Giovedì Barack Obama ha pronunciato un discorso molto importante, soprattutto nel preambolo in cui ha denunciato come la coscienza dell’America sia stata paralizzata da quella che ha definito “la stagione della paura“, durante la quale l’Amministrazione Bush, in nome della guerra al terrorismo, ha violato la Costituzione, autorizzando la tortura, i carceri speciali e soprattutto Guantanamo, che però anno finito per rafforzare l’odio verso gli Usa e di conseguenza il richiamo di Al Qaida su tanti giovani arabi. «Troppi di noi – repubblicani e democratici, politici, giornalisti, cittadini – sono rimasti in silenzio»,  ha dichiarato.

Una denuncia coraggiosa, che condivido: per troppo tempo negli Usa chiunque osasse criticare il governo veniva tacciato di essere patriottico o addirittura un amico di Bin Laden o di Saddam Hussein. Ora Barack Obama si è impegnato a combattere solennemente il terrorismo, ma ispirandosi alla condotta anche morale che ha permesso agli Usa di sconfiggere la Germania nazista e poi l’Unione Sovietica. «Se in guerra un soldato nemico veniva catturato, sapeva che l’esercito americano lo avrebbe trattato meglio che il governo del proprio Paese”. Era l’America che difendeva i diritti umani, applicava lo stato di diritto, rifiutava la tortura.

Ma è bastato che l’ex vicepresidente Dick Cheney lo attaccasse, con cinica abilità, per indurre il Congresso a un clamoroso dietrofront, come spiego in questo articolo. Obama ha dovuto subire la sua prima, cocente sconfitta politica. Sebbene 60 senatori su cento siano democratici, la Camera alta gli ha negato i fondi per chiudere Guantanamo con un risultato clamoroso: 90 a 6.

La sua straordinaria popolarità e il suo ascendente sul partito sono svaniti non appena il Congresso, e dunque l’America, sono stati chiamati ad affrontare un tema molto delicato come quello della sicurezza. Sono passati quasi otto anni dall’11 settembre ma l’America è ancora paralizzata dalla paura. E preferisce il mantra di Cheney al richiamo ai valori più autentici degli Usa.

Mi chiedo:  fino a quando potrà tradire i principi più autentici della sua storia, quella dei padri fondatori, preferendo la tortura allo stato di diritto? L’emergenza rischia di diventare perenne e questo non è un bene per una democrazia. O sbaglio?