E’ una delle regole della politica moderna: vince chi riesce a stabilire l'”agenda” ovvero ad imporre all’opinione pubblica e dunque anche ai propri avversari i temi da lui scelti e dunque a pilotare costantemente il dibattito.

Sarkozy durante le presidenziali francese 2008, costrinse Ségolène Royal a inseguirlo costantemente sulla sicurezza, le tasse, le conseguenze del ’68, il rilancio dell’economia. Era lui a dare il tono. Nemmeno una volta, nelle fasi finale della campagna la Royal riuscì a lanciare un argomento vincente e perse.

L’anno scorso Obama allungò in modo decisivo, quando la necessità di un cambiamento divenne prioritaria per gli americani.

E anche nelle ultime elezioni italiane Berlusconi riuscì facilmente a prevalere, limitandosi a mantenere il focus sull’eredità del governo Prodi e l’inaffidabilità della sinistra.

Questo fine settimana il Pd sceglie il nuovo segretario e l’impressione, a prescindere dal risultato, è che abbia perso un’occasione colossale. Da settimane i media riferiscono diligentemente della sfida tra Bersani, Franceschini e Marino, ma provate a pensare se e  quando sono riusciti a fare davvero notizia. E domandatevi se dai dibattiti all’interno sia emerso un solo tema che abbia costretto il Pdl sulla difensiva. La risposta è zero. In queste settimane è sempre stato il governo a mantenere l’iniziativa politica e il Pd a rincorrere affannosamente, senza peraltro mai incidere davvero.

Con queste premesse la nuova leadership nasce perdente. Nuova si fa per dire: dietro Bersani c’è D’Alema, dietro Franceschini c’è Veltroni, che così continuano il loro eterno duello. Marino non conta.

Vincerà Bersani, pare, che sembra una brava e ragionevole persona, ma privo di carisma, di mordente, di immaginazione. Noioso e prevedibile. Negli ultimi giorni mi ricordava qualcuno, ma non riuscivo a ricordare chi. Poi ho capito: Maurizio Ferrini, il comico di “Quelli della notte”, storica trasmissione di Arbore. Gli assomiglia, parla con lo stesso accento e, come lui, esprimeva solo banalità. Ma Ferrini voleva far ridere e, all’epoca, ci riusciva. Bersani dovrebbe ispirare, ma risulta straordinariamente soporifero.

Che disastro questo Pd. Il centrodestra, pur con tutti i suoi tormenti (leggi le polemiche su Berlusconi, gli strappi di Fini e di Tremonti), può dormire sonni tranquilli. O no?

Ps. Ecco Ferrini, sembra Bersani da giovane: