Alessandro Gilioli e altri blogger hanno promosso una petizione per ottenere la rimozione delle norme che oggi impediscono il libero Wi-Fi nei luoghi pubblici. Si tratta di questo: nel 2005, dopo gli attentati di Londra, l’allora ministro Pisanu decise che fosse necessario identificare chiunque si connettesse a internet da una postazione pubblica; l’utente avrebbe dovuto esibire un documento d’indetità che sarebbe stato registrato dal gestore del locale. Questa procedura, confermata di anno in anno sia da Prodi che da Berlusconi, di fatto impedisce una libera fruizione del Wi-Fi. L’Italia è l’unico Paese nel mondo occidentale ad aver adottato una misura del genere.

L’altro giorno ero a Terni, ho navigato da un Internet cafè: la ragazza ha preso la mia carta d’identità e ha trascritto distrattamente il numero, senza nemmeno guardare la foto. Avrei potuto essere un altro, non se ne sarebbe accorta, come normale che sia: non era una poliziotta…. Mi sono chiesto: a cosa serve questo controllo? Ho interpellato un grande esperto di terrorismo che ha confermato la mia impressione: il provvedimento è inutile, vista la facilità con cui i terroristi possono procurarsi documenti falsi o usare quelli di altre persone.

La petizione è stata firmata da cento personalità italiane di ogni orientamento politico: mi sembra un’iniziativa giusta e ho deciso di sostenerla.

I veri problemi, riguardo Internet, mi sembrano altrove. Al Qaida si combatte con un’intelligence efficiente non schedando tutti gli utenti di Internet. E invito tutti a riflettere sulla notizia uscita un paio di giorni fa: il Grande Fratello elettronico ovvero, con ogni probabilità Echelon, l’11 settembre 2001 registrò tutti li Sms scambiati dai newyorkesi in quelle ore e che ora sono stati pubblicati su Wikileaks. Ma le intercettazioni non erano vietate negli Usa? Siamo davvero liberi? Roba da rabbrividire…

AGGIORNAMENTO: Lo stesso Pisanu oggi è favorevole all’abrogazione del decreto, come ha dichiarato ad Alessandro Gilioli (leggere qui). 

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