La globalizzazione? E’ una fregatura…
Sul Giornale di oggi scrivo della rivolta dei piccoli e medi imprenditori in difesa del Made in Italy. Nata nel tessile si sta diffondendo ad altri settori industriali italiani e si sta trasformando in un vero e proprio movimento contro le grandi griffes della moda e ovviamente anche contro Confindustria. Sono già 400 gli imprenditori che hanno aderito. L’iniziativa è guidata da un imprenditore varesino Roberto Belloli, che ho intervistato nell’articolo. Mi ha colpito questo passaggio sulla globalizzazione.
«Stiamo uccidendo la nostra ricchezza in nome di una globalizzazione che non ci ha portato alcun vantaggio e che sta favorendo solo l’Estremo Oriente», spiega. Cita l’esempio del marchio Burberry. «Ognuno di noi pensa che sia inglese. E invece è di proprietà cinese e naturalmente produce tutto in Cina». E così descrive un paradosso che riguarda tutto il mondo della moda, anche quella italiana. Nei negozi vengono messi in vendita capi, ad esempio jeans di lusso, a 120 euro. «Il costo reale di produzione è otto», precisa. E se fosse stato fabbricato in Italia?, gli chiedo. «Circa 12 euro e peraltro di qualità superiore». La differenza non è abissale, eppure la delocalizzazione continua.
«Per anni ci hanno detto che la globalizzazione portava benefici ai consumatori, ma io vedo solo svantaggi: i prezzi al dettaglio continuano a essere alti, mentre molte aziende italiane sono state costrette a chiudere, in nome di un processo che arricchisce solo le grandi multinazionali, che aumentano all’estremo i margini strozzando i fornitori, e i top manager che incassano bonus sempre più ricchi. Ci stanno spolpando: la qualità dei prodotti non migliora, anzi spesso peggiora, la vita resta cara, ma intanto perdiamo posti di lavoro. Andando avanti di questo passo cosa rimarrà del nostro Paese?».
Rilancio i suoi dubbi: la globalizzazione è una fregatura? Inizio a credere di sì…

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Globalizzazione, Delocalizzazione, Disoccupazione e Protezionismo sono le parole che sentiremo sempre più nominare nei prossimi anni. I grandi guru della finanza internazionale, prima della crisi, si riempivano la bocca di Cina, delocalizzazione, globalizzazione. Adesso gli stessi super-esperti, dopo la crisi dei subprime americani che si è trascinata mezzo mondo dietro di se, cominciano a parlare con preoccupazione di disoccupazione crescente, e gli USA, che hanno predicato globalizzazione e delocalizzazione fino alla nausea, cominciano ad innalzare le prime barriere protezionistiche nei confronti della Cina, per evitare licenziamenti a catena nel settore dei copertoni e delle tubature in acciao. Che sia l’inizio di un nuovo proceso di contro delocalizzazione ? E adesso le multinazionali che non sono più in grado di mantenere i livelli occupazionali in occidente, saranno costrette a far rientrare i capitali in patria? Gli USA hanno dichiarato il settore delle telecomunicazioni come strategico, e stanno proibendo alle ditte orientali di vincere le gare per cablare in fibra ottica le grandi reti di telecomunicazioni americane. Ma, in ogni caso di certo avremo decine e decine di disoccupati nei prossimi anni, e ringrazieremo i grandi esperti della finanza degli anni passati, che ci hanno portato fino a questo punto, ovvero sull’orlo del baratro occupazionale qui in Occidente.
Grazie Vittalbert per la sua testimonianza che trovo molto interessante e apprezzo molto il cambiamento di tono. Una sola precisazione: io mi chiamo Marcello, non Francesco…
Salve tutti!? x vittalbert,il jeans ke a me piace molto,viene fatto in Italia,e la Desquared è di markio Canadese.Poi non credo si compra x emozione,(almeno parlo del my carattere)diciamo più;x sfizio,marca(infatti dico sempre a ki compra la marca è xkè non sa vestire)ecc.ecc..Io compro sempre quando l’okkio è attirato da un certo fascino e x bellezza e x qualità e x come il prodotto ha di artigianato.Vittalbert,faccio un esem.pratico,ho dell’intuito particolare,(e ki ha letto i miei commenti credo si sarà accorto di tale quaità)(non è vanità ok?)sai quanto stò a capire se un giocatore ha qualità? il giusto vederlo toccare palla un’attimo,vedi lo stesso è valso x Fini,dal primo giorno ke ha fatto politica con Berlusconi,ho sempre detto ke non mme piace,i fatti sono a portata di tutti ecc.ecc..Certo,comprerò quel jens xkè ha della particolarità (diciamo da fuoriclasse)N.B. non compro la marca come spiegato ok?.Ciò non vuol esser un atteggiamento critiko nei tuoi confronti,ma solo opinione e il dire la realtà diretta di come la penso.Sse vedemm buon weekend a tutti.
Gentile vittalbert,
molto interessante la sua testimonianza, che arriva direttamente da una persona che ci vive dentro questo mondo di commercianti, abbigliamenti, grande distribuzione.
Personalmente faccio un tutt’altro lavoro, ma, da semplice consumatore avrei due osservazioni.
1. Lei afferma che:
Un ribaltamento è stata la necessità di andare a produrre all’estero.
La necessità è nata dalla richiesta del mercato di avere merce sempre a prezzi più bassi.
In Italia non ci si riusciva più, neanche producendo in Puglia, Molise, o S.Giuseppe Vesuviano.
Secondo me, la produzione ad estero non comporta automaticamente l’abbassamento del presso finale. Anzi’, si paga lo stesso prezzo come per un prodotto fatto in Italia ma di una qualità decisamente inferiore. Sicuramente non è il consumatore finale a godere il vantaggio della produzione ad estero.
2. Un’altra idea:
La delocalizzazione ci ha permesso di rimanere sul mercato, dando sempre lavoro ma in maniera diversa. Ora non servono più laboratori di confezione comunemente intesi, servono laboratori che ti fanno i campioni con i quali andare a vendere. Questo è un grosso indotto;
Fare i campioni richiede una forza di lavoro minore rispetto ad avere tutta la produzione in Italia. La conseguenza diretta è la disoccupazione ma anche la perdita del know-how, della “conoscenza del fare” da parte degli italiani.
Cordialmente,
Dekebalos
3.DamyEku Scrive: November 25th, 2009 at 4:16 pm Salve tutti!? x Marina,non sono matto tranquill ahahahahah. Mi piacciono le cose ke son fatte x i miei gusti e non x sfizio.Infatti,dopo 10 anni quel jeans lo porterò ancora addosso.Marina,non so di dove sei,ma se nella incappi in qualke vetrina Desquared,sicuramente troverai quel jeans ke a me piace molto.E…se ti viene in mente di farmi un regalo,fallo presto,tte ricambierò una settimana tutto gratis dalle mi parte ok? ahahahahahah. cc’è vedemm
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Se per caso dovessi trovare quel jeans che ti piace molto e che sicuramente piacerà anche a me,col cavolo che te lo regalo.ma non solo,non lo compro neanche per i miei figli,non ho i soldi e se anche li avessi non li comprerei lo stesso.10 anni fa,ho comprato per andare a un matrimonio,abito senza maniche,soprabito dello stesso colore,bella stoffa di ottima fattura,marca italiana non famosa,l’ho pagato quel completo 600.000 lire(circa 300 euro),non lo posso più mettere perchè ho messo qualche KG,solo per quel motivo.Speta che compro solo un pantalone a quel prezzo.
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tte ricambierò una settimana tutto gratis dalle mi parte ok
Te ricambierò,dopo sena..stò ancora aspettando il tuo invito ti ricordi?? Vitto e alloggio gratis,servita e riverita(sempre a casa tua)parecchi mesi fa,Parola de omo le parola de omo,e va mantenuta,altrimenti che omo sarei,avevi scritto.(non sarai mica una donna per caso)
Ps.sei uguale a quell’altro,esco a prendere le sigarette,ci vediamo.Neanche l’ombra ho visto.
Parola de omi..e de marinai,ma va la.
Qualcuno dica a Berlusconi e al suo governo di abbassare e di molto le tasse ,ICI compreso.Con i soldi in tasca le famiglie te la fanno ripartire l’economia,eccome se re la fanno ripartire.
PS2.appena ho un pò di tempo faccio il conto di quanti solti ho speso in ICI,da quando il governo di Prodi l’ha introdotta ,e che non ho potuto usare per comprare i prodotti delle imprese,e chissà dove sono andati a finire.
Senza per questo aver ridotto il debito pubblico.
Ha senso tutto questo???
Ciao
Salve.
Veramente, mi sa tanto che siete tutti in concorrenza con Junior, il quale ha aumentato il Vino negli otri, cosa che oggi anche i ragazzini sanno fare, però ha anche moltiplicato i Pani ed i pesci, e che pertanto di miracoli ne ha fatti tanti, voi però, voi tutti lo superate di gran lunga, pertanto permettetemi una domanda: Ma quante italocce siete riuscite a fare?
C’è quella delle bandiere al vento, dell’Italia s’è desta, dove dopo gli squilli di fanfara, la polizia è presa a calci, nei vari Cina town della Repubblica, non appena si fa vedere, e se si difende, ma scusate una altra domanda,dato che ci sono, perchè non mandate i poliziotti che non si lasciano prendere a calci da nessuno?
Ci sono, e quelli non si lascerebbero prendere a calci, e tanto mrno da un povero ipocrita di console cinese.
Avete notato come una qualsiasi arrogante minorità nel Belpaese, quanto pretende il diritto di ndettare klegge in Italia, abbia sempre un console con tanti rambetti in giroa proteggerlo, che marcia in prima fila?
Bene quello sarebbe il primo da prendere a calci.
C’è quella degli acquisitori all’estero a 1,5 fino a 15 € al capo, (un completo per Uomo da 800€ costava fino al 2002 alla produzzione asiatica,25€) che vendono in Itala con un guadagno che può anche andare oltre il 1000%, e ancora hanno il coraggio di lamentarsi e piangere miseria.
Le ricerche di laboratorio le fanno anche nel Bangladesh e in Cina a più buon mercato, coloro che sono nati da queste parti,(a proposito, sono gli stessi che finioa pochi anni fa vendevano fiori per i ristorranti) che hanno frequentato, con più diligenza e voglia di sapere le scuole europee, che da teenagers vivevano con i loro coetanei europei, e che pertanto sono parte integrale delle società europee, e ne conoscono gli usi ed i costumi, questo vale anche per i cinesi, e che ora dopo gli studi hanno aperto negli scantinati dei loro parenti un po’ dappertutto in Asia, un’attività e non solo nell’abbigliamento, nei loro rispettivi paesi d’origine.
Pertanto, la loro capacità creativa e pari, se non migliore e superiore, a quella dei loro coetanei europei.
Gli unici a camparci bene sopra sono per il momento ancora i grossisti e i venditori diretti europei, i grandi nomi che acquistano per uno e fan pagare cento. Villalbert alla fine dei conti ha ragione, oltre i 120 € per molti è un’emozione…., poco a poco però anche questi spariranno e alla fine daranno la colpa a Berlusconi.
Mah, forse così di buon mattino potrò anche sbagliarmi, ma mi sa tanto che villalbert, le cui spiegazioni si allineano alle mie informazioni, non abbia per niente torto
Vedete, anche perché conosco il prezzo di trasporto di un contenitore da 20 piedi dall’Asia all’Europa e credetemi sulla parola, noi marittimi siamo anche i primi a vedere cosa c’è dentro i contenitori che si sfasciano a Bordo di una Nave durante una burrasca, credo veramnete che villalbert, cj abbia spiegato per filo e per segno i principi della legge del menga che vige nel Belpaese, dove anche una magistratura alquanto ambigua, e sappiate qui in Germania in generale e a Brema in particolare, ci sono giuristi che sono pronti a giurare che il 90% dei processi civili italiani, sarebbero da rifare è mettono anche in dubbio il grado di preparazione e serietà professionale di tanti cosiddetti magistrati, pretende di dettare termini al legislatore, tutta colpa di Berlusconi roba da matt.
Mah.
Salutönen.
Chiedo scusa a tutti per non avere risposto prima ai commenti che hanno seguito il mio intervento.Il lavoro non mi ha dato tregua.
Chiedo scusa naturalmente anche a Francesco Foa; scuramente il mio è stato un intervento un pò sopra le righe; non volevo insultare nessuno, ma se ho dato questa impressione, mi scuso ancora…non è da me. E’ che questa elite che ci governa (e che a parole dovrebbe aiutare la piccola media impresa) nei fatti se ne fregga, o peggio, la affossa.
Comunque veniamo ai vari quesiti che mi sono stati posti.
Per rispondere però devo scrivere di me, della mia esperienza lavorativa cominciate nel 1979 nel mondo dell’abbigliamento per bambini, dove ancora sono parte attiva.
Mi sono fatto le ossa i primi 5 anni all’intero di un florido magazzino all’ingrosso di Bologna dove appunto mi occupavo del reparto dedito all’abbigliamento per bambini.
Nel 1986 il primo salto; sono diventato direttore commerciale di una bella azienda del modenese che vendeva abbigliamento per bambini in Italia e all’estero, a grossisti e alla grande distribuzione.
Erano ancora anni molto buoni, di grande consumo e grandi guadagni. Una media azienda modenese poteva produrre in Italia (sud Italia) ricaricando almeno tre volte il costo iniziale puro di un prodotto. Facile pensare alle plusvalenze…Naturalmente la grande distribuzione di allora riusciva a portare via prezzi migliori visto le loro capaità di acquisto. le realtà più importanti di fine anni ottanta erano Rinascente, Euromercato, Metro, Standa (si ancora la Standa). la Standa in quell’epoca era di proprietà del gruppo Berlusconi (chiamiamolo cosi) e la mia antipatia verso tale gruppo risale proprio ad allora.
Quelli erano ancora anni in cui il cliente pagava, non come oggi che ci si sente fortunati quando un cliente paga.
Ebbene, La Standa pagava come gli altri gruppi a 120 giorni, senonchè quando era il momento di andare a ritirare gli assegni, beh l’ufficiale pagatore era spessissimo dovuto partire proprio dieci minuti prima. Quanti viaggi a Milano ho fatto inutilmente, quanto fiele.
E che perle di marketing che questo gruppo ha “insegnato”!!! all’Italia intera. Pensate che in una contrattazione di vendita alla responsabile Standa per i 6-14 anni, ad un mio cenno di insofferenza per le proposte prezzo che mi sentivo fare la risposta fu questa: caro Carlo (mi chiamo così), ringrazia che io sono ancora venuta qui da te; se seguissi totalmente il pensiero del mio management non dovrei neanche più incontrarti; le direttive che mi hanno dato sono molto esplicite: dovrei andare sempre da aziende che non ci hanno mai servito, e grazie al nome Standa spuntare prezzi bassissimi; a tutte le aziende fa gola entrare in Standa, e pur di entrare possono pensare di non guadagnare immediatamente per poi rifarsi nelle stagioni a seguire. Bene nelle stagioni a seguire io non dovrei far altro che abbandonare tali aziende e buttarmi in aziende sempre per noi nuove…sai Carlo, in Italia di aziende che fanno abbigliamento per bambini ce ne sono tante….Ecco questo è stato il tipo di management che ha fatto del nostro presidente del consiglio un vero caimano. Non ha portato imprenditorialità, ha portato furbizia spicciola, che diventando sistema, ha travolto le regole e travolto le aziende.
Se avesse portato imprenditorialità, credete che noi oggi dovremmo lottare non per vendere ma per incassare? Perchè chi non paga continua a non essere punito, a non andare in galera? Perchè mi devo sempre trovare gente che un anno prima ha emesso assegni a vuoto e che mi tornano a chiedere bellamente merce, tanto hanno una partita iva nuova e qualcuno che gli fa da testa di ponte per avere addirittura fidi in banca?
Lasciamo li’, tanto la risposta l’abbiamo frequentando giornalmente questo nostro immondo paese.
Proseguendo la mia carriera nell’abbigliamento bambino è continuata e continua tutt’ora, con grandissimi sforzi di rinnovamento. Se non sei pronto a ribaltare continuamente la tua azienda nei concetti e nei modi di lavorare, sei fritto in un baleno.
Un ribaltamento è stata la necessità di andare a produrre all’estero.
La necessità è nata dalla richiesta del mercato di avere merce sempre a prezzi più bassi.
In Italia non ci si riusciva più, neanche producendo in Puglia, Molise, o S.Giuseppe Vesuviano.
La delocalizzazione ci ha permesso di rimanere sul mercato, dando sempre lavoro ma in maniera diversa. Ora non servono più laboratori di confezione comunemente intesi, servono laboratori che ti fanno i campioni con i quali andare a vendere. Questo è un grosso indotto; i capi campione in maggioranza si fanno in Italia, e quindi si dà ugulamente lavoro a manovalanza, stamperie, ricamifici, ecc. che si fanno pagare molto di più il loro lavoro proprio perchè ti vendono un servizio. Quando la merce arriva va ricondizionata capo per capo e controllata, e anche qui serve pesonale. E’ cambiato il modo di lavorare, la produzione tessile in Italia è un lusso, avere potuto contare sulla Cina per le aziende italiane è stato vitale. Chi non ci ha creduto è stato travolto.
