In pochi giorni, un altro mondo. Molto diverso da quello auspicato da Barack Obama nei discorsi degli ultimi cinque mesi e culminato al Cairo con l’appello all’Islam. Il presidente americano era convinto che fosse sufficiente cambiare registro rispetto a Bush e desiderare ardentemente la pace per creare un nuovo clima internazionale. E invece scopre che:

1) In Iran ha vinto Ahmadinejahd e l’America non solo non vuole, ma nemmeo può far nulla per aiutare i giovani scesi nelle strade della capitale e di altre città. La prospettiva più realistica è che  Teheran non cambi rotta sull’atomica né verso Israle e i Paesi arabi sunniti.

2) La crisi con la Corea del Nord è molto grave per il sud-est asiatico, ma rischia di avere importanti riflessi proprio in Iran. Pyongyang possiede infatti la tecnologia e le risorse che Tehean cerca per accelerare la costruzione dell’atomica. Tra i due Paesi esistono da tempo accordi di cooperazione, mai interamente applicati, ma che ora potrebbero essere riscoperti e accelerati.

3) Il discorso del premier isralieno Netanyahu non rappresenta affatto un passo verso la pace auspicata da Obama, ma il suo opposto, perchè di fatto pone condizioni inaccettabili per i plaestinesi. La proposta israeliana è stata formulata con astuzia: avendo evitato di pronunciare un no secco si è posizionato per far ricadere sulla contropoarte la responsabilità dell’ennesimo fallimento.

4) La Russia sta approfittando del momento per riconquistare ampie zone d’influenza nello scacchiere euroasiatico. Ha riportato nella sua orbita d’influenza il Kirghizystan e l’Uzbekistan, ha convinto il Kazakistan e la Bielorussia a creare un’area di libero scambio alternativa al Wto, ha iniziato a vendere i Buoni del tesoro americani preferendo le nuove obbligazioni del Fmi, d’intesa con la Cina, per ridurre lo strapotere finanziario dell’America. E non rinuncia all’Ucraina.

Non bastano i buoni sentimenti per cambiare il mondo. E presto Obama dovrà cambiare registro, non fosse che per scacciare l’impressione che l’America sia diventata debole. Obama ne sarà capace? L’impressione è che per ora proceda a tentoni, senza aver elaborato un piano B. Se la politica della mano tesa non darà i risultati sperati, che farà Obama?