E ora chi difende i diritti umani in Cina? L’America no di certo. Bush aveva già abdicato la scorsa estate, in coincidenza con le Olimpiadi, Obama è terrorizzato all’idea che Pechino possa smettere di acquistare i Buoni del Tesoro americani e ha appena inviato Timothy Geithner in missione a Pechino, mentre Hillary Clinton si è limitata a un blandissimo appello alla trasparenza in occasione del ventennale della strage sulla piazza della Tien An Men. L’Europa è ben lieta di pensare ad altro. Così solo poche organizzazioni tengono alta le pressione sul fronte dei diritti umani, come Reporters sans frontières che, in un comunicato, denuncia la nuova misura adottata dal ministero dell’Informazione e della Tecnologia. Dal primo luglio 2009 Pechino obbligherà i fabbricanti di computer in Cina ad installare un software che permetterà di filtrare l’informazione considerata “malsana” dal Partito comunista cinese

Denominato “Green Dam” (sbarramento verde), questo software è necessario, secondo quanto hanno dichiarato le autorità, per bloccare i contenuti di natura pornografica. In realtà l’intenzione è politica. Reportères sans frontiers denuncia uno scenario degno del Grande Fratello. Dopo l’arresto di numerosi blogger dissidenti, ecco iniziata la sorveglianza integrata dei computer. Il filtraggio “alla cinese” oltrepasserà abbondantemente i confini dell’universo della pornografia on-line . Fino ad oggi, gli utenti cinesi potevano accedere ai siti bloccati grazie ad alcuni software che cortocircuitavano la censura governativa. Green Dam renderà implacabile la censura.

 Reporters sans frontiers esorta le imprese che fabbricano e vendono computer nel Paese a disobbedire alla direttiva. Ma è altamente improbabile che l’appello venga accolto: chi è disposto a rinunciare al mercato più grande del mondo.?

Questa decisione non preannuncia nulla di buono per la libertà di espressione su Internet“, scrive l’associazione che difende la libertà di stampa. Oggi in Cina, domani dove? Oscuri presagi…