Sul Giornale di oggi mi sono occupato della riforma sanitaria proposta da Obama. Un dato appare chiaro: da quando ha messo in cantiere le nuova legge il presidente americano ha perso 15 punti percentuali: il suo gradimento è sceso dal 70 al 45%.

L’attuale sistema è basato sulle assicurazioni private con due importanti eccezioni: il programma di salute per gli anziani (Medicare) e per i poveri (Medicaid) che sono a carico dello Stato, con costi elevatissimi: oltre 2.200 miliardi di dollari che in prospettiva sono destinati a raddoppiare. L’aspetto per noi più choccante è che oggi 48 milioni di americani sono senza copertura sanitaria e appartengono soprattutto alla classe media: non sono abbastanza poveri per richiedere Medicaid, ma non abbastanza ricchi per pagare polizze spesso salatissime.

Eppure, secondo i sondaggi, la maggior parte degli americani è contraria alla copertura universale, tipo quella europea e che Obama intende varare entro la fine dell’anno.

Su questo argomento è in corso una battaglia di spin molto intensa che vede schierati da una parte le assicurazioni private che stanno investendo milioni in una campagna di persuasione attraverso società di Pr, dall’altra il presidente ovvero il grande comunicatore.

Da qui due spunti di riflessione.

1) Il no degli americani alla copertura universale è culturale ovvero rispecchia ancora il concetto della responsabilità personale e l’avversione allo stato sociale o è influenzato in maniera decisiva dallo spin dell’industria sanitaria, che è implacabile? Il dubbio sorge considerando che prima delle elezioni, quando la propagnda delle assicurazioni era a bassa intensità, il 75% degli elettori era favorevole alla riforma, mentre ora i contrari superano il 50%. Gli interventi dei lettori “americani” di questo blog sono ovviamente benvenuti.

1) Ma la questione ha una valenza più ampia che riguarda anche noi europei. Nei Paesi industrializzati i costi della salute esplodono anche per l’invecchiamento della popolazione. In prospettiva la copertura medica estesa a tutti è sostenibile? E cosa rispondere ai liberisti che sostengono che dovremmo essere noi a imitare l’America riscoprendo la responsabilità individuale?

Ps Dante mi ha inviato questo schema che riassume la riforma di Obama. Limpidissima…