L’altro giorno è avvenuto un piccolo, grande miracolo: la Camera dei Deputati ha approvato praticamente all’unanimità ( ben 543 sì, un solo no e due astenuti) la proposta di legge che finalmente tutela chi produce davvero in Italia. Presentata dal leghista Reguzzoni è stata sostenuta da tutti i partiti e recepisce le istanze dei”Contadini del tessile” di Roberto Belloli, di cui recentemente mi sono occupato personalmente più volte sia sul blog che sul Giornale e in un certo senso è anche una  nostra vittoria, perchè, come ha ricordato lo stesso Belloli “la grande maggioranza dei media non ha parlato del movimento di protesta dei piccoli e medi imprenditori: solo il Giornale e Report ci hanno sostenuto”.

In un’Italia che si divide su tutto, il voto plebiscitario della Camera rappresenta un segnale di speranza: la politica ha dimostrato di aver finalmente capito le ragioni della piccola e media industria, che rappresenta la vera ricchezza del Paese, ignorando le pressioni dei grandi marchi, che vantano l’etichetta Made in Italy, ma che in realtà producono in Cina o in Oriente e che ovviamente sono contrari alla legge.

Ora dovrà esprimersi il Senato, ma vista la compattezza del fronte è improbabile che la Camera Alta bocci o cambi la legge. Il rischio, semmai, è rappresentato dall’Unione europea che fino ad oggi ha fatto soprattutto l’interesse delle grandi multinazionali e non ha mai adottato norme a tutela di chi continua a produrre sul Vecchio Continente. Infatti, mentre  Cina e Usa impongono di indicare sull’etichetta la provenienza del bene e applicano controlli rigorosi, la Ue è l’unica grande realtà economica che  non fa altrettanto.

E già si teme che Bruxelles possa bocciare la legge italiana per incompatibilità con le norme europee. E’ ora che Bruxelles ci dica se fa davvero gli interessi dei cittadini e delle aziende europee o sempre solo quelli delle grandi banche e delle grandi multinazionali, forgiando un sistema che spinge all’indebitamento delle società e alla trasformazione dello spazio economico europeo in un’immensa società di servