E ora che cosa facciamo in Afghanistan?
Ho seguito con crescente perplessità le elezioni in Afghanistan. Il dato positivo è che i talebani non sono riuscite a farle fallire e per l’Occidente è un successo indiscutibile, ma in una prospettiva più ampia ho l’impressione che l’intero processo elettorale sia poco credibile. Che senso ha far votare gli elettori in un Paese dove le donne continuano ad essere costrette a uscire col Burqa? Dove, in molte regioni, i signorotti locali hanno molto più potere del governo centrale? Dove chi vota intinge il proprio dito nell’inchiosto con il risultato che i talebano poi vanno in giro casa per casa punendo chi ha fatto il proprio dovere. Un Paese dove lo scrutinio è falsato da evidenti brogli, al punto che l’inviato americano Holbrooke se n’è lamentato con Karzai? E dove da due giorni non si hanno più notizie sullo spoglio, mentre Karazai e Abdullah trattano i futuri assetti politici e chissa cos’altro?
Comunque tra un po’ avremo un nuovo governo. Bene, ma l’Occidente ha deciso come risolvere la crisi afghana otto anni dopo l’invasione? Apparentemente no, Obama tentenna tra la soluzione soft ma moralmente inaccettabile (ovvero trattative con i talebani) e quella hard, ma densa di sacrifici (massicci rinforzi e operazioni di guerra prolungate).
Sun Tzu ne l’Arte della Guerra sostiene che un conflitto che si prolunga troppo nel tempo non è mai vittorioso. Strategicamente dal 2001 l’Occidente ha ottenuto un solo successo: ha evitato che il Paese tornasse ad essere una base di Al Qaida, ma su tutto il resto il bilancio è deludente.
Ritengo che sia giunto il momento per un chiarimento definitivo sul ruolo e gli obiettivi occidentali in Afghanistan. Vogliamo davvero vincere questa guerra? Anche a costo di combattere per altri 5-6 anni? E con quali truppe oltre a quelle americane? E con quali prospettive per una popolazione che dall’invasione sovietica patisce sofferenze e privazioni indicibili senza colpa?

Caro dr Marcello, mi permetto di postare sul suo blog un mio pezzo pubblicato su “l’Occidentale” il 14 febbraio di quest’anno: “Quando il regime [afgano] cadrà faremo i conti con i paesi che lo hanno sostenuto”, sperando di far cosa gradita.
Il termine ”Islamista”, cioè terrorista islamico, una volta mi fu contestato da un illustre navigatore di internet, ora me lo ritrovo pronunciato da un dissidente iraniano riferitomi in un incontro informale a un tavolo imbandito tra amici. Il mio interlocutore è il famoso trentaquattrenne Amir Abbas Fakhravar, figlio di un ufficiale dell’Air Force al tempo di Reza Palhavi, recluso varie volte nelle carceri dei mullah con l’accusa di sedizione e fuggito dall’ultima detenzione, dove avrebbe dovuto scontare la condanna di sette anni di isolamento sottoposto alla “tortura bianca”. Secondo Amnesty International è la peggiore tortura riservata a un oppositore del regime degli Ayatollah, dalla quale è impossibile uscirne vivo: una cella tutta dipinta di bianco, luce al neon perennemente accesa di giorno e di notte e cibo a base di riso.
Amir Abbas è riuscito a sopravvivere alla galera senza perdere la ragione ed a salvarsi dopo meno di un anno, in occasione di un permesso per dare un esame all’università, facendo perdere le sue tracce. Attualmente vive negli USA braccato dalla polizia segreta del suo amato Paese, sul cui capo pende una “fatwa” del tribunale di Teheran con l’ordine di cattura internazionale e di sparargli e a vista. Vive di giornalismo, di convegni in giro tra gli USA e l’Europa e di libri che scrive di suo pugno preparando la rivoluzione anti-islamista. Parla correttamente l’inglese ma la sua lingua madre è il “farsi”, antico idioma persiano d’estrazione indoeuropea non araba parlato in Iran e in alcuni Paesi limitrofi, segno che Amir Abbas si batte per il recupero delle antiche tradizioni di questo popolo. Sogna di rientrare in patria accanto ai suoi fratelli e di scrivere libri per bambini allo scopo di educarli alla democrazia.
Nella conversazione è emersa una lucida descrizione delle caratteristiche della sua gente che conosce benissimo avendo intrattenuto contatti nelle diverse scuole della capitale, divenendo ben presto leader indiscusso dei giovani universitari di Teheran. Attualmente è a capo del Movimento Iraniano per la Libertà (in persiano: Jonbesh-e-Azadi voi Iraniyan) ed ha fondato l’Iranian Institute for Freedom per il riscatto dal regime dei mullah.
“Devi sapere – mi informa Abbas – che “il popolo persiano ha la memoria lunga”; “il giorno che rovesceremo questo regime sanguinario, e sarà molto presto, esamineremo chi lo ha mantenuto in vita con i suoi commerci per lucrare energia al miglior prezzo e ci regoleremo di conseguenza, scegliendo i nostri futuri partner ”. Una promessa che sa di minaccia all’Europa che oggi “va a braccetto con chi fa il proprio comodo” che lui, Abbas, non accetta considerando un “indecente appeasement” che avvantaggia un regime che vuol distruggere l’Occidente a partire da Israele. In altre parole il messaggio che Fhakravar lancia al mondo è che gli occidentali, piuttosto che studiare quando e come bombardare le centrali nucleari, devono interrompere le relazioni commerciali, cominciando dalla mediazione con Ahmadinejad presso l’ AIEA (Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica) prima che l’Iran riesca a costruire la bomba atomica. E lo devono fare presto perché secondo la logica musulmana, dimostrata nei secoli di lotte di conquista, i primi a “pagare” saranno proprio quei governi che, per il proprio tornaconto, rinnegano le proprie tradizioni si accordandosi con quegli Stati che calpestano i diritti umani. Il che equivale a dire che chi tradisce i propri principi, domani sarà pronto a tradire chiunque; per tal ragione in nome di Allah “il puro”, si sentono in dovere di eliminarti in via prioritaria. Secondo alcuni osservatori sarebbero queste le tesi che avrebbe suggerito in alcuni dei suoi incontri avuti con lo stato maggiore americano e con George W. Bush.
Parole sinistre che riecheggiano in ogni intervista che rilascia da quando è in Occidente, come quella del 2007 apparsa in questo magazine on line rilasciata ad Elio Bonazzi ed Emiliano Stornelli, dalle quali Amir Abbas non indietreggia di un millimetro, convinto di essere in linea con l’opinione della parte più sana della stragrande maggioranza del suo Paese (il 90%) che rifiuta il regime sanguinario dei mullah. “Devi sapere – mi confida – che “nelle nostre scuole si impartiscono ore di lezioni di odio verso l’usurpatore occidentale e nessuno si rende conto che questi giovani così indottrinati, domani potranno rafforzare il regime che si prepara a distruggere gli “impuri””. Da queste considerazioni emerge ciò che già si conosce, cioè che la satrapia dei mullah è una dittatura come quella hitleriana contro la quale, la miopia dei Paesi del Vecchio Continente non riuscì negli anni trenta a prevedere la catastrofe che si profilava all’orizzonte, mentre i dissidenti dell’epoca nelle piazze ammonivano che alimentare il “coccodrillo”, nella speranza di non essere divorati o magari di essere mangiati per ultimi, era pura illusione.
Un monito forte quello di Fakhravar per i Governi occidentali che non può restare inascoltato.
Salve.
@Amerigo,
Magari io intendevo il perico di due dittature parallele.
Si potrebbe evacuare la Gente che vuol cambiare pagina, far uscire le nostre truppe NATO e lasciare che gli atri si scannino tra loro assieme al pazzo di Teheran.
Dopo di che, terminarli tutti insieme, ma da lontano però.
Le ultime statistiche sulla produzione del oppio viste ieri alla TV tedesca dicono che la produzione è calata del 10%, cioè di 500 tonellate annue dalle 5000 T che producevano, le quali rappresentano il 90% del consumo modiale.
Dicono anche che nei “magazzini” Afghani ci sono 10.000 T di oppio puro, in riserva.
In ballo ci sono troppi interessi finanziari nascosti dietro il fanatismo reliogioso,troppi soldi facili dovuti alla Droga,che circolano nelle banche occidentali.
Sembra veramente che quei soldi facciano girare il mercato del liquido bancario occidentale.
Roba da matt, roba da matt!
Salutönen
@ Franco Parpaiola
Mica male l’idea, visto che gli iraniani non hanno nessun amicizia con i Talibani. Dare l’Afghanistan al pazzo di Teheran lo manterrá occupato per molto tempo.
Salve.
Marina non metterti pure tu adesso a far casino, c’è né già abbastanza.
Intanto le truppe NATE in Afghanistan non bombardano nessuno, si difendono se ingaggiati dai talebani, mentre cercano di difendere la Popolazione ad instaurare un barlume di vita civile e democratica, e basta.
