Il mondo applaude Obama, ma non lo rispetta…
Ma quanto conta davvero l’America? Sempre meno apparentemente. Obama voleva proiettare un’immagine diversa rispetto all’America di Bush, non più arrogante, più gentile e amata. Un’America capace di andare a braccetto con il mondo. Ma i suoi accorati, incondizionati appelli al dialogo sono rimasti senza risposta. E’ stato oscillante sull’Iran, amletico sull’Afghanistan; viene ricattato dalla Cina e ha dato l’impressione di cedere alla Russia senza ottenere nulla in cambio.
Insomma, ha generato l’impressione di un’America sì gentile, ma soprattutto debole. che si può sfidare o senza conseguenze. La sconfitta di Chicago, che non è riuscita ad ottenere l’assegnazione dei Giochi olimpici, sublima questa impressione.
Barack Obama è stato il primo presidente nella storia degli Stati Uniti a impegnarsi in prima persona per sostenere la candidatura olimpica di una città statunitense. E Chicago e la sua città di elezione, dunque la sfida era anche personale. Non solo: ha sopportato un tour de force di 18 ore Washington-Copenaghen. Washington pur di presentarsi di fronte al Comitato olimpico internazionale, nella speranza che il suo fascino e la sua credibilità potessero essere decisivi. Non è servito a nulla.
Chicago ha perso e male, già al primo turno. La sconfitta non è solo sportiva, ma anche soprattutto politica. In altri tempi, quando l’America era davvero una superpotenza l’assegnazione sarebbe stata scontata. Ieri invece Chicago non è riuscita nemmeno ad arrivare al secondo turno. E Obama appare sempre più come un leader che parla molto bene e che tutti adorano applaudire, ma che una volta sceso dal podio pochi rispettano davvero: ognuno si sente libero di perseguire i propri interessi. Il cambiamento c’è, ma per l’America, non è certo esaltante. Sbaglia chi pensa che Obama stia diventando un nuovo Jimmy Carter?
AGGIORNAMENTO: Obama ha annunciato che non riceverà il Dalai Lama, in visita negli Usa. Altri leader questo coraggio lo hanno avuto: come la Merkel, in parte Sarkozy, persino Bush. Ma la Cina, ora più che mai, finanzia il debito pubblico Usa ed è in grado di ricattare l’America, dove il deficit pubblico sta esplodendo. E Obama è costretto a cedere. Se questa non è debolezza…

Dopo che il comitato aveva deciso qualche anno fa di assegnare il Nobel per la pace ad un personaggio come Arafat, questa decisione non mi sorprende affatto e non la prenderò nemmeno troppo sul serio.
Fatto, caro Dekebalos…
Ci vuole un secondo aggiornamento, caro Marcello. Il premio Nobel è un evento da sottolineare.
Cordialmente,
Dekebalos
Un conto è la campagna elettorale, altro conto è governare.
Un conto è governare, altro conto è stare all’opposizione.
In queste considerazioni c’è la ragione dei funambolismi di Obama.
Gli USA sono in declino e la situazione tenderà ad aggravarsi.
La popolazione americana si sta italianizzando; c’è una prevalenza dei consumatori di ricchezza sui produttori; non c’è più l’american dream a fare da collante.
E’ vero Francesco_P ed è per questo che il 2 ottobre scorso l’America celebrava i 60 anni del regime comunista illuminando l’Empire di rosso e giallo, e tappezzando di ideogrammi le sue cime. Ieri Kissinger elogiava l’operato cinese definendolo “incredibile”.
Il sogno americano si trasforma nel sogno maoista.
Il realismo politico impedisce a qualsiasi capo di stato USA di fare un sgarbo alla Cina. Sono troppi gli inetressi in gioco, 1) perché la Cina é il più grande creditore del Tesoro, 2) perché le banche e molte multinazionali USA hanno interessi enormi in aziende cinesi e, 3) perché, se venissero meno i prodotti cinesi dagli scaffali di Walmart, i prezzi dei prodotti di consumo aumenterebbero in poche ore, creando una pericolosa spinta inflazionistica.
Esattamete come nel caso delle Olimpiadi, l’intersse economico prevale, ed orienta le scelte politiche.
L’asimmetria nei rapporti USA Cina è solo uno dei tanti frutti perversi della gobalizzazione: gli USA devono evitare di essere sgraditi alla Cina, mentre viceversa non vale. Prendiamo ad esempio il defilarsi della Cina sulle questioni nord-coreana ed iraniana; é sgradito agli Stati Uniti, ma guai a fare dispetti al gigante asiatico!
Saluti
Egr. Foa,
i buoni (o buonisti) al potere non hai mai retto. In nessuna democrazia al mondo. Nessuna.