A chi di voi mi chiede…ma allora quanto costa un jeans…vi dico che non esiste un prezzo. Un jeans in Cina costa da 1,50 Euro a 15 Euro, a seconda di che quantitativo ordini. E credetemi jeans fatti bene, non porcheria. La porcheria arriva dal Bangladesh, dal Pakistan, situazioni ancora indietro produttivamente. Il made in China è ormai una garanzia, nonostante quello che l’italiano medio può pensare.
Qualcuno di voi non mi crede quando dico che i prezzi dell’abbigliamento in Italia sono calati; sono quelle persone che si cibano solo di griffe o presunte griffe. Quante volte ho visto in Cina lo stesso fabbricante fare un jeans e attaccarci un cartellino famoso, poi a ruota sullo stesso jeans attaccarci un cartellino sconosciuto. Fra tanti anni rideremo di noi stessi ricordando i tempi in cui pagavamo inutilmente cifre astronomiche per avere addosso non un capo di abbigliamento ma una griffe famosa.
I tempi stanno cambiando, basta andare in uno store ZARA o H&M per capire quanto ci si può vestire bene spendendo davvero poco, cifre cosi basse impensabili vent’anni fa.
Una partecipante al blog mi dice che un capo che pagava 80.000 Lire ora lo paga da Benetton 80 Euro.
Non lo so, io parlo della differenza da vent’anni fa ad oggi. Il grossista vent’anni fa ti pagava una felpa mediamente bella per un bambino di 8 anni dalle 20 alle 25 Mila lire. Il che voleva dire che quella felpa andava nelle vetrine dei negozi più o meno a 60.000Lire. Sto parlando di vent’anni fa, quindi pensate alla svalutazione monetaria che abbiamo avuto da allora.
Oggi DEVO vendere allo stesso grossista più o meno la stessa felpa sugli 8 Euro. Impossibile passare i 10 Euro. Ciò vuol dire che quella felpa è venduta dal negoziante di prima a non più di 25 Euro (più o meno le 50.000 Lire di vent’anni fa…ma sono passati vent’anni).
Naturalmente mi riferisco al mio prodotto, un prodotto validissimo, ma non di griffe.
E’ logico che chi si misura con la griffe fa parte di un altro mondo, ma mi sembra ormai un mondo paleolitico. Il mondo moderno è quello, ripeto, dei Zara degli H&M, realtà purtroppo non italiane che stanno sempre più imperando, ma che io da produttore stimo tantissimo, in quanto ammiro la loro bravura.
Poi va beh, chi vuole comperare un jeans a 360 Euro, fatti suoi. Io essendoci sempre in mezzo, ho delle mie soglie oltre le quali mi viene l’orticaria. Un bel jeans non ha senso pagarlo oltre i 120 Euro. Tutto quello che è sopra è emozione pura. Diesel fa un bellissimo prodotto, fatto con tanta ricerca, ma ha dovuto quest’anno anche lui abbassare i prezzi. Potete trovare jeans Diesel a 190 Euro; l’anno scorso mai. Sappiate che quando comperate un jeans Diesel comperate un gran jeans, fatto con cura e tanta ricerca (rimarreste affascinati dalle nuove tecniche di lavaggio e usura tessuto) ma oltre i 120 Euro pagate un emozione. E se vi sta bene, è giusto cosi, tante volte nella vita bisogna far parlare la nostra parte emozionale. Ma sappiate che se volete potete trovare un ottimo e bellissimo jeans molto similare da Pull&Bear o Berhscka a 80 Euro. La globalizzazione ci ha dato la possibilità di scelta, sta in noi coglierla o no.
Scusate la lungaggine, e se volete, sono più o meno pronto a rispondervi.
Salve tutti!? x Marina,non sono matto tranquill ahahahahah. Mi piacciono le cose ke son fatte x i miei gusti e non x sfizio.Infatti,dopo 10 anni quel jeans lo porterò ancora addosso.Marina,non so di dove sei,ma se nella incappi in qualke vetrina Desquared,sicuramente troverai quel jeans ke a me piace molto.E…se ti viene in mente di farmi un regalo,fallo presto,tte ricambierò una settimana tutto gratis dalle mi parte ok? ahahahahahah. cc’è vedemm
Così ad occhio e croce, non mi pare che siamo messi bene. Però sembra tutto molto calmo. La quiete…prima della tempesta, o sbaglio. Speriamo che sbaglio, speriamo che sbagliamo tutti, solo che di solito 2 + 2 fa quattro.. di solito. Ma forse può fare anche 1500, chissà, è questione di autorità nel dirlo, cioè di potere di credibilità….cioè di potere. La speranza, anzi la certezza è che gli imperi prima o poi crollano, anche quelli too big to fail.
Una piccola nota sui prezzi.
Importare dall’Asia o dall’Est Europa può costituire un sistema per contenere l’inflazione solo se esiste un sistema distributivo efficace e concorrenziale. La realtà italiana, che è solo un po’ peggio di quella europea, è costituita quasi per intero da veri e propri oligopoli che costituiscono una sorta di “cartello” ed una piccola distribuzione di livello familiare, del tutto inefficiente e con volumi d’affari assai limitati.
Ne consegue che i costi lievitano anche in presenza di prezzi alla produzione in calo. La GDO fa quello che vuole, mentre i piccoli non possono resistere alla concorrenza e finiscono per essere tartassati dai grossisti oltre che dal fisco, dai comuni e dalle banche.
Si tratta di un meccanismo perverso che riesce non solo a far pagare di più i jeans con gli “occhi a mandorla” di quelli che una volta venivano prodotti in occidente, ma anche a far pagare frutta e verdura di più che negli altri paesi, pur avendo prezzi agricoli alla produzione mediamente fra i più bassi d’Europa.
A mio avviso le aziende nostrane che producono beni di consumo farebbero bene a considerare forme di vendita diretta, anche attraverso forme di associazione fra imprese per gestire la vendita in rete. Guadagnerebbero di più facendo pagare di meno!
Saluti
P.S. Se qualcuno volesse lanciare un jeans con due occhioni disegnati sul lato B, si ricordi che l’idea è mia!
Il gruppo francese SAM Auchan controlla 52 Ipèermercati e 1600 supermercati oltre ad Accord – servizi finanziari, ticket restaurant, ecc.) ed annovera marchi come Auchan, Bricocenter, Città Mercato, Cityper, Leroy Merlin, Rinascente, Sma, Upim, ecc. Se questo non è oligopolio!
Ciao Franco,
quando la Germania ansima l’Italia soffoca! Lo Stato Italia costa 900 miliardi di Euro all’anno e i suoi sudditi ne producono 1700 lordi! Guarda il dato teutonico e ti renderai conto di qual’è la parte buona del Brennero!
Mandi, marinaio!
Molti stanno riempiendo le valigie di costumi da bagno a buon prezzo per una costosa crociera in Antartide. L’ottimismo aiuta chi vende costumi da bagno sul molo dei pirla!
Salve.
Ciao Rodolfo, ti ho visto solo ora, se è per questo guarda che la cipria sugli occhiali ce l’hanno pure da questa parte del Brennero.
Siamo sui 15 miliardi annui di spessore, solo che qui usano parole e termini diversi, molto più sofisticati e digeribili, qui li chiamano,investimenti nel futuro, non debiti, che in questo caso sono sinonimo di un’incapacità e incompetenza collettiva che vien da lontano e ha tante facette.
La doccia fredda forse la più fredda arriverà questo pomeriggio con le dichiarazioni che fará Reilley della Opel Europe, a quei poveri illusi del alta Finanza mondiale sia che essi siano politici sia sindacati tedeschi (specialmente gli ultimi) questo pomeriggio, poi a fine Anno vedremo a quanto ammonteranno nei prossimi Anni “gli investimenti per il futuro”
Mandi montanaro.
Salutönen.
PS.
Hai notato come negli ultimi Mesi, da prima delle elezioni in poi, qui in Germania le maestranze Opel sono state cosi ben cotte a puntino che ora stanno li sul attenti assieme ai loro colleghi europei, ad attendere impavidi e sereni, il sonoro ceffone che Reilley mollerà questo pomeriggio ai politici e sindacati di mezza Europa?
Peccato che a pagare alla fine saranno proprio le maestranze che non hanno nessuna colpa, se non quella di voler lavorare e vivere onestamente.
Sig, Detrent è vero,
Tremonti dati alla mano, vede che chi ha liquidità la sta gettando sul mercato freneticamente, vede che l’oro non scenderà sotto i 1000$ ma anzi potrebbe raggiungere i 2000, vede che le commodities nonostante i prezzi vanno a ruba, vede che le banche centrali nonostante la penuria di carta ed inchiostro hanno raddoppiato la produzione di denaro, le delinquency sui mutui e prestiti crescono, crescono anche i chapter 11, e a rincuorarlo ci si mette pure l’OCSE e la WB con proiezioni che ricordano tanto quelle fatte da Pandit (ricorda il memo Citi?) o i gloriosi stress test bancari di mezza estate. Forse sulla scia dell’ottimismo di Marchionne e Bersani, Tremonti vede una poltroncina calda anche per lui? Non dovevamo votare a sinistra per non prenderci dei c…..ni ma temo che berci (oops, è meglio non usare metafore che possano ricordarci della privatizzazione dell’acqua) questa panzanata abbia gli stessi collaterali, no?
grazie
Salve.
Leggendo quello che ci spiega Marista constato con sommo piacere che la mia avversione verso i furbetti italiani dalla parlantina facile, e giusta.
I Prezzi che quelli fan pagare a DamyEku sono semplicemente assurdi ma rientrano nella quotidiana realtà, quando l’anno scorso a Genova i miei colleghi tedeschi videro i prezzi nelle Vetrine mi chiesero se gli italiani fossero tutti milionari oppure semplicemente degli irresponsabili ad accettare certi prezzi..
Forse sarebbe veramente d’uopo per molti, invece che far le spese per i regali di Natale in Italia, di mettersi in macchina o magari su di un low cost flght e venire in Germania, a farsi le compere, risparmierebbe e assaporerebbe anche un fine settimana speciale e anche molto redditizio.
Difatti, già il prezzo dei pantaloni di DamyEku equivale al prezzo del volo low cost, da qualiasii punto della Penisola a Berlino o a Londra, dove la merce costa la metà.
Poi per andare in un Negozio, dove molti a Berlino parlano inglese, e scegliersi della merce, provarla, e pagare alla Cassa, non è necessario saper le lingue.
Provate a fare i conti, e vedrete che per molti di voi il mio ragionamento fila, anche una corsa in Macchina verso l’Austria, si potrebbe rilevare, una corsa salva soldi.
I Prezzi in Italia sono in media del 50% più cari che in Germania, su questo ci potete giurare, la qualità e la stessa e state più che sicuri che per i prodotti asiatici quasi sempre, anche il produttore e il grossista sono gli stessi, magari anche trasportati nello stesso contenitore, dalla stessa Nave.
Salutönen
Fabbisogno dello Stato Italia nel mese di settembre 2009:
Entrate : 25,420 miliardi di Euro
Uscite : 37,020 miliardi di Euro
Perdita : 11,60 miliardi di Euro
Credo che chiunque capisca quanto sia breve la strada che ci porterà alla Bancarotta! Tremonti vede rosa! Forse dovrebbe iniziare a togliersi la cipria dagli occhiali!
cgf , vado a naso e forse sbaglio, ma a me sembra che certo tipo di concentrazioni non portino a molto, se la società x apre una altra società per svolgere la funzione di distribuzione per esempio, non cambia niente , costi e tasse si raddoppiano, con due o più società s acchiappono più fondi e simili.
Perchè si risparmi sarebbe necessario che la società x facesse essa stessa il trasporto accorciando davvero la filiera, questo non credo succeda.
Se mai possiamo dire che questo misero Paese morirà per troppa furbizia oltre che per troppa malavita polverizzata qua e là.
il prezzo di otto euro è senz’altro comprensivo del trasporto. lo scorso agosto in S.E.Asia i jeans difficilmente superavano i 3 o 4 euro a comprarne uno, non dal grossista. Mia moglie ha comprato reggiseni bellissimi ad una media di tre euro ciascuno, dentro a centri commerciali, non bancarelle. Gennaio di tre anni fa a Viña del Mar, che è attacata a Valparaiso (chile), OK era tempo di saldi, 2 paia al prezzo di 1 = 6 euro ENTRAMBI. In Perù l’anno scorso ho visto nei centri commerciali a Lima dei prezzi di cose firmate a prezzi veramente più bassi dei nostri e per i locali sono già cari. C’è da dire che i lavoratori non sono tutelati (e non costano) come in Europa, tantomeno gli esercizi pagano le tasse che si pagano nel vecchio continente. Questa crisi è figlia anche di chi ha voluto guadagnare molto e facile, molti prezzi sono ancora sostenuti alti, ma dovranno scendere, non solo i prodotti d’oriente, facciamo l’esempio del latte…. è calato moltissimo alle stAlle, nei supermercati è ancora alle stElle il prezzo, come mai? Non è certo per la filiera, perché se andiamo a vedere mai come ora ci sono concentrazioni, sarebbe interessante una indagine dedicata a questo.
Ora non so che prezzi girano, ma sta di fatto che rimasi a lavorare nel campo moda -abbiglimento fino agli anni 80 circa. Anche allora il costo di un capo, a meno di materiali davvero di qualità come certi tessuti di alta moda, o nelle pelletterie , pelli che ora non si vedono più per tipo di concia, qualità, colore, lavorazione davvero a mano ecc, che portavano il costo su, per il resto l’abbigliamento dei comuni mortali, dal tipo andante al medio.basso e medio.alto, avevano un prezzo al dettagliante, a Roma e lazio in genere, che per ripagare tasse, costo , e varie ( alcune di queste ultime davvero amare), dovevano appunto raddopppiare o addirittura triplicare, si produceva a poche lire e si era in balia dei grossisti e della catena, un po’ come per gli alimentari, ecco perchè il pantalone che costa 50 in germania , da noi costa 100, ieri come oggi, ci sono sopra passaggi inutili e tangenti alle istituzioni corrotte ed alla malavita. A tutto si aggiungono i comportamenti delle banche, quella è una mandorla: la prendi e non sai se è amara o no, solo quando la assaggi ti accorgi che magari ti si nega il credito perchè l’impiegato che credi amico ti spinge verso la finanziaria o peggio e se poi,come per nazareno gabrielli, imprenditore dei miei tempi, geniale , ma con un difetto, di essere una persona perbene, qualcuno che può ti vuole spodestare dal mercato.. la Banca ti fa qualche scherzetto da prete, è uno di quelli che ho visto piangere quando ha dovuto lasciare.. e pare che ancora ora la storia si ripeta per chi ha ora il marchio , chi sa a chi giova, anche se lo indovino benissimo, quindi se lo capisco io… perchè nessuno fa niente?
Un Paese così è perso. e QUI MI FERMO VA’….
a Trani in un negozio ke mme servo spesso,ho visto un jeans(ESQUARED)ke kosta 388 euro.Sono patito e x il modello e x la qualità di un capo,infatti lo comprerò quel jeans,ma aspetto qualke giorno prima di Natale,ai klienti abituè lo sconto lo si fa prima dei veri saldi,e credo al 50% lo avrò
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Ma te sei tutto matto,come fai a spendere così tanto per un pantalone,non sei mica normale.
Anche scontato è sempre 200 euro.Mah
Risalve tutti!? vittalbert,possibile sti azz di jeans farli costano così poko? a Trani in un negozio ke mme servo spesso,ho visto un jeans(ESQUARED)ke kosta 388 euro.Sono patito e x il modello e x la qualità di un capo,infatti lo comprerò quel jeans,ma aspetto qualke giorno prima di Natale,ai klienti abituè lo sconto lo si fa prima dei veri saldi,e credo al 50% lo avrò.My domando,se un jeans lo si salda al 50% e già si guadagna il doppio,quand azz lo pagano effettivamente? certo parliamo di un capo ESQUARED.Invece la scarpa di marca Camper,non fa sconti; ma ritira la merce x riproporla all’altra stagione,xkè? vittalbert mi sa spiegare il motivo? grazie. Sse vedemm gente.
Buongiorno Dekebalo9s
Premetto che mai potrei permettermi di criticare chiunque raggiunga una alta carica come quella del ministro Tremonti, ma dal mio dilettantistico punto di vista la sua analisi fa acqua ed è contraddittoria in molti aspetti. …e poi questa leadership mondiale, questo alternativo ordine mondiale, o come meglio lo definisce lui “nuovo ordine politico” che sconfigge il “male”, su quali tavoli verrebbe progettato, quelli a 20 gambe? Ma come, prima critichiamo l’ingerenza degli ambasciatori di Basilea e della City e poi gli diamo in mano quello che già hanno? Ribadisco i miei sospetti: demagogia mirata ad attirare la CIC in Italia. Peccato che il consulting dei cinesi faccia capo alla filiera Rothschild!
cordialità
Salve.
A mio avviso non è una questione di € se ora i jeans a Milano costano oltre i 100 €, mentre qui a Bremen gli stessi jeans costano nei Supemercati sui 50 €, besì di fregatura basata sulla totale vanità della Gente.
Durante una svendita da ´C&A trovai un Pierre Cardin della mia “stazza” XXK mignone, per 20 €
Pinetax a ragione,solamente che lui è troppo magnanimo, non ci fu solamenre un boooom nelle patrie teste, ma anche diverse martellate e mazzate, perchè da come vi lasciate menar per “l’aia” e non solo per via dei prezzi, sembra che ne siatee pure orgogliosi.
Sembra che molti di voi, forse troppi, ne risentano ancora e siano tutt’ora a quasi 30 anni di distanza ancora storditi.
Sto scherzando…laffuori foffia e tira vento e non salutare uscire ancora, forse domani.
Salutönen
Gentile colzani,
Grazie per il link, altrimenti mi sarebbe sfuggito il discorso di Tremonti. L’ho letto e devo dire che mi è piaciuto: molto conciso, con una visione a 360 gradi, senza pregiudizi, colto e lungimirante. Secondo me Tremonti avrà un ruolo essenziale nella futura struttura degli organi UE, in cambiamento queste settimane.
Mi ha colpito l’idea nascosta dietro queste parole:
Il mercato è diventato globale, ma il diritto è rimasto locale. E’ così che si è creata una drammatica asimmetria tra economia e politica, tra realtà e regole.
È questa l’origine della crisi.
Si apre la strada verso un diritto globale, che non può esistere senza un governo globale. Giusto ? Come si inserisce la politica chiusa cinese dentro una globalizzazione del potere politico ? Sarà un bel dilemma !!
Cordialmente,
Dekebalos
Trent’anni fa vendevo ai grossisti di abbigliamento giacconi a 50.000 Lire…oggi agli stessi grossisti se li vendo a più di 20 Euro sono un ladro. Il consumatore finale spendeva di più allora o oggi?
—————
Le rispondo io Villarbert,il consumatore attuale spende molto di più oggi,a chi va il guadagno non lo so,non certo ci guadagnano le famiglie.
Un cordiale saluto.
PS.quando c’era la lira avevo comperato un giaccone per il mio bambino in piumino(non sintetico)e l’avevo pagato 80.000 lire.L’anno dopo con l’euro un giaccone simile sempre in piumino l’ho pagato 80 euro,
Marca Benetton.Chi ha guadagnato??
Buongiorno a tutti.
Visto che siamo in argomento, aggiungo una informazione. Nel 1997 lavoravo a Milano, e andavo a comprare i jeans Levi’s 501 in un… negozio, per così dire, che si chiamava Inside Store (esiste ancora?). Il modello base, non lavato, costava 70.000 lire, corrispondenti a circa 36 euro. Oggi per gli stessi jeans 100 euro non bastano. Anche tenendo conto dell’inflazione l’incremento del prezzo è enorme rispetto a 12 anni fa, alla faccia della delocalizzazione della produzione. Che c’entri qualcosa l’euro?
Un saluto.
Concordo con Franco Parpaiola e rispondo a Vittalbert. Io non capisco dove lei si collochi esattamente nella catena produttiva, ma mi sembra chiaro che qualcuno ne approfitta e non credo sia Berlusconi, col suo aiuto forse capiremo chi. Le faccio un esempio banale, due anni fa ho comprato a 20 e 25 dollari due paia di jeans Levi’s; certo negli Stati Uniti. Qui in Italia ed in Europa lo stesso capo d’abbigliamento costava 80 100 euro. Se lasciamo perdere il tasso di cambio circa 1.3 all’epoca, si tratta di una differenza piuttosto incomprensibile.. Non solo, rifiuto di credere che gli stessi jeans arrivino al negozio ad una cifra che ne giustifichi il prezzo di vendita al pubblico. L’italiano medio, purtroppo ha la mente limitata e rifiuta di acquistare a bassi prezzi, altrimenti si sente out!! Questo e’ un retaggio culturale degli anni ’80, anni che non hanno visto solo un boom economico manche un boom nella testa della gente comune. Che brutto parlare cosi’ della mia cara Italia.. Mi illumini Vittalbert, perche’ io non credo piu’ alle favole!
Buongiorno
parlando di globalizzazione il ministro Tremonti agli studenti cinesi:
http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Finanza%20e%20Mercati/2009/11/tremonti-discorso-cina.shtml?uuid=ddefaba6-d872-11de-bef4-cdc18202a3e3&DocRulesView=Libero
ho ancora adesso la pelle d’oca!
Resa incondizionata alla global elite o disperato tentativo di risucchiare un pò dei capitali del CIC?
Salve.
L’unica cosa che ho capito dal post di vittalbert e che la mia decisione di non comperare più nemmeno un ago in Itala è giusta.
A prescindere dal fatto che la moda e il disegno italiano non sono gli ultimi arrivati, i prezzi d’acquisto per le persone normali in Italia “ semmai ce ne fossimo ancora”, sono ancora, ridicolamente esorbitanti sia al minuto sia all’ingrosso.
Mi sembra di cominciare a capire che nel Belpaese c’è una certa elite di “magliari” grossisti che fan manbassa sulle necessità della Gente e che naturalmente non vedano Berlusconi di buon occhio per una certa severità ed etica che cerca di dare al Belpaese.
Sembra proprio che le cose si mettano così, forse stanno anche cosi saltando fuori altri eventuali candidati per la qualifica di futuri pendagli da forca, sfido io che la Svizzera e l’Austria vedono con buon occhio gli evasori fiscali italiani, quelli siano tutti pieni di soldi e inneggiano al italico piagnisteo non appena apron0 bocca.
Fermo restando naturalmente, i gravi problemi che la piccola e media Industria Italiana ha per poter concorrere con i corsari della vendita all’ingrosso, qui sui prezzi d’acquisto sia al ingrosso che al minuto, state veramente esagerando.
Si compra begli scantinati di Taiwan e dell’India jeans a 4 € odierni circa, poi si mette un’etichetta di grido, come faceva un mio conoscente marocchino a Rotterdam già 20 anni fa, per poi rivenderli al massimo a 35 € in Olanda, in Italia naturalmente per minimo 70 € altrimenti la gente poi direbbe, che è merce contraffatta, perché costa poco.
Un’altra cosa, un contenitore pieno zeppo di capi di vestiario e a calzature, via Mare, dal estremo oriente fino quasi davanti alla Porta di casa mia, costa meno di 400€.
Volete sentire la storia dei gamberetti pescati questa notte nel Mare del Nord?
Magari questa notte no, perchè la fuori siamo ora su un bel mezzo Uragano con ingenti danni anche nell’entroterra.
Quelli che pescheranno tra un paio di giorni, che sono subito cotti a Bordo, saranno poi sbarcati, poi trasportati a Francoforte e volati in Marocco, la saranno sgusciati e rispediti a Francoforte e smistati nei vati supermercati, dopo 36 ore dalla pesca saranno già negli scaffali dei Supermercati, qui costano 6 € al Chilo, e da voi?
La Pasta di marca italiana della quale si fa reclame alla tv anche con campionesse da tennis, costano meno in Germania che in Italia, mezzo kg per 1,10 €.
La testimonianza di vittalbert mi dimostra un’altra volta della gran fregatura della globalizzazione ma anche della filosofia dell’acquistare all’italiana, che decanta: Compra uno paga due.
Salutönen.
Io non sono partito da nessun preconcetto, caro signor Vittalbert e deploro vivamente il suo tono davvero sgradevole. Lei mi accusa di essere partito da un preconcetto ma ho l’impressione che chi è prevenuto è proprio lei. Lei non ha evidentemente mai letto questo blog, lo scorra; scoprirà che è un’isola di confronto libero a cui partecipano molti lettori di diverso orientamento. Ho riletto due volte il suo post senza capirci molto: è sconclusionato con un finale su Berlusconi, che proprio non c’entra niente. Belloli ha sollevato un problema reale: lei dice che la prospettiva di Belloli è sbagliata? Ne ha diritto, anzi trovo la sua posizione molto interessante. Ma argomenti anziché insultare.
Salve.
Roger DamyEku, non mi sprprenderebbe se ogni Stato federale ha le sue regole locali, potrebbe essere, da quí la discrepanza, come appunto si riscontra anche tra l’ovest ed l’est tedesco o il nord ed il sud italiano.
Da ieri sera in Germania è spuntata la proposta di un nuovo modello d’occupazione, l’hanno subito battezzata 5+5+3, intesi come miliardi di € ed è subito casino.
I Sindacati metallurgici, onde evitare licenziamenti propongono di ridurre l’orario di lavoro dalle attuali 36 o 38 ore lavorative a 26 o 28 settimanali. (Occhio alla Opel)
I Datori di lavoro da parte loro, che tra l’altro temono, se costretti ad un calo di produzione ancora più repentina a licenziare gente, e perdere così i loro specialisti, specialmente nella meccanica di precisione, questo pericolo è incombente, poiché i licenziati cercherebbero un altro impiego, o se giovani, probabilmente farebbero fagotto ed emigrerebbero, vedono questa proposta di buon occhio.
I costi di quest’operazione si aggirano sui 5+5+3 miliardi mensili, dove, 5 andrebbero a carico all’Industria….. per mancata produzione.
Altri 5 miliardi, cadrebbero allo Stato….. per mancate entrate fiscali e sociali, e gli altri 3, ai dipendenti per mancato guadagno reale e potere d’acquisto famigliare, in pratica gli unici ad essere veramente fregati.
La proposta prevede anche un incentivo statale per compensare la diminuzione delle entrate dei dipendenti, già contemplata nei 5 miliardi.
Sono tutti d’accordo, meno che lo Stato, il quale fa sapere che sì la proposta è fattibile, ma non a sue spese e che non intende finanziare più un bel niente. (Occhio alla Opel)
La fregatura, certuni la vedono nel fatto che sì, l’Industria riduce la produzione, mantenendo le infrastrutture in funzione, ma si toglie dai piedi l’incombenza di dover licenziare e magari perdere specialisti difficilmente reperibili in seguito, quando il carosello riprende a girare, quando e se riprenderà, nei termini stabiliti, anzi, diciamo, nei termini sperati OK?
Penso che la stessa cosa valga per la globalizzazione, dove forse l’idea iniziale non era malvagia, anzi, forse era nobile, poi vennero i furbini sul palcoscenico, i manager della “Land of the free” come il nuovo manager della Opel ieri sera, i pionieri che andando West, sembra che ancora non si siano accorti di aver raggiunto le sonde dell’oceano Pacifico già da un pezzo, e che quella è definitivamente, la loro vera ultima spiaggia.
How high is the water mama? Five feet five and rising…..
Salutönen.
Marcello Foa è partito da un suo preconcetto e ci ha costruito un articolo intorno avvalendosi di qualche dato portato da tal Belloli.
Anch’io come Belloli produco abbigliamento; ebbene se Belloli paga un jeans 8 Euro in estremo oriente e 12 in Italia secondo me dovrebbe cambiare mestiere, oppure ha raccontato balle. Purtroppo, e dico purtroppo, la differenza è ancora molto più alta.
Poi basta con questa storia della globalizzazione che non ci ha portato niente di buono. Trent’anni fa vendevo ai grossisti di abbigliamento giacconi a 50.000 Lire…oggi agli stessi grossisti se li vendo a più di 20 Euro sono un ladro. Il consumatore finale spendeva di più allora o oggi?
Trent’anni fa vendevo felpe ai grossisti a 30.000 Lire. Oggi sono un ladro se supero i 10 Euro. Quindi? Quindi una risposta chiara caro Foa, che Lei non si permette di scrivere nè tantomeno di pensare. La gente non ne ha da spendere non perchè la roba costa di più ma semplicemente perchè ne ha meno da spendere. I Berluscones ci fanno vedere Fiabilandia ma alla fine ci troviamo nella melma.
Risalve tutti!? Franco,ki mi ha informato,è stato un paesano ke vive in Germania.Ti assicuro ke è una persona seria,comunque,non voglio andare oltre visto mme trovo e nel negativo e nel positivo.Però,devo dì ke non sarebbe un’idea sse se alza una mattina un partito ke propone ciò ke ho scritto (forse x aver interpretato male)nel commento de prima.Pekkato ke l’amiko è partito cavolo,vvabuh!Franco cc’è vvedemm.
Penso , piu’ in generale, sia una fregatura il modello economico basato solo sul PIL.
Ma i “vecchi ” economisti e i nostri “vecchi” governanti su quello ancora basano i più e i meno del mercato.
Ad ogni zero virgola dell’aumento del PIL ecco affacciarsi l’ottimismo della ripresa dei consumi di massa.
Credo che il giornalistra Massimo Fini, nei suoi numerosi articoli contrari alla globalizzazione, abbia visto lungo. Ci siamo arrivati.
Prima di lui Bob kennedy ….
http://www.youtube.com/watch?v=SYytKvPJf44&feature=player_embedded
Saluti.
Franco di bambini ce ne sono ancora,non ce ne saranno in futuro se lasciamo i giovani senza lavoro e se i prezzi delle case e degli alimentari non scenderanno.
Le risorse alimentari,qualcuno dice che non bastano per tutti.Io non ci credo e ti spiego anche il perchè.
1)Non si lascia produrre latte (per via delle quote)agli allevatori.
2)Idem con gli agricoltori,chi produce arance in sicilia si lamenta,il di più lo devono buttare.
3)molte aziende alimentari producono molto di più di quel che noi consumiamo,non riescono a venderlo e finisce nei cassonetti.Una volta sulle montagne quì da noi ma anche in campagna si vedevano le mucche al pascolo,erano tutte piccole aziende a conduzione familiare,piano piano le hanno fatte scomparire(di proposito,penso io)per dare tutto in mano ai grandi allevatori che per dar da mangiare al loro bestiame,affittano per modo di dire,moltissimo terreno in Africa che viene coltivato per alimentare le mucche in OCC.(quando potrebbero benissimo mangiare l’erba delle nostre montagne),mentre le popolazioni locali sono sfruttate e muoiono di fame,come è successo con la carestia dell’Etiopia,non c’era cibo per gli uomini,ma veniva esportato cereale per le mucche inglesi.
Questo è solo un esempio.
Con un pò di buona volontà e meno egoismo da parte dei grandi gruppi(e anche un pò di buonsenso da parte delle famiglie che non devono mettere al mondo figli come i conigli),sono sicura che le cose in futuro potrebbero migliorare.
Ciao
PS.per Damy,se vado in ritiro spirituale in convento dalle suore,vieni anche tu? Se vieni portati appresso anche Franco.Ciao
Salve.
DamyEku guarda che forse ti hanno informato male, sul come funziona la questione disoccupati qui in Germania.
Un disoccupato primario, cioè uno che non perde il lavoro per colpa sua, (in caso di licenziamento colposo, c’è un blocco di 6 settimane alla indennità di disoccupazione).
Dopo il periodo di primaria disoccupazione che varia secondo l’età e può arrivare ad un massimo di 24 mesi per gli ultra 50, subentra, quello che ora si chiama Harz IV, cioè un individuo riceve 360 € per vivere, tutte le altre spese sono a carico della assistenza comunale.
Se necessario si deve anche cambiare casa quando l’affitto è troppo alto e sorpassa il limite stabilito dal legislatore.
Le famiglie con prole, ricevono anche gli assegni familiari naturalmente.
Chi riceve Harz IV in certi casi deve prendere parte ad un sistema di raccostamento al Lavoro e viene pagato 1 € all’ora, (la chiamano anche schiavitù) qui soldi vengono detratti dalla Harz IV in quanto l’assistito non è più, grazie all’€ che guadagna ogni ora lavorativa in acuto bisogno di aiuto, difatti lavora e guadagna, logico non pare?
X Franco X il dott. Foa.
Sono pienamente d’accordo con lei sul fatto della sovrappopolazione, ma non mi pongo tanti problemi in merito.
A prescindere dal fatto che se adeguatamente usate, le attuali risorse a nostra disposizione basterebbero per oltre il doppio dell’attuale popolazione mondiale, tengo a ricordarle che verso gli anni 2050 cioè in meno di 40 anni, la popolazione europea scenderà di almeno il 35 % di anime, le previsioni per la Germania sono di una popolazione di massimo di 55 milioni di persone, per l’Italia saranno sui 40, cosa si può dire, nella sfrenata corsa ai soldi si son dimenticati di far figli, ora i soldi sono finiti e di bambini non c’è né, bella fregatura.
Intanto nel frattempo mezz’ Africa sarà già morta di fame.
Dimenticavo, per l’energia futura non c’è da farsi pensiero, il livello del mare in 40 anni salirà di un paio di metri, e tutte, le industrie costiere assieme alle Città, e le zone fertili per l’agricoltura (Pianura padana ad esempio) saranno sott’acqua con un risparmio immenso d’energia per tutti. (i superstiti)
Ora a Copenhagen discuteranno se non è il caso di mettere un Thermostato al Pianeta, poi in seguito, a New York mi pare, penseranno dove sia più opportuno “ficcarlo”, intanto campa cavallo, che il livello del Mare cresce, ma non solo da oggi.
Dov’ è ora la vecchia Alessandria d’Egitto ora?
Conti se vuole i scalini liberi delle case veneziane dipinti dal Cataletto e altri, appena una manciata di centinaia d’anni fa e li comparai con la situazione odierna, e noterà una notevole differenza.
In Groenlandia coltivano le fragole all’aperto, le emissioni di CO2 sono rilevanti ma non colpevoli dell’evoluzione planetaria.
Non se la prenda,sono in vena di scherzi.
Salutönen
Risalve tutti!? Foa,credo ke la differenza nel fare un jeans non sono le 4ttro euro,ma anke ke ti lasciano lavorare x anni senza incappare in tasse stupide x mantenere tanta pubblica amministrazione dell’AZZ! sse vedemm
Bisogna rispondere alla domanda: che fare?
Signor Franco, credo di dover dissentire sulla sua idea di “energie eco-compatibili”: innanzitutto perche’ la definizione e’ assolutamente non chiara, secondariamente perche’ chi parla di energia “pulita” mostra di non conoscere il secondo principio della termodinamica (al quale non sfugge nessuno, nemmeno Al Gore e Greenpeace).
