meglio intraprendere un’altra strada.Una domanda; se la carta stampata va su internet,avrà fondi statali? sinceramente sono x ciò ke avanza.Da me c’è un detto:( se non va la patata pianti la carota) e cos’ via.Ciao Marina,non sono un’esperto di malattie e tantomeno un scienzato,cerco con la my “intelligenzaintuitiva” di appunto intuire e capire come può svilupparsi una malattia.Credo il nostro corpo ha tutte le malattie,c’è a ki sciluppa e ki no, in ciò credo è complice;il cibo,l’ambiente e la vita ke uno sopporta durante il tragitto vivente.Credo ogni malattia ha più di una soluzione x vincerla,e se una mallattia resiste nei secoli è xkè non la si vuol contrastare e x colpa delle lobby e x colpa della politica ecc.ecc. Vedi,faccio un esempio pratico,se si ammazza un carabiniere,poliziotto ecc. ecc. al 99% trovano il colpevole e in pokissimo tempo, se a ciò avviene ad un civile non credo trovano mai ki è stato…Poi è sicuro ke se entrano i “ris” al 100% non trovano mai l’assassino ahahahahah sse vedemm gente.Marina attenta alla vitamina B17 è un veleno e le dosi devono esser minime e solo con consenso del medico.Anke mangiando i semi bisogna non esagerare 1-2 ok.Devo di ke le albikokke le mangio più volentiere ora meglio prevenire azz facendo le corna ahahahahahah…sse vedemm
Caro Foa,
mi scrive che non capisce la mia critica, si vede che mi sono spiegato male. La prossima volta mi impegnerò maggiormente. Comunque affermare: “E non essendo un esperto di giudiziaria né avendo mai seguito le traversie giudiziarie del Cavaliere ho preferito non commentare: se non ho una competenza e non ho nulla di originale da dire sto zitto. Questa è la mia regola, non solo sul caso Mills” mi sembra una stupidaggine, mi consenta il termine. Sul suo blog leggo in data 13 Maggio: “Il pacchetto sicurezza? Necessario ma non sufficiente…” e ancora il 7 Maggio: “E la sinistra continua a non capire…”. Mi pare che quando le interessa difendere le scelte di una certa parte politica si intende un po’ di tutto…
Mi corregga se mi sbaglio.
Grazie comunque per ospitare queste discussioni interessanti sul suo Blog.
buongiorno Foa,
anzitutto grazie per l’attenzione.
mi riferivo alla 4 giorni di Vouliagmeni, Athene dove dal 14 al 17 maggio scorso si sono ritrovati i 130 uomini più influenti del pianeta.
Draghi, Monti, Elkan, Bernabè, Padoa Schioppa (non confermato) e Prodi la rappresentativa…italiana della
Bilderberg.
cordialmente
Mi sono accorto di non aver risposto a due domande. Gentile Colzani,a quale meeting si riferisce? infine, caro Luigi Altieri non capisco il senso della sua critica: la ricerca dell’Osservatorio è stata pubblicata martedì e io mercoledì l’ho ripresa sul blog, perchè l’Osservatorio è una mia “creatura” e perchè ho curato la supervisione dello studio. Il caso Mills è stato al centro del dibattito politico per due giorni: lunedì e martedì ho viaggiato molto in auto e le radio, come Radio 24 e radio3 Rai, ne hanno parlato a lungo, molti giornali hanno dedicato pagine e pagine, tra cui il mio. E non essendo un esperto di giudiziaria né avendo mai seguito le traversie giudiziarie del Cavaliere ho preferito non commentare: se non ho una competenza e non ho nulla di originale da dire sto zitto. Questa è la mia regola, non solo sul caso Mills. Luca Beltrame, il problema della pubblicità non è solo tecnico. La ricerca dimostra come solo una piccola parte della pubblicità che abbandona la carta finisce sulle edizioni on line; inoltre costa molto meno e dunque rende poco agli editori che hanno bidogno di grandi volumi. Caro Franco, secondo me gli abbonamenti sono giustificati se offrono un valore aggiunto qualitativo, se invece parlano solo alla pancia del lettore o hanno un taglio molto popolare (vedi Bild zeitung) difficilmente potranno pretendere un pagamento.
Salve.
Langsam caro Marcello, andiamoci piano, non credo per niente che rispetto dal prima Internet ad oggi, le esigenze dei lettori siano cambiate.
Secondo me e cambiato solo il modo di vivere, anzi si è venuta a creare un’altra arena che ci fa vivacchiare più veloci, che ci prmette di informarsi da più fonti, e che ci confronta ancor di più con il prossimo, che “nei discorsi da Bar”.
Prima si parlava solo al Bar dove ci s’incontrava la sera, si leggevano i giornali e si discuteva, a differenza dei Blog, però, le combriccole dei lettori al Bar erano ben definite, a prescindere delle amicizie, secondo il “rango” sociale e professione che uno aveva.
“Ieri” se uno durante una discussione al Bar cominciava a raccontarmi con far da paternale, frottole “difficili”: prima, si sentiva “quatromadone”, poi se il malcapitato continuava e perseverava nella sua incoscienza, si prendeva quattro scappellotti, da far tremare anche il Campanile della Chiesa.
Una volta, fortunati loro, le diverse informazioni ed opinioni erano ben divise dalla lunghezza del banco al Bar, oggi, pur quanto di magnitudine planetaria, sono invece ridimensionate su uno schermo di 19 pollici, sul Tavolo o sulla scrivania di chiunque, Cristo che casino.
I Blog come tali appunto, hanno spazzato via i “ranghi” e hanno ammucchiato insieme diverse personalità, costringendole a confrontarsi, esaltando anche la vanità del singolo, in un paio di decimetri quadrati,
La vanita di molti pavoni che fa la variopinta ruota sulla tastiera rinchiusa nell’anonimato di uno schermo al plasma, poi fa il resto, roba da matt.
Ho letto anch’io il Blog di Mazzei, egli non ha certamente torto, quando dubita della serietà professionale di certi vostri colleghi, indubbiamente i fatti, gli danno ragione.
Se mi vado a guardare il degrado e lo spin praticato dal giornalismo tedesco, sia a livello Nazionale sia regionale, ci sarebbe da piangere.
Concordo però con Lei quando afferma che un giornale deve essere per forza di cose versatile, per le specializzazioni ci sono le vari testate, scientifiche, tecniche ed economiche che esse sono.
Dal lato finanziario credo veramente che una tantum, l’Anno sia d’uopo, quello strozzino di Feltri chiede 50 €, l’anno, penso proprio che uno di questi giorni glieli darò, difatti neanche Libero come del resto il Giornale, non si trova qui a Brema, d’altro canto però, devo ammettere che la versione Online è più comoda.
Il guaio è che se i piccoli ma buoni spariscono, allora si rischia di trovarsi sullo scherno solo degli spauracchi come il Ruppert Murdoch o Bild.
A quella epoca sarà veramente meglio legger il Corrierino dei piccoli e i lanci d’agenzia.
Salutönen.
PS.
Ieri nella città d’Aachen (Aquisgrana) il prof Andrea Riccardi della San Egidio fu insignito del Premio Carlo il Grande 2009.
Tutto si trasforma,la societá é in fermento! arrivano sempre piú novitá tecnologiche,che quasi ci si fá fatica a starle a passo!Viviamo in un periodo dei “new medie”!é qualcuno,in questo caso i giornali saranno sempre meno venduti,visto che abbiamo una finestra aperta sul mondo chiamata Internet!Non é giusto peró dire che leggiamo i giornali gratis?! Perché quando leggo “Il Gionale”sono assalito da un mucchio di pubblicitá che non da scampo!Questa é una forma di finanziamento che (io) individuo pago per potervi leggere!Inoltre bisogna farsi capaci che molti posti di lavoro saranno cosí distrutti ma altri nasceranno!Bisogna specializzarsi,rinnovarsi ed essere flessibili anche in altri settori chiamati “nuove tecnologie”! Inoltre le voglio far presente che l´aumento di pubblicita in Internet é aumentata del 50% in piú!Questo vuol dire che gli editori quadagnano piú quatrini in Internet che stampare é vendere giornali non Trova?
Per Marcello: la questione della pubblicita’ sul web e’ piuttosto complessa e ha radici “storiche”, cioe’ nel tempo (partendo dalla bolla delle dot-com attorno al 2000) si e’ fatta sempre piu’ invasiva in modo da praticamente costringere gli utenti a fare quel click che porta soldi al gestore del sito in questione.