Guarda che m’illuminai su Google, e su Wiki, certe parole in italiano moderno non le conosco, scema…. Bene, se per caso dovresti avere la scalogna di vedermi, comincia a correre via perchè ho tutte le buone intenzioni del Mondo di prenderti a calci. Ciao
Non so fino a che punto, i famigliari dei militari italiani sono integrati in un Programma d’assistenza e informazione con personale psicologicamente preparato da parte delle varie Divisioni come succede nel resto del Mondo civile.
In questi casi il contatto con le Famiglie in crisi e/o in ansia per i loro famigliari in Afghanistan, la cui presenza, per quel che ne so io ancora è sempre sul piano volontario, è parte integrale di un Programma informazione molto frequentato dalle Famiglie, se questo esiste in Italia non lo so, sembra proprio di no.
Specialmente negli USA e da queste parti, esiste anche un nutrito programma d’assistenza psichiatrica, per quei militari che ritornano dall’Afghanistan in stato di squilibrio psicologico, e quest’ultimi non sono solo quelli da parata, a cui si riferiva bo.mario, e quelli, ci sono voci in giro che dicono che per eliminare questo tipo di tensione psicologica, ci vogliono più Uomini con mezzi più pesanti.
In altre parole, più grande e la Barca, più sicuro un si sente.
Fattore del tutto relativo, ma per molti molto confortante dal lato psicologico.
Nelle Marine Mercantili del Mondo muoiono quasi un migliaio d’uomini l’anno, sulle nostre Tombe non nascono i fiori, ma è una scelta personale e d’angosce e di magoni a questo Mondo le hanno anche gli altri italiani come tutta la popolazione del Pianeta, e non solo quelli della Folgore.
Per il resto non credo di aver ridicolizzato su un bel niente, e mi creda sulla parola Signora scillu, tanto meno intendevo ridicolizzare i suoi sentimenti di Madre, ci mancherebbe altro.
Ho solo espresso un concetto generale, in modo chiaro ed elementare, sembra proprio che bo.mario, sia stato l’unico a capirlo.
Salutönen
PS.
E tu stai zitta che mi hai gia fatto imbestialire
abbastanza.
Marina non ce li vedo gli italiani che bombardano. Al massimo i ns si difendono. Altri bombardano, a caso, qualche volta. Si parlava degli italiani. Ciao e buona serata.
E allora le bombe sui civili chi gliele tira? Fan tutto da soli? Prima si subiscono le violenze dei talebani e poi si bombardano da soli per eliminare i talebani?
Sciuli ho apprezzato perchè la prima volta era sembrato uno sfogo emotivo. L’orgoglio per suo figlio che fà il suo dovere le da meriti. Il problema era che cosa ci fanno gli italiani in Afganistan che era il nocciolo di tutti i discorsi. Con rispetto la saluto.
LA “SFURIATA” CHE LEI LEGGE PERCHE’IN MAIUSCOLO E’ DOVUTA A BLOCCO TASTIERA..
COMUNQUE EROISMI E PATEMI NON C’ENTRANO NULLA, C’ENTRA IL FATTO CHE FORSE FORSE MA SOLO FORSE NON E’ CORRETTO PARLARE DI RIDICOLO PER COSE CHE NON SI CONOSCONO..E TANTOMENO NON PRENDERE IN CONSIDERAZIONE ALTRI PUNTI DI VISTA DI CHI MAGARI PUO’ AVERE MODO DI VALUTARE SITUAZIONI DIVERSAMENTE
QUANTO ALLE BOMBE SUI CIVILI…MI SPIACE TANTO CARA SIGNORA MA FORSE E’ MEGLIO SI INFORMI PRIMA DI STRAPARLARE
GRAZIE
UNA BELLA DIMOSTRAZIONE DI CIVILE DISCUSSIONE DAVVERO!
POVERA ITALIA
Salve.
X Sculli
Lasci perdere per costesia eroismi e discorsi patetici vari Signora, la sua sfuriata e semplicementet ridicola e fuori luogo, il timbro del mio disocrso era un altro e non certo in accordo con Marcello.
Salutonen.
Dove stà l’orgoglio di una mamma di soldato che bombarda le popolazioni civili?
Orgoglio dove?
Bombardare gli innocenti,dov’è l’orgoglio?
in risposta a Franco Parpaiola
“Per carità non confondiamo le ansie e angosce delle madri, di tutte le mamme del Mondo, indipendentemente dal colore della loro pelle o religione o nazionalità, con le innate apprensioni dei militari prima o dopo una missione bellica, altrimenti entriamo nel patetico e nel ridicolo”
PATETICO E RIDICOLO SE LO TENGA PER LEI CHE PROBABILENTE FIGLI LAGGIU’ NON NE HA..AMMESSO CHE SAPPIA COSA SIGNIFICHI ESSERE PADRE
Le naturali preoccupazioni dei genitori, pur quanto legittime, niente hanno a che vedere con le scelte e le speranze della loro prole, ed è proprio per questo che certi giovani al fronte, dovrebbero astenersi dal formulare e divulgare prima o dopo una missione certi pensieri sui loro salutari momenti di timore, nella corrispondenza con la Famiglia.
QUALE CORRISPONDENZA? SI VEDE CHE LEI NON SA NULLA DELLA QUESTIONE..NE’ DELLE MISSIONI
COSI’ COME NON SA NULLA DEL VALORE DEI NOSTRI SOLDATI E DELL’ORGOGLIO DI ESSERE MADRE DI UNO DI LORO
ORGOGLIO E BASTA, CHE SOPRAVANZA QUALSIASI PREOCCUPAZIONE POSSIBILE
Quelli sono percezioni più che naturali, ma sono anche strettamente personali, ed è sbagliato se non controproducente, trasmetterle a Casa.
I NOSTRI FIGLI NON TRASMETTONO NULLA PROPRIO PERCHE’ SOLDATI CHE CREDONO FORTEMENTE IN CIO’ CHE FANNO
SBAGLIATO E CONTROPRODUCENTE E’ L’ATTEGGIAMENTO DI CHI PARLA E STRAPARLA NON VIVENDO REALMENTE LA SITUAZIONE
FOLGORE!
37 stati che detengono più dell’ 80 per cento dell’ intera ricchezza mondiale, hanno dichiarato guerra ad un unico stato tra i più poveri del mondo l’ Afghanistan. reddito pro capite 550 euro all’ anno. Cosa scriveranno gli storici tra 100 anni?
Mai in 3.000 anni di storia si è verificata una simile schifezza.
I sovietici durante l’ invasione e la successiva dominazione in Afghanistan hanno messo fuori combattimento un terzo della popolazione maschile causando un 1.400.000 morti e 3.000.000 di feriti in pratica un uomo afgano su tre . Però alla fine,nonostante questo macello, se ne sono dovuti andare. Egregi europei: avete perso ! le nuove razze dominanti saranno quelle asiatiche . La capacità alla sopportazione degli orientali è superiore a quella degli europei, vedi Vietnam. Eppure vedo tanti eroi nostrani a sostegno di questa guerra senza senso…
Salve.
Come no,un dittattore da quelle parti c’è gia, e il pazzo di Teheran che gioca con il nucleare; ma si perchè no, mettiamocene accanto un altro.
Avremmo così da quelle parti due dittature di stampo islamico fondamentalista, e poi?
Salutönen.
L’Afghanistan é una regione, non é mai stato uno Stato, che nessuno ha mai voluto se non per una passeggera follia. I britannici dovettero scappare due volte da Kabul quando erano al sommo della loro potenza, la Russia si é lì dissanguata senza successo. Il paese è così barbaro e arretrato da tutti i punti di vista che farne una democrazia di stile occidentale, o solo uno Stato economicamente viable, é una follia costosissima in danaro e vite. Bisogna andarsene e lasciare in posto un dittatore, o il suo equivalente, che possa tenere testa ai talibani con l’aiuto economico e con l’aiuto di armi dall’occidente.
É la soluzione piú economica e piú effetiva.
Per adesso si resti.E’ un imperativo categorico che le insufficenze indicate non scalfiscono.
Restiamo in Afganistan per lealtà verso l’allto americano e verso il popoo afgano che h intrapreso la viadella crescita.
Ritirarsi sarebbe un tradimento degno della peggiore sinistra,fatta di mezzi uomini e gente del tutto priva di valori (IDV compresa)
Parpa il senso della disciplina si è perso per strada. Credo che leggi gli infortuni sul lavoro che accadono in Italia. Dovuti al caso? dovuti al padrone? A volte si fanno le cose senza capire bene cosa si stà facendo. Istruzioni che vengono baipassate per fare prima. Cantieri con gente senza casco e senza tenuta nei lavori a rischio. Un falso moderno che è nato dal 68 dove la ribellione era verso il potere. Potrei continuare con la scuola ma mi fermo quì. Un pò di fresco vuol dire 28° con poca umidità. Già ci è bastato per respirare meglio. Ciao e buona serata.
Salve.