Posto questo, il suo accento su terzo e quarto mondo e’ solo in parte corretto: l’attuale comunita’ internazionale preferisce dare soldi a pioggia, per quanto pochi, che vengono incamerati da dittatori sanguinari (ma che siedono uguali agli altri nell’ONU) piuttosto che azioni vere e concrete (in particolar modo l’istruzione).
Quanto alla Cina, riesce ad avere il peso che ha solo perche’ riduce allo schiavismo una parte della popolazione. La crisi econimica e’ solo un corollario: in realta’ la Cina ha sempre giocato sporco nel mercato, altrimenti non si sarebbe arrivati a questo livello.
Signor Franco, da scienziato a tempo perso (essendo la mia laurea di questo tipo) le dico che quei due argomenti che lei cita (energie eco-alternative e sovrappopolazione) sono alcuni dei piu’ grossi spin che esistano, privi di basi razionali. E ho i miei dubbi che possano risolvere le “storture” della globalizzazione.
Salve.
Difatti è così, ai giovani è venuto a mancare il futuro, e come se di notte venisse a mancare la luce elettrica.
Un’Italia che se s’impoverisce un poco, resterebbe autosufficiente, e sicuramente starebbe bene fuori dell’Europa, e concentrandosi sull’area mediterranea avrebbe sicuramente risultati migliori, anche il campo politico che in un’Unione Europea piena d’untori politici come Martin Schülz.
Forse e fantapolitica la mia, utopia in un giorno di vento da mezzo Uragano e pioggia, come oggi qui a Bremen, ma mica tanto sai.
Le attuali esportazioni italiane ammontano a circa 540 miliardi di dollari, senza la camicia di forza europea, questa cifra potrebbe benissimo aumentare, non diminuire.
Neanche Sabrina a torto, L’UE sta soffocando la Grecia e noi del Mare Nostrum, non possiamo e non dobbiamo permettere, che la Grecia finisca nel dimenticatoio degli untori europei e diventi una seconda Albania.
Salutönen
>Risalve!? Marina,leggo ke tte stai a fa monaca!? attenta ai monaci transMarrazzo ahahahahah.Torniamo sull’argomento,la mi opinione è sempre orientata,ke x battere la crisi globale il governo (come nel programma del PdL) deve dare una casa a tutte le famiglie.Credo è la priorità assoluta (anke del lavoro) x arrivare a fine mese anke con un lavoro precario.Oppure,fare come la Germania,ai disokkupati,dà il necessario x vivere e x famiglia e x single,e se dopo un pò di tempo,il disokkupato non trova lavoro,lo fà lavorare a 1.80 euro l’ora ke vanno ad aggiungersi al necessario x campare.Lo stato non aiuta le grandi aziende x non licenziare? credo sia meglio aiutare i lavoratori in questo senso e non dare soldi a ki poi licenzia e trasloca con soldi pubblici.cce vediamo gente.
Egregio dott.Foa,
la globalizzazione è una fregatura non rispetto a quanto ci si aspettava ma rispetto a quando non esisteva.
Solo meno di 50 anni fa nessuno si curava delle sorti del terzo e quarto mondo né delle condizioni spaventose dei popoli poveri.
Ora sono proprio quei paesi come la Cina e l’India che, rispetto al passato, diventano beneficiari e persino economicamente egemoni rispetto all’economia sino a ieri la più potente del mondo: quella americana.
Fino a ieri subivano le repressioni della dittatura e della povertà, ora riescono a dettare condizioni al mercato mondiale.
Perché?
Perché il capitalismo è imploso in USa e in occidente essendosi trasformato innella speculazione selvaggia che conosciamo (primefound, derivati etc). infischiandosi di ogni limite,di ogni regola e di ogni controllo.
Ciò che sta accadendo ora è che tutti stiamo pagando non solo quella catastrofe economica ma la faticosa ripresa, se ci sarà, (o se c’è) arrecherà oltre al danno la beffa.
Perché?
Perché ci si aspetta che ritornino le condizioni che c’erano prima mentre invece non solo nulla tornerà come prima ma tutto il pianeta è destinato alla morte se non si verificherà l’avvento di una nuova era economica:quella basata sulle energie eco-alternative e se non si porrà freno alla sovrapopolazione del mondo.
Cari saluti
Salve,
Wolfgang Schäuble, il ministro tedesco di finanze, dichiara: “Sono assolutamente convinto che l’attuale crisi finanziaria cambierà profondamente il mondo, cosi come lo ha fatto in la caduta del comunismo in Europa” e continua:
“L’equilibro tra America, Asia e Europa si modifica in modo sostanziale. Questa evoluzione è lontano dalla sua conclusione. L’economia riprende a crescere in un modo corretto”
Sarà vero ? Lo dice comunque il titolare della quarta economia del mondo.
Cordialmente,
Dekebalos
Vorrei aggiungere un pizzico di pepe sulla questione; per questo vorrei attirare la Vostra attenzione sulla tassazione. Faccio un esempio: secondo l’attuale legislazione anti elusione fiscale, una societa’ finanziaria di diritto lussemburghese, partecipata al 100% da una societa’ italiana, e’ assoggettata alla imposizione fiscale in Italia. Ovvero, inutile che mi apri una scatola all’estero, alla quale addossare tutto il tuo reddito, perche’ comunque non mi sfuggi.
Allo stesso modo, non capisco come mai le scatole italiane che producono tutto o quasi in Cina, non sono soggette alla tassazione cinese. Questo preludio di spostamento totale dei flussi di capitale, dovrebbe fare riflettere. Infatti, quello che vale per le societa’ finanziarie dovrebbe valere anche per le societa’ di produzione, altrimenti si chiamerebbe sperequazione fiscale. Non solo, visto come l’uomo piu’ “potente del mondo” e’ tornato impotente dalla Cina, potete crederci che prima o poi la Cina ci imporra’ anche un bel trattato fiscale. E non credo a nostro favore. D’altra parte, se il reddito e’ prodotto in Cina, perche’ tassarlo da noi? Vi piace l’idea?
Concordo con Paolo Da Lama con Mazzari ed altri che hanno centrato il problema. Peccato non poter processare i copevoli di tali disastri
Su molti punti sono d’accordo con il Sig. Colagreco. Come uscire da questa situazione, non lo so. Secondo me, la crisi ed il peggioramento generale del nostro stile di vita dovrebbero portare all’implosione dell’Europa dove ogni Stato sarà costretto a fare da sè, per la sopravvivenza, seguendo il motto “Si salvi chi può”. E spero che la Grecia rappresenti la crepa che porterà a questo auspicato fallimento dell’europa unita.
Per il bene delle mie figlie me lo auguro.
Cordialmente,
Sabrina
Leggevo sul sole24ore:
Il direttore generale del Fmi sottolinea come la politica si trovi ad affrontare quattro grandi sfide: il ritiro delle misure accomodanti messe in atto per sostenere l’economia in crisi, lo sviluppo di un nuovo modello di crescita, il disegnare e l’attuare riforme nel settore finanziario e adattarsi a gestire i flussi di capitale verso i mercati emergenti.
Questa frase “adattarsi a gestire i flussi di capitale verso i mercati emergenti” io la interpreto: “Le persone devono adattarsi a vivere come i cinesi anzi peggio”
livello politico sia aziendale,non è violenza quella?
Un occhio nero passa in un paio di giorni, la violenza amministrativa può rovinare in pochi minuti, intere Famiglie ed esistenze per tutta una Vita.
———
Questo è vero,uno fa una vita di sacrifici per avere un futuro migliore per sè e per i figli,e zacchete ti arrivano le leggi volute dalle multinazionali e ti fregano tutto il lavoro di una vita.O impediscono ai giovani di mettere in piedi una famiglia e di avere dei figli per mancanza di lavoro,e poi li chiamano bamboccioni o mammoni che non vogliono staccarsi dalle gonne della mamma.Chissà come mai,negli anni “60″ e primi anni “70″ ci si sposava ancora prima dei 25 anni,Perchè? Avevano il lavoro,il costo della vita era basso e potevano comperaesi la casa pagandola in 5 anni e senza fare il mutuo.Era la banca che ti prestava i soldi,se un mese ne avevi pochi accettavano pochi,il mese dopo magari recuperavi portandone di più,e il debito era riscattabile.Es.se io con la banca concordavo di pagare il prestito in 5 anni,però prima dei 5 riuscivo a mettere insieme la cifra prestata,potevo riscattare il debito.
Adesso non credo che sia più così.
Ciao
Leggevo sul sole24ore:
“Il direttore generale del Fmi sottolinea come la politica si trovi ad affrontare quattro grandi sfide: il ritiro delle misure accomodanti messe in atto per sostenere l’economia in crisi, lo sviluppo di un nuovo modello di crescita, il disegnare e l’attuare riforme nel settore finanziario e adattarsi a gestire i flussi di capitale verso i mercati emergenti.”
Questa frase “adattarsi a gestire i flussi di capitale verso i mercati emergenti” io la interpreto: “Le persone devono adattarsi a vivere come i cinesi anzi peggio”
Concordo con Paolo Mazzarri che ha inquadrato perfettamente il problema: la globalizzazione ha portato qualche vantaggio e notevoli svantaggi ma per ciò che riguarda il caso italiano questi ultimi sarebbero stati ininfluenti o quasi se in tempi non sospetti non si fossero sostenute scelte assurde come l’abbandono di alcuni settori strategici che Mazzarri descrive al punto 2.
Mi permetto di aggiungere che quell’abbandono ha dei nomi ben precisi:
1) Informatica: l’Olivetti e Ivrea sarebbero state la nostra Silicon Valley e la nostra Microsoft se non fossero cadute in mano ad un certo ing. De Benedetti che non vide futuro in quel campo e che ne decretò la fine con la pietosa vendita di stampanti obsolete alle Poste Italiane. Bell’imprenditore il nostro padrone di Repubblica, complimenti!
2) Telecomunicazioni: i debiti accumulati da Telecom Italia grazie alle prodezze di imprenditori amici dei Governi D’Alema-Prodi sono diventati un blocco perpetuo agli investimenti (strana la vita, adesso il governo Berlusconi ha chiamato uno di quegli imprenditori, Colaninno, per ripianare i debiti di Alitalia. Sarà stata una sorta di compensazione, o di punizione…)
3) Nucleare: vecchie storie legate alle battaglie radicali (e dei Radicali) degli anni ’70.
Solo per fare un piccolo esempio: se i Radicali e le Sinistre tutte (ci ricordiamo quanti cortei in quegli anni?) non avessero contribuito a bloccare gli investimenti nel campo, a quest’ora ogni italiano pagherebbe una bolletta dei consumi dimezzata senza dover importare energia dalla vicina Francia a costi enormi.
Forse la chimica è l’unico settore in cui il disavanzo commerciale italiano è da imputare alla debolezza generale del settore. Certo è che le incertezze strategiche di una delle maggiori aziende italiane del settore (Polimeri Europa, gruppo ENI 30% dello Stato, sempre troppo Stato…) costituiscono un blocco alle attività di ricerca e sviluppo.
Cordialmente.
Damy
praticamente hai detto che sono un genio.OHHH questa è bella,devo farla leggere ai miei che dicono sempre che non capisco niente(come Franco,andrebbero d’accordo insieme).Nati ieri,pretendono di aver ragione loro che non sanno un tubo.Anche Ligabue era matto,guarda che quadri ha fatto,un genio,come me incompresi.
Ps.Franco ,guarda che lo hai detto che sono matta ,e anche da legare,ma ti perdono.Adesso stò diventando un pò buona,ho fatto amicizia con alcune suore ,e sono andata pure a messa.Ciao a tutti e due
Dekebalos guardi, posso anche condividere il suo pensiero, ma obbligarlo per legge mi sembra una mostruosita’ al pari della liberalizzazione sfrenata senza regole.
Caro Franco Parpaiola,
Mi permetto di spaccare il capello in quattro: lei giustamente dice che lo stinger è un missile aria-aria, adattato anche a terra-aria in portatile – quindi concepito per bersagli aerei. è quindi inesatto considerarlo l’evoluzione del Panzerfaust tedesco, che nasce portatile e anticarro. Il PF si è evoluto nella corrente russa con l’RPG, in Germania è rimasto PF (versione 3 del 1970), e per quanto riguarda gli americani, loro hanno seguito il percorso Bazooka, M72 LAAW, M136 AT4.
PS Per l’uso immaginato da Marina, ritengo che un RPG con granata termobarica dovrebbe essere il “pezzo” piu’ adeguato all’eliminazione di bersagli morbidi in luoghi confinati.
Saluti.
Saluti.
Salve.
Ti ho visto solo ora,
Lo Stinger è un missile aria-aria ma anche portabile e si può nella versione adatta lanciare anche a spalla, tutto li, se vedi alla TV dei Talebani con una specie di tubo sulle spalle, quello probabilmente è uno stinger, con la parola può anche indicare un insetto che punge.
Digita: Missile Stinger, su Google e vedrai.
Non mi ricordo di averti mai dato della pazza, benevolmente della scema, questo sì, ma solo quando facevi la fanatica o mi chiedevi cose da mal di Pancia.
La questione è, che cos’è la violenza?
Quella corporea, forse, anzi senz’altro lo è, ma come la mettiamo con i soprusi, sia a livello politico sia aziendale,non è violenza quella?
Un occhio nero passa in un paio di giorni, la violenza amministrativa può rovinare in pochi minuti, intere Famiglie ed esistenze per tutta una Vita.
Quale delle due, secondo te, è la peggiore?
L’antidoto per un occhio nero, da quel che ne so io, è una fetta di patata cruda, poi non lo so, non ho mai avuto un occhi nero, per la violenza e le furberie amministrative invece, in extremis, è uno stinger ben piazzato.
Vedi, ci sono diversi tipi di violenze amministrative, a quanto sembra anche quella delle cosi dette toghe rosse sembra lo sia, non solo violenta in modo psicologico ma anche in modo materiale, per danni fatti allo Stato sprecando Soldi pubblici, alla ricerca di fantomatiche accuse contro il nostro Berlusca.(giornale di oggi)
Si potrebbe anche chiamarlo abuso di potere per interessi ideologici, o falso ideoligico, non ti pare?
Boom, alle kaputt, a mali estremi, estremi rimedi, e Pace sia, né convieni?
Per questi lavoretti veloci un mattacchione un giorno ha inventato lo Stinger, quale logica evoluzione tascabile, del vecchio Panzerfaust tedesco.
Alcuni sono così piccoli e carini che si possono benissimo celare sotto la giacca.
Boom, alle Kaputt, in fondo lo stinger non è niente di speciale, infatti non è altro che una sorta di Pacemaker luminoso, tutto li.
Ciao.
Buon giorno Signori,
parlavo qualche giorno fa della chiusura dello stabilimento Alfa Romeo di Arese. Ora non ci sara’ piu’ nulla di Alfa Romeo a Milano, le macchina saranno prodotte all’estero e lo chiameranno made in Italy. Io lo chiamo presa per il …. Ora capisco il nome MiTo: rubiamo l’Alfa a Milano e la smantelliamo a Torino. Io sono un alfista nato, ma ora mi tocchera’ scegliere un genuino made in Germany piuttosto che un made in Italy patacca.
Sentimenti a parte pensiamo ad una cosa, quando Fiat e gli altri imprenditori avranno lasciato a casa tutti, chi le comprera’ le auto in Italia? Ci lamenteremo ancora una volta del calo della domanda? Beh in quel caso sara’ meglio tornare a scuola e reimparare che 1+1 e’ ancora uguale 2!!
Buona giornata a tutti!
Risalve tutti!? a Marina dico;finkè ti danno della pazza devi esserne fiera! l’essenziale non esser fessi ahahhahahahah,tutti i geni infatti,sono compilici della pazzia,senza non so se possono geniare.Ciao.A volte,mi domando; ma le multinazionali hanno operai x le loro aziende? o sfruttano x un ciklo di passaggio ekonomico quelli di altri? dando ad essi la sol credibilità di un’etiketta di markio.Vorrei capire,se tale sistema si sta espandendo,(vedi l’indotto della FIAT di Melfi)ke è un’azienda non della FIAT.Vorrei arrivare a questo;se la fiat troverà in Africa o in qualsiasi altro paese in via di sviluppo,un prezzo assai minore da quello di Melfi ke fine faranno i tanti lavoratori dell’indotto?. Buon pranzo gente,cce sse vede.
Salve.
Un altro vergognoso aspetto della globalizzazione, cosi come praticata è quella che io senza mezzi termini definisco, prostituzione.
Mi riferisco alla seduta odierna che si terrà oggi presso la commissione europea, con il commissario tedesco Verheugen per cercare di sbrogliare la corsa della Spagna, dell’Inghilterra, del Belgio e della Polonia verso gli amministratori GM, con le braghe calate fin giù alle ginocchia,
Tutti vogliono incoraggiare con miliardi che non hanno e che mai avranno, la GM a rimanere, a tenersela in casa propria, ma in cambio di cosa?
Di poche migliaia di posti di lavoro che alla fine dei conti costeranno alla comunità un occhio della testa, mentre il profitto netto andrà negli Stati Uniti?
Personalmente vedo gli Stati Uniti e l’Europa alleati, ma non certo gli europei, servi ciechi e schiavi di una politica di Terra bruciata tipo Donald Rumpsfeld, bensì appunto, alleati di fronte ad eventuali comuni pericoli, come a suo tempo lo era il Blocco Sovietico ad esempio, ma mai loro servi, o schiavi dei loro interessi industriali e militari, nel Mondo.