Obama è uno di questi. Tra laltro ha giocato troppo con i sogni. E con i sogni in politica non si va da nessuna parte.
Diciamo che l’America si è presa una pausa di quattro anni, affascinante e simpatica.
Tra tre anni, sempre che nel frattempo non ci abbia rimesso troppo, tornerà a fare sul serio, anche con un altro Presidente Democratico, magari meno accattivante dell’attuale predicatore, ma più deciso e risolutivo.
Cordialmente.
Il maestro Dalai Lama di passaggio a Washington non trova nessuno a casa. Aria di olimpiadi…
La legge richiede che il richiedente il visto non sia appartenuto al partito nazista tra il 1939 e il 1945, ma al di fuori di quelle date dovrebbe andar bene.
Infatti,a partire da quell’anno i nazisti(tanti,ma tanti)sono in America e in Argentina,compreso il famigerato angelo della morte Dott.Mengele,che continuò tranquillo tranqullissimo i suoi esperimenti su cavie umane,come faceva prima con il cattivo Hitler.
Salve tutti!l’esser gentili in un momento di crisi globale non credo alla gente interessi tanto.L’unico ke veramente sta facendo politica estera positiva (anke avendo contro i calunniatori sinistrati,ai quali ha intralciato gli affari politici più sporki di tutte le ere)è Berlusconi.Certamente Obama,x arrivare fin dove è,sicuramente ha qualità!e fin quì senza ombra di dubbio.Vorrei capire;ki si è ritirato dalle promesse fatte in campagna elettorale,Obama? o ki ha investito su di lui? non dimentikiamo,ke Obama ha alle spalle i Clinton.quindi se fallisce lui,vuol dire ke gli otto anni di politica Clintoniana erano già in tal senso,cioè fallimentare.Certo può esser un segnale ke all’America è sfuggita la candidatura olimpica,ma solo un segnale resta.Ma sotto sotto non è ke la vittoria del Brasile ha un detto(tu dai una cosa a me io una a te)? e cosa in cambio vorrebbero ki ha favorito il Brasile? non dimentikiamo ke il Brasile,dietro alla Cina,India è il paese ke sta emergendo a suon di pil.Poi non vedo xkè bisogna esser tifoso sempre,si sa ke quando le cose vanno male si arretra nel menefreghismo.My x es.da oggi non sarò più tifoso della Ferrari!(forse anke della juve) il xkè? a pagina 2u de il giornale,ho visto (lo schifo vivente di dove può arrivare la politika dei lekkini)?la foto ke trae insieme Montezemolo e Casini.Forse tramano,ke? la fiat non prende soldi anke dal governo Berlusconi? o non bastano x i loro vizi? o lo scudo fiscale ha intaccato anke Montezemolo? MMA!comunque,sono dell’avviso,ke Obama sta preparando in grande x dare segni di credibilità all’America,ma cosa?.Ormai,ho tratto le my conclusioni al riguardo qeuesti sinistrati! ke non sono altro ke distruttori di INTELLIGENZA!pur di andare al potere x distruggere un’intera nazione,vedi i disastri dovo hanno alloggiato di prepotenza,e vedi le conseguenze della crisi globale,ke è attribuibile al 90% alla dittatura comunista nel mondo.Sse vedemm
Caro Roberto, lei ha preso un articolo del Ny Times dedicato ai conservatori, vada a rileggersi l’editoriale del 3 e i primi commenti: vedrà che la critica è netta. In uno parla addirittura di “vicenda imbarazzante”… Quanto a George Bush, io sono stato assai critico nei confronti della sua presidenza, che giudico la peggiore del dopoguerra. I miei articoli, il mio libro e i post di questo blog possono testimoniarlo. Ciò non mi esime del criticare Obama… Perchè bisogna essere sempre tifosi? Bisogna obbligatoriamente amare Obama solo in funzione anti Bush? Io tendo a rifuggire queste logiche…
Marcello Foa ha scritto:
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Dibattito molto interessante, grazie a tutti e grazie, come sempre, anche a chi dissente dalla mia tesi. Gentili Roberto goretti e Roberto non sono io ad aver dato importanza alle olimpiadi, ma lo stesso Obama: è stato il primo presidente americano a recarsi di persona di fronte al Comitato olimpico, sottoponendosi a un tout de force di 18 ore. Lui a caricarlo di un forte simbolismo, persuaso che la sua presenza potesse essere decisiva. E’ andata male oltre ogni previsione: Chicago è arrivata addirittura quarta. E leggendo i commenti della stampa, anche quella liberal, ho trovato molti accenti simili ai miei: tutti si chiedono, perchè un passo falso così clamoroso? Perchè mettere a repentaglio la sua reputazione personale e il prestigio degli Usa? Ribadisco: in questa vicenda l’America ha subito un grave danno d’immagine. Se Obama fosse rimasto a Washington sarebbe stata una sconfitta normale, accettabile, ma lui ha voluto andare…. e ora ne paga il prezzo.
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Caro Foa, non so a quale “stampa liberal” lei si riferisca… il NYT (che forse e’ troppo liberal?) dice altra cosa, nel suo commento alla sconfitta di Chicago:
L’articolo “Critics Assail U.S.O.C. After Chicago’s Loss” del 3/10 dice che il problema e’ stato ben altro… “In surprisingly frank terms, a number of influential people in American Olympic sports questioned the performance of the U.S.O.C.’s new management team and said its two top executives were ill-equipped to navigate the insular world of international sports”. Sul sito del comitato olimpico USA (USOC) si vedono filmati della delegazione USA inviata a Copenhagen… ex campioni olimpici di vari sport, Oprah, il sindaco di Chicago, Michelle Obama, di Obama neanche l’ombra. Tra l’altro, Chicago e’ stata scelta come rappresentante degli USA il 15 aprile 2007, e non mi sembra di ricordare che BHO fosse presidente allora.
Poi, il tour de force di 18 ore (secondo il NYT sarebbero 20, ma poco importa)… e allora? Quanto ci vuole per andare e tornare da Washington a Copenhagen in aereo? Come si fa a parlare di tour de force sull’Air Force 1… mica mettono Obama in classe turistica a farsi massacrare le ginocchia da quello seduto davanti a lui, no?
Insomma Foa, lasci perdere che e’ meglio… fra tante cose di politica internazionale delle quali si potrebbe discutere ci ripropone la minestrina riscaldata delle incapacita’ di Barack Obama?
Lo dica chiaramente: gli unici ad attaccare BHO per il tempo da lui impiegato a supportare la candidatura di Chicago sono i Repubblicani (da un’altro articolo del NYT)
“Republicans excoriated Mr. Obama’s decision to go in the first place, even sending out an e-mail statement while he was addressing the committee in Copenhagen with the subject line “Wrong Priorities.” Republicans also quickly linked the failed effort to Friday’s jobs report, which showed the unemployment rate ticking up to 9.8 percent in September.
“Our country needs the president’s undivided attention on the urgent issues facing American families today: rising unemployment, soaring health care costs, winning the war in Afghanistan and dealing with Iran’s nuclear threat,” said Michael Steele, chairman of the Republican National Committee.”
Vorrei sapere dov’erano (e che cosa ne pensava lei caro Foa), quando George W Bush passava tempi record a caricare balle di paglia sul suo pick-up nel ranch di Crawford in Texas mentre l’economia andava a rotoli e la guerra in Iraq si metteva al peggio, o a intrattenersi con bambini delle elementari mentre le Torri Gemelle ed il Pentagono venivano attaccati.
Saluti, e buon tiro al piccione Barack.
Saluti,
Roberto
Questo post mi sembra un polettone prevenuto: Iran, Afghanistan, Cina e dulcis in fundo olimpiadi… Credo siano stati gli altri a fare tante proiezioni di un’America più gentile ed amata, non Obama, lui ha semplicemente fatto la sua campagna democratica.
Personalmente, credo che Obama o non Obama, l’America in mano a un Presidente democratico nella legislatura post-Bush, avrebbe comunque e necessariamente proiettato un cambiamento d’immagine nei confronti della comunità internazionale, così come sarà l’Italia nel post Berlusconi. Penso sia un fatto del tutto normale. E questo – sempre per quanto riguarda la comunità intenrazionale globale – sarà vero anche se il prossimo Primo Ministro italiano non sarà un superfigo supereroe con poteri paranormali. Saluti a tutti.
Forse Mason Antonio dovrebbe sapere che per ottenere il visto per emigrare (e credo anche per visitare) gli USA bisogna anche giurare per iscritto, oltre a non essere mai stati comunisti, anche a non essere stati prostitute e di non richiedere il visto d’immigrazione negli USA con lo scopo di dedicarsi alla prostituzione. C’e’ un po’ meno severita’ sul nazismo. La legge richiede che il richiedente il visto non sia appartenuto al partito nazista tra il 1939 e il 1945, ma al di fuori di quelle date dovrebbe andar bene.
Mi dispiace Mason Antonio.
Per quella brutta lettera che ha dovuto firmare 35 anni fa.
Adesso magari le farebbero firmare: non ho la suina, non sono seguace di Bin Laden.
A parte gli scherzi.
Citare il risarcimento danni alla Cir di De Benedetti in sede civile, come disegno dei comunisti mi sembrava troppo.
Comunque si è concluso in cassazione già fa anni il processo penale per questa storia.