Ambrogio, non vedo che cosa ci sia di romantico nel senso del dovere e della disciplina, né tanto meno credo che troviamo il romanticismo nella responsabilità di gruppo, ma soprattutto non credo che ci sia del romantico nelle capacità professionali di un Uomo che per arrivare a certi livelli, ha impiegato tanta passione e tanto sudore, magari scommettendo con se stesso, se fosse veramente in grado di raggiungere certi traguardi.
In questo tipo di discorsi non ammetto nemmeno la competizione tra gli Uomini, in quanto quella può rendere ciechi e sordi, mettendo cosi a repentaglio l’esito di una qualsivoglia situazione.
Nonostante ciò, il problema vero non sono i Talebani come tali, o i filo Bin Laden nel esercito Pakistano e dove sia, ma la religione Islamica e la mentalità islamica in se stessa.
Trovo perfettamente inutile che quattro “pretii” islamici mi vengano a rompere e a parlarmi del Corano e d’altre baggianate religiose, che nei secoli, hanno fatto più morti ammazzati loro che tutte le Guerre “civili” del Mondo, quando gli stessi incitano alla Guerra Santa, bene, se e la Guerra che vogliono, allora Guerra sia, ma sul serio,
Mandiamo tutti i “preti” assieme alle loro checche e i loro sporcaccioni a spaccare pietre a pane ed acqua, con tanto di Cardinali in testa, e poi vedrai che le Guerre a questo Mondo finiranno.
Il Kosovo era differente, e dovuto intervenire Schwarztkopf, altrimenti gli europei, (magari qui facendo il sornione, potrei dire anche che sotto ceri aspetti, magari bo. mario non ha tutti torti) con le loro beghe e bisticci vari si sarebbero persi un Sacco di Bastonate.
Ti dico anche che un mio amico passo a Novi Sad sotto quel rottame di Ponte di Tito poche ore prima che gli americani lo facessero saltare per aria, io ci passai un paio di giorni prima.
E noi cretini che per spirito di competizione, io sorpassammo strada facendo sul Danubio, pensa che saremmo potuti arrivare a Novi Sad un giorno dopo la caduta del Ponte, sai, avevo un amichetta in un Night a Novi Sad, conosciuta il passaggio prima, che era la fine del mondo, nix amichetta fine del Mondo, siamo andati troppo veloci, e il Ponte a fatto Kaputt dopo di noi. Mist!
Veramente non mi è mai andato di guardare alla Storia per scusare il presente, chi ora è torturato e seviziato nelle carceri iraniane e non solo, chi muore nel nome della sua liberta di vivere, nelle Strade dell’Irak o in Afghanistan, non soffre e non muore nel presente, per la Gloria del passato Ambrogio, ma lo fa perchè vuole vivere la sua dignità, oggi.
Il guaio è anche che gli scenari cambiano in continuazione, in pratica in un conflitto a sfondo religioso, alimentato solo dall’odio e dal fanatismo, non esiste un mandato preciso, come non ci potrà mai essere, non c’è un Esercito materiale e tangibile da combattere, quella è una Guerra contro dei fantasmi, guarda di nuovo alle porcate dettate all’Avvenire e al gran parte della Stampa italiana, dalla CEI con tutti i suoi benedetti e De Benedetti, e capirai cosa intendo dire.
Dekdebalos, guarda che Petraeus me lo vedo un giorno come Presidente, in fin dei conti la sua tattica e quella gia in perpetrata dalla Bundeswehr, insegna i principi della democrazia e della liberta, e la mentalità islamica e l’indole alla corruzione che mette ancora il Bastone tra le ruote, all’evoluzione sociale in Afghanistan.
Beato te che se al fresco bo.mario, qua siamo sul 25°C domani sui 32° poi si starà meglio.
Salutönen
Parpa quelli che tu accenni come militari veri sono solo nella brigata folgore. Sono rimasti dei comandanti che hanno molto di militare, ancora. Le nuove generazioni di comandanti non sono come i precedenti. Cominciano a parlare di dialogo con i subalterni. Pensa che disciplina. In aree di guerra a volte le decisioni vanno prese in un istante. Non vedo italiani con la mentalità simile e al massimo unità di difesa e unità come in Libano o in altri posti di supporto alla popolazione. A proposito di Libano erano lì per evitare il giro di armi degli hezbollah. Giravano più di prima. Qualche esagitato militarista c’è, alla Rambo, ma sono pochi. La ns politica deve essere di intervenire a supporto delle popolazioni dopo i conflitti, è il massimo che possiamo fare. Finalmente è arrivato un pò di fresco, è stata dura. Un saluto.
La ns priorità ora è l’africa. Governi delinquenti generano
profughi a migliaia che si riversano da noi, aiutati da
impegni internazionali presi dai governi in epoche in cui queste situazioni, e questi numeri, non erano nemmeno ipotizzabili. C’è da intervenire in africa perchè questa è una difesa dei ns interessi, dei ns equilibri sociali e
della ns identità, tramite la creazione di una qualità di vita decente per i suoi abitanti. E’ il famoso aiutiamoli a casa loro. L’afganistan è lontano, e se ricominciasse con
il terrorismo sarebbero sufficienti delle bombe da lontano,
con preavviso chiaro e definitivo.
Cosa fanno gli Stati Uniti, UK, Italia in Afganistan?. Al mio parere la resposta ne e facile: siamo li per bloccare l’impadronirsi dai Talibani/Al-Queda del uranio, del plutonio, e delle bombe nucleare del Pakistan vicinissimo al confine con questo paese.
Salve,
Segnalo sul tema l’articolo preso da Reuters:
http://www.reuters.com/article/worldNews/idUSISL12983720090831
Attira l’attenzione la frase:
Since taking command, McChrystal has adjusted the focus of Western forces from hunting down insurgents to trying to protect the Afghan population, borrowing in part from U.S. tactics in Iraq developed under CentCom commander General David Petraeus
… quindi si passa ad un cambio di strategia con l’obiettivo di proteggere la popolazione civile. Non male come pensiero, la vedo difficile come realizzazione. Mi sarei dato questo obiettivo utilizzando come mezzi l’armata afghana e non quella della NATO.
Cordialmente, Dekebalos
Hai ragione Franco, la loro agricoltura non esiste più.
Solo l’11% dei loro terreni agricoli produce ancora qualche cosa.
L’Afghanistan è il 5° paese più povero al mondo ormai.
A milioni gli sfollati dentro e fuori al paese.
Con la vicinanza del Pachistan, 160 milioni di abitanti 5° o &° nazione al mondo per numero di abitanti e indottrinatore di molta della violenza Afgana buonanotte.
Tu parli di disciplina militare, romanticizzando la cosa: senso del dovere, capacità individuali e di gruppo e altro.
Poi io vado a vedere l’esercito Pachistano e trovo al suo interno frange islamizzate come e se non più della gente di Al Queda.
Eppure tu continui a ritenere che appoggiare la coalizione sia giusto.
L’esempio di Kunduz che ho citato ne è un esempio.
Liberare i caporioni talebani legati direttamente ad Al Queda e i rappresentanti Pachistani e far fuori solo gli studenti Talib.
Quelli liberati dove erano l’anno dopo?
Su un altro fronte sempre contro lo stesso obiettivo.
Chissà la mamma che parlava di disagio crescente del figlio a cosa si riferiva esattamente: mancanza di chiarezza?
Ricordo che due anni fa parlando di Kossovo tu mi dicevi che gli Americani non erano costretti ad intervenire sul problema traffico/raffinazione droga in Kossovo.
Lo stesso qui in Afghanistan se non per motivi ben maggiori.
Una politica seria contro la droga in Afghanistan, non può non tenere conto che comunque loro l’oppio lo coltivano da sempre.
Lasciarlo coltivare e distruggerlo. Pagare il prezzo sino a quando tutte le forze che ora si gestiscono la cosa, si sbraneranno per commercializzare il poco che restererebbe in giro.
Ce ne sarebbe sempre in giro, perchè tutte le idee sono perfettibili, non perfette.
Ma almeno si toglie la possibilità di arricchimento per tutti i malavitosi locali/Signori della guerra senza che incontrino sforzi.
Non sono contro la decisione di Obama di smettere di distruggere le piantigioni.
Era inutile per le quantità bruciate effettivamente e dannoso nell’approccio verso la gente Afghana.
Come il decidere di non usare più come prima scelta i bombardamenti.
I bombardamenti “sbagliati” non facevano altro che accrescere l’astio nei confronti della coalizione.
Distruggere l’oppio ai piccoli contadini, non incideva sulla produzione e metteva in difficoltà della povera gente.
Erano costretti comunque a pagare il primo anello della filiera che doveva venire a ritirare il raccolto, magari dandogli come contropartita la figlia di 12 anni(succede).
Perchè comunque vi era l’impegno e quella è gente che non scherza.
E per loro non vi è scusa che tenga.
Poi Obama è meglio che pensi per casa sua(se ci pensa); al Messico.
Alle porte di casa. 8700 morti ammazzati in Messico nel 2008.Quest’anno siamo già oltre i 10600.
Morti legati agli interessi alla droga.