Dato che il pericolo Sovietico ora non esiste, credo sia anche il caso di rivedere certi aspetti di questa alleanza, che assume ogni giorno di più, aspetti patetici e ridicoli.
In fin dei conti in caso di incombente pericolo di Guerra verso i saraceni, beh insomma, quattro scerzetti in serbo li ha anche l’Europa,direi.
Poi, ora che l’Impero Ottomano stando a quanto si sente, sta per rinascere, si potrebbe magari lasciar perdere, così che anche il segreto bancario austriaco per la delinquenza imprenditoriale italiana e tedesca verrebbe a mancare, in quanto l’Austria e magari anche la Baviera ritornerebbero ai legittimi proprietari, i turchi.
Dato che la GM è interessata a rimanere nel Mercato europeo, si rimbocchi le maniche e cominci a lavorare sul serio, che presenti prodotti accettabili dai suoi eventuali clienti europei, si attenga alle regole della concorrenza, oppure che faccia fagotto e se ne ritorni a Detroit.
Questo modo di attizzare e stuzzicare discordia tra i membri della Comunità, per individuare chi si presta alla prestazione per meno soldi, è un modo ignobile di comportarsi, degno solamente di quattro ruffiani con il titolo d’amministratore delegato e dei loro consigliereecom´nomisti, che visto i risultati delle loro doglie manageriali, sarebbero da degradare al rango di uscieri ed inservienti, per cessi e bagni pubblici.
Le agevolazioni d’ogni tipo dovrebbero essere proibite, chi vuole mettere piede sul Mercato europeo lo faccia, ben vengano nuovi prodotti e leali concorrenti, ma non ha spese nostre.
Le sovvenzioni sfacciatamente richieste sotto il mantello dalla globalizzazione ed alargite in tale nome, quasi ricattandoci,non creano benessere, ma rovinano chi, come il caso del sig. Belloli presentatoci da Marcello, rischia e produce onestamente in proprio, impoverendo di rimando gli Stati e Regioni che le elargiscono, arricchendo solamente chi, come la Famiglia Agnelli, ha i rubinetti d’oro nel Bagno.
Sarà molto interessante sentire cosa diranno questa sera a Brusselles, a seduta conclusa.
Salutönen.
Caro Marcello,
probabilmente la globalizzazione è una fregatura, ma io credo che, almeno nel caso dell’Italia, i problemi gravi siano altri e che non abbiano niente a che vedere con la delocalizzazione della produzione. Due considerazioni.
1) Riprendiamo l’esempio dei jeans: un costo di produzione di 8 o 12 euro è trascurabile rispetto ai 120 euro del prezzo finale. Come si arriva a questa cifra, e chi si mette in tasca la differenza? Inoltre, proviamo a ricordarci quanto costava un paio di jeans di lusso prima dell’introduzione dell’euro.
2) Spostare in oriente la produzione dell’abbigliamento non sarebbe niente se qui da noi si investisse sulle produzioni ad alto contenuto tecnologico. Invece l’Italia fa di tutto per starne fuori: è uscita dall’informatica, dalle telecomunicazioni, dalla chimica (una vergogna per il paese di Giulio Natta, nobel per la chimica nel 1963) e dal nucleare. E non ha neanche provato ha competere nelle biotecnologie. Questi sono errori gravissimi che non dipendono dalla globalizzazione, ma da una classe politica e imprenditoriale inetta, tutta roba di casa nostra.
Un saluto.
buongiorno,
condivido al 100% l’intervento di Colagreco e aggiungo, anch’io da profano di alta finanza ed economia, che forse il Protezionismo, ormai fatto passare per peccato capitale dal 2% che globalizza, è l’unica arma che il restante 98% dispone per riprodursi decorosamente.
DavideK sicuramente qualche giornale darà risalto alla truffa crap ‘n’ tax così come qualche giornale riporterà le intenzioni del nuovo Furher europeo di introdurre la eurotax: link ad un autorevole testata che solitamente propone buon giornalismo
http://www.telegraph.co.uk/news/worldnews/europe/eu/6622886/Herman-Van-Rompuy-Europes-first-president-to-push-for-Euro-tax.html
Caro Marcello, so che è fuori tema, ma che ne pensa di questo?
http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/09_novembre_22/clima-scandalo-messaggi-rubati_db5eb85a-d746-11de-a7cd-00144f02aabc.shtml
Sta saltando fuori che è, come sostengo da tempo, tutta un’invenzione, una truffa, fatta di dati e ricerche truccate, di ostracismo verso i non allineati, e di una realtà dei fatti ben diversa da quanto prospettano.
E’ mai possibile che i governi, la Ue, e compagnia bella, si permettano di tassare, governare, decidere, in base alle fregnacce di questi “manipolatori” (termine politicamente corretto per indicare ben di peggio)?
Vi prego di dare il massimo risalto alla faccenda nei prossimi giorni, quando man mano che la gente spulcerà in questi archivi ne salteranno fuori sicuramente delle belle.
Anzi, molto belle.
Chiedo perdono per la saturazione del blog. Aggiungo qualcosa sempre per Caputo. La Cina è un paese troppo grande da controllare. Il suo PIL +8% è fasullo. Il suo “benessere” si basa sull’export (60% se non erro)che potrà durare ancora per molto poco.
Se lo yuan mantiene questo tasso di cambio l’america e l’europa andranno in default e la gente non avrà più soldi per acquistare dalla cina.
Se la cina modifica il cambio i paesi occidentali potranno reiniziare a fare imprenditoria a casa e la cina avrà un calo dell’export.
In entrambi i casi la cina se la passerà male. Già in piena crescita ha avuto 2 grossi problemi di cui noi siamo a conoscenza nonostante il loro enorme lavoro per non far uscire informazioni.
L’attuale sistema socio\economico è fallimentare da ogni punto di vista.
L’unica scappatoia che ha l’elite è creare un unico stato mondiale. Ascolta cosa dice il nuovo Fuhrer Herman van rompuy.
Caputo la democrazia non esiste più da tempo. Siamo da tempo sotto regime e l’EUSSR sta cercando di imitare il modello cinese.
Elite => Politica => Stato di polizia/Media => Schiavi
Mason ma è questo il punto. Se la cina esporta noi moriamo di fame. Secondo me la ricchezza di un paese non la si fa impoverendone un’altro. Il sistema attuale è fallimentare. La ricchezza deve svilupparsi all’interno del proprio paese. L’export per me dovrebbe essere un di più (2%-3% del fatturato nazionale) per un paese e non il suo forte. In questo modo si creano squilibri mondiali assurdi che portano a quello a cui stiamo assistendo questi giorni.
Crediamo di essere all’avanguardia nelle conquiste civili ed invece ci stiamo castrando.I russi, che possiamo considerare europei, hanno male interpretato il comunismo e l’unione sovietica si è disgregata. La Cina invece è un regime comunista in un sistema produttivo capitalista.Hanno ottenuto la quadratura del cerchio: pil in crescita, consenso stabile non concedendo spazi al dissenso, alta considerazione internazionale, occupazione di tutti i mercati e, quando essi saranno saturi, fagocitazione dei governi per accogliere tutti i paesi nel grande ventre del loro comunismo. Invece della monarchia universale avremo il comunismo universale in cui la popolazione consterà di due classi: quella dominante ed i sudditi. Il mercato, un inutile orpello.Se pensiamo di combattere facendo solo appello alla qualità delle nostre produzioni perderemo la guerra.La battaglia va fatta,in costanza di qualità, sul costo e sulla flessibilità del lavoro che non significano ridurre gli stipendi anzi, ma ripensare il cosiddetto welfare cominciando dagli enti oggi preposti che drenano risorse per garantire preliminarmente la loro sopravvivenza.
Aggiungo 2 cose.
Massimo numero di dipendenti per azienda: 500 persone.
Massimo numero di dipendenti per azionista/imprenditore: 500 persone.
Ovvero:
Io ho il 70% della Italian Notebook Designer che ha 500 dipendenti ed ho il 20% della Italian CPU Industries che ha 300 dipendenti. Non posso acquisire il 20% della Italian Monitor Research che ha 500 dipendenti perchè arriverei ad avere 510 persone che dipendono da me.
Quando il potere si centralizza iniziano a fiorire le ingiustizie e le porcherie. Gli uomini non sono dio ed è bene che non abbiano lo stesso potere.
E’ bene che ci siano tante piccole aziende invece di una enorme. I pro? Competività sana non come quella attuale contro i cinesi. Lavoro più coordinato e dunque maggiore qualità e responsabilità. Maggiore importanza del fattore umano nel lavoro. E’ fondamentale capire che una persona non è un numero ma un essere vivente.
Pochi hanno messo in luce che nei paesi in via di sviluppo la merce costa poco perchè la moneta dei paesi in via di sviluppo è molto piu’ debole dell’ ero e del dollaro. Se la moneta cinese avesse un potere d’ acquisto superiore all’ euro la Cina non eporterebbe un bel niente. Pensavo che questa verita’ lapalissiana fosse messa in luce anche da Foa ma come al solito mi sbaglio. Meglio non parlare di argomenti ovvi.
Magari per ovvie ragioni logisticoo militari, usando degli stinger portatili, e apararli via a due Kilomentri di distanza facendoli infilare ai piani superiori dei grattacieli dove gli amministratori delle multi risiedono.
How about that for a change uh?
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Guarda che sei violento sai? Quando io dicevo che per sistemare i dittatori e quelli che li sostengono con 2 goccie di veleno nel caffè,e così saremmo vissuti in pace,te mi hai detto di stere buona che ero matta.
PS.qualche sttimana fa ho incontrato una mia conoscente musulmana(senza velo,nè burka)eravamo tutte e due d’accordo su un punto,questo:rispedire al mittente(e cioè alle multinazionali) le bombe che fanno scoppiare tra i civili,per impaurirre e obbligare i governoi a fare quello che vogliono loro.
PS. Cosa sono gli stinger?(e la frase in inglese?)
Ciao e buona serata
Volevo scrivere tante cose ma leggendo i vari post mi accorgo che molto del mio pensiero è condiviso dagli altri frequentatori del blog.
Premetto di essere ignorante in materia di alta finanza hi-tech creativa ultimo grido “campo sul tuo lavoro e perciò sono bravo e meritevole” style ma non mi ritengo stupido.
Io per porre una pezza veloce farei così. Quanto mi costa produrre un notebook in Italia? Facciamo 1000 €. In cina 200€. Il notebook prodotto in Cina deve venire tassato di 800€. Questi 800€ verranno sottratti dalle tasse che le aziende nostrane devono pagare alle stato. Applicando una politica di questo tipo vedremmo la Cina fare la stessa cosa ma valutiamo la cosa. Noi in cina esportiamo tecnologia e beni di lusso. Ma che ce ne frega? una Ferrari il magnate cinese dovrebbe pagarla 1 milione di euro e vabbè. Può andare in giro con una bagnarola cinese o magari per lui non sarebbe un problema così grave spendere 5 volte di più. Un kilo di pasta 20€? Che mangino il riso. Se vogliono assaggiare il sapore dell’Italia devono pagare. Caffè Italiano 5 €? Meglio 5 € euro per un caffe italiano che 5 cents per uno cinse. Per i cinesi che fanno made in Italy cinese in Italia farei una legge severissima per l’espulsione di imprenditore e dipendeti in caso di mancato rispetto delle norme lavorative, sicurezza etc etc dopo di che impiegherei l’80% della guardia di finanza in controlli spietati per almeno 2 anni con l’obbiettivo di far andare via i cinesi. Altra cosa da fare è togliere l’euro e per 5 anni teniamo il cambio 1000 Lire = 20 cents di Dollaro. Poi è estremamente necessario abbolire il trattato di Lisbona che mi chiedo come abbiano fatto i nostri politici a tradire il popolo italiano sottoscrivendo una porcheria del genere. La banca d’Italia deve tornare ad essere 100% statale. I mastodontici introiti derivati dal signoraggio devono venire utilizzati in ricerca e supporto per le aziende Italiane. Separazione netta di banche d’affari e casse di Risparmio. Abbolizione di prodotti derivati e cartolarizzazioni. Bonus ai manager in azioni e solo in relazione ai risultati perseguiti dopo 5 anni. Differenze di stipendio massimo a livello nazionale di 1 a 10. Nel senso: un operario prende 1m di lire al mese? Il manager ne prende 10m. Non sono comunista ma penso che per un bravo manager ci possano essere altri valori oltre ai soldi nella sua vita. Io trovo che avere oggi persone che guadagnano 600 € al mese e averne altre che guadagno 200.000 € al mese sia un incredibile segno di inciviltà. Il feudalesimo è finito da un pezzo e non ci sono più i servi della gleba.
Dimenticavo. Sequestro di tutti beni personali a chi nomina la parola PIL. Il PIL significa in genere quanto hai fatto guadagnare qualcun altro. Che presa per i fondelli.
Per 5 anni avremmo guai ma dopo i quali l’Italia diventerebbe il paese con il maggior benessere al mondo.Vedremmo fallire tutte le grandi aziende che hanno delocalizzato, cosa che mi rende euforico e felice.
Questa sarebbe una politica favorevole per il 98% degli italiani e sfavorevole per quel 2% che attualmente sguazza nell’oro e ci domina.
Purtroppo noi siamo schiavi e la democrazia non esiste. A nessuno importa degli Italiani e nessuno farà mai nulla che non sia per un proprio tornaconto personale. Dobbiamo rassegnarci a patire la fame, vivere senza diritti ne libertà perchè in fondo ci meritiamo tutto dato che non abbiamo mai fatto nulla per impedire questo disastro.
Salve.
Mica son Jack the ripper sai, le lucciole si stanno spegnendo perche si sono arrugginite. ciao.
Daniele Martarelli scrive:
E cosi l’acqua, l’energia ecc. Ecco è con questo genere di problemi che noi dobbiamo confrontarci. Il resto sono chiacchiere. Noi occidentali per risolvere il nostro problema, dobbiamo reinventarci un modello economico che sia in grado di competere con il loro.
Francamente neanche a mio avviso non è possibile reinventanrci, lo schiavismo ormai, lo abbiamo abolito tanto tempo fa, e ripudiato nelle nostre Costituzioni, e come la mettiamo con l’inquinqmwnto che queste fabbriche producono?
Se dobbiamo reinventare qualche cosa, quello è il buon senso ed il decoro umano.
E se le multi non la vogliono capire credo che giunti a questo punto dobbiano reinventare uan cosa sola, i plotoni d’esecuzione sommaria a moh degli squadroni della Morte come in Brasile, che ci accusa di diventare fascisti, roba da matt.
Magari per ovvie ragini logisticoo militari, usando degli stinger portatili, e apararli via a due Kilomentri di distanza facendoli infilare ai piani superiori dei grattacieli dove gli amministratori delle multi risiedono.
How about that for a change uh?
Salutönen.
Salve.
Egregio adriano1 esiste ancora una Nave della serie Cap.
La Cap San Diego, è ora un Museo navigante, la Nave era a Brema un paio di mesi fa durante Giorni di raduno della Chiesa Protestante e fungeva da come albergo.
http://www.capsandiego.de.
Un “umlaut”, per chi non ha la tastatura tedesca si può anche indicare con un oe, wünder come wuender, böse come boese, ed una ß lunga con due ss daß, ora dass, Faß ora Fass.
Le porcate legali ai danni dei marittimi le pubblico sui miei blog, senza nominare un solo armatore, solo le Navi, ora cominciano anche altri blog a pubblicare i miei post quando sono di loro interesse.
Su di un Liberty ci sono stato anch’io per sei mesi, negli anni 70, aveva quadrupla espansione, compressore tra la seconda e la terza espansione, caldaia modificata per bruciatori a Nafta, per 32 b ed i tubi del vapore per i vericelli di carico, ci passavano sotto la cuccetta e questo sulla rotta, Anversa Teneriffa Dakar e ritorno.
Erano Liberty, e un tempo quelle navi avevano solo in biglietto d’andata…e forse quello di ritorno….
Il danno fatto con questo ramo della globalizzazione amatoriale alla Nazione e pari al doppio guadagno degli investitori, ed è praticamente incalcolabile, si è roba da plotone di esecuzione cinese.
Non solo per gli armatori, ma per politici che hanno emanato i decreti ministeriali di comodo, per i sindacati che non volevano vedere, e perché no, dato che ci siamo perchè non dirlo, anche dal Ponzio Pilato, delle varie missioni marittime.
E adesso mettiano insieme i danni fatti all’Europa da questa globalizzazione, ma dove cavolo sono finiti tutti quei soldi?
Dove si sono nascosti gli economisti del Mondo, gli stessi dannati che promettevano con formule astronomiche lucciole per lanterne?
Com’è possibile, che tutto quell’immenso valore, in sostanza incalcolabile che abbiamo prodotto sia sparita, svanita nel nulla e che ci sia ancora gente che muore di fame e disoccupati in miseria?
Buona serata egregio collega, e sempre un piacere dialogate con lei.
Salutönen.
