Mandela e De Klerk ottennero il Nobel per la pace, dopo aver permesso la fine pacifica dell’apartheid in Sud Africa, Rabin e Arafat dopo gli accordi di pace israelopalestinesi, Mohammed Yunus dopo aver diffuso, con straordinario successo, i micropagamenti, Barack Obama, invece, lo riceverà prima di aver ottenuto un risultato tangibile.

La scelta del Comitato è talmente strampalata da lasciare perplessi persino i media americani, a cominciare dalla Cnn, che ha preteso il testo in inglese prima di chiosare la notizia.

 Sia chiaro: il discorso sull’Islam al Cairo era bellissimo, alto, schiudeva nuovi orizzonti. Ma non ha portato a nulla. E sugli altri dossier, come evidenziato più volte in questo blog, Obama è stato evasivo o inconcludente, a cominciare dall’Iran e dall’Afghanistan. Non può nemmeno vantare i meriti del riavvicinamento con la Corea del Nord, che è stato propiziato da Bill Clinton. Ha mantenuto una sola vera promessa: il ritiro graduale dall’Irak. Basta per meritarsi il Nobel?

Basta, come spiega il Comitato norvegese, riconoscere “il valore delle sue dichiarazioni e degli impegni che ha assunto nei confronti della riduzione degli armamenti, della ripresa del negoziati in Medio Oriente e la volontà degli Stati Uniti di lavorare con gli organismi internazionali“? 

Già con Al Gore, a mio giudizio, premiato nel 2007 per il suo impegno ecologista, il comitato deviò rispetto agli scopi originari, ma qui si è andato oltre, sovvertendoli. Questo è un Nobel per meriti che devono essere ancora dimostrati e non su fatti concreti. Auspica una svolta, dopo nemmeno un anno di mandato, anzichè sancirla.

E forse è meno innocente di quanto si creda, perchè pone Obama in una situazione imbarazzante, limitando le sue opzioni future. Come può un Nobel per la Pace decidere un’azione militare?

Più ci penso e meno sono convinto: questo Nobel è proprio bizzarro.

O no?