Il vertice sino-americano che si è appena concluso a Washington non ha permesso di raggiungere risultati concreti. Tante promesse, le solite promesse. Eppure passerà alla storica, perchè nel discorso pronunciato lunedì, Barack Obama ha di fatto offerto a Pechino una conduzione congiunta dei destini del mondo. «I destini del Ventunesimo secolo dipenderanno dalle relazioni tra i nostri due Paesi», ha affermato. Vero, ma fino a pochi mesi fa si supponeva che la guida sarebbe rimasta saldamente in mano agli Usa almeno fino al 2040. Invece Obama ha promosso la Cina sul campo con 30 anni d’anticipo. Il suo discorso infatti non era riferito a un futuro lontano, ma a quello vicino, vicinissimo, immediato.

Ha offerto e richiesto cooperazione in tutti i campi: commercio mondiale, riforma del sistema finanziario, clima, nuove tecnologie.  Ha messo la sordina a ogni critica. A due settimane dalle proteste degli uiguri musulmani e nonostante la storica amicizia con il Dalai Lama, si è limitato ad auspicare il «rispetto delle minoranze religiose ed etniche». In Cina, ovviamente «ma anche negli Stati Uniti». Equanime fino al ridicolo. Ha dichiarato che «le ultime crisi hanno messo in chiaro come le scelte all’interno dei nostri confini si riverberano in tutto il mondo e questo non è vero solo per New York e Seattle, ma anche per Shanghai e Shenzhen». Falso. La Cina  non è ancora una superpotenza e negli ultimi anni nessun fatto accaduto al suo interno ha condizionato la comunità internazionale, ad eccezione delle Olimpiadi. È ancora l’America a far notizia e a dare il tono al mondo.
Ma oggi gli Usa non possono fare a meno della Cina, che è il più grande sottoscrittore al mondo di Buoni del Tesoro americani. Anzi, ha sempre più bisogno della Cina: perché l’esplosione del debito pubblico americano  richiederà un intervento ancor più generoso da parte di Pechino, che però non crede più al dollaro come valuta di riferimento internazionale e sa di non poter più contare sui consumi americani come traino alla crescita economica.

L’America è debole, debolissima, sebbene ancora nominalmente molto più sviluppata dalla Cina.  E costretta a proporre un baratto inimmaginabile: il re americano si stringe sul trono e invita quello cinese accanto a lui, in cambio gli chiede di mettere mano al portafogli. Una svolta epocale, che però potrebbe riservare I cinesi sono strateghi raffinatissimi. Il loro obiettivo non è quello di ridare forza agli Usa, ma di indebolirli sempre di più, senza traumi, agendo nell’ombra, impercettibilmente. Vogliono addomesticare il gigante. E’ solo una questione di tempo. O sbaglio?