Vanity Fair pubblica, nel numero in edicola, un’intervista a Danilo Coppe, super esperto di esplosivi e presidente dell’Istituto di ricerche esplosivistiche di Parma, sulle minacce terroristiche. La giornalista, Marina Cappa, a un certo punto chiede:

Su Internet proliferano i manuali per gli esplosivi fai-da-te. Come difendersi?

Coppe risponde così: “Negli Stati Uniti, il governo si è infiltrato nei principali siti che li offrono e ha messo in rete istruzioni sbagliate: chi le le seguiva, si faceva male da solo. Dopo qualche ferito, gli aspiranti bombaroli hanno desistito“.

Interessante, molto interessante, soprattutto dopo quanto accaduto a Milano il 12 ottobre. A caldo degli inquirenti avevano parlato di un difetto nell’ordigno: vuoi vedere che il libico Gane e i suoi due maldestri complici hanno seguito una procedura sbagliata, cadendo nella trappola della Cia?

La lotta al terrorismo si fa anche così e, a quanto pare, funziona, soprattutto con “i cani sciolti”. Assai più pericolosi, invece, sono gli attivisti che seguono i corsi di addestramento in Afghanistan e in Pakistan. Sanno già come si fabbrica una bomba  e, secondo la Washington Post,  sarebbero sempre più numerosi. Spesso hanno passaporto europeo o americano.Vanno, imparano e tornano, per colpire. Rappresentano la vera minaccia che, secondo i servizi segreti olandesi, è sempre più concreta.

Con loro il sabotaggio dei manuali on-line non basta e non servono nemmeno misure generiche che hanno un valore poco più che simbolico (vedi i controllo dei liquidi agli aeroporti o il sequestro di portachiavi con minuscoli coltellini svizzeri).  Serve, piuttosto, un’intelligence competente e precisa. Ricordiamocelo…