Il Messico è di fatto un Narco/Stato, ma pochi qui in Europa ne parlano. Si dovrebbe preoccupare del fatto che una siccità senza precedenti, fa temere il peggior raccolto di sempre in campo agricolo.
Il prossimo raccolto di fagioli sarebbe addirittura del -70%, quello del mais di “solo” il -50%.
I due alimenti fondamentali dei Messicani.
Forse alla frontira Messicana, gli Americani si sono abituati alla lotta alla droga, come fosse una pioggia che cade e a cui non puoi porre rimedio.
Ma alla fame che potrebbe prendere il Messico l’anno prossimo, è bene che si preparino.
Ogni 100 anni in Messico succede qualche cosa.
Il 2010 è la ricorrenza centenaria.
1810:indipendenza dagli Spagnoli.
1910:rivoluzione Zapatista.
2010:rivoluzione per fame(indotta?).
Ciao Franco.
Ambrogio
Salve.
Bo-mario, guarda che tanti giovani nelle nostre Forze Armate sono pronti a scorticarti vivo, forse hai ragione, ma solo se parliamo d’imboscati nelle varie polizie urbane e altre istituzioni statali, civili.
Sicuramente a mio avviso il tuo concetto, se prendiamo ad esempio i volontari non è applicabile alle Forze Armate, concordo però quando affermi che ci vorrebbe un Esercito fatto interamene di specialisti volontari, in altre parole: Pochi ma buoni.
Qui potremmo forse avere, riflettendo sulla tua proposta, i presupposti di una spiegazione, per un problema, che a mio avviso potrebbe essere somatico per tanti problemi sociali.
Quanti giovani non entrano ora volontari nelle Forze Armate, o vanno nella Marina Mercantile ad esempio, dove potrebbero per lo meno apprendere come si vive con più disciplina e a stretto contatto con altri giovani imparando così, che in certe la loro Vita e il loro benessere, dipende anche dall’efficienza e capacità degli altri?
Nell’anonimato della Strada, uno può diventare al massimo un bighellone, colto, raffinato nei modi e nel parlare e studiato e illustre che dir si voglia, ma anche arrogante e sicuro dei suoi diritti, e allo stesso tempo sprezzante di quelli degli altri.(guarda CEI e Avvenire ad esempio)
Il rispetto e il senso di responsabilità verso gli altri invece, si assimila solamente la dove, si capisce che la Vita di uno dipende dalle capacità dell’altro, o nelle scuole lontane da ogni ideologia politica, basate sulla disciplina e la volontà dello studio, con il rispetto degli altri, ed in nessun altro modo.
Di queste cose, condivido il tuo modo di pensare, L’Italia e carente rispetto a resto dell’Europa.
C’era una volta una fiorente agricoltura in Afghanistan, leggevo anni fa che furono i “very british” per ragioni tattiche a distruggerla, ora con la penuria d’acqua in cui si trovano, rimane loro per ora solo in papavero che alimenta i vizzi del Mondo e ingrassa dismisura i Lord della guerra.
In un secondo tempo, come sottolienea Francesco_P ci potrebbe essere un turismo ed u artigianato florente, e tanti giovani con brama di studiare.
La seconda analisi di Dekebalos sulla Campagna dell’Afghanistan, è giusta, nessun Esercito convenzionale può vincere una Guerra partigiana, se non eliminando tutti i partigiani.
Solamente un cambiamento d’attitudine da parte della popolazione, può con il tempo, portare dei cambiamenti più umani nella società afgana, anche le Donne nelle palestre assieme a quelle che rischiano la loro Vita facendo campagna elettorale, congiunte a quelle morte, come quella giovane assasinata a Teheran, contribuiscono a questo cambiamento.
Roba da Matt ragazzi, stiamo parlando di morti amazzati per la loro voglia di libertà nel 2009, come se ciò fosse un fatto più che naturale.
La fonte di tutto questo male è il fanatismo islamico e il loro odio verso l’occidente, nonche la corruzione come arte di vivere del Mondo arabo.
Il Dilemma è che se la Nato esce dall’Afghanistan, il terrorismo islamico si rafforzerebbe in modo tale che prima o poi lo combatteremmo a casa nostra nelle nostre Città e Strade.
È perfettamente inutile nascondere la Testa nella Sabbia e invocare Godot, è cosi, o li teniamo ingaggiati la, o c’è li troveremo nelle le nostre strade.
Anche il pazzo di Teheran ne uscirebbe rafforzato, meglio allora combatterlo a Casa sua assieme ai suoi sostenitori e mentori, e farlo alla svelta.
Salutönen.
Salve,
Secondo me ci vuole una svolta strategica in Afghanistan. Non si deve agire più solo sul piano militare, importante ma non sufficiente. L’esperienza delle guerre moderne ci insegna che ci sono due modalità di svolgere l’operazione bellica:
1. l’armata tecnologicamente superiore riesce a imporsi sul terreno in un breve periodo di tempo e raggiunge la stabilizzazione della situazione, coinvolgendo la popolazione simpatizzante. In questo modo si creano le strutture politiche alleate e il potere, inizialmente militare, viene gradualmente passato alle strutture amiche del posto, che riescono a non farsi vedere come “potere occupante”. Secondo me questa situazione si potrebbe applicare alla guerra dell’ex Yugoslavia.
2. L’armata tecnologicamente superiore riesce a imporsi sul terreno ma non sviluppa il potere politico locale. In questo caso nasce il movimento di guerriglia che macina col tempo, il successo militare iniziale. La mancata realizzazione politica potrebbe avere diverse cause: un terzo Paese ostile potrebbe incoraggiare la guerriglia, l’armata occupante non ha studiato sufficientemente il profilo psicologico del popolo locale e non ha trovato un linguaggio comune e degli interessi comuni, il Paese “target” è troppo diviso e non si riesce ad aggregare un potere politico, ecc. Questa situazione si potrebbe applicare secondo me in Afghanistan.
Cordialmente, Dekebalos
Parpa più che un marinaio a riposo mi sembri un colonnello a riposo. I giusti concetti che hai scritto fanno parte dell’educazione militare dove le cose vanno prese sul serio. La ns gioventù non è su quella lunghezza d’onda. Dopo tanti anni di mancate guerre e pacifismi ipocriti non possiamo generare soldati come ai vecchi tempi. Un bene? Un bene finchè rimaniamo in Italia. Ti dovresti ricordare nella prima guerra in Irak il primo aereo italiano che si era alzato per combattere ha volato 5 minuti e poi è stato catturato. L’esercito deve essere formato da professionisti. Sempre come deterrenza e poco per combattere. Bene o male noi siamo fatti così. Un saluto.
Salve.
Per carità non confondiamo le ansie e angosce delle madri, di tutte le mamme del Mondo, indipendentemente dal colore della loro pelle o religione o nazionalità, con le innate apprensioni dei militari prima o dopo una missione bellica, altrimenti entriamo nel patetico e nel ridicolo.
Le naturali preoccupazioni dei genitori, pur quanto legittime, niente hanno a che vedere con le scelte e le speranze della loro prole, ed è proprio per questo che certi giovani al fronte, dovrebbero astenersi dal formulare e divulgare prima o dopo una missione certi pensieri sui loro salutari momenti di timore, nella corrispondenza con la Famiglia.
Quelli sono percezioni più che naturali, ma sono anche strettamente personali, ed è sbagliato se non controproducente, trasmetterle a Casa.
Infine se un giovane si accorge che quella Vita non fa per lui, allora può sempre chiedere il rimpatrio, nessuno lo obbliga a restare, sarebbe perfino suo dovere chiedere il trasferimento, e il suo senso di responsabilità verso i propri compagni che glielo dovrebbe imporre, per il semplice fatto che un momento di disattenzione o d’insicurezza di un singolo membro di una Pattuglia, o di una qualsiasi catena di Comando, compromette seriamente il sicuro e corretto esito di una qualsiasi missione, se non lo fa, allora ciò significa, che è stato addestrato male. Punto!
Certo che hai ragione bo.mario, le Guerre per un ideale non esistono.
Forse quella d’indipendenza negli Stati Uniti lo era, e dato che ci siamo lasciami mettere nel pentolone anche le 5 giornate di Milano e tutte le Guerre d’indipendenza italiane eil Pisciacane con tanto di spigolatrice di Capri, posso metterci pure quello scorbutico di Garibaldi, che non esitava a far fagotto ed ad andare in ogni angolo del Mondo, non appena sentiva odor di oppressione?
C’erano una volta gli ideali allora?
L’altro giorno la TV tedesca fece vedere un servizio sulle Donne afgane e ne intervistarono diverse, fecero anche vedere delle palestre di ginnastica per sole Donne, intervistarono anche delle ragazze che facevano il sollevamento pesi, altre che si stavano rafforzando la muscolatura, altre ancora che studiavano, ma soprattutto intervistarono delle Signore che facevano campagna elettorale in proprio, perchè volevano essere elette alla Presidenza dello Stato Afgano, pur sapendo che per ora non avevano nessuna probabilità di vincere le elezioni, rischiavano la loro Vita per dimostrae presenza e determinazionea non volersi laciar mettere mia più, nel burqua.