Tuttavia, questa corsa sfrenata ha creato sistemi che:
- sono pesanti (sia per dimensione di scaricamento che occupazione delle risorse del PC)
- Arrivano a disturbare la lettura delle pagine (vd. articoli divisi in 15 pagine infarciti di pubblicita’. o finestre che si aprono sul testo)
- Possono anche dare severissimi problemi di sicurezza informatica (vedi negli ultimi mesi, infezioni di PC con sistema operativo Windows tramite vulnerabilita’ nel programma Adobe Flash, usato per molti contenuti interattivi e pubblicitari)
Da qui le persone piu’ smaliziate nell’uso dei PC hanno iniziato ad utilizzare sistemi che bloccano la pubblicita’ (la famosissima estensione AdBlock Plus per il browser Firefox, per esempio). Solo che cosi’ ovviamente chi vive di pubblicita’ non tira avanti.
La soluzione? A mio avviso, il 90% delle persone che visitano un determinato sito non cliccheranno ne’ pagheranno niente. Tuttavia, con contenuti di qualita’ e una certa massa critica, ci saranno persone che disabiliteranno volontariamente il blocco delle pubblicita’ per aiutare chi gestisce il tutto.
Grazie per questo dibattito una volta di più interessante e per me molto utile. Dai vostri commenti mi sembra emerga una considerazione condivisa: per pretendere il pagamento online, i giornali dovrebbero garantire un’informazione di qualità molto più alta rispetto a quella attuale. Condivido al 100%, lo studio di Macrì indica nella specializzazione una via quasi obbligata e accompagnata da un efficace rete di networking. Il giornale generalista invece garantisce di tutto un po’: e sei questo andava bene prima di internet ora il pubblico ha altre esigenze. Quanto alla pubblicità, evocata da davide k e da altri, lo studio dà risposte precise: è sufficiente solo per i siti piccoli… da qui l’angoscia delle grandi case editrice. In fine grazie a tutti per gli apprezzamenti a questo blog, che un po’ mi fanno arrossire, ma molto mi confortano…
Quanti lettori oggi sarebbero disposti a pagare, anche cifre simboliche, per accedere agli articoli pubblicati dalle grandi testate? Voi lo sareste?
Per cui, piu’ che pagare una grande testata,pagherei il singolo GIORNALISTA e la sua competenza specifica.Per leggere la sua opinione e confrontarla eventualmente con altri e farmi cosi’ la MIA IDEA.O almeno provarci.
Prendo in prestito, dal Sig Franco Parpaiola, il suo bel saluto tedesco.
Salutönen
Sarebbe bello pagare per contenuti di qualità, interviste inedite, interventi di giornalisti dove non vengono dette le solite banalità.
Un giornalismo di cucito su misura, dove posso abbonarmi ad aree di personale interesse; politica, economia, scienza etc. e magari dare solo il titolo e un paio di frasi per tutte le altre notizie; se queste mi incuriosiscono e per una volta decido di leggermele le pago un tot ad articolo.
Poi arriva il furbo di turno, abbonato, copia e incolla il testo e lo posta nel suo blog o nell’immensità della rete: il lavoro ed il guadagno derivante dal pagamento va a rotoli, o no?
Io sarei disposto a pagare solo per contenuti per cui ne valga la pena, che diano veramente valore aggiunto.
Il sito del Foglio, per esempio, da quando è diventato in parte a pagamento non lo guardo più. Anche Libero è a pagamento, e non lo compro. Diciamo che per pagare forse tanto vale comprarsi il giornale cartaceo. Non credo neanche che, ormai, la maggior parte dei giornali offrano degli approfondimenti di livello superiore a quelli di blogger vari (magari anche di giornalisti o quasi).
Ma la pubblicità su internet non sarebbe sufficiente, per molte cose? Qui per esempio non ne vedo, ma indubbiamente banner a dx ed a sx ci starebbero.
xxSabrina: avevo male intepretato la lettura, grazie per il chiarimento
Marina: siamo fuori argomento. Le dico solo che con una semplice ricerca su “tumor development” sulla banca dati PubMed si ottengono 156718 risultati. In parole povere, e’ un discorso molto complesso, lo spiegherei anche, ma come si e’ gia’ detto siamo fuori argomento.
Quanto al resto, perche’ tirare in ballo il Papa? Bazzico su Internet dal 1995, la mia non e’ certo una reazione da novita’, semplicemente un’osservazione fatta sul corso di questi anni, e perche’ in certi ambiti (quello informatico) ho visto questi problemi di veridicita’ delle notizie riaffiorare costantemente e in modo costante.
E’ facile mentire dal vivo, ma ancora piu’ facile farlo da Internet, e darsi una parvenza di autorita’ / oggettivita’.
Marista, condivido la sua opinione. MI riferivo appunto ai blog personali di questo fior di professionisti di cui parla Lei. E’ pacifico poi che in rete circoli di tutto. Come in tutte le cose bisogna cercare di distinguere lo straccio dalla seta. Cordialmente.
Per quanto riguarda la seconda parte del suo post che riguarda internet,mi sembra il papa sa?Anche lui ha detto :non fidatevi di internet perchè è il diavolo.
Scusi Luca Beltrame,mi può spiegare come nasce e si sviluppa il tumore? Tutte le malattie del corpo umano si sviluppano perchè calano le difese immunitarie.Per evitare le malattie bisognerebbe dunque rinforzare le difese,giusto? Ma se la chemio distrugge i globuli bianchi che sarebbero gli anticorpi(mi sembra di ricordare)come si fa a guarire?
Ti segnalo a proposito questo bel post di Marco Mazzei (che credo tu conosca), col quale concordo:
http://www.mazzei.milano.it/2009/05/19/pagare-per-le-news-certamente-ma-non-queste/
:-*
Il 21 aprile al post dal titolo: è nel blog il futuro del giornalismo? commentavo:
“I blog come l’orchestra youtube:incantano chi orecchia la notizia e, nel caso dell’orchestra, chi orecchia la musica.
Oggi c’è fame di eventi.Più che di nuova forma di giornalismo, mi sembra la rinascita dell’agorà dove ci si incontra, si commenta, si riferisce e si orientano, perchè no,le opinioni.Indubbiamente ci sono anche spunti interessanti ma da qui a todos caballeros ce ne passa.Certo l’ordine dei giornalisti è vigile per non farsi sfilare l’osso ma credo non corrano rischi.”
Mi sembra che il contenuto del post attuale sia analogo a quello citato e mi sento di aggiungere che il blog potrà forse coprire l’informazione locale – cito ad esempio blogolandia – ma non soppiantare la stampa come fino ad oggi la intendiamo.Commercialmente l’offerta di giornali può essere arricchita con quelli on line ma, per rinunciare al gusto dell’edicola, occorre che le notizie vengano date in tempo reale.
Ed è qui la rivoluzione della professione: subito la notizia (qualcosa più dell’agenzia) ed a seguire il commento se la notizia merita approfondimenti.
Marina: per favore, oltre ad essere fuori argomento, vediamo di evitare di dire quelle che sono come minimo inesattezze, e come massimo vere e proprie baggianate.
Quanto all’argomento del post: io non sono cosi’ contento che Internet stia soppiantando la carta stampata. La ragione? Internet, ancor piu’ di cio’ che c’e’ al di fuori, e’ il regno della menzogna, non nel senso che tutti dicano il falso, ma che e’ veramente facile mandare in giro notizie false. Ci sono esempi a non finire di siti che dicono il falso solo per attirare visitatori (per non parlare, per quanto riguarda i blog, della piaga costituita da spam e commenti pubblicitari automatici).
Il fenomeno e’ destinato ad aumentare (costo o non costo), specie con siti che valutano la bonta’ delle notizie sulla base delle reazioni dell’utenza, come Reddit o Digg.
XX Sabrina: ma davvero è convinta che nei blog ci sia il vero in assoluto, che i blog non siano condizionati dal convincimento politico di chi li scrive? Mi piacciono i blog, li leggo , vi partecipo , ma se voglio informarmi sui fatti nudi e crudi, ci sono i lanci di agenzia, se voglio approfondire, imparare, come dice lei, ci sono fior di professionisti che fa piacere leggere e a meno che non abbiano un blog personale, non so proprio come altro potrei leggerli se non su un giornale che sia on line o su carta.
