Sul Giornale di oggi analizzo il retroscena dell’ultimo scoop del Times di Murdoch, quello secondo cui l’Italia avrebbe pagato i talebani per scongiurare attentati contro i nostri soldati. La Russa, come noto, ha smentito nettamente, annunciando querela. Ma al di là delle schermaglie, l’episodio rappresenta un salto di qualità nella campagna che i giornali britannici ( e in particolare proprio il Times) conducono da maggio contro Berlusconi per le sue vicende private.

Le accuse sui pagamenti ai talebani portano le stigmate dei servizi segreti, britannici o forse americani, che non fanno mai uscire a caso certe dritte. Perseguono uno scopo preciso e siccome è inverosimile che si propongano di indebolire l’alleato italiano sul terreno in Afghanistan, danneggiando tutta la Nato, le ragioni vanno cercate altrove.

Dove? Qualcuno pensa che si tratti di una vendetta di Rupert Murdoch, furioso con Berlusconi per l’aumento dell’Iva dal 10 al 20% sugli abbonamenti Sky e la creazione di un nuovo pacchetto satellitare con Rai e Mediaset. L’ipotesi è plausibile, ma forse riduttiva. Sembra esserci altro.
Passata la paura del grande crash finanziario, stiamo entrando in una fase di rinnovamento degli assetti internazionali. A Washington comanda Obama; tra poco entrerà in vigore il Trattato di Lisbona, che darà una nuova fisionomia all’Unione europea, il G8 è morto ed è stato sostituito dal G20, mentre bisogna ancora definire le regole della finanza internazionale e di un mondo sempre più multipolare.

In questo contesto l’Italia appare un’anomalia. Un certo mondo anglosassone, che sembrava essere stato affossato dalla crisi di un anno fa e che invece è risorto più forte di prima, non ama Berlusconi; è come se avesse deciso di escluderlo da certi giri e il fatto che il cavaliere abbia deciso di chiedere una consulenza ai servizi segreti di una potenza amica ma non alleati (molto probabilente russi) per sapere se esista o meno un complotto ai suoi danni rafforza questa impressione e certifica un clima di sospetto tra alleati.

Quel mondo non tollera più che l’Italia giochi su più tavoli, amica degli Usa ma anche della Russia, di Israele ma anche del mondo arabo. Non apprezza la sua ostinazione nel far sentire la propria voce nelle sedi internazionali. E non ama nemmeno Tremonti.
Il nostro ministro del Tesoro pretende la presidenza dell’Eurogruppo. Male, perché la sua nomina impedirebbe la candidatura del governatore della Banca d’Italia Mario Draghi (ex partner di Goldman Sachs) alla testa della Banca Centrale europea, graditissima a New York e alla City londinese e lanciata da un giornale americano, il Wall Street Journal, che, guarda un po’, è controllato proprio da Rupert Murdoch. Coincidenze, che si intrecciano con la corsa di Blair alla presidenza dell’Unione europea, e altre vicende, manovrate chissà da chi e chissà dove, ma con un obiettivo ormai evidente: ridimensionare l’Italia o perlomeno questa Italia.

Sbaglio?