Intendiamoci: la Casa Bianca da sempre tenta di favorire le società americane e utilizza i rapporti diplomatici privilegiati per ottenere commesse vantaggiose, anche in Paesi non propriamente democratici, come l’Arabia Saudita. La Francia da sempre è maestra in quest’arte e la Germania sa il fatto il suo. L’Italia per anni, invece, è risultata debole o inefficace. Berlusconi, come peraltro aveva cercato di fare Prodi, tenta di correggere la rotta. L’apertura a Gheddafi rientra in questa logica; ma è rischiosa per l’imprevidibilità del Colonnello, come abbiamo visto in queste ore, e come può confermare Sarkozy, il primo capo di Stato ad accogliere lo sdoganato leader libico e che subì a Parigi le sue bizze.

Sul piatto ci sono investimenti per 55 miliardi di dollari: 5 previsti dall’accordo di risarcimento per i danni coloniali (finanziati dall’Italia) e 50 che Gheddafi intende investire in un piano di rilancio industriale. Cifre molto allettanti, ma Tripoli intende approfittare del recente calo di Borsa per ampliare la propria partecipazione azionaria all’estero in un’ottica di lungo periodo. E il 90% degli investimenti finirà in Italia. Ad esempio in società come Eni, Enel, Telecom, e forse Impregilo, Generali, Mediobanca, Pirelli, la Roma calcio.

Il giro è chiaro: l’Italia acquista ogni anno gas e petrolio libici per oltre 15 miliardi di dollari, Gheddafi ha bisogno di diversificare gli investimenti finanziari e compra quote di società italiane, ma vuole modernizzare il Paese e si affida, prioritariamente alle nostre aziende, tra cui anche quelle di cui è azionista

La nostra industria si arricchisce e in tempi di crisi queste opportunità sono provvidenziali. Per coglierle bisogna, però, digerire gli show di Muhammar, che parallelamente aumenta la sua influenza nel nostro Paese. E l’Italia è già dipendente da Gheddafi: per il gas, per il petrolio e, ovviamente, per i clandestini africani che si ammassano in Libia nella speranza di attraversare il Mediterraneo. Da qui il dubbio: i vantaggi economici della ritrovata intesa con Tripoli sono evidenti, ma nel lungo periodo compensano i rischi indotti da un abbraccio troppo stretto (anche azionario) con un personaggio imprevedibile come Gheddafi?