E ora che cosa si fa con l’Iran? Il quadro ormai è chiaro: il duo Khamenei-Ahmadinejahd ha vinto, gli studenti hanno perso. Ma sono chiare anche le ragioni del comportamento dell’America di Obama. Per giorni abbiamo pensato che la linea della prudenza fosse suggerita dal timore che un pronunciamento aperto avrebbe incoraggiato la repressione del regime. Ora sappiamo che il motivo principale era un altro: nel mese di maggio Obama ha inviato una lettera a Khamenei in cui non solo si limitava a formalizzare le proposte di dialogo, ma delineava una nuova era di pace e di collaborazione, inclusa una cogestione dei problemi dell’area del Golfo. Con incredibile leggerezza, la Casa Bianca ha insomma srotolato il tappeto rosso ai piedi dell’ala più intransigente del regime, senza nemmeno attendere le elezioni, che si sono svolte nel mese di giugno, e nella presunzione che nulla sarebbe cambiato a Teheran. Solo quando Khamenei ha iniziato ad accusare Washington di aver fomentato i disordini, Obama ha deciso di denunciare pubblicamente la repressione.

Ma le rivoluzioni popolari riescono quando sono pilotate da qualcuno o quando l’esercito passa dalla parte dei rivoltosi. A Teheran nessuno di questi due requisiti si è verificato. La rivolta era spontanea e i Guardiani della Rivoluzione, nonostante qualche defezione, hanno obbedito al regime. La svolta di Obama è giunta troppo tardi per rompere una dinamica ormai favorevole al regime.

L’America di Obama ha rivelato un’ingenuità sconcertante e ora è in grave imbarazzo. Come uscirne?

E’ giusto trattare, ignorando la repressione e l’inaffidabilità di un regime che non gode più di una legittimità popolare o bisogna ripristinare una linea dura sebbene senza giungere a un intervento militare? E come gestire le ricadute sugli altri Paesi del Golfo, a cominciare dall’Irak, dove gli iraniani manovrano la maggior parte delle milizie sciite e che, con il ritiro delle truppe Usa potrebbe sprofondare di nuovo nella guerra civile? D’altro canto come tenere a freno Israele ora più diffidente che mai?

Di certo se Obama non avesse forzato i tempi della distensione con l’Iran, oggi non si troverebbe in una situazione così intricata. Che guaio, Mr President….