Guerra tra poteri forti, ma il comunismo, che roba è?
Esiste ancora?
Per la destra seria “serrare i ranghi” aveva un preciso significato.
Ma Lei vede una destra seria all’interno del PDL?
Guardi che Berlusconi i soldi li ha.
Anche per pagare eventuali penali.
Alle armi per ragioni di questo tipo(lodo mondadori)…
chi se ne frega.
Ambrogio
Dibattito molto interessante, grazie a tutti e grazie, come sempre, anche a chi dissente dalla mia tesi. Gentili Roberto goretti e Roberto non sono io ad aver dato importanza alle olimpiadi, ma lo stesso Obama: è stato il primo presidente americano a recarsi di persona di fronte al Comitato olimpico, sottoponendosi a un tout de force di 18 ore. Lui a caricarlo di un forte simbolismo, persuaso che la sua presenza potesse essere decisiva. E’ andata male oltre ogni previsione: Chicago è arrivata addirittura quarta. E leggendo i commenti della stampa, anche quella liberal, ho trovato molti accenti simili ai miei: tutti si chiedono, perchè un passo falso così clamoroso? Perchè mettere a repentaglio la sua reputazione personale e il prestigio degli Usa? Ribadisco: in questa vicenda l’America ha subito un grave danno d’immagine. Se Obama fosse rimasto a Washington sarebbe stata una sconfitta normale, accettabile, ma lui ha voluto andare…. e ora ne paga il prezzo.
Grazie a Roberto per il link all’USAToday. A quanto pare a questo punto della presidenza, Obama ha uno degli indici piu’ alti di tutti i presidenti da Nixon in poi. Se si guarda alla situazione economica allo stesso punto del mandato, la situazione piu’ simile e’ quella di Reagan. Anche lui, come Obama, eredito’ una situazione catastrofica dall’amministrazione precedente. Come notava Roberto, in quanto ad indice di gradimento Obama sta facendo leggermente meglio del Gipper. Il fatto e’ che l’indice di approvazione non puo’ salire fintantoche’ la ripresa economica non comincia a riflettersi nelle statistiche sull’occupazione. Fin quando questo non avviene, l’unica speranza di vedere salire sulla stratosfera gli indici d’approvazione di Obama e’ quella di avere un’altra crisi internazionale, tipo attacco terroristico tipo 11 settembre, o invasione del Kuwait, che come si vede mando’ alle stelle l’indice di gradimento di GW Bush e di suo padre. Francamente preferisco aspettare le statistiche sull’occupazione.
Egregio Ambrogio,la prima volta che mi sono recato negli stati uniti,35 anni fa,ho compilato il foglio d’ingresso ed ho dichiarato,come prescritto dalla legge USA, di non essere nè sifilitico nè comunista.
Salve:
certo che vi divertite a fare il tiro al piccione con BHO. Se solo lo faceste con fatti veri, e non fantasie… mi riferisco alla frase di Dante
“Mi risulta che nel recente passato solo Ford e Clinton abbiano avuto indici di gradimento inferiori a BHO”.
La realta’ e’ che Obama non e’ meno popolare di tanti altri presidenti precedenti dopo pochi mesi dalla elezione, cliccate sul link qui sotto e date un’occhiata:
http://www.usatoday.com/news/washington/presidential-approval-tracker.htm
Basta andare nel grafico “Comparison” e selezionare, per esempio, BHO e il citatissimo (su questi schermi mal/poco informati) l’idolo R Reagan, e vedrete che, sorpresina, dopo un periodo di presidenza analogo i due sono allo stesso livello di approvazione popolare…
Non dimenticando il fatto che pochi hanno ereditato una situazione economica disastrosa come quella che ha trovato Obama… a, ma dimenticavo… scusatemi… GWB gli ha lasciato l’economia in ottime condizioni e’ Obama che ha fatto i danni.
Arripijatevi!
Roberto
Tre anni e 8 mesi sono tanti per iniziare un processo di “reamericanizzazione” degli USA. Sarà in grado la politica statunitense di esprimere un nuovo Roosvelt od un nuovo Regan, cioè un uomo mediatico, ma anche capace di scelte determinanti per risollevare il paese?
Obama é la continuazione della politica di Clinton e la reazione simmetrica all’interventismo dell’amministrazione Bush. E’ la miopia dello “it’s economy stupid” unita alla generazione di errori ancor più macroscopici di quelli commessi dalla precedente presidenza, per la volontà di operare in modo opposto senza chiedersi dove stia la “giusta misura” fra diplomazia e forza. Che finora sia stato un signor tentenna, perfettamente perdente in politica estera, é una ovvia constatazione.