Gran bel dibattito, come sempre. E’ interessante la testimonianza di Daniele Martarelli il quale. lavorando per una multinazionale, dice: è inevitabile che sia così, in certi settori la concorrenza dall’oriente è imbattibile. Ma questo è vero solo in parte. Leggendo gli interventi di Dekebalos, Roberto Alabiso, Walter, Marista, bo.mario, Cosimo Quarta demy eku, Adriano 1, Franco Parpaiola mi convinco che le argomentazioni dell’imprenditore Roberto Belloli siano valide per almeno il 60% dei prodotti sul mercato. Francesco P, che è un esperto di economia, pone il problema in una prospettiva molto equilibrata e, come Marco Beltrame, condivido il suo approccio. Marcello Amati pone un problema altrettanto valido ovvero i prezzi al dettaglio. La differenza con gli Usa è dettata in parte dall’Iva, che danoi è al 20%, e in parte della furbizie di certi commercianti. Però il problema a monte, quello di una delocalizzazione per abbassare i costi, resta tale. Cari Silvio e Antonino Crisafulli io non penso che sia troppo tardi per intervenire: anzi… è urgente intervenire per evitare che questo rischio si concretizzi… infine, lupo grigio: il discorso sul capitalismo merita una riflessione più approfondita, magari in un altro post…
Io lavoro in una multinazionale. La multinazionale si chiama MEMC. Io la globalizzazione la vivo tutti i santi giorni dell’anno. Ecco come si svolgono i fatti. Questa multinazionale ha sette stabilimenti in tutto il pianeta.
Produce silicio x le memorie dei pc piu diffusi nel mondo.
Hanno aperto un nuovo impianto in Malesia dove i costi sono
piu bassi che da noi di venti volte. Il governo Malese x convincere l’azienda ad aprire un impianto la, ha concesso 10 anni di esenzione da tasse, contributi previdenziali, senza contare che la la manodopera che costa una sciocchezza. E cosi l’acqua, l’energia ecc. Ecco è con questo genere di problemi che noi dobbiamo confrontarci. Il resto sono chiacchiere. Noi occidentali per risolvere il nostro problema, dobbiamo reinventarci un modello economico che sia in grado di competere con il loro. Cosa che io francamente non ho idea di come ci si possa riuscire.
Salve tutti!? sinceramente la moda Italiana non mi è mai piaciuta,i miei gusti vanno i direzione di quella francese.Li ho trovato:qualità,rifinitura,modelli(x i miei gusti)e un prezzo anke abordabile.Cerco di stare alla larga dalle grandi firme,infatti si fanno fare i prodotti;dall’Africa,(la nike una maglietta le costa 0,59 cent.di dollaro e la vende a 22 dollari)Corea,Cina,India,ecc.ecc.e poi kiedono soldi ai loro paesi,come la FIAT.Ffankiull tutti!!! vi parlo di esperienza diretta,facevo tempo fa scarpe della lotto,e ne capisco abbastanza di come,(almeno allora come funzionava il sistema.Noi dalla puglia iniziammo a far concorrenza alle Marche,poi altri l’hanno fatta a noi,tipo;Albania,Cina,Corea,India,ecc.ecc..Credo la caduta del muro di Berlino,ha rovinato la globalizzazione!ci mancava pure l’introduzione dell’euro x affossare tanti sacrifici e tutto il mercato europeo.L’euro,andava introdotto,almeno a 2e velocità,e…cioè;quello forte allineato tra paes con il PIL più o meno dello stesso spessore,mentre quello debole ai restanti paesi.Credo ora non saremmo quì a discutere della crisi globale.Qualkuno,ha fatto presente,ke anke se la Cina ha il pil alto rimane sempre un paese povero,ed è giusto,xkè se i rikki hanno paura di investire,come faranno i paesi poveri a diventare rikki? ottima osservazione credo.Comunque,la mi opinione è;dare a tutti i paesi dell’euro lo stesso valore di moneta,credo allora si affronterà la concorrenza con la stessa arma.E vediamo ki saprà competere;in qualità,ecc.ecc..Sse vedemm gente.
Gentile Marco Beltrame,
Il sono inorridito invece dalla possibilità di comprare beni prodotti al 100% in Cina (in quanto la manodopera costa di meno perché il governo cinese controlla il cambio dello yuan) da una ditta registrata in Italia (che fino a 10 anni fa produceva in Italia)
A me personalmente sembra di buon senso che, se una ditta si chiama “italiana”, produca una percentuale del suo operato in Italia. Di più, i prodotti fatti in un altro Paese devono avere una percentuale di difetti oltre la quale viene revocata la licenza di produrre all’estero. Altrimenti, abbiamo ad esempio 60% dei prodotti, difettosi, immessi sul mercato italiano (con un prezzo di produzione cosi’ basso che al proprietario conviene comunque di sostituirli). Conosco un caso reale (per ovvi motivi non posso fare il nome) di una nota ditta che funziona cosi’, il ragionamento di sopra me lo ha spiegato un impiegato di questa ditta.
Non ho niente in contrario all’idea che una ditta cinese possa vendere in Italia (non sono un protezionista).
Cordialmente,
Dekebalos
PS.
Perfino le lucciole della notte non luccicano più come prima… alle Kaputt.
é questo che fai di notte invece che dormire? Adesso capisco perchè tante volte scrivi sul blog a ore piccole.
Ma te pensa cosa mi combini.
Egregio signor Parpaiola,
molte grazie per le precisazioni. C’é da restare stecchiti! Per i soli soldi si lascia l’approvvigionamento delle nazioni in mano ad altri; gli armatori hanno chiesto, ma sono i governi che hanno dato senza pretendere garanzie di bandiera, senza preoccuparsi di mantenere un velo di personale abilitato nazionale !E’ come dare le chiavi della dispensa di casa ad estranei; é roba da fucilazione alla schiena!
Verso il 1966 ero sui Liberty ( sono stato imbarcato su tre di queste navi per otto mesi circa ogni volta)sulla linea del Brasile e Argentina; noi con i nostri 2500 cavalli che erano meno di quelli di un buon rimorchiatore, andavamo in giro per il mondo a 10-11 miglia; ad un certo punto sono state messe in linea quelle allora modernissime navi di Amburgo, credo della Hamburg Sud Amerika Linie ,( a proposito, come si fa l’umlaut?), quelle della serie Cap, che filavano come scheggie. Noi ci sentivamo come dei poveracci e quello che ci era permesso era di raccogliere la spazzatura degli altri. Pensare che ora anche la flotta tedesca sia andata in aceto, non é confortante per nessuno ; non é confortante neanche che ciò sia stato il destino dei britannici.
Io ho abbandonato perché nulla era più sicuro e all’occasione ho cambiato mestiere.
Non so veramente cosa dire; speriamo di non pagare noi per tutte le porcate di altri.
Cordiali saluti.
Salve.
Adriano1 ho fatto un po’ di ricerca tra i miei appunti.
L’Italia ha, 14,2 milioni di tonnellate TDW con 742 unità sopra le 1000 TDW, altri dati sulla consistenza della Flotta mercantile italiana mi mancano.
Vedo anche che la Flotta mercantile italiana ha puntato a mio avviso troppo sui RoRo, trascurando magari i portacontenitori feeders, e le piccole Carbomiere da 2000 TDW ad esempio.
Difatti molte Navi sulle 2000 TDW, in Charter per interessi italiani, sono tedesche.
La Germania ha 17,8 milioni di tonnellate TDW con 3473 unità sopra le 1000 TDW, delle quali solo 498 sono iscritte al secondo registro navale tedesco considerato da bandiera ombra dai sindacati internazionali ITF, poi 2142 sotto Bandiera straniera e il resto di 833 unità sotto le 1000 TDW sparse tra Navi di ricerca Oceaniografica, sotto bandiera Federale e per servizi locali e come Feeders, per l piccoli Porti Nordeuropei.
E per madare avanti una Flotta del genere non abbiamo neanche 1000 efettivi, il resto sono tutti posti di lavoro e capitali esportati.
Sono venuti così a mancare il potere d’acquisto di quasi 100.000 nuclei famigliari, gli introidi ai fondi pensionistici e Mutua e naturalmente, il calo delle entrate allo Stato parallelo ad un pericoloso aumento delle uscite per assistenze sociali statali, insomma una doppia perdita.
Quei disgrazziati alle nostre economie hanno fatto danni enormi e ora di fermarli e mettre in funzione il Markwirtschaft di big mama Angelina.
Salutönen.
PS.
Perfino le lucciole della notte non luccicano più come prima… alle Kaputt.
Mi scusi Dekebalos ma un’idea come la sua mi fa inorridire, e’ figlia di un protezionismo che e’ negativo quanto la delocalizzazione estrema. Lo Stato non puo’ e non deve, a mio avviso, permettersi di imporre per legge queste cose.
Salve.
Mi si permetta una precisazione lupo grigio, il liberalismo o turbocapitalismo come lo definisce Big mama Angelina e quello scellerato sistema che costringe, chi lo pratica, ad andare sempre più in alto, sempre più veloce per poi alla fine ad inplodere in se stesso come un Tornado.
Lo chiamano anche il sistema palla di neve, da pallina a Valanga, e dopo, tuti Kaputt.
Questo é il capitalismo dei senza scrupoli e degli economisti dalla parlantina facile e elaborata, ma anche dei liberali che credono ancora nell’onesta delle Banche.
Il capitalismo controllato invece, il Marktwirtschaft professato da Ludwig Erhard e riscoperto da big mama Angelina, in contraposizzione al capitalismo sfrenato anmericano e inglese, che è lo stesso che ci mise in crisi, ed in ginocchio un altra volta e un altra cosa, poichè lascia sì mano libera, ma certe offerte d’ìnvestimento ad esempio, vengono prima vagliate da un gruppo di esperti che ben valutano i rischi e decidono in merito, magari apportando modifiche, ma mai escludendo il pacchetto.
Insomma una specie di censura, come per i Fil parocchiali, pre tutti, per soli adulti, esclusi.
Come giustamente ci ricorda silvio, ora anche i poveri cinesi, anche se con quattro soldi in tasca, che domani mattina, con una svalutazione chirurgica del Dollaro, si rivelerebbero neve già sciolta al Sole dell’altro giorno, son ancora più poveri di prima,per il semplice fatto che noi non possiamo comperare un bel niente.
Non solo, non possono nemmeno produrre bottoni colorati e stoffe di plastica e tappeti e tendine, per i vu gunbrà sai, non beviano più tanta acqua minerale, di conseguenza non exportiamo più bottiglie di plastica vuote, beviamo acqua di fonte e quella viene dal rubinetto.
Magari tra non molto non ne esporteremo più, ora degli studenti stanno mettendio a punto un inpianto che ritrasforma le bottigli si plastica di nuovo in combustibile liquido.
Ora per il momento, stiamo inpoverendo tutti, loro perche nom possono produrre e vendere, noi, perche da disoccupati beviamo acqua di fonte.
Pian pianio con il Markttwirtschaft, cioè con il capitalismo controllato, ritorneremo a respirare meglio, anche per i cinesi, solo che anche loro dovranno fare un bel passo indietro, non solo noi.
Anche Marchionne che vuol chiudere in Sardegna, lo dovrà fare, anche gli industriali italiani, capitanati da quella bellissima Signora, (non mi ricordo il suo Nome)dovranno farlo.
L’era del capitalismo sfrenato e a tutti i costi è finita, ora dovrebbe cominciare a prevalere il buon senso di andarci un po’ piano per tutti, e d’investire nella propria Terra.
Salutönen
Salve,
Non sarebbe poi neanche tanto difficile contrattaccare la delocalizzazione selvaggia che impoverisce il territorio: basterebbe una legge nazionale che obblighi le ditte registrate in Italia di produrre una percentuale del loro operato in Italia.
Basta avere la volontà politica di farlo; secondo me, questa regola non contraddice alcuna norma europea. I benefici sarebbero enormi.
Ovviamente, per adottare leggi di questo tipo non dovrebbero essere legami tra la politica e le lobbies degli industriali (oppure avere una classe patronale lungimirante) L’unico partito che aziona in questo momento secondo la logica di preservare le tradizioni del territorio è la Lega (anche se pecca in una serie di altre direzioni, come ad esempio l’immigrazione) E il territorio (la gente comune) la premia.
Cordialmente,
Dekebalos
ma il capitalismo il liberismo non sono argomenti di dx ora che le cose vanno male ci si lamenta la faccio terra terra.
E ci voleva tanto per capirlo? solo gli idioti, cioè gli
economisti (che forse sono solo disonesti) possono pensare
che liberalizzare così selvaggiamente non sia un
autolesionismo per i paesi più ricchi. Bisogna cercare di livellare, ma col tempo, con la razionalità e non solo
”travasando” ricchezza dai ricchi ai poveri facendo così
diventare poveri in effetti tutti quanti. Perchè la cina
ad es. è più ricca ma sempre povera è, e da noi la caduta
dei consumi impedisce anche la sua economia. Solo i
disonesti non lo vogliono capire.
Il sistema capitalistico, per funzionare, crescere e migliorarsi, ha bisogno di allargare continuamente l’area mercato, fino a raggiungere l’attuale globalizzazione.
Se accettiamo i benefici ( e sono tanti) impliciti nel sistema capitalistico non possiamo non accettare il concetto di inclusione, di ampliamento progressivo del mercato, di globalizzazione; fondamentale ed insostituibile energia per alimentare il principio della “concorrenza”.
Il modello capitalistico, come ogni cosa umana, nutre in sè una parte negativa, ossia nella sua applicazione pratica presenta innumerevoli possibilità di deviazioni.
L’attuale “globalizzazione” a mio avviso è la globalizzazione delle multinazionali: finanziarie, energetiche, industriali; interessi forti, spesso mono, al più oligo-polistici, che, indossato il vestito del liberismo economico, piegano il principio del mercato e il motore della libera concorrenza, al proprio interesse particolare, orientamento proprio all’opposto del principio del bene comune, che lo stesso liberismo economico in teoria persegue.
Per riuscire nell’intento una ristretta élite trasversale, dando sfogo al proprio egoismo non più limitato, calpesta molti dei diritti della società e in tanti casi anche quelli della persona.
Occupa in forma trasversale organismi nazionali ed internazionali (il potere statale è fra i più ambiti e perseguiti) e dall’alto del potere persegue il proprio tornaconto, in modo distorto e subdolo, facendo apparire i provvedimenti, le norme, le regole, le leggi, come altrettanti passi guidati dalla stella polare del bene comune.
In questo modo, con piccoli ma continui passetti, si scippano ai più tanti diritti a fondamento della convivenza e del rispetto sociale indispensabile al progresso civile, in nome di un turbo- utilitarismo unidimensionale, facendo apparire queste misure, qui la beffa oltre al danno, misure in favore dei più.
L’abuso contro cui combatte il Sig. R. Belloli, è un (purtroppo uno fra i tantissimi)tipico esempio dell’arroganza del potere, perpetrata ai danni del mercato , della concorrenza, del pricipio meritocratico, della capacità di creare richezza e benessere per l’intera comunità (ha già distrutto, per pochi euro, l’intero mercato a facon del sud d’Italia, sostituito soprattutto dai paesi del nord-Africa, ora muove verso i piccoli marchi del centro e del nord d’Italia – cannibalismo nel nome dell’utile-).
Inutile nascondere che le responsabilità sono in questo caso precise, è il governo nazionale in primis, che decide come e se proteggere i diritti dei suoi cittadini e con essi le proprie eccellenze , il proprio progresso ed il proprio sviluppo, oppure, in modo molto miope, lo stesso governo soggiace alle pressioni di un gruppo.
E’ certamente vero che i grandi marchi della moda influenzano, come tanti altri grandi marchi, il PIL e spesso anche le sorti di un governo, quindi vanno protetti, è altrettanto vero che non possono e non devono esssere protetti a scapito di migliaia di altri marchi, di faconisti, ecc, più piccoli, calpestando un fondamentale principio di giustizia, non solo sterilizzando anche il tessuto e l’humus, potenzialmente capaci di far crescere nuovi imprenditori, in una rubando l’opportunità, il futuro e la speranza ai più.
La protezione, il capitalismo, la crescita, la concorrenza, il merito, valgono all’interno di regole certe, chiare, condivisibili e uguali per tutti, guidate dalla stella polare dell’interesse comune e dal’eguaglianza di opportunità(altrimenti si chiama tirannia o interesse di pochi).
Cordialmente Cosimo Quarta
In Inghilterra dove è nata l’ industria nel 1800 , ormai le fabbriche di manifattura sono scomparse,ed è un male colossale perché una volta scomparsi gli imprenditori ,che a loro volta insegnano alle giovani generazioni,il mondo della produzione, il mondo della creazione, lo scoprire e valorizzare nuovi talenti,una volta scomparsi sono scomparsi per sempre. Probabilmente nascono ancora dei potenziali, Michelangelo,ma mancano i maestri che insegnalo loro,fin da bambini,un arte.
La Cina si salverà sempre perché con un miliardo e mezzo di popolazione dispone di un vivaio di un miliardo di persone che possono produrre per il resto del mondo.
Schiavi i cinesi che devono produrre ,schiavi gli occidentali che devono comperare i prodotti cinesi.
Grazie ai pochi banchieri americani che controllano ,manovrano e di fatto comandano il tutto,gli schiavi cinesi e gli schiavi occidentali
Salve.
Perchè no adriano1, fuori piove e siamo sui 17 m/s di vento, da 185° con 1005 mb, per pazzeschi a fine Novembre in queste latitudini di 17°C , difatti invece del solito NO/NE ora soffia un SO, con onde medie di 5 mt.
Il solito Mare del Nord rompiscatole, con onde corte, veloci e micidiali, Mare Nostrum.
In pratica restiamo nel tema, l’esportazione di posti di lavoro e distruzione del made in Italy oppure visto da questa parte del Brennero anche del Made in Germany, tutto il mondo è paese, no.