Intervistarono pure degli uomini, uno solo nel gruppo ebbe per il comportamento delle Donne, parole di condanna, ricordando le leggi della Sahriah si dichiarò contrario, gli altri invece, non ebbero niente da eccepire.
Ma allora,anche se qualcuno ( non ricordo chi) proprio qui sul Blog, per aiutare le economie in difficoltà auspicava una bella Guerra dove si sarebbe potuto fare tutto Kaputt, per poi ricostruire e continuare a mungere il Gregge sopravissuto, con lo stesso cinico andazzo di sempre, (la mia è una rabbia viscerale quella che provo verso la demagogia e il cinismo) caro bo.mario, gli ideali esistono ancora, e c’e anche chi e disposto, non solo a rischiare un dito ma anche la Vita per essi.
Una di quelle Signore intervistate l’era una matrona sulla quarantina e sugli ottanta chili, la quale in tenuta da ginnastica sbuffava come una vecchia vaporiera per mandar giù la panza, (Donne, in Aghanistan, in palestra in tenuta da ginnastica) bene quella disse una frase che avevo gia sentito da una giovane cuoca russa, su una Nave Mercantile tedesca, diversi anni fa, disse: Nessun potere a Mondo, ci porterà più indietro. Ciao,
Salutünen.
PS. Quel disgraziato di Billy boy ora sì e unito ad altre due depressioni atlantiche e sta facendo le bizze da queste parti, come una depressione di burrasca qualsiasi, beato te che sei al caldo, qua ci sono solo 10° C, i caloriferi sono accesi e ho tirato fuori le coperte, veramente, uno non è mai contento…
Perché stare in Afghanistan? Il perché lo si comprende benissimo se proviamo ad immaginare cosa succederebbe nel caso di un abbandono occidentale. Ritorno immediato al regime Talebano, ricostituzione dei campi d’addestramento e delle infrastrutture logistiche di Al Qaeda, minaccia al Pakistan, ecc.
Il problema é, a mio avviso, non se rimanere o uscire dall’Afghanistan, bensì come rimanere, come conciliare la presenza militare ed il processo d’imposizione della pace (sì, qui la pace si é costretti ad imporla a cannonate) con la ripresa economica di questo sfortunato Paese e la normalizazione della vita politica. Non parlo di democrazia, perché non é un bene od uno stile culturale esportabile, a maggior ragione in una società tribale basata su un’economia di sopravvivenza. Quando poi parlo di “normalità” non mi riferisco certo ai nostri standard, ma ad un insieme di condizioni minimali che consentano la reciproca convivenza di etnie diversissime ed in lotta secolare fra di loro.
Ritengo molto importante l’aspetto economico perché fra i disperati fanno presa le ideologie integraliste promosse dall’elite islamista e diventano popolari tanto il brigantaggio qanto la coltivazione di oppio come modo di sfuggire alla miseria.
La creazione di una minima base di produzione agricola ed artigiana (le uniche ragionevolmente possibili) ed il ripristino dei commenrci interni e verso l’estero (vedi artigiananto) possono creare una speranza nella gente ed anche il rifiuto dell’estremismo fondamentalista. C’é anche l’aspetto dell’istruzione, che in quel paese aridissimo fa acqua. Scusatemi la brutalità dell’espressione, ma la realtà va guardata in faccia.
Sarà per miei limiti, ma non sono riuscito a trovare in rete idee e progetti precisi al riguardo.
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Io sinceramente spero nel ballottaggio. E’ l’unico modo per avere una cosultazione meno “approssimativa” della prima tornata perché almeno la semplificazione favorisce il controllo dei brogli e delle pratiche scorrette. Di contro se dovesse andare al ballottaggio si scatenerebbe la ricerca di alleanze tattiche fra i vari capi tribu e signorotti locali, nella perfetta tradizione mediorientale.
Vivissimi saluti
Offrire la possibilità di aprire la mentalità millenaria di popolazioni organizzate in tribù e in simbiosi con una religione che non ammette cambiamenti è un lavoro molto difficile. Se a queste difficoltà uniamo l’interesse economico di potentati che si arricchiscono con la coltivazione e il commercio di incredibili quantità di droga e che remano contro la creazione, finalmente, di uno stato unitario ,democratico e funzionante, si capisce come sia stato in passato un compito impossibile per chiunque. L’unico modo è quello di diffondere l’informazione,formare o far emergere dei leaders moderni, creare un desiderio di rinnovamento e pacificazione, costituire aree “normalizzate” consenzienti e funzionanti che deiderino questo cambiamento democratico. La tappa contemporanea è quella di difendere assolutamente quanti hanno fatto questa scelta. IL resto verrà con il tempo e con l’aiuto delle truppe interne ed internazionali che continuino ad agire con costanza verso un unico scopo finale : far nascere lo stato Afganistan con alla base riconosciuti i diritti fondamentali dell’uomo (e della donna).
Bel dibattito, grazie a tutti. Il punto sollevato da Francesco e Marista mi sembra cruciale. A otto anni dall’intervento occidentale le condizioni della popolazione civile sono migliorate? La risposta purtroppo è no e l’immagine delle donne in burqa lo dimostra. La ragione è semplice: il piano per rilanciare l’economia locale e far crescere una nuova società civile non è mai stato applicato compiutamente perchè dall’inizio del 2003 l’attenzione e le risorse sono state dirottate sull’Irak. Risultato: oggi l’Afghanistan è ancora un problema. Quando dico che bisogna ridefinire gli scopi di questa missione intendo che bisogna farlo partendo dal riconoscimento degli errori commessi finora. In parte Obama questa riflessione l’ha iniziata, ma non l’ha approfondita e ora non sa quale delle due strade scegliere.
Mi colpisce la testimonianza di sciuli (benvenuta su questo blog), madre di uno dei nostri soldati, che dice: “Sento il suo disagio crescente e senza risposta diventare dolore”. Una frase toccante e molto significativa: anche quel ragazzo impegnato in Afghanistan non capisce più il senso della sua missione. Il chiarimento è quanto mai necessario.
Parpa la guerra per ideali non è mai esistita. Lì veramente non si capisce cosa stiamo ancora a fare. Combattiamo corpo a corpo e non va bene. Ci vuole un segnale forte da Russia, Cina e ONU all’IRAN. La Russia traccheggia per evitare che le ribellioni nei suoi stati, Cecenia, prenda più vigore. La Cina pensava di stare alla larga dai problemi ma in quella regione sono nati. Loro se la sbrigano uccidendo la gente. ONU cosa ci stà a fare? la domanda delle domande. Pacificare con tutti i mezzi degli scacchieri sarebbe loro compito. In Afganistan dobbiamo mantenere due grandi basi in appoggio al governo che nascerà. Evitare sopratutto i combattimenti dei ns giovani come richiamato dalla mamma, simbolica, ma non tanto. Rimanere a queste condizioni attuali non serve a nessuno. Un saluto.
Salve.
Umanamente parlando Marista, nessuna forma di fanatismo può essere eliminata con le cannonate, con gli schioppi si possono eliminare le dittature, giustiziarne gli autori e i loro aguzzini aiutanti, cosi come è successo a Norimberga con il nazisti, liberare i soggiogati e instaurare una democrazia, ma non eliminare il fanatismo.
Nel momento poi che ci si mette pure dimezzo quella Montagna di Denaro liquido, che proviene dalla produzione e commercio della Droga, allora tutte le cannonate del Mondo, sono completamente inefficienti e per lo più perfettamente inutili.
Contro la brama di potere e di Soldi il DNA non c’entra.
Lo riconfermo, la malvagità umana, gli interessi dei ras e signori della guerriglia e della Droga vari, è una questione di carattere, non d’eredità genetica.
La presenza delle forze militari occidentali in Afghanistan vanno ora viste sotto l’ottica d’aiuto logistico ad un popolo che vuole uscire dalle tenebre del passato, e avviarsi verso un futuro più umanamente vivibile fatto di libere professionali e non di dettati sia religiosi sia politici.
Credo anche che una Pace duratura in Afghanistan sia possibile solo iniziando il dialogo, gia in modo non ufficialmente iniziato, con i talebani, ma ci vorranno anni ancora, e questo sarà solamente possibile se il Pakistan e la Lega Araba si uniranno con sincera volontà e fermezza alle Forze occidentali e attueranno una politica nell’interesse comune, che non può essere altro che la ricerca di una soluzione lontana dal fanatismo religioso, ma pur sempre in seno Islam,non fanatico.
I tuoi dubbi sono leciti, difatti la strada e lunga e tortuosa, ma dobbiamo percorrerla, non ce ne possiamo andare o ritorneremo punto e da capo e un giorno ci troveremmo i Talebani (nostrani, per pura e semplice vigliacca convenienza) sotto i Letti di casa nostra. Ciao.
