Chi legge questo blog, sa come la penso sull’Influenza A, meglio nota come suina. Sin dall’inizio, nell’aprile di quest’anno, l’ho denunciata come un’operazione di spin, assolutamente ingiustificata dal punto di vista medico. Gli ultimi dati dimostrano che l’allarme è a dir poco esagerato, con un tasso di mortalità infinitesimale, non solo in Italia ma nel mondo.

Eppure la paura, anziché diminuire, aumenta – come tra l’altro ho spiegato in un’intervista alla trasmissione di  Rai Due Voyager, che andrà in onda lunedì sera alle 21 – e sta toccando punte di isteria collettiva, pari a quelle raggiunta in occasione dell’allarme per le lettere all’antrace nel 2001. Non me ne sorprendo, avendo scritto un libro sullo spin. Quando si innescano meccanismi che, attraverso la comunicazione creano un condizionamento psicologico delle masse, è molto difficile arginare il panico.

Basta una notizia per far aumentare l’ansia e anche le rassicurazioni diventano fonte di angoscia, perché condite con tanti ma e altrettanti se. La maggior parte delle persone non possiede conoscenze mediche sufficienti per valutare autonomamente la situazione e pertanto si lascia facilmente condizionare. Non le si può biasimare: sono le vittime inconsapevoli dello spin.

Resto invece allibito quando anche i medici perdono la testa. Non quelli che saggiamente rifiutano il vaccino, ma insigni esperti come il dottor Sergio Harari, direttore dell’Unità di Pneumologia ospedale San Giuseppe di Milano, che ha raccontato  in questa testimonianza la propria angoscia quando la figlia si è ammalata, calmandosi solo dopo che una semplice, umile pediatra, lo ha rassicurato, ricordandogli che l’influenza A, passa in fretta ed è molto meno mortale di quella di stagione.

Se persino il pneumologo agisce irrazionalmente e per di più anziché tacere imbarazzato sente il bisogno di rendere pubblico il proprio stato d’animo, significa che la situazione è davvero preoccupante. Non per l’influenza suina, ovviamente, ma perchè questa vicenda dimostra l’efficacia delle moderne tecniche di comunicazione applicate alla nostra società. E’ un caso tragicamente esemplare di manipolazione collettiva e dovrebbe farci riflettere e possibilmente anche indignare. O sbaglio?