Fino al 2000 31 Dicembre lo scherzo delle sovvenzioni funzionava cosi: Io davo ad un Armatore 1000 DM, lo Stato dato che investivo nell’industria tedesca mi permetteva di detrarre dalle tasse che gli dovevo, pro rata al mio guadagno annuo lordo, un tot, fino a raggiungere la somma dei 1000 Deutsche Mark investiti, te capi?
Alla fine io non solo mi trovavo in tasca io soldi da me detratti al fisco, ma anche i 1000 DM investiti sulla Barca.
E fan 2000 DM, le Navi navigano in perdita, (dicono loro, balle dico io), il mancato introito, però, lo posso scalare dalle tasse annue, e così mi sono creato una gallina dalle uova d’oro e non appena quella finisce in padella, si trasferisce il malloppo, su un’altra unità.
Questo sistema di sovvenzioni fu ideato negli anni 60, da Ludwig Erhard, l’allora ministro del economia, e serviva ad incrementare il lavoro dei cantieri navali e a rimodernare una flotta, formata d’unità da prima della seconda guerra mondiale e certamente non più competitive.
I guai iniziarono, quando gli Armatori cominciarono a costruire e ad eseguire riparazioni sulle Navi, all’estero, da prima in Polonia, e poi pian piano espandendosi, nell’estremo oriente.
Da quel momento cominciò la moria della cantieristica navale, non solo tedesca, ma bensì anche europea che ben si conosce, i very british sparirono per primi dalla circolazione.
Qualche settima fa l’amministratore delegato della Finncantieri assieme ad altri bifolchi tedeschi ebbe il coraggio di chiedere un incentivo governativo per la demolizione di Navi non più redditizie, roba da matt.
In seguito, a cavallo tra i 79 e gli 80, incominciarono a farsi vedere i primi filippini, iniziarono i primi licenziamenti del personale navigante di bassa forza, oggi, ci sono Navi tedesche che navigano senza un singolo marittimo tedesco a bordo, e non sanno nemmeno dove sia la Germania.
L’ultima Nave tedesca rapita in Somalia dai Pirati, una 25 mila, nuova, aveva 15 membri d’equipagiio a bordo, 14 filippini ed il Comandante indonesiano.
Quelle navi però, furono finanziate con soldi pubblici, battono bandiera ombra, (secondo registro navale tedesco) fanno Ditta a se, il loro Porto di registro e tedesco ma appartengono ad una casella postale a Gibilterra o Montecarlo, per non andar tanto lontani, e non pagano un centesimo di tasse in Germania, ma solamento un tot per poter sfoggiare il nome di porto di registrazione tedesco.
Il bello è che questa situazione costrinse in corpo diplomatico tedesco ad intervenere,anche se non c’erano cittadini tedescha bordo,il Potro di registro era Amburgo…bella fregatura!
Con il 1° Gennaio 2001 per intervento dell’UE il Governo tedesco fermo le sovvenzioni, ma si impegno a onorare le unità fin la registrate in chiglia presso i vari tribunali ma non ancora costruite.
Ne registrammo diverse centinai in poche settimane, (io ero a quel tempo allo SLK di Komarno in Slovacchia, quelli sono dei veri specialisti e gente veramente in gamba) ora il trucco funziona differente, dato che le sovvenzioni non sono permesse si sono formati degli amministratori di fondi che offrono partecipazioni da 5000 € al 26%, il resto del mostruoso guadagno e loro.
Ora la Germania ha sulle 3200 unita sparse sotto cento bandiere diverse, con un effettivo di meno di mille naviganti tedeschi, gli istituti nautici sono si, ben frequentati, ma la gran parte degli stiúdenti, li usa per baipassare il numero chiuso delle Università tedesche, chi vuol navigare lo può fare, ma non appena ha finito li suo tirocinio a bordo viene licenziato, dicono che costa troppo.
Ora dei vecchi 100.000 uomini che hanno mandato avanti la Baracca sono rimasti quattro orsi come me, che vedono un cantiere navale dopo l’altro chiudere i battenti In Italia con circa 2900 Unità, non dovrebbe essere meglio.
E stata una truffa ai danni della popolazione e dello Stato, legale, tecnicamente perfetta, ma pur sempre una truffa, con miliardi di perdite capaci di risanare due se non tre di crisi come quella attuale, e tutti dormono e nessuno dice niente.
Ciao e in bocca al lupo.
Salutone.
PS. Il ridicolo di questa farsa sta ne fattche se lasciano fare agli armatori, in caso di GUerra o di blocco navale, la Germania si troverà nelle condizioni di non poter rifornire i cessi Pubblici di Carta igenica pr mancanza di personale.
La storia dei Bulkcarriers degl’anni 60 mi pare era dovuta la fatto del bollco di esportazioni di Grano degli Stati Uniti al allora Unione Sovietica, mi ricordo solo che davanti a Rotterdam (silos della RDM) apparvero come per incanto sui 400 Bulkies e nessuno sapeva da dove diavolo erano spuntati.
Egregio signor Parpaiola,
quanto da Lei accennato mi ha interessato molto; anch’io ho fatto il mestiere per alcuni anni (Patente c.l.c. ) ma certamente, con la bandiera italiana, a 28 anni era un sogno essere Comandanti o Direttori: Terzi in genere o al meglio Secondi.
Se ne ha voglia, avrei molto piacere di conoscere la questione delle sovvenzioni europee all’armamento da Lei accennata : la spieghi pure, sarà una occasione in più per scoperchiare qualche fogna .
Tuttavia resta il fatto che – almeno in Italia- il numero di coloro che fanno ancora questo mestiere é calato paurosamente e il timore é appunto quello di lasciare le chiavi degli approvvigionamenti nazionali in mano ad altri: poche navi e ancora meno equipaggi.
Non ricordo perfettamente, ma mi pare che intorno ai primi anni ’60 ci fosse stato qualche serio problema sull’approvvigionamento di grano per l’Italia.Non si riuscivano a trovare navi per quel carico dato che venivano preferiti carichi con noli più remunerativi.
Alla bisogna sopperì la marina sovvenzionata, peraltro in modo marginale date le caratteristiche delle navi e per il fatto che poi l’emergenza rientrò quasi subito.
Ma oggi il problema non si pone perché non c’é neppure la possibilità (non so dire se sia un bene o un male!)di avere una marina sovvenzionata da porre al servizio del Paese.
Ancora un invito ad esprimersi sull’interessante argomento e cordiali saluti.
Noi italiani ( e questa volta anche il resto del mondo produttivo) siamo sempre quelli del “senno del poi” del quale sono piene le fosse. Perchè bisognava essere dei geni per capire che la globalizzazione così intesa era solo una fregatura colossale. Solo un deficiente poteva pensare che “inglobare” chiunque si affacciasse sul mercato senza regole nè deontologia alcuna potesse portare ad un benessere comune,col miraggio di allargare i propri orizzonti, assioma ,questo, che invece è solo una nostalgica utopia di frustrate dottrine d’oltre cortina e di qualche ultimo scampolo incancrenito dei giorni nostri. Abbiamo esportato ricchezza ed importato miseria.Questo è sotto gli ochhi di tutti ma stranamente a nessun politico nè tanto meno a questa europa nata cadavere sembra essere evidente. Continuiamo così! Plaudiamo ai produttori asiatici ed ai “pacifici” invasori clandestini!Quando i cavalli dei primi e le orde dei secondi si abbevereranno ai nostri fiumi ci resterà solo l’unica cosa in cui siamo maestri:l’Autocommiserazione!!
Salve.
Adriano1 scrive:
Altro settore nel quale l’Europa rischia di essere spazzata via(l’Italia lo é da tempo)é quello dei trasporti e della Marina Mercantile. E’ un mestiere che ormai viene poco praticato perché non viene adeguatamente remunerato e protetto.
Beh le cose non stanno asattamente cosi, adriano1, ho una Vita di Mare sulla schiena, a suo tempo ero Direttore di Macchina nella marina mercantile tedesca, (il piu giovane nel 1968, a 28 anni) poi dopo i cinqanta, ispettore di costruzioni Navali,
Questo del settore marina Mercantíle è un discorso lungo e breve allo stesso tempo, come l’effetto Cina sui tessutari, con tutti gli annessi e connsessi del caso, solo che gli Armatori non falliscono, anzi incassano sovvenzioni statali ed europee a palate.
Se vi dicessi come realmente funziona íl giochetto, comincereste di Domenica a bestemmiare tutti quanti, credetemi.
Salutönen
Salve.
Quello che veramente m’induce a riflettere sulla salute metale dei politici e industriali cara Marista, è appunto il loro strano comportamento di voler a tutti i costi segare il ramo dell’albero su cui stanno seduti.
Questi strani omignoli hanno anche la capacità d’auto suggestionarsi che il loro comportamento e un bene per noi, e questo li incita caparbiamente, con sfoggio di formule economiche e matematiche da far paura ad un Einstein, a dimostrarci, sempre per il patrio bene naturalmente, patologicamente parlando, il loro alto grado d’ imbecillità. (Dämlichkeit, Dummheit)
Difatti, anche se ormai è inutile ripeterlo, i cinesi, è non solo loro si sono impossessati ringraziando con profusi inchini e sorrisi, della nostre tecnologie e mandato a casa i loro maestri occidentali.
L’anno scorso vidi alla TV tedesca una trasmissione su un tizio che in Baviera produceva macchine edili, l’avido sapientone, noncurante della Gente che aveva licenziato al suo paesello in quel della Baviera, andò a produrre in Cina, il suo concetto funzionò fino al giorno che i cinesi gli diedero sorridendo il biglietto del tram di sola andata per la Germania.
Ora le stesse macchine edili sono vendute ancora in Baviera e nel Mondo, ma con marchio cinese e lui è kaputt.
Anche qui, come in Itala succede che chi voleva tenersi il vero Made in Grmany, come quelli che volevano tenere a tutti i costi, il vero Made in Italy sono stati soffocati, dall’ingordigia di pochi Manager e dall’ottusità di tanti politici, da insigni economisti di sicura fama e gran concetto di scienze economiche, da sindacalisti e ruffiani dell’umanità vari.
Nessuno di noi, né da questa, né dalla tua parte del Brennero vuole negare un frigorifero oppure un televisore a nessuno, ci mancherebbe altro, ma la Cina, come d’altronde l’India e non solo, prima di inondare il mercato mondiale con prodotti contraffatti e anche altamente nocivi non sola alla salute, ma anche pericolosi per l’ incolumità di chi li usa, e pensare ad essere leader del esportazione, di produrre prima per loro mercato interno, e specialmente in India, (forza Nucleare) eliminare il lavoro infantile e migliorare le proprie infrastrutture e tenore di Vita, pagando alla Gente un adeguato salario affinché anche loro possano acquistare i loro stesi prodotti.
Qui in Germania c’è una Ditta specializzata nella raccolta di Bottiglie di plastica, che poi sono mandate in Cina, la, con macchinari e procedimenti chimici sviluppati e collaudati in Germania, le bottiglie vengono trasformate in tessuti…..
E pensare che, quando iniziarono la raccolta differenziata dei rifiuti domestici, ci fu qualcuno che credeva così di salvare il Mondo, in pratica ogni singolo nucleo famigliare e un dipendente di queste Società di riciclo e paga pure profumatamente con la raccolta dei rifiuti differenziata e la tassa sulla nettezza urbana, per esserlo.
Strano tipo sto Homo sapiens, strano Mondo, roba da matt.
Salutönen
PS.
Non mi ricordo se vi ho racconta questa storia, ad ogni modo eccola di nuovo.
Quelli del canale TV RTL (mi pare) un pomeriggio per dimostrare il grado di suggestione della Gente, misero un lungo tavolo con delle vaschette piene d’acqua davanti al bidone per la raccolta differenziata delle Bottiglie.
Fecero poi osservare al primo malcapitato che gettava una bottiglia nel contenitore che quello era solamente per il vetro è non per l’etichetta di carta sulla Bottiglia, e lo invitarono a grattarla via nella bacinella, quello come molti altri, lo fece senza fiatare.
Uno si rifiutò dicendo loro “quatromadone”. In perfetto Italonapoletano il mando a quel paese, era un pizzaiolo che andava al suo turno serale, solo allora gli altri scoprirono la presa (ma non troppo) in giro, e capirono l’antifona.
Non vorrei allargarmi in un campo quale l’economia politica che conosco poco .
Ma,se mi é concesso un pensiero direi che – astraendo dalle influenze USA- alcune delle cause immediate potrebbero ascriversi alla sopravvalutazione di sé della industria europea e all’ingordigia della delocalizzazione.
Al primo punto si potrebbe vedere un effetto domino: una volta che alcuni tra i più industrializzati tra i Paesi europei hanno aperto le porte ( anche per le pressioni degli USA e dei loro accordi commerciali con la UE) gli altri Paesi hanno dovuto adeguarsi alle decisioni comunitarie imposte da Bruxelles.
La superficiale analisi delle difficoltà incontrate dal Giappone che-pure in loco e ad alta resa produttiva- non ha insegnato nulla.
Per quanto riguarda la delocalizzazione essa appare come un’esca avvelenata: si é cercata la scorciatoia dei prezzi invece che lavorare all’incremento del PIL pro capite, investendo nella ricerca, nel miglioramento della filiera tecnologica, nell’istruzione tecnica del personale mantenendolo al lavoro anche in tempi difficili.
Il patrimonio di conoscenza e l’abilità delle maestranze sarebbero sempre nostri e difficilmente attaccabili da una cattiva qualità a prezzi bassi che si sarebbe mantenuta tale per un certo tempo.
E poi vivvadio,le regole sanitarie possono bene essere usate come efficace filtro di sbarramento.
Ora però, credo sia tardi per le recriminazioni; non si può predicare il libero mercato a tutto il mondo e , quando ci si rivolta contro,bloccarlo!Non si cambiano le regole del gioco in corso di partita: questa é la strada più breve e più sicura per creare tanto risentimento da portare anche ad una guerra guerreggiata!
Ricordiamoci della Grande Area di Prosperità Asiatica impostata dal Giappone contro il predominio economico Anglo-Franco-Americano-Olandese.
Pensiamo all’India: un enorme Paese con ancora molta miseria e analfabetismo che però é in grado di mettere sul tappeto alcuni milioni tra ingegneri e tecnici che se organizzati ad un lavoro d’insieme , diventano un nucleo fissile con il quale nessun Paese europeo é in grado di competere.
Altro settore nel quale l’Europa rischia di essere spazzata via(l’Italia lo é da tempo)é quello dei trasporti e della Marina Mercantile. E’ un mestiere che ormai viene poco praticato perché non viene adeguatamente remunerato e protetto.
Il risultato:caduta dello shipping europeo per alti costi della cantieristica, della gestione e degli equipaggi i quali peraltro non ci sono affatto!
Dicono che le flotte mercantili europee nell’insieme manchino di 40mila ufficiali e 200mila comuni.O questa gente verrà trovata oppure la navigazione europea – se non diminuirà ancora – dovrà rivolgersi massicciamente a personale extraeuropeo (cosa che viene già praticata) con il risultato finale di consegnare le garanzia dei nostri approvvigionamenti a mani straniere di stati a noi concorrenti e facilmente distraibili dal mercato !
Tanto per fare dei numeri, la COSCO, la compagnia di stato cinese, ha oltre cinquecento navi !
Molte società petrolifere stanno eliminando il personale europeo dalle piattaforme per sostituirlo con ragazzi provenienti dal Sud Est Asiatico e dalla Cina che hanno fatto scuole tecniche,che parlano bene l’inglese e che sono pronti alla produzione con un minimo di training.I nostri giovani dovrebbero essere consapevoli di questo e non comportarsi da fighette politicizzate starnazzanti.
Forse bisognerebbe cominciare a ristudiarsi i vecchi teorici della Mitteleuropa : Friedrich List, Carl von Bruck , Friedrich Naumann….e ricominciare da là, da quel nucleo centrale, zoccolo duro continentale dell’Europa, senza farsi irretire dall’Europa Atlantica che – se gli Stati Uniti non riuscissero a tenere le posizioni- se ne andrebbe incontro ad una grave crisi.
Come il titolo di un simpatico libro: “Io, speriamo che me la cavo”.
Visto che si é parlato di Cina, una considerazione sulla situazione attuale ed una riflessione su quanto protrebbe avvenire in un futuro non troppo lontano.
Oggi la Cina é strttamente dipendente dall’Occidente, come l’Occidente lo é dalla Cina. Senza export massiccio la Cina odierna non si reggerebbe in piedi. Però la Cina sta acquisendo tecnologie, impianti moderni, in larga parte finanziati dagli stessi Paesi occidentali, sta anche acquisendo intere proprietà di fabbriche e sta espandendo la propria influenza economica sul terzo mondo in vari settori, ma specialmente mediante contratti relativi alla estrazione di materie prime.
Quanti anni potrà andare avanti questa relazione di dipendenza reciproca?
Ritengo non molti, certamente più dell’orizzonte temporale di un presidente USA o di un governo europeo, ma meno di una generazione.
La Cina si rafforza industrialmente e tecnologicamente, la Cina sta investendo su infrastrutture, la Cina sta creando un sistema scolastico ed universitario molto selettivo ed efficiente, la Cina sta iniziando a fare ricerca in proprio investendo parecchio, la Cina sta persino creandosi un background tecnologico nel settore aerospaziale. La Cina dispone anche di ingenti risorse minerarie, molte delle quali ancora non sfruttate o mal sfruttate. Le risorse minerarie che le mancano le può ottenerle facilmente dagli altri Paesi, non avendo preclusione alcuna a trattare con i più fetidi dittatori.