Se aggiungiamo che la perdita dello spirito pionieristico é di lunga data, temo che dovranno passare tanti anni per vedere gli Stati Uniti di nuovo leader dell’occidente. Questo favorirà ulteriormente il rafforzamento dell’influenza economica Cinese nel mondo, mentre la competitività del suo sistema, unito alla scarsa determinazione di europei ed americani ci prepara un futuro di decadenza e – forse – di sottomissione.
Ci si può riallacciare alla discussione precedente: serve il leader globale, forte ed al tempo stesso intelligente, capace di forza mediatica per catalizzare la forza morale della gente attorno al suo programma. I leader europei sono comunque “leader di provincia”, mentre negli USA non vedo una figura emergente capace di coalizzare il consenso attorno a programmi ambiziosi ed al tempo stesso equilibrati e possibili.
Saluti
Ma no Mason Antonio.
Non vogliono fare fuori Berlusconi. Ci pensa già lui da solo.
Francesco-P, d’accordo su Bush.
Lei ha citato tanti aspetti del declino Americano(comuni a tante società industrializzate).
Io me la prendo come al solito con movimenti militari e di interesse ad essi legati.
Ma ha ragione Lei, Bush non è il COLPEVOLE.
E’ stato solo l’espressione più visibile e immediatamente riconoscibile del MALE che serpeggia nella società occidentale(Americana in primis).
Lei ha un cuore rossonero.
Spiace darle la seguente notizia(non confermata).
Il Cavaliere è stanco(tutti questi sinistroidi contro), logoro(come molti suoi giocatori).
Passa la mano: il vostro prossimo presidente sarà Flavio Briatore.
E’ contento del personaggio? O teme un Farina 2?
A Bergamo siamo abituati ad andare su e giù.
Voi se non sbaglio(ma la memoria mi suggerisce anche un’altra volta)solo per le “prodezze” di Farina andaste in B.
Nello sport, nella vita, nella politica persino si vince e si perde.
Continuare a volere vincere “barando”…
Che pena. Non trova?
Cordialmente,Ambrogio
Cordialmente,Ambrogio
Obama si Obama no.Intanto I giudici di milano emettono una sentenza di risarcimento danni a favore della cir di De Benedetti e contro Berlusconi,di 750 milioni di euro pari a circa 1500 miliardi delle vecchie lire. Vogliono cacciare Brlusconi,altro che Obama.
Benche’ QUESTO conservatore non abbia “perso la testa”, sono d’accordo con l’illustre concittadino Goretti: la scelta di Rio, di per se’, non va vista come un’indicazione del declino di BHO, ne’ tantomeno degli USA.
Suvvia, Foa…
In quanto al confronto con Carter, caro Foa, BHO l’aveva gia’ battuto prima dell’episodio IOC.
Mi risulta che nel recente passato solo Ford e Clinton abbiano avuto indici di gradimento inferiori a BHO.
Semmai, questo episodio mette in rilievo alcune altre cose:
1. Qualcuno dovrebbe dire a BHO che la campagna elettorale e’ finita.
2. Ma quanti “debiti di riconoscenza” ha BHO con l’establishment di Chicago???
3. E’ normale che molti presidenti si buttino sull’ “estero” quando le cose vanno male in casa.
Ma BHO non doveva rappresentare “change” ???
Per finire, Goretti: ma quand’e’ che Bush e’ andato di persona al IOC?
La vittoria di Obama alle elezioni ha fatto perdere la testa ai conservatori. Ma come si fa a caricare di tutti questi significati politici un evento tanto insignificante quale l’elezione della citta’ ospite delle Olimpiadi del 2016?