Le elezioni in Afghanistan per certuni hanno dimostrato un bel niente, e che cosa dovevano far palese, se non dimostrare al Mondo che la gran parte del Popolo afgano vuole cambiar pagina?
E nostro dovere aiutarli, in quanto siamo stai noi a ridurli in quelle condizioni, noi inglesi, noi russi, noi americani, noi indifferenti, noi opportunisti.
Il voler giocare e paragonare caparbiamente sul numero dei soldati morti, con quello dei votanti afgani e pura e semplice demagogia da quattro soldi che può scaturire solo dall’acidità di Stomaco, per questo c’è il Bicarbonato, non la tastiera del computer.
Dalla creazione del Pakistan da parte dei “ very british” ad oggi, n’è passata d’acqua sotto i Ponti del Fiume Weser, anche i presupposti di un’Invasione russa in Afghanistan, non esistono più, esiste invece, e si fanno ogni giorno più sentire, gli interessi dei produttori di Droga, in quanto la domanda di cocaina e alte sostanze stupefacenti nel Mondo occidentale, specialmente in Italia, è in pericoloso e costante aumento.
Pertanto si può sostenere che anche i vizzi degli italianucci (per usare un aggettivo coniato dal nuovo Direttore del giornale, Vittorio Feltri) contribuiscono ad uccidere i militari Nato in Afghanistan.
Si potrebbe quasi sornionamente sostenere che sono proprio i cocainomani quelli che vogliono lasciare gli afgani alla mercè dei vari signori della droga.
Le Carte in Tavola non sono più le stesse, pertanto il voler giudicare il presente con gli interessi del passato e del tutto inutile e dimostra solo lo stato confusionario di chi caparbiamente, per interesse politico o attitudine personale, cerca nei detti degli altri la sua attuazione politica, contro questo tipo d’attitudine c’è il bicarbonato di sodio.
Salutönen
e ora cosa facciamo in afghanistan?
vorrei saperlo anche io che ho il mio parà lì e sento il suo disagio crescente e senza risposta diventare dolore
una mamma
Partiamo da lontano. Wietnam, Libano, Somalia, Irak e qualche intervento della CIA. In Afganistan dovevano fare tesoro di 50 anni di scarsa efficacia della strategia. Da quello che si è capito è IRAN che tira le fila di tutto. Il teorico accerchiamento dell’IRAN dall’IRAK e dall’Afganistan poteva anche essere la mossa giusta. L’ultima carta è quella di Obama che cerca di dialogare con IRAN. Otterrà poco perchè aperture da Amadinejad se ne può aspettare poche. Quasi tutti i giovani iraniani aspettano questo. Vorrebbe dire abbandonare il potere dai finti preti e verrebbero spazzati via in men che non si dica. La loro politica di terrore tiene insieme il potere, quando finirà? Prima si volterà pagina e prima i giovani iraniani potranno vivere una vita vera e non finta come sono costretti a fare.
Un saluto.
Buongiorno Marcello.
Lei è tenace. L’ultimo post sull’Afghanista lo aveva proposto dopo la morte del nostro soldato.
Momento troppo carico di emozione e facile ad essere strumentalizzato dalle due principali correnti di pensiero “nostrane”; pacifisti ad oltranza ed interventisti ad oltranza.
Meglio che questo post sia proposto ora in questo momento.
Oggi, domani sapremo come evolverà la telenovela delle elezioni “democratiche” Afgane.
Io ho provato a seguirle, ma francamente sono rimasto perplesso.
Una miriade d’informazione che già da molto prima le elezioni portava a pensare Karzai sicuro successore di sè stesso alla Presidenza.
Un Karzai che come dice Lei stesso in questi anni, ha dovuto patteggiere con molte forze etniche non Pahstun del paese per potersi reggere in piedi.
E che per rafforzare la sua possibile rielezione ha permesso il rientro di Afghanistan di Dostum, signore della guerra Uzbeco.Già candadato alle presidenziali nel 2004.
Quello che nel 2001, insieme a Masud(o Massoud)impedì il rafforzamento Talebano al Nord e fece strage di Talebani prigionieri nella fortezza di Kunduz.
Ora la storia ha avuto un pò di risononza perchè si incolpa l’amministrazione americana di avere saputo e di non avere fatto niente per impedirne l’eccidio e la sepoltura in fosse comuni.
Ma quello a mio parere non è il fattore più importante e che mi fa sempre più dubitare che la verità in Afghanistan non la sapremo mai.
Quello che mi dà da pensare è che tra le migliaia di Talebani priogionieri a Kunduz, vi fosse l’intellighenzia degli Arabi/Afgani(Al quaeda) e molti esponenti dell’ISI Pachistano.
A questi fu permesso nottetempo con un ponte aereo cargo(5 voli) di lasciare la fortezza e di trovare rifugio in Pachistan.
Accordi amministrazione Bush(Rumsfeld su tutti), Musharraf(ex-generale presidente del Pachistan sino a due anni fa).
A gestire l’accordo coi Pachistani fu Cheney ex vice-presidente “falco”Americano, primo mandato Bush. Data degli avvenimenti : Novembre 2001.
Morirono a migliaia i semplici Taleb, giovani indottrinati nelle Masadre oltre i confini Pachistani.
Carne da macello insomma, brutti barbuti, ma sempre carne da macello.
Esponenti di spicco di Alqueda ,dell’Imu(formazione terroristica interna Uzbeco e funzionari dell’ISI Pachistano “vennero” salvati. Cifra plausibile da diverse centinaia sino a mille unità.
E non certo da Madre Teresa di Calcutta.
Racconto questa storia un pò datata ma che puà far capire meglio che guerra sporca e “altamente manovrata” è sempre stata quella in Afghanistan.
E dove noi ci siamo dentro sino al collo.
Ora veramente speriamo che Karzai/Abdullah arrivino ad un accordo o che uno dei due venga eletto al primo turno.
Ripetere le elezioni sappiamo tutti cosa significa.
Se non trovano un accordo i due lo stesso.
Non c’era bisogno che il Pentagono giorni fa mostrasse le sue paure e si dicesse preoccupato di una guerra etnica.
Quella c’è sempre stata. Sovrastata dalla motivazione ufficiale di guerra ai Talebani. Dichiararlo ora mi somiglia ad un tentativo per potere legittimare una forza militare futura ancora più consistente nel futuro.
Cessato il pericolo principe Al Quaeda, ora si resta giù per questa guerra di Etnie?
Tanto ci sarebbe da dire su quello che succede in Afghanistan e su quello che è successo sino all’altro ieri.
Eppure sembra che i nostri politici trovino sempre delle motivazioni gloriose per rimanerci.
Perchè??????????
Ambrogio
dati tratti da : Caos Asia, Ahmed Rashid, Feltrinelli.
Buongiorno
Non sono d’accordo dott. Foa, l’insuccesso occidentale in Afghanistan credo che si possa riassumere nei 150 votanti su 80.000 del distretto Babaji nel Helmand dove 10 soldati britannici caduti nell’operazione ‘zampa di pantera’ (panther’s claw) per poter permettere la sceneggiata pseudo democratica delle elezioni, il più giovane Joshua Hammond di soli 18 anni.
Il grande architetto d’Afghanistan, il creatore del mostro talebano, in un intervista da Frost ribadiva il suo diabolico piano: (più o meno recitava così) “dobbiamo invertire il rapporto tra impegno militare e politico e perseguire obiettivi che potrebbero non essere ideali ed essendosi la popolazione mondiale svegliata, non possiamo più usare i metodi di colonizzazione tradizionali, troppo umilianti, ma non possiamo neppure annientarli. Potremmo uccidere paki ed afghani con l’atomica ma non possiamo e quindi combattiamo con estrema supremazia
tecnologica su scala ridotta e non cìè via d’uscita. Questo è pericoloso per l’occidente” (?!)
Insomma anche questa non è una guerra ideologica semmai il mondo ne avesse mai vista una.
Scarthorse giustamente si chiede se l’obiettivo è il presidio in Eurasia al confine persiano o la sconfitta dei talebani.
Obama ha aumentato di 17000 unità l’organico impiegato, aumentato il budget militare come nessuno mai prima di lui. L’intenzione non è quella di vincere la guerra ma di combatterla e le premesse sono che lasterà ancora 10 anni.
Non è chiaro contro chi considerando che a detta di mr. adviser non esiste una minaccia islamica, ma soprattutto non è chiaro come perseguendo questa politica si possa “invertire il rapporto tra impegno militare e politico”.
Cordialmente
Per capire lo stato delle cose bisognerebbe conoscere il reale obiettivo strategico delle operazioni in Afghanistan: se è la sconfitta dei talebani ed annessi mi sembra che l’Occidente si ritrovi nella esatta situazione in cui si trovarono i Sovietici nel loro decennio. Con presumibile identico epilogo.
Se invece l’obiettivo è il mero presidio a lungo o lunghissimo termine di quell’area, accettando un certo rateo di perdite, direi che è stato e sarà conseguito.