Di contro l’Occidente sta consumando il suo vantaggio, perché gli investimenti a medio e lungo termine non si sposano per niente con la moda del “manage for shareholders vaalue” ed altre “stronzate” (in questo caso ci vuole!) pseudo economiche a partire dall’abuso del “merger and acquisition” per ridurre la concorrenza. Sono tutte pratiche volte a privilegiare la massimizzazione degli utili societari nel breve periodo rispetto alla solidità strategica della base industriale.
Non credo che ci vorranno molti anni perchè la Cina possa fare a meno di un Occidente progressivamente svuotato. Non sono come i sauditi o gli emirati del Golfo, che non dispongono di una base industriale e quindi avranno sempre bisogno di costruttori stranieri.
L’impero fondato da Qin durò fino al 1912, 2133 anni, ben più di quello Romano! Vorrà dire qualcosa. Con il mondo reso piccolo dalle comunicazioni e dall’abuso di globalizzazione lascio a voi pensare a quanto siamo fessi noi occidentali.
Saluti a tutti
Certo Franco, ti do ragione, i Cinesi sono responsabili della rovina di molti tessutai, dati in pasto, rovinati insieme alle famiglie dei loro dipendenti da una miserevole e stupida politica sottobanco condotta dalla nostra sinistra peggiore negli anni circa 70/80. Quei miserabili hanno cominciato a vendere il nostro paese pian piano, in un crescendo indegno, del quale non mi sento di accusare nè Francia nè Cina, ma la cecità dei DC che di moda non si occupavano, trovavano l’argomento leggero, salvo portarsi a letto le aspiranti indossatrici che riuscivano a cuccare ed intanto sotto sotto ai nostri stilisti ed industriali, tagliavano l’erba sotto i piedi, ho visto piangere tessutai del nord per la rovina VOLUTA in alto loco.. un terremoto di cui è stata cancellata ogni traccia, troppa vergogna evidentemente. E ora dopo tanti anni apprendo che certi tipetti di sinistra fecero ottimi affari con i cinesi .. come sempre sulla pelle , sia pure indirettamente della gente che avrebbero dovuto sentire più vicina: gli italiani, o meglio gli operai Italiani, ed ora alcune fabbrichette son tinte di rosso, e delocalizzano, delocalizzano, perchè gli operai gli stanno tanto a cuore che li vogliono affamati, la fame , la sofferenza accrescono lo spirito, no? come sono buoni coloro!! E i sindacati? ZITTI!! ecco chi spasima per il nuovo capitalismo e si riempie la bocca della Europa della Economia senza anima nè morale, ecco chi insieme ai soliti affaristi preme per avere masse di diseredati che si accontentino di viverein tuguri e di ricevere una paga da fame, ed intanto mandada torme di utili giovani a battersi a vuoto contro la globalizzazione, mentre sotto sotto i giochi veri si giocano altrove.
Certo che la globalizzazione non è conveniente, certo che serve per meglio dirigere i giochi e se debbo dire, a conti fatti la cina non sarà io credo il male peggiore, ormai il peggio dalla Cina ci è venuto nel silenzio colpevole, COLPEVOLE di gran parte della stampa, già negli anni ottanta e prima, gli scantinati di Firenze erano pieni di Cinesi, lavoravano in nero, gonne, pull, su disegni di stilisti, con stoffe e lane venute non certo dai nostri tessutai… ma erano inamovibili, e cadevano, con la spintarella delle Banche ( ma guarda che caso!), i miglioro artigiani pellettieri, i più onesti, i più corretti.. una pena , ne salvavi uno e ne perdevi tre.
Tutti sapevano, ma avevano timore di sfidare i veri poteri forti, e forse avevano ragione visto quello che è successo poi.Ed Il Lazio è la regione che peggio è stata penalizzata, viveva di artigianato e lo si è voluto distruggere scientemente. Ora da Roma partono via, emigrano centinai di migliaia di giovani per lo più formato, ma in compenso imbarchiamo da fuori i meno formati e quelli che vengono qui per lavorare seriamente incontrano mille ostacoli e vessazioni, anche questo ho scoperto.. e non è questione di destra o sinistra, è peggio.
Ormai comunque i buoi sono scappati dallA STALLa e si gioca con quel poco che resta. Ora come dice Dekebalos effettivamente basterà saper convincere la Cina a rispettare certe regole, ma vive e vegeta felice il solito nodo di interessi che in ogni caso sono contro la gente comune,immigrati compresi , ed è ovvio: meglio prendere 100 lire per dire, da migliaia di persone costrette a dartele che guadagnare onestamente in base a quella ricchezza che si produce, gentina he non ha mai prodotto nulla , vive di parassitismo e continuerà tanto più che è la forza dei numeri conta, in questo caso è contro la così detta gente comune, che è maggioranza con poca conoscenza visto che è disinformata ad arte, impaniata in mille legacci, costretta a pagare, pagare e vivere male o comunque meno bene di quel che dovrebbe in base a quello che produce e che gli viene surrettiziamente sottratto, in questo caso la forza dei numeri ci penalizza: nei tempi andati una bella rivoluzione, qualche bastonata ben assestata, e un po’ dovevano contenersi, ma ora chi li può fermare? Ci terremo anche questa disgrazia del nuovo ordine mondiale pensato per farci felici, così vogliono convincerci, che saremo più felici dando il nostro a.. lorsignori e mantenendo al posto loro torme di disperati che loro trovano comodo spingere via dai paesi di origine.
Forse la vedo moltonera, ma se non è così, ci si avvicina assai
Salve.
A prescindere dal fatto che la cosiddetta globalizzazione non ha portato che danni e miseria alla Gente e bidonate colossali a chi credeva di poter andare in Cina a produrre di basso costo, e tutto questo, solo per poi accorgersi che i cinesi non sono altro che dei sorridenti ladri di tecnologia e truffatori che prima scrutano un marchingegno qualunque, e poi lo riproducono con modifiche, a basso prezzo rovinando i Mercati Nazionali di tutto il Mondo, c’è solamente un’unica cosa da dire su questo argomento.
I cinesi sono dei ladri di tecnologia, che stanno rovinando per colpa di quattro ingordi nostrani, e un’ottusa politica sia nazionale, sia europea, il Mercato non solo in Italia ma in tutto il Mondo occidentale.
Il tanto sperato aiuto ai paesi poveri, grazie alla globalizzazione, non si è materializzato ei bambini continuano a morire di fame, ma Prodi non è commissario per l’Africa?
Forse sta vendendo anche quella come ha fatto con L’Italia.
Un’altra cosa che si deve attribuire al fenomeno della globalizzazione, una Nave che in Europa costa tot, in Cina o in Corea costa il 20% di meno, come minimo, per gli Armatori e le Banche il prezzo rimane però invariato, non solo la grande industria ha rovinato il Mercato europeo ma ha anche esportato moneta contante, che poi finisce da qualche parte in qualche Banca estera.
Credetemi sulla mia parola di marinaio, è così.
Il Ministero della Sanità, qui poi, dopo che ci sono stati casi gravi d’avvelenamento per causa di sostanze tossiche nei giocattoli ad esempio, ha emanato decreti ministeriali per controlli più accurati e severi.
E a qualcuno e scoppiata la TV sotto il naso e diversi incendi d’appartamenti, sono stai attribuiti al malfunzionamento d’apparati elettrici con il marchio CE, Cina export, e non Comunità Europea,
Il Made in Italy cinese poi, in Italia costa troppo, anche in Germania è più a buon mercato che da voi.
Questo stato di cose che anche l’amico Marcello Amati, riscontra in America, forse si deve al fatto che anche in qui Germania come negli SU, la Gente è più critica sui prezzi e sta più attenta a come e dove spende i soldi.
Nonostante questo, credetemi, manderei “Big mama Angelina” veramente da un buon Sarto e da un buon parrucchiere italiano.
Insomma, la me sembra un fagotto sempre con quella pettinatura e ridicole giacche.
Ad ogni modo, qui, con neanche 100 € ci si veste nei Supermercati, da capo a piedi, Jeans, maglione, giacca Vento Simplex, e con altre 30 € ho già un paio di scarpe buone per l’inverno ad esempio, e non sono certo di Plastica.
Poi ci sarebbe un’altra cosa, la Gente qui non è poi più tanto sicura che i che tanti incidenti automobilistici mortali che sono attribuiti al classico colpo di sonno o ad un malore o infarto, non sono forse imputabili alla scarsa qualità dei pezzi costruiti in Asia, ad esempio.
Salütonen.
Sono d’accordo sostanzialmente con Francesco_P. E mi sento di aggiungere che il protezionismo non sarebbe la risposta. Il problema del mercato globale e’ che si e’ permesso a giocatori che giocavano “sporco” (vedi la Cina, che di facciata condanna il mercato contraffatto ma in pratica non fa nulla) di entrare nel WTO. La “minaccia” degli imprenditori puo’ essere giusta, ma e’ estramamente tardiva. In piu’, vorrei che si smettesse di parlare di “qualita’” per giustificare i prezzi piu’ alti…E’ vero che la concorrenza e’ fatta con mezzi non tanto corretti, ma non ci si puo’ nascondere dietro al problema solo tirando in ballo la “qualita’”…
La globalizzazione senza regole è quella difronte a tutti, un fallimento. Prima bisognava dettare regole precise e non lasciare campo a contrapposizioni selvaggie. La Cina è entrata nel mercato rendendo schiavi i suoi popoli. Il costo del lavoro è quasi azzerato. I prodotti mano a mano che crescono sono migliorati. Ci sono sacche presenti di copiatori di bassa lega. Il governo cinese le tollera come mandare in miniera, a morire, centinaia di persone. Lasciamo che ci facciano concorrenza? Qualcosa stà cambiando ma il danno ormai è fatto. Noi occidentali chiudiamo entrambi gli occhi difronte allo sfruttamento per i ns tornaconti. Ogni tanto alziamo il tono della voce, per finta. Terzo mondo non è cresciuto, è stato solo sfruttato dando ricchezza a pochi. Nella globalizzazione esiste solo il fatto economico, per quello di crescita sociale ecosostenibile se ne parlerà tra qualche guerra a venire. Cosa fare? Intanto i governi non devono essere succubi del mondo finanziario che per il profitto venderebbero anche la madre. Un saluto.
Spesso le cose non sono buone o cattive in se, ma diventano buone o cattive a seconda del modo in cui si usano o di quanto se ne abusa. Un coltello od un’automobile sono utilissimi, ma possono trasformarsi in un pericolo (od anche in un arma) quando usati impropriamente. Una medicina é cosa buona, ma si trasforma in veleno quando usata senza precauzioni e oltre le dosi consigliate. La regola vale anche per le cose dell’economia e della finanza; ad esempio, come avevo già fatto presente in precedenti post, la leva e la distribuzione del rischio attraverso cartolarizzazioni e strutturati non sono cose negative di per se, ma diventano micidiali se se ne abusa, come ha dimostrato la recente esperienza della crisi.
La globalizzazione non sfugge alla regola del “buono” se usato apprproatamente, “pessimo” se usato senza freno.
Fra gli effetti positivi possiamo citare:
- crescita economica di paesi arretrati
- riduzione dei rischi di conflitti armati regionali e/o con i paesi importatori
- crescita di nuovi mercati;
- potenzialità di export di tecnologie;
- contenimento dell’inflazione;
- accumulo di riserve valutarie per controbilanciare l’export;
- ecc.
Fra gli effetti negativi possiamo citare:
- erosione della base di imprese piccole e medie non internazionalizzate;
- indirizzamento di capitali verso investimenti nei paesi emergenti con sottrazione di risorse alla nazione;
- aumento spaventoso del potere dei grandi distributori (grossisti, importatori e GDO);
- aumento della disoccupazione;
- peggioramento della bilancia commerciale;
- bassa qualità dei prodotti;
- ecc.
In effetti si vede che aver lasciato crescere in modo eccessivo e non governato il processo di globalizzazione ha prodotto danni enormi. Ha eroso la ricchezza delle nazioni occidentali, ma ha anche permesso uno straordinario accumulo di ricchezza nelle mani delle grandi multinazionali, dei grandi operatori commerciali e del sistema finanziario. Danno collettivo, ma enorme vantaggio per pochi!
L’EU ha gravi responsabilità in tutto ciò, come le amministrazioni USA succedutesi negli ultimi venti anni.
Oggi il problema é riuscire a difendere e rendere competitiva la nostra base industriale e di servizi ed impedire che il processo in atto continui a sviluppare gli effetti negativi sulle nostre economie. Difficile, delicato, ma possibile. Mi riservo di fare in seguito alcune riflessioni.
Saluti vivissimi
Vero, verissimo, ma cosi´vero che piu vero di cosi non si puo´. E`troppo vero, Vero con la V, ultravero, é vero e basta. VEROOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO, perche´e´la veritá … e quando la veritá appare allora viene naturale dire e ripetere all´infinito che é vero , verissimo.
Non sono propiamente d’accordo. In Italia e’ vero che in minori costi non hanno voluto dire minori prezzi, ma purtroppo e’ un guaio molto Italiano..
Vivendo nuovamente all’ estero dopo altri 6 anni in Italia l’unica cosa sicura che posso affermare e’ che dai noi i prezzi al dettaglio sono fuori dal mondo..
Com’e’ possibile che trovo prodotti made in Italy negli USA (considerando anche il cambio….) a prezzi inferiori che in Italia?
Egr. Dott. Foa, sono positivamente sorpreso nel leggere pubblicata una opinione così fuori dal coro “ufficiale intellettuale”, di solito formato da chi per mestiere studia i fenomeni economici dall’alto, e riesce sempre a fare funzionare i discorsi teorici e le ipotesi in maniera perfetta. E’ ovvio, che i punti di vista di chi vive sul campo ogni giorno la lotta per far quadrare i conti, non può essere generalizzato, del resto in Italia le PMI sono tantissime e così differenti tra loro, quasi fossero persone con il loro carattere, oserei dire uniche e che inoltre si muovono in zone territoriali anche molto diverse tra loro. Sono sempre più convinto, e credo di non essere più il solo, che tutto quanto determina il funzionamento del sistema economico del paese, sia stato sempre deciso a prescindere dalle esigenze reali dei soggetti destinatari, o quanto meno a misura pochi privilegiati. C’è da dire, che oggi anche la maggior parte di questi, a eccezione di chi produce macchine da Caffè o attrezzature per bar, come ci ha raccontato nel blog qualche tempo fa e di altri rari settori produttivi, vive condizioni a dir poco difficili. Che la globalizzazione, sia stata vista come naturale conseguenza dei rapporti internazionali, della comunicazione, come irrefrenabile ricerca di nuovi mercati o per de localizzare è stato un errore a cui difficilmente potremo rimediare. Le città sono invase da negozi cinesi, con prodotti cinesi e anche i negozi italiani vendono prodotti asiatici. Non è solo il tessile, l’abbigliamento o gli oggetti per la casa e l’arredamento a provenire dall’est, ma anche macchinari per falegnamerie, pezzi meccanici da assemblare ecc. Naturalmente non consideriamo l’elettronica ed i computer. A noi rimangono alcuni prodotti di nicchia per ricchi, o i più difficili e innovativi, che comunque prima o poi verranno copiati e rivenduti a meno della metà, sino al completo abbattimento del ns sistema produttivo. Dopo di ciò, i prezzi torneranno ad essere imposti dalla domanda. Che si faccia un marchio a tutela del made in Italy è indispensabile, ma non credo potrà essere sufficiente. Dovremmo essere più realisti, ma soprattutto ascoltare la voce degli imprenditori, che anche se ogni tanto qualcuno non rilascia lo scontrino per la pulizia della giacca per comprare una Ferrari,( per importi un po’ maggiori di 5, 10 € c’è comunque lo scudo fiscale) è sempre meglio che in prospettiva dovere uscire solo da negozi non italiani, sempre avremo ancora la capacità di acquistare.
La mia speranza è che finalmente si cominci a vedere qual è il problema, poi si provi a capirlo e si inizi a cercarne le soluzioni. Sino a che si continuerà a testardamente affermare che la crisi è finita, perché il Pil è salito dello 0,6% senza voler guardare alle fabbriche che chiudono o e alla disoccupazione che sale, sarà difficile non trovarsi purtroppo in una situazione peggiore di questa.
Ridico di nuovo, speriamo di partire dalla verità della situazione in cui ci troviamo e non dalla menzogna conclamata come verità.
Cordiali saluti
Salve,
Verissimo il concetto di base espresso nell’articolo di Marcello. La delocalizzazione ha portato vantaggi solo alla proprietà e alla classe dirigente di alto profilo. Il profitto generato dalla differenza di prezzo tra il costo di un prodotto “made in china” e uno “made in italy” è stato intascato dal proprietario (eventualmente dagli azionisti) in più, questo comportamento ha portato ad una serie di effetti collaterali del tipo:
1. bassa qualità dei prodotti
2. disoccupazione
3. bassa istruzione e preparazione professionale
4. tensioni sociali
La globalizzazione è una buona idea in se ma a condizione di applicare gli stessi principi a tutti i Paesi partecipanti. Adesso la Cina gode di un regime preferenziale (vedi ad esempio il cambio dello yuan) che rovina i meccanismi del libero mercato globale.
Per non parlare che se i prodotti fatti in Cina risultano difettosi si dovrebbe ritirare la licenza di venderli sul mercato UE.
Cordialmente,
Dekebalos