Non è vero che basta riempire una pagina virtuale o no per essere giornalisti, e non basta neanche scrivere sufficentemente bene.
Per Damy
era quello che diceva il dott.Di Bella,il tumore va curato creando barriere intorno alle cellule tumorali.La chemio invece distrugge sia le cellule malate che quelle sane.Come può l’organismo umano combattere il maligno se distruggi il sano?? Ciao
Stimato Foa,
io sono disposto a pagare qualsiasi merce o servizio che contenga un valore universalmente e/o personalmente considerato tale. detto ciò:
È giusto che l’informazione sia privata? È giusto che sia di dominio pubblico?
Fatto è che, gratuito o meno, questo bene preziosissimo della società moderna è troppo facilmente strumentalizzabile e monopolizzabile.
Voglio credere, nonostante la mia irrazionale e sferzante critica verso i padroni dei media, che questi manipolatori dell’informazione internazionale agiscano nel bene comune dell’umanità bilanciando con sapienza tra l’oscuro e il riflettore quella che poi diverrà l’opinione pubblica.
Una domanda (libero di non rispondere): giorni addietro nessun giornale o tv news riportò di un importante meeting internazionale. La notizia era talmente irrilevante che nessun direttore se ne è preoccupato o la notizia era talmente scottante da non poter essere gestita senza compromettere la propria cadrega?
cordialmente
Per quanto mi riguarda, ho avuto l’abbonamento ad un noto quotidiano fino a 2 anni fa. Poi non l’ho più rinnovato a causa del contenuti sempre più legati a sterili polemiche, accuse sottili -più o meno velate- che rimbalzavano fra i vari personaggi politici, ed in generale, a causa del cattivo gusto e dalla poca serietà. Forse non era colpa del quotidiano in sé ma proprio del contenuto della ns. politica. Fatto sta che per ottenere la notizia scarna ora accedo a più siti di informazione, che non pagherei mai, mentre x ossigenare la mente e finalmente trovare materiale serio, su cui fare ragionamenti e anche IMPARARE, rivolgo la mia attenzione ai blog. Per questi sarei disposta a pagare. Se c’e’ professionalità, approfondimento e competenza è giusto che questa venga remunerata.
Tanto per fare degli esempi, di certo non voglio pagare articoli come “Che tristezza leggere solo un libro” che oggi trovo su “Il Giornale” , indipendentemente da chi abbia iniziato a stuzzicare chi, mentre pagherei per questo blog.
I contenuti dei quotidiani oggi sono la causa del loro male. Così come la televisione.
Non credo che tutta l’Italia sia in quei 30 milioni che guardano il Grande Fratello e che, anche per l’informazione, valga il solito discorso della maggioranza silenziosa, che non guarda più la TV e che si deve aggiustare, per fare ossigenare la sua mente, navigando.
Egr. Foa,
sinceramente, che sia costretto a leggere sulla carta stampata o su Internet, gratis o pagando, personalmente non mi tocca più di tanto (a parte la distruzione dei miei occhi sul video).
La cosa fondamentale è che il giornalista, in questa fase
storica di rivoluzione tecnologica a sfondo strutturale come giustamente dice lei, continui a fare il giornalista. Reperisca cioè la notizia sul campo. Invece sto notando un livellamento verso il basso della professione: troppi copia e incolla, troppe comodità dovute ad Internet che condizionano il giornalista facendogli confezionare parecchi prodotti di dubbia qualità.
Mi permetta Foa, non mi piace deviare dal post e non le voglio togliere il compito supremo di rispondere ai frequentatori del blog, soprattutto quando lei è direttamente chiamato in causa, ma mi perdonerà se anticipo una risposta alle fesserie dell’amico Luigi Altieri:
Caro Altieri:
è da ieri mattina che scrivo sui blog del Corriere della Sera (Beppe Severgnini) e della Stampa, quotidiani non certo berlusconiani. L’argomento era il caso Mills e descrivevo brevemente ma analiticamente le sciocchezze e le inesattezze della sentenza e soprattutto stigmatizzavo la propaganda ormai noiosa e inefficace degli ominicchi della nostra Sinistra italiana sull’orlo del baratro. Bene, sto attendendo ancora adesso la pubblicazione dei miei interventi, invano. Lei che ne pensa? Non sarà che in quelle “testate democratiche” vengono pubblicati solo interventi unidirezionali? E mi creda, il mio non è assolutamente un caso isolato. Ne racconterei a decine, miei, di altri amici e su svariati argomenti.