Parpaiola, capisco il tuo pumto di vista , tanto più che parlando di afganistan in particolare, siamo di fronte ad un caso in cui furono proprio i talebani se non sbaglio, a interrompere il corso dello sviluppo civile e sociale dell’afganistan che su altri binari era instradato.Questo faceva sperare nella possibilità che un deciso intervento potesse essere di valido aiuto, ma guardando alla situazione attuale come ce la raccontano, sembra che siamo in una fase di stallo prolungata e io certo con buona dose di qualunquismo mi chiedo davvero che ci facciamo lì se non sapppiamo mettere al posto loro gli studenti di dio, se non riusciamo a coagulare le forze sane del paese che restano, se ci sono, nel buio inerti e succubi, ? ora leggo che gli Americani starebbero pensando ad una nuova strategia, conquistare la fiducia ed il cuore dei locali portando benessere.Vien da dire, “era ora!”
Ma queste considerazioni non mi fanno cambiare idea.. nel senso che ci si deve dare da fare per ottenere dei risultati, ma stare in afganistan perdendo soldi e vite, lasciando il paese nello sfacelo, le donne nel burka con quel che sottende, servirebbe solo ad arricchire i signori della guerra, che andrebbero invece sterminati, loro si,insieme a quei poteri che accelerano per i loro sporchi ed inutili interessi di potere ed arricchimento il naturale processo di globalizzazione e lo fanno calpestando popoli e civiltà che avrebbero diritto ad un naturale sviluppo, mentre gli aiuti a questi popoli andrebbero sì dati,perchè no, ma senza violarne le originarie civiltà, accompagnandole invece nel loro cammino, e si potrebbe fare un gran bene, immagino anche con ricadute economiche positive per occidente alla fine.Le professionalità per farlo l’occidente le avrebbe, è la volontà e la sensibilità che mancano; rispetto ed umanità non vanno d’accordo col potere delle lobby economiche e delle mafie che stanno sconvolgendo il mondo per asservirlo ai loro interessi, che secondo me, questo e non altro sta succedendo, ovunque nel mondo, sfrondata degli orpelli, questo è il cuore della crisi: mafie, compresa quella dei colletti bianchi, che anzi è quella che guida l’ambaradan, che messi in un angolo i politici e penetrate dove hanno potuto nei gangli delle varie nazioni, stanno piegando, usando la leva economica, tutti ai loro interessi di una globalizzazione forzata , becera, apportatrice di povertà e guerre laddove eliminati gli sprechi e le ruberie che tutti sappiamo di una cooperazione gigante furbetto che mantiene se stesso, ci sarebberoo ricchezze e risorse per tutti,insomma io penso che ci stanno imbrogliando in troppi ed alla grande, non me lo toglie dalla testa nessuno, La crisi è soprattutto manovrata per assoggettarci meglio. e così le guerre si vincono se si vuole vincerle alla fine, e se non si riesce e si sa che non si può riuscire per qualche motivo, te ne vai o cambi strategia, non butti soldi e vite a uffa per arricchire le solite lobby della guerra ed impoverire i popoli. Non so se sono riuscita a spiegarmi decentemente, ma se si vuole fare davvero dl bene, oltre il cuore, si deve usare la testa e diffido da quei governanti che fanno appello solo al cuore, alla psncia della gente, come si dice, e ora davvero l’America abia registro, sarebbe secondo me una svolta enorme, forse epocale, non mi sembra sin ora sia stato fatto nel modo che credo di aver capito, se non sbaglio, e che portand benessere alla gente, vien da se io credo, porterà in tempi più brevi risultati viisibili, anche per le donne che son pronte a fare la loro parte di lavoro, ne sono certa
Salve.
Nix DNA, non vedo come gli istinti umani, le culture, e le abitudini tribali abbiano a che fare con un dito tagliato a dei poveri cristi che sono andati a votare.
Se sono andati a votare rischiando di venire sbudellati da un’autobomba o da qualche povero cristo che gioca a fare il kamikaze, questo vuol dire che la maggior parte del popolo afgano vuol voltar pagina, und nix tradizioni patriarcali, che portano anche dei bavosi cinquantenni a sposarsi delle dodicenni, e mentre per quattro cornuti nei villaggi Sudafricani si sfoggino come pavoni con più mogli, queste ultime non esiterebbero a sgozzare il becco, se solo avessero la possibilità di mantenersi da sole.
Alla faccia di tutto il DNA di questo Mondo.
Sopratutto per questo le Donne in Afghanistan rischiano la vita e vanno a votare, lo fanno per la loro digita e il futuro dei loro figli e perche sono stanche di vivere e di morire al buio, in un dannatissimo Burqua.
Niente di personale egregio Bonaccorsi, ma sembra proprio che la parte turcmena in lei, su quest’argomento, abbia preso il sopravvento.
Ciò che mi meraviglia invece, e di non poco, è ora la presa di posizione di Marista.
Una delle tante cose che questa sera non capisco, è di che Guerra stia parlando Marcello, dove non c’è un vero Esercito da combattere intanto non c’è una Guerra vera e propria, ci sono i talebani,(Rodolfo a ragione a veder talebani nostrani anche nel Belpaese, li vedo da sempre pure io caro montanaro, e anche a mio avviso, essi sono tutti ammalati di autoerotismo cronico e incallito) che vogliono instaurare un regime basato sulla Shariah.
L’Afghanistan poi sarebbe una base di partenza per i terroristi islamici, più di quello che lo è ora, allora sì, in un secondo tempo se questo si avverasse, ci potrebbero essere i presupposti per una Guerra, ma contro lo Stato Afgano.
Cosi come s´tanno le cose, per ora le Forze occidentali sono “solamente” impegnate in azioni di pattugliamento e di supporto ad un popolo che vuole liberarsi dal giogo dei fondamentali islamici, con conflitti a fuoco con dei teroristi che si professano senza vergona, Talebani, ma non in una Guerra all olut and ex nuke, vera e propria.
Sentivo che i Preti hanno disdetto una cena ufficiale con il Governo Italiano, che si mettono a fare i terroristi fondamentali pure quelli ora?
Per quello che riguarda la Droga, chi lo fa, la smetta di sniffare e questo problema si risolverà da solo.
Marcello inoltre dichiara di ritenere giunto il momento per un chiarimento definitivo, sulla questione Afgana, bene faccia una proposta e parliamone sinza tira di polemica e frasi fatte, intanto il chiarimento definitivo c’è lo presentano per ora solo coloro che sono andati a votare rischiando la pelle, o al minimo, le dita.
Salutönen.
PS.
Pensavo che avremmo parlato di Ted Kennedy, dopo che lessi l’articolo pubblicato dalla redazione l’altro giorno, mandai il mio corto commento che diceva: Questo è un articolo vile.
Fu cestimato, sembra proprio che in Redazione ci sia una corrente che vuole essere adulata, specialmente, quando si permette di uccidere un uomo morto.
Addio “il mio Giornale” a quelli, il sottoscritto non scrive più, ma davvero….
Bella la definizione lanciata da montanaro ai talebani nostrani…
Probabilmente in Afganistan manca ancora una figura con sufficiente carisma e diplomazia da poter governare realtà locali con forte senso di indipendenza. Credo che Karzai dovrebbe fare ancora il presidente “eletto ma ad interim” per ancora qualche anno e che sia più che necessaria la presenza di forze armate che evitino colpi di mano di nuovi dittatori. Nelle situazioni fortemente instabili, o si lascia saltar tutto (sperando chissà quando di rinascere) o si tenta di condurre per mano le forze caoticamente agenti in modo da poterle armonizzare e renderle creative invece che distruttive.
Per quel nulla che so, da racconti di donne del massiccio euroasiatico (tipo Iran per esempio… chissà se mi contano “ciàcole” o verità), si sta osservando con grandissima speranza per un futuro senza assurde dittature, con l’aiuto dei tanto criticati paesi occidentali, prima tra tutte l’America.
Ricordiamo tutti che in Iraq, in Iran e in Afganistan il popolo è stato (e in Iran lo è ancora, se le voci NON GIORNALISTICHE ma del popolo stesso sono attendibili) asservito a durissime dittature assolute (mantenute da false elezioni magari e con una classe religiosa impaurita, o sono anche queste sciocche chiacchiere?), con gente torturata e uccisa solo per non aver condiviso l’acclamazione del dittatore di turno, o magari perché invisa al vicino asservito al “potere” (qualcosa di simile, chiedetelo ai popoli ex CCCP, accadde lì, dove il vicino di casa ti mandava in carcere dicendo che avevi parlato male del partito…). Donne iraniane che, pur essendo magari anti-americane, sperano per la propria emancipazione che gli USA invadano l’Iran, pur temendo un guerra civile. Semplice popolo senza nome, ma con una vita come ciascuno di noi, pronto a rischiare la tortura e la morte, di mettere a repentaglio l’esistenza dei cari, pur di inviare magari un sms a noi, o di ascoltare una CNN… (questo pare stia accadendo in Iran, anche se i giornali, purtroppo, stanno già dimenticando). L’Afganistan negli anni ’70 sembrava un paese europeo… ora la nostra presenza è una speranza per una moltitudine che non conosce ormai da generazioni la libertà. Che vuol dire “la libertà”? Non sto parlando di filosofia: è la libertà di poter non morire di fame, la libertà di restare vivi perché stanotte non ti vengono a prendere, la libertà di non essere uccisi senza manco uno straccio di processo, la libertà di credere che tuo figlio potrà crescere e avere un giorno quello straccio di vita che a te è negato, la libertà di non essere stuprate e poi lapidate perché lo stupratore ti ha denunciato per prostituzione. E’ una cosa assai tangibile, la libertà, quando non c’è. Noi, ventre mollo del mondo, disquisiamo del colore delle zampine delle mosche, ci ammaliamo per il troppo cibo che ingurgitiamo e quelli muoiono ogni giorno. Per la libertà. La libertà di esistere.
