Su Avvenire, l’altro giorno, il vicedirettore Gianfranco Marcelli ha criticato la Lega sia per gli attacchi al cardinale Tettamanzi che per le polemiche sui minareti.: “al di la’ di certi accenti studiatamente esagerati e oltre il limite del tollerabile, la Lega sembra denunciare l’ansia di trovare nuova ‘tela da tessere’, quasi per riscuotere consensi che il codice genetico del movimento avrebbe altrimenti difficolta’ ad aggregare“.L’analisi di Marcelli è fondata, ma, considerando gli ultimi sondaggi in vista delle regionali della prossima primavera, emerge un paradosso: la Lega continua a crescere in tutte le regioni del Nord e anche in alcune del centro come Emilia Romangna (al 14%!), Marche, Toscana.  In Veneto potrebbe raggiungere addirittura il 32%.

Forse davvero la Lega, come scrive Marcelli, sta cercando un nuove codice genetico, ma se riesce a sfondare così facilmente tra i cattolici, ad esempio nel bianchissimo Veneto e in certe zone della Lombardia, significa innanzitutto che oggi esiste un problema di rappresentanza dell’elettorato cattolico, a destra. Ma anche  a sinistra, dove appare evidente la disaffezione dei cattolici, che giorno dopo giorno, abbandonano il Pd, delusi dalla nuova linea di Bersani. Quasi tutti confluiscono nell’Udc, ma con scarsa convinzione, consapevoli dei limiti del partito di Casini.

E allora mi chiedo perchè i grandi partiti stentino a intercettare gli umori dei cattolici, considerato che anche il Pdl soffre l’ascesa della Lega E perchè questi sentimenti sembrano sfuggire sempre di più persino alla Chiesa?

Bisognerebbe indagare le ragioni di uno scollamento che la Lega sfrutta, con toni populistici ed esagerati, ma che certo non ha provocato. Esiste da tempo nella nostra società. E al contempo domandarsi perché a sinistra  sia così difficile essere al contempo “progressisti” e cattolici.

Forse il problema è che l’Italia si dichiara cattolica, ma lo è sempre meno nella quotidianità. Da qui anche certi comportamenti politici. Sbaglio?