Stia ben tranquillo caro Altieri, che “i servi del padrone”
su questo blog non li trova, considerato che vengono pubblicati, da sempre, post in cui troverà i pensieri più difformi, anche pesanti e antigovernativi. Non noto, con stupore (sic), lo stesso atteggiamento nelle testate come Corsera, Repubblica, Stampa, Messaggero, ove notoriamente non esistono padroni delle ferriere, le notizie non sono guidate e dove i dibattiti sono improntati al pluralismo e al libero confronto… insomma sullo stile delle trasmissioni di Floris, Santoro, Lerner per intenderci.
Cordialmente.
Salve tutti! fuori argomento x Marina.Vai su http://www.disinformazione.it e trovi l’articolo sulla vitamina(B17)oltre a tanti altri articoli interessanti.Marina una domanda;il eravamo stupidi,erariferito anke a Foa? ahahahahahahah.comunque buona giornata a tutti sse vedemm..
Gentile Marcello,
Il giornalismo non è un mestiere auto-sufficiente. Come tutte le professioni nasce per soddisfare dei bisogni, per colmare delle richieste. Se leggiamo in questa chiave l’attuale situazione del giornalismo nel mondo arriviamo a conclusioni interessanti.
Come è cambiato il lettore negli ultimi anni ? Per prima cosa ha acquisito la possibilità di accedere all’internet, e questa è una conquista molto importante. Però è diventato anche più specializzato. E’ diventato sempre di più un “professionista”. Quindi, il lettore pagherebbe per leggere i giornali on-line ma , secondo me, non per leggere le notizie che le sente anche alla TV, ma per informarsi su tempi che li interessano in particolare.
Gli articoli pagati devono avere anche un livello di professionalità più elevata, con delle analisi / informazioni prodotte da specialisti nel campo e non da “generalisti”.
Questo discorso si applica, secondo me, alla maggior parte delle specializzazioni attuali: dalla medicina alla economia, dalla finanza alle scienze politiche, dall’informatica ai trasporti navali (ciao Franco !)
Le notizie “comune” devono continuare ad essere gratuite, altrimenti si toglie un importante canale che assicura la trasparenza della nostra società.
Cordialmente, Dekebalos
Molti giornalisti sono al servizio di poteri politici, molti lettori credono a quello che la maggior parte dei giornalisti dice loro. Internet è stato uno strumento arrivato in un momento opportuno. Ognuno diventa giornalista di se stesso, le notizie non possono essere più nascoste. Non credo che ci saranno persone disposte a pagare anche una cifra simbolica, per accedere agli articoli delle grandi testate. Con le sovvenzioni statali ai giornali, i cittadini già pagano la loro parte e questo ritengo sia assolutamente ingiusto. Un giornale dovrebbe vivere con i propri guadagni. Ad ogni modo, credo che se il giornalismo e la carta stampata non ritorni a riprendersi i suoi valori antichi non vivrà ancora a lungo. Negli ultimi anni le vendite dei quotidiani sono crollate. Forse quello che resiste ancora è la Gazzetta dello Sport…Ma lo sappiamo, gli italiani sono dei gran tifosi…L’informazione sta diventando ogni anno di livello più basso. Ma forse come dice lei signor Foa, la colpa è anche dei lettori, ai quali ormai sembra interessare solo dei matrimoni delle veline, piuttosto che le vacanze delle loro star preferite. I telegiornali sono pieni di queste assurdità, ma in fondo al pubblico piacciono. Io ho sempre pensato che se si vuole salvare un paese, bisogna riportare allo splendore massimo la sua cultura. La cultura italiana sta crollando, i giovani di oggi sono ignoranti, perchè ignoranti sono i professori. La Tv non produce nulla di buono, alcuni programmi interessanti vengono proposti in seconda serata, per lasciar spazio ad Amici e il Gf. I giornali mettono la cultura nelle ultime pagine. Il giornalismo dovrebbe insegnare, ma cosa sta insegnando ultimamente? Diceva Joseph Pulitzer “Una stampa cinica e mercenaria, prima o poi, creerà un pubblico ignobile”.