E scusate lo sfogo.
Che la civilta` e la democrazia si potessero esportare con la forza delle armi e` un’idea che pensavo ci si fosse gia` resi conto col colonialismo che era destinata a fallire.
A quanto pare non abbiamo ancora imparato.
“A ‘ridaglie” dicono a Roma.
“Ma se volete il mio parere, un’azione esterna che mira a cambiare i costumi di un’altra comunità umana è sbagliata, ed arrogante. L’evoluzione di una cultura deve essere iniziata dentro la stessa unità etnica, come avvenne per noi nel passato remoto .”
E sono d’accordo con Bonaccorsi. A me davvero sembra che nella fretta di globalizzare grazie agli interessi delle lobby,si stia facendo una deplorevole violenza a tutti, a noi favorendo nei fatti una specie di invasione che potrebbe fare davvero sorgere e rinfocolare il razzismo, e si fa violenza a quei popoli che andrebbero invece aiutati con mille attenzioni , affinchè il loro sviluppo e progresso possano seguire un corso il più possibile naturale.. se avessi una cultura del peccato sarei portata a dire che di questi peccati di orgoglio e di egoismo,l’occidente dovrà rendere conto prima o poi, e non sarà piacevole.
Buonasera.
Lei scrive:”Ritengo che sia giunto il momento per un chiarimento definitivo sul ruolo e gli obiettivi occidentali in Afghanistan.” In questo suo desiderio risiede il perchè l’occidente stia fallendo in Afganistan: è un pò tardi per chiarire il ruolo e l’obiettivo della missione. Prima di impegnarsi in Afghanistan, l’Occidente avrebbe dovuto chiedersi perchè e per quali motivi; avrebbe dovuto ricordarsi che i Taliban sono un prodotto anche dell’Occidente (leggi USA); che l’Afganistan è un mosaico di etnie, molte delle quali in contrasto tra loro e abituate ad alleanze di convenienza.
Forse bisognerebbe capire che disporre del migliore carroarmato, dell migliore aereo o missile è perfettamente inutile.
Sono d’accordo con Marisa.Vorerei ripetere cio’ che gia’ dissi dato che la situazione Afgana si sta’ delineando su un probabile periodo di transizione i8n apparenza positivo anche se dovesse vincere l’attuale premier in carica.
Più mi addentro nel comportamento del genere umano, e più guardo alle relazioni storiche donna/uomo, più prendo parte alle contestazioni sul femminismo e più mi incuriosisce e mi spinge a ricercare il perché alcune regole del Corano e delle Sacre scritture dei Giudei e di altre religioni, mettono la donna in posizione di non avere troppi vantaggi sull’uomo. Perché, per esempio le cosiddette regole del buon costume della nostra società, condannano (o forse è meglio dire, condannavano) la donna che espone le sue qualità fisiche in maniera provocante? Ditelo come volete, ma il DNA del maschio è programmato per la riproduzione, (se vi dispiace che dica per il sesso) e quindi la provocazione, può essere intesa anche oggi, come un invito. Se invece questo sciovinismo sessuale non partisse dalla donna come un invito, allora si dovrebbe pensare che nella donna che si espone c’è un pizzico di sadismo di cui essa si compiace. Le varianti del sesso che portano all’omosessualità non hanno radici nel DNA, ma possono essere dipendenti da disfunzioni ormonali. Farò il possibile per essere imparziale e cercherò di rimanere nella più stretta cronaca dei fatti. È stato dimostrato che la cultura del gruppo plasma il connubio con la società. Quindi, quella che noi chiamiamo emancipazione, sia per la donna che per l’uomo, potrebbe portare ad una deviazione dei costumi del gruppo generando così un conflitto. Il gruppo quindi si difenderà e reagirà con ostracismo, con l’espulsione o con la punizione degli individui emancipati. Quell’attitudine che ci porta a giudicare e a condannare con veemenza il costume di un altro gruppo, è presunzione, semplicemente perché noi giudichiamo con il nostro metro, quello della nostra cultura, la quale s’è evoluta nel tempo (tanto tempo, in uno sviluppo che fu progressivo e non ad impatto). Mi domando: “Abbiamo noi raggiunto i parametri che ci siamo prefissi per il raggiungimento di una vita più significativa?” Per esempio, il governo Sud Africano, sia quello di prima, sia quello attuale, non tollera ufficialmente la poligamia, ma nei villaggi dove vige il costume di avere diverse mogli, il governo non si perita d’intervenire. Se domandate poi alle mogli se sono felici in quello stato, vi risponderanno che sono contente di avere un marito che ha potuto provvedere alla crescita dei figli, al lavoro domestico e dei campi, così come ha fatto; cioè di aver provveduto altre mogli. Da qui si capisce che noi, con il nostro modo di pensare, abbiamo, per loro, sbagliato tutto. Infatti, loro, considerano egoista l’uomo che pur essendo nella posizione economica di prendere altre mogli, pretende, per avarizia, che una moglie sola accudisca per esempio, a cinque figli, attenda alle necessità domestiche, vada a rifornirsi di legna, di acqua e lo aiuti nel lavoro dei campi. Ed ora fate i vostri pensamenti! È mio parere che l’azione diretta ad emancipare un ambiente umano diverso dal nostro, dovrebbe seguire una progressione nel tempo. Per avviare un’altra cultura, diciamo, verso quel sistema che noi consideriamo migliore, ma che, se siamo onesti, non sappiamo ancora se sarà veramente il migliore, si dovrà intervenire con azioni progressive. Se sia poi giusto o no di intervenire, la questione dipende da come noi misuriamo la nostra competenza come pure il senso e la validità dei nostri giudizi, i quali dovrebbero essere inseriti nel campo nelle necessità biologiche e delle tradizioni di quella comunità che viene assogettata al cambiamento. Ma se volete il mio parere, un’azione esterna che mira a cambiare i costumi di un’altra comunità umana è sbagliata, ed arrogante. L’evoluzione di una cultura deve essere iniziata dentro la stessa unità etnica, come avvenne per noi nel passato remoto e come sta’ succedendo in Turchia dove nei villaggi tradizionali si stanno mescolando senza impatti la trasformazione dei retaggi antichi con quelli moderni dell’Europa. Le donne Turche ottennero il voto nel 1930, (ricordiamo che il Riformatore moderato che fondo’ la Prima republica Ottomana fu il cosi detto Kemal Pashia’ un ufficiale dell’Esercito Turco) ebbero rappresentanti nel governo (Deputate) nel 1935. Donne mediche, scienziate, artiste sono in continuo aumeto come pure aumentano le donne che entrano nell’industria e nei sevizi governativi. Ma l’Italia cosa fa’? Impedisce l’unione della Turchia all’Europa disconoscendo che la Turchia inizio’ la sua evoluzione moderna prima dell’Italia stessa in tantissime situazioni che includono perfino i parlamentari.Non e’ compito, né nostro dovere, quello d’intervenire con la presunzione di essere nel giusto; ma diciamo la verita’ qual e’ il giusto? Il tempo, e le circostanze che si profilano dentro le unità etniche, come pure nei gruppi, sono le sole forze che possono modificare i costumi, riducendo al minimo i conflitti interni e consolidando le mete raggiunte. Quanto sopra va anche per l’Afganistan che non ho mai visitao come invece fu per la Turchia ma che con la Turchia del passato ha molto in comune essendo l’Afganistan assieme alle tribu Cecene e caucasiche parte della grande famiglia Turcmena. Di cui io ho un po’ di sangue dalla parte materna.
non sono d’accordo con Francesco, io credo che i tempi lunghi ed un sostanziale immobilismo se non addirittura un regresso per le condizioni di vita, giocano a favore degli autoctoni ed a sfavore degli americani e compagnia.Immagino sarebbe sensato fare di più (se se ne è capaci) o andarsene, se questo è possibile
Qualcuno pensa che la politica in MO sia assimilabile alla guerra in Vietnam. Si sbaglia oggi il MO é una grande e duratura base americana come quelle sparse nel mondo. E’ un posto ostile ? sempre di meno man mano che la gente si abituerà e starà meglio con i dollari. Meno armi e più dollari e tecnologie e benessere. I talebani non hanno nulla da proporre in alternativa.