Anche i giornalisti di questo giornale hanno un po’ perso la testa. Il titolo di ieri mi pare iniziasse con: “Obama KO”. Forse vi siete dimenticati che 4 anni fa la citta’ di New York era candidata per le Olimpiadi del 2012. Anche allora ci furono grandi aspettative. Molti in America che New York sarebbe stata prescelta, anche alla luce della tragedia dell’11 Settembre accaduta solo qualche anno prima. Il sindaco Bloomberg, l’ex sindaco Giuliani e lo stesso presidente Bush, insieme a molti altri, inclusi i Clinton, si adoperarono per fare un po’ di propaganda per la Grande Mela. Alla fine l’IOC scelse Londra. Non mi ricordo di aver visto nessun articolo allora parlare di sconfitta di Bush, sconfitta di Bloomberg. Sicuramente questo giornale non titolo’ l’articolo: ” Bush KO. Le olimpiadi a Londra.” Allo stesso modo, quella vittoria di Londra su New York non fu letta come il declino degli USA, allo stesso modo che alcuni fanno oggi. Ma davvero pensiamo che il Brasile sia piu’ potente degli USA? Certo, stanno facendo passi avanti ma ce ne corre prima che il Brasile scalzi gli USA sul piedistallo geopolitico mondiale. Ma cerchiamo di leggere questa elezione di Rio per quello che e’. E’ il riconoscimento del progresso fatto dal Sudamerica, e del Brasile, che essendo gia’ stato prescelto quale paese ospite dei mondiali di calcio del 2014, non si puo’ negare abbia le capacita’ di ospitare le Olimpiadi. E’ la prima volta che questi giochi si svolgono nel continente sudamericano, quindi per me era una scelta obbligata per l’IOC, Obama o non Obama. Madrid sicuramente non sarebbe stata prescelta, visto che non accade che lo stesso continente viene prescelto in due olimpiadi di fila. Cerchiamo di non strumentalizzare politicamente qualsiasi evento del mondo quale sconfitta o vittoria per Obama, Che all’improvviso dobbiamo cercare in qualsiasi cosa succeda del mondo un segnale dell’efficacia della sua presidenza? Se il mondo e’ divenuto tanto polarizzato anche in Italia mi aspetto che da un giorno all’altro qualche giornale di sinistra leggera’ negli insuccessi del Milan ultimamente, il segnale del declino dell’era Berlusconiana e delle sue politiche. Ma dai! Siamo seri!
La destinazione dell’olimpiade 2016 era già definita. Tutta la manfrina vista era solo coreografia. Nel 2012 è in Europa e mi fa sorridere il dualismo con Madrid che non poteva, essendo europea, aggiudicarsela. Obama è intervenuto ma lo doveva fare prima quando i giochi erano ancora aperti. Il Brasile merita l’olimpiade? paese emergente, ma dalle troppe disegualzianze al suo interno. Se si può parlare di sconfitta di Obama è solo quella di non aver lavorato sotto traccia prima, sai a volte l’esperienza e le conoscenze contano. Se io fossi stato Obama neanche ci sarei andato a promuovere la candidatura. Non parlerei di scarso appeal ma di poca esperienza, se la farà. Un saluto.
L’assegnazione dell’Olimpiade al Brasile era probabilmente un atto dovuto al paese più dinamico del Sud America ed alla logica che oggi prevale nel Comitato Olimpico e nello Sport: coivolgere sempre più i paesi “ex emergenti” per allargare il business sportivo su scala mondiale. Quello strano misto di capitallsmo selvaggio, socialismo e disordine sudamericano é una nazione in rapida espansione, un palcoscenico eccellente che garantisce agli organizatori ed agli sponsor, oltre ai consueti ritorni nel mondo occidentale, nuove fette di mercato in Brasile e – più in generale – nei nuovi mercati di tutti i paesi ormai “emersi”.
Ad Obama interressava solo mettere in moto capitali in un’area particolarmente colpita dalla crisi e considerata grande bacino elettorale dei democratici. Si é mosso in prima persona, ma fallito un tentativo già perso in partenza. Era in un deadlock: se non si fosse mosso sarebbe stato accusato della sconfitta per non aver promosso l’immagine degli USA; muovendosi e mettendoci la faccia in prima persona si prende lui gli “schiaffoni” al posto degli organizzatori velleitari.
Non darei troppo perso a questa sconfitta personale; invece concordo pienamente con chi trae spunto dalla vicenda per riflettere, in gernerale, sulla debolezza del sistema USA, oltre che su quella personale di Obama.
Non credo che la debolezza possa essere imputata totalmente a Bush, come afferma Ambrogio. Sono 16 anni che gli USA si sono rammolliti e piegati alla lobby affaristica, che hanno perso la voglia di essere i primi, preferendo perdere il nerbo che gli ha permesso di vincere la seconda Guerra Mondiale e la Guerra Fredda. Sono sedici anni, quasi 17, che la logica della finanza da tavolino ha prevalso sulla logica indstriale, sono 17 anni che la logica del merger and acquisition prevale sulla capacità di “inventare” nuovi mercati e creare nuovo consenso.
Innovazioni ne sono uscite, hanno visto la luce nuovi grandi prodotti, ma le grandi idee industriali, dal software alla medicina, dalle solare al nucleare di IV generazione, dalle novità nel settore aerospaziale e quelle nei laser, ecc., sono state concepite prima, delle ultime amministrazioni USA, DEM, GOP e di nuovo DEM. Poi si é andati avanti a perfezionare, rendere industrialmente realizzabile quanto inventato. Oggi non si vedono novità così eclatanti pronte ad uscire dal cassetto, novità che potranno cambiare il mondo nei prossimi anni.
