Chi segue le vicende economiche ne è al corrente: negli Usa l’Amministrazione Obama sta preparando una riforma per regolare il mercato dei derivati. La prima bozza è stata presentata dal ministro del Tesoro Timothy Geithner qualche giorno fa. Ieri l’agenzia di stampa Bloomberg ha scoperto che le sue proposte sono molto simili a quelle inviate tre mesi fa prioprio al ministero del Tesoro da Goldman Sachs, JP Morgan, Credit Suisse e Barclays.  E uno degli effetti principali della nuova legge è quello di proteggere e anzi rafforzare le posizioni dominanti, ovviamente delle banche, nel mercato interbancario degli OTC.

La notizia è imbarazzante, ma in fondo per nulla sorprendente, perchè conferma che Geithner, come già spiegato più volte su questo blog, è legato a una certa finanza di Wall Street. E da tempo.  Il problema, però, a questo punto riguarda Obama: come può pretendere di riformare davvero il sistema economico americano, mantenendo al suo fianco personaggi visibilmente compromessi come Geithner e Summers? Tra i suoi consiglieri l’unico veramente saggio e libero di pensiero è l’ex governatore della Fed Paul Volcker, ma è anziano e isolato.

E se continua così, Obama verrà ricordato non come il presidente che ha scongiurato un nuovo ’29, ma come quello che ha perpetrato gli errori commessi nello scorso decennio ponendo le premesse per una nuova crisi; perchè la casta dei banchieri non ha imparato la lezione. E’ convinta che lo scivolone d’autunno sia stato un semplice incidente, per quanto brutale, ed è pronta a ricominciare, approfittando delle tante scappatoie permesse dalle pseudo riforme della Casa Bianca. E a pagarne il prezzo rischiamo di essere ancora una volta noi. 

Aggiornamento: il Wall Street Journal rivela che le banche vogliono usare i fondi dei contribuenti per comprare i titoli tossici emessi da loro stesse e benficiare così delle condizioni d’oro garantite da Geithner. Sono al contempo compratori e venditori con un solo risultato sicuro: lucrano a spese del cittadino. E Obama lascia fare…