Non è forse quello che sta accadendo?
Saluti
Foa la maggior parte di noi è già cambiata. Alcuni giornalisti e qualche editore si comporta come un cane che gli levi l’osso. Democrazia come pluralità di voci? sarei d’accordo. Quello che manca è l’etica. Asserviti al potere di qualunque origine sia. Qualcuno ci prova con il processo Mills, ben venga la discussione. I giudici che hanno tessere di partito? mi pare un concetto che sarebbe bene sviscerare. ANM come un morto che cammina, un gost. Tornando al post bisogna prendere esempio dal passato e fare tabula rasa dell’impostazione fino ad ora tenuta. Soldi pubblici ai giornali? Non scherziamo più su questo argomento. Un circolo vizioso che sarebbe bene mettere nella giusta sede. In Italia ognuno può farsi un partito tanto si mantiene e ci guadagna pur non facendo niente di positivo. Se esiste un bianco ci deve essere un nero. La notizia è una, vera o fasulla e con internet sarà facile capirlo. Se qualcuno evoca Murdoch sarà bene che ci mediti perchè già è potente e per nulla democratico. Non abbiamo bisogno di un grande fratello. Ce ne abbiamo tanti.
Un saluto.
Pagare si, pagare no, non è cosa da prendere alla leggera, secondo me non è affatto detto che le decisioni prese da Murdoch vadano bene per tutti nella galassia della stampa e della informazione in genere, si rischia di respingere o perdere una quota di lettori che si rivolgeranno verso siti di dubbia qualità. Quanto poi è giusto fare pagare l’accesso ad un quotidiano? E non sarebbe riduttivo per chi non può permettersi che un accesso al dì? L’abitudine consolidata è quella come dice Foa, di accessi brevi diversificati su più siti, allora andrebbe pensato qualcosa che tenga conto di questa caratteristica dell’uso di internet, una specie di canone, ma lascio alla immaginazione il come verebbe tradotto nel Bel Paese un canone internet, una grossa quota saebbe niente altro che una nuova tassa, magari all’inizio una tassucella straordinaria piccola piccola per un buon motivo condivisibilissimo e di “solidarietà”..Immagino poi che nel conto si dovrà tener presente il mercato della pubblicità, variabile che immagino ancora poco chiara
Seguo con continuità il blog da qualche settimana, ed ero proprio curioso di sapere cosa avresti scritto oggi… Come la testata che ti ospita, come Studio Aperto, come gli altri giornali di regime, invece di parlare del caso Mills si discute del futuro del giornalismo.
Per fortuna che c’è internet e che ci sono siti che raccontano le notizie diversamente da come le televisioni ed i giornali del premier fanno.
I giornalisti se vogliono essere pagati devono essere al servizio della verità,non del potere politico,religioso o economico.Personalmente non sono disposta a pagare lo stipendio a giornalisti tipo Tornielli tanto per fare un nome a caso,che accanto al mio nome mette sempre sei in moderazione.Cancellando anche commenti scomodi al potere religioso.
Salve
Probabilmente, anzi ne sono convinto, che, se non la velocità di propagazione della notizia e le nostre abitudini quotidiane, a questo Mondo non è cambiato niente.
La verità, la menzogna, l’inganno sono sempre esistiti, i manzoniani pure, questi poi esistevano, ancor prima della nascita del Manzoni.
Nel giornalismo poi, l’adulazione ed il servilismo tipico degli scrivani di Ruppert Murdoch sono gli unici espedienti e forse l’unico modo di vivere che garantisca una vita sicura a chi e disposto a prostituirsi per un pezzo di pane, al di fuori della prostituzione corporea vera e propria.
Su quest’argomento proprio giorni fa il Giornale pübblico un bell’articolo di Gianni Pennacchi, su certi giornalisti stranieri in Italia, amanti della Dolce Vita in trattoria, e dello spin copiato da giornali italiani di sinistra, ai danni del belpaese inteso come popolo e governo.