La spinta all’innovazione rivoluzionaria viene soffocata dalla logica puramente finanziaria; la rivoluzione di mercato richiede investimenti pionieristici su una scala temporale generazionale. Finanziare il piccolo studio, il piccolo miglioramento, la variante del prodotto più efficiente o più adatta a particolari mercati promette ritorni più a breve termine, compatibili con la finanza ansiosa di rendimenti. La logica del M&A, invece, premia la conquista del mercato per il peso specifico dell’impresa, non per la capacità di inventare cose rivoluzionarie che creano nuovi mercati.
Pensate al settore auto, che non é certo un mercato di punta sotto il profilo tecnologico. Gli USA, i primi dl mondo, hanno continuato a produrre per anni seguendo i soliti concetti, perfezionando i loro modelli anzichè cambiare radicalmente. Avrebbero dovuto farlo quando le cose andavano ancora bene. Hanno investito sull’auto elettrica (per via dei fondi statali) senza arrivare a conclusioni, ma non hanno pensato alla riduzione della massa dei veicoli, all’efficienza energetica, all’ibrido. Sappiamo tutti come é andata a finire!
Se gli Stati Uniti sono in difficoltà e stnno perdendo autorevolezza é per via di un processo di perdita dello spirito pionieristico, la loro grande forza del passato. Questo é un preoccupante processo “bipartisan”. Obama impersona perfettamente quello che non serve a recuperare quel grande spirito.
Saluti vivissimi
P.S.
Mentre scrivevo mi é venuto in mente il Milan. Non avendo saputo innovarsi negli anni scorsi, adesso si tova senza via d’uscita: se non vinci non puoi autosenerti ed investire sui calciatori, ma per vincere devi avere dei calciatori che non siano logori. Siamo bravi, siamo i migliori del mondo, ed ora che si fa?
Penso che l’America che abbiamo conosciuto fino circa 15-20 anni fa sia profondamente diversa da quella attuale. Quella di una volta, anche quella di Carter esprimeva il disegno strategico di un Paese inteso come Popolo, Nazione, Principi. I Governi degli ultimi anni sembrano le propaggini dei consigli di amministrazione della Corporate America delle multinazionali o di fumosi circoli sovranazionali. Quindi al massimo, come si è visto con questa crisi devastante, prende decisioni da e nell’interesse dei suddetti Consigli di Amministrazione. Magari anche utilizzando gli apparati che gli derivano dalla Guerra Fredda. Temo che nella sostanza più che ragionare in termini di valori e principi (perchè non esportano la democrazia in Cina?) ragionino in termini di profitti delle loro multinazionali in particolare finanziarie anche a costo della disoccupazione di massa degli americani stessi.
Ormai anche i boscimani hanno capito che chi comanda è Wall Street e non lo speacker che di volta in volta va ad abitare in quella pacchiana casetta bianca… Verissimo Francesco C, bisogna aggiungere pero’ che tutti lo sanno esclusi i giornalisti, specialmente quelli di sintistra, che non possono ne scriverlo ne pensarlo. Oggi c’è la manifestazione per la liberta’ di stampa naturalmente contro Brlusconi che intimidisce la stampa. I sinistri,foraggiati dai poteri finanziari,meritano il Nobel della menzogna e della mistificazione. Dei poteri economico- finanziari che comandano per davvero non se ne parla e non se ne puo’ parlare, alla faccia della democrazia.
Io non penso più nulla su Obama.
Stò a guardare.
Sull’assegnazione delle Olimpiadi al Brasile non ne farei un caso di mancata vittoria di Obama.
O si vuole pensare che all’America tutto è dovuto.
Lula comunque sembra un buon presidente.
Stimato in Sud America(il presidente deposto dal Golpe in Honduras, Zelaya è da qualche giorno tornato nella sua terra, protetto dall’ambasciata Brasiliana).
Forse solo in Colombia non è apprezzato.
Stimato qui anche da noi.
Da Berlusconi anche.
Secondo me non è questione di presidente debole o meno, se guardiamo alla figura di Obama solo come capo della più forte nazione ritenuta sino ad ora leader mondiale.
E’ questione di momento storico.
E’ questione di 8 anni di amministrazione Bush precedente.
Se guardiamo ad Obama come espressione delle lobbies più potenti(armamenti e petrolio) può essere benissimo che i risultati che si vogliono ottenere non debbano più coincidere(o non possano più oggettivamente per i motivi detti prima)con una visione di forza degli U.S., come il paese patria della democrazia che si possa permettere di esportarla in ogni dove, con ogni mezzo.
Si cerca di arrivare al risultato che si vuole, mediante “artifizi” chiamiamoli diplomatici(sik!) ma che nascondono comunque lo stesso fine.
Almeno prima ci si prova con questi.
