La coincidenza mi ha fatto riflettere.Il Giornale da qualche settimana ripubblica le prime pagine dell’era di Montanelli. Ieri sono state riproposte quelle dell’attentato a Indro e un magistrale fondo in cui il mio ex amatissimo e rimpianto direttore (scusatemi, ma esco dalla sua scuola…) rispondeva all’Unità che lo invitata a pentirsi e ad accettare il compromesso storico.

Sempre ieri, il mio collega Gigi Mascheroni ha recensito gli ultimi due Meridiani Mondadori dedicati al Giornalismo italiano con i pezzi più belli usciti dal 1939 al 2001. Quelli di Montanelli, ovviamente, sono segnalati più volte: nove per la precisione. Ma tra questi nove non c’è nemmeno uno di quelli scritti nei vent’anni in cui ha guidato il Giornale: risalgono tutti all’era del Corriere o a quella della Voce. Eppure è proprio in quei vent’anni che Montanelli ha inciso davvero nella storia del nostro Paese

E non è l’unica anomalia segnalata da Mascheroni: Bocca è citato 16 volte, quasi due volte Montanelli, manco valesse  il doppio di Indro. Repubblica conta ben 102 pezzi, il Giornale appena due. Certo il quotidiano di Scalfari vende molto più di noi, ma su queste colonne hanno scritto alcune delle penne più belle del giornalismo italiano, come Guido Piovene, Cesare Zappulli, Enzo Bettiza, Egisto Corradi, senza dimenticare Giorgio Torelli, Cesare Marchi per non citare che quelli della vecchia generazione.

Non conosco Franco Contorbia e non ho motivo di dubitare della sua buona fede, ma questa stranissima cernita dimostra che una certa cultura di sinistra non è cambiata, nonostante il passare del tempo. Benchè Mondadori appartenga alla Fininvest, le logiche dominanti restano  quelle dell’Intellighenzia che tra gli anni Sessanta e Settanta si impadronì della cultura italiana e che continua a condizionarla. La storia ha dimostrato che Montanelli aveva ragione e quel mondo torto. Il comunismo è stato sconfitto, eppure Montanelli e lo splendido, coraggioso Giornale di quegli anni continua ad essere bandito. Anche sui Meridiani, nel 2009. Quel Montanelli era marchiato e lo sarà per l’eternità.

Che squallore, anche se tutt’altro che sorprendente. E mi chiedo: fino a quando la cultura sarò ostaggio di quelle logiche, che non sono certe le nostre?