In Italia la Turchia non è al centro di dibattito politico, perlomeno non in questo periodo, ma in Germania sì; soprattutto da quando la Merkel, d’intesa con Sarkozy, si è detta contraria all’adesione della Turchia all’Unione europea. Eppure in questi giorni anche in Germania il tema è sparito dal dibattito e su iniziativa proprio della Merkel, come spiega il New York Times in questa corrispondenza.

La cancelliera si è accorta che ben 690 mila degli oltre due milioni di turchi residenti, sono naturalizzati tedeschi e che le loro preferenze vanno al partito socialdemocratico e per i verdi. Ma a settembre si vota per le legislative e, come nel 2005, la Cdu-Csu e i liberali rischiano di non superare il 50% dei seggi. In settembre conterà ogni voto. Anche quello dei turchi; per questo la Merkel ha dato ordine di cancellare la parola Turchia dai comizi elettorali e, anzi, di iniziare a corteggiare un elettorato finora ignorato.

Potrebbero essere loro a decidere se la Germania avrà un governo di centro-destra o un’altra Grosse Koalition; a conferma che quando una minoranza diventa consistente riesce sovente a esercitare un potere di condizionamento politico superiore alla sua forza numerica. Oggi Berlino è costretta ad annacquare la sua posizione antiturca, fra non molto capiteranno situazioni analoghe in altri Paesi europei, come l’Italia, con l’elettorato di origine maghrebina o sudamericano.

Quanto tempo sarà necessario? Dieci, quindici anni? A vantaggio, com’è logico, della sinistra…