Andare a dire a cavallo del congresso ONU/G20 che l’Iran aveva un secondo impianto segreto(?)per l’arricchimento dell’uranio sembra comunque avere “costretto” l’Iran a discuterne con pacatezza in questo momento(riunione dei 5+1).
A dire persino che loro sono pronti a comperarlo all’estero questo uranio se il problema è tutto lì…
Quindi non starei a fare un paragone con Jimmy Carter.
30 anni fa forse era tutto dovuto agli U.S.
Ora le cose stanno in modo diverso.
Se Obama vuole qualche cosa deve comunque “sbattersi” e nel caso “passare” sopra tanti degli slogans che gli Americani ci hanno iculcato come verità assolute.
I loro ambigui rapporti con la Cina(da prostitute), il loro stare alla finestra durante le elezioni in Iran…appoggiare ancora Karzai in Afghanistan nonostante la contro-politica che alla fine Karzai ha prodotto nel suo paese.
Poi c’è un nuovo asse economico mondiale(Bonaccorsi ne parlava come movimenti di denaro in un post recente)che fa degli U.S. solo come il vecchio “referente”.
Importante ancora oggi, ma non più in grado da solo di dettare legge.
Oggi c’è il Brasile, la Russia, la Cina, l’India.
Così come parliamo e riveriamo Gheddafi oggi, lo faremo con l’Iran domani, se Ahmadinejad perderà(almeno pubblicamente) la sua “carica” di antisemitismo.
Insomma, una situazione in divenire in cui è presto cominciare a fare paragoni con presidenti del passato.
E se la nuova potenza mondiale che può dirigere tutto fosse già diventata la Cina?
E l’Italia, come mai, U.S., Russia o Cina che sia, sembra sempre trovarsi a suo agio nei rapporti con detti paesi?
In questo momento sembra un paese al centro della politica internazionale(vedi discorso premier domenica scorsa alla prima festa del popolo delle libertà).
Sembra che la nostra politica(anzi del premier), l’anno scorso, abbia salvato il collo di Saakashvili.
“Putin voleva arrivare a Tiblisi e appenderlo all’albero più alto”.
“Facendo intervenire Sarkosy(che era il presidente di turno in quel momento dell’UE)abbiamo evitato il peggio”.
Mi chiedo come mai se siamo così importanti, siamo fuori dai 5+1.
Cordialmente,Ambrogio
Cordialmente,Ambrogio
Viste le ultime mosse sullo scudo e sull’Iran, credo che sia lui che il suo team abbiano capito che e’ meglio tornare al Bushismo
E’ il momento adatto per ristrutturare le dinamiche geopolitiche e l’Europa farebbe bene a non lasciarsi scappare l’occasione per costruire un mondo multipolare
D’altra parte quando e’ stato eletto, esultavamo proprio perche’ volevamo un’America meno poliziotta del mondo e piu’ collaborativa
Gentile Marcello,
Quello che lei afferma nell’articolo è verissimo. E’ anche naturale, il potere economico-politico-militare di un Paese conosce l’evoluzione naturale che lo porta ad un massimo e poi alla naturale riduzione. Dagli Stati Uniti mi aspetto ad una consapevolezza della riduzione del suo ruolo internazionale e di mettere al primo piano gli interessi dell’umanità e della democrazia. Questo sarebbe un vero cambiamento: la rinuncia delle difesa degli interessi americani nel mondo e l’adozione della difesa della democrazia nel mondo e della pace
Cordialmente,
Dekebalos
Concordo con te Marcello, gli USA sono deboli.
Tuttavia dare tutta a Obama è ingeneroso, sono anni che gli USA non sono più “L’America” che sognavamo negli anni ottanta, il Patriot act, le bugie all’assemblea dell’ONU ,L’abolizione del Glass act (se mi ricordo bene il nome della legge),e altre decine e decine di atti politici,economici e industriali semplicemente folli l’hanno snaturata.
L’ubriacatura di considerarsi come Unica Potenza Mondiale e Gendarme Assoluto del pianeta ha lasciato duri postumi al gigante d’oltre oceano e ora Obama dà l’impressione di quei nobili decaduti del passato.
Ormai anche i boscimani hanno capito che chi comanda è Wall Street e non lo speacker che di volta in volta va ad abitare in quella pacchiana casetta bianca.
Dal mio punto di vista questo è solo un caso di una più vasta crisi antropologica, forse inevitabile, di cui è vittima tutto l’occidente.
Abbiamo dimenticato ed irriso i valori fondanti della nostra società, relegato la razionalità ad una opinione come le altre ; in ultima analisi abbiamo pasteggiato con il gregge anzichè con il suo latte dandoci gran pacche sulle spalle per l’idea geniale che portava tanta carne in tavola… ed ora le pecore sono quasi finite.
Saluti a tutti