Fantastico, bravo, di nuovo congratulazioni Signor Pennacchi.
È il giornalismo prezzolato alla Ruppert Murdoch (78 anni sposato con una di 40) che allontana chiunque abbia un po’ di buon senso civico e di rispetto personale. Personalmente mi guarderei bene dal pagare per leggere certe stupidaggini e calunnie, copiate da quattro giornalisti italiani imboscati nella sinistra italiana.
Come ad esempio lo fece il Frankfürter Allgemeinene Zeitung del 18 Maggio che per penna di Dark Schümer e di Tobia Piller dedica a Berlusconi addirittura due mezze pagine, piene d’allusioni frivole e di calunnie, facendo passare gli italiani che l’anno votato, quasi per degli idioti e quella ragazza che si vede guastare il suo 18. Compleanno da quattro bifolchi dell’alfabeto, per un neo soubrette e figlia illegittima.
Fu un mio amico tedesco a farmi notare qui articoli dicendomi che ormai anche le testate nazionali tedesche erano scese all’ultimo gradino della professionalità pari a Bild Zeitung.
A prescindere però dalla meschinità di certuni prostituiti del punto e virgola, votati allo scempio della loro integrità professionale e personale nel oltre Oceano e d’oltralpe, penso che il calo di vendite e di lettori sia dovuto anche ad un cambiamento radicale non solo delle nostre abitudini ma anche delle nostre attitudini.
Una volta si leggeva il giornale e si ascoltava la Radio, oggi viviamo più rapidamente, forse più intensamente, magari se qualcuno vuol fare il pignolo ed il saputello anche probabilmente più superficiale, le amicizie contano poco e il senso d’appartenenza, conta solo ancora tra i vecchi.
Anche il giornalismo si dovrà cambiare, meglio un paio di stagnini in più e un paio di giornalisti in meno, che leggere certe travagliate da masturbatore di professione della tastiera, che sa solo copiare o indicare siti web per cementare pensieri e discorsi che altrimenti non saprebbe formulare, figuriamoci poi di concepire.
Prima di poter chiedere un lecito tantum su internet bisogna che il Mondo giornalistico si riformi diventando più serio e dignitoso, libero d’idiozie politiche e votato solamente all’informazione veritiera, spetta ai lettori poi farsi poi un’opinione e magari discuterne con gli altri nei blog.
Solo allora sarei disposto a pagare, e trovo anche giusto che sia così, non prima.
Salutönen
L’ordine dei giornalisti é una semplice farsa burocratica senza condizionamenti di etica e di professionalitá, per cui é nato morto e la sua appartenenza non dovrebbe inorgoglire nessuno. Peró il giornalismo, specialmente quello di investigazione e di opinione, é vivissimo e non si limita al giornale ma si accomoda trionfalmente anche nella televisione. Internet offre solo informazione, nella sua maggioranza anonima, di scarsa qualitá e se ce n’è un poco di opinione. Il giornalista campeggia in quei pochi giornali che rimarranno, e spero non finanziati dallo Stato come in Italia, e sopratutto in settimanali di eccellenza come The Economist. Rimarranno solo pochi giornali nazionali e scompariranno quelli di partito e i fogli regionali perché con la globalizzazione l’orizzonte del lettore comprende oggi tutto il mondo. In fondo é un bene perché cosí la mediocritá sará marginata nell’Internet e la qualitá rimarrá nel mondo del gran giornale e della televisione.
Ho letto la sintesi, interessante.
Si, io pagherei per avere una stampa personalizzabile come quella on-line. Anzi, pagherei anche per accedere a certi blog.
Non vedo il perchè il giornalista debba lavorare gratis o per lo Stato.
Sarà una transizione lunga e dolorosa per molti, ma ricca di novità. In Italia quando la questione si farà veramente seria (ho letto dei super tagli al Corriere…) andrà in scena il solito, teatrino politico.
Murdoch fa strabene a far pagare.
Ho letto che lo farà entro 13 mesi. Se è vero, sarà in pole position anche stavolta rispetto ai 5-8 anni che lei cita. Lo fa non per manie di conquista del mondo o cose simili; semplicemente ci ha visto giusto anche stavolta. E se compra in Italia sarò ancora più felice, farà resuscitare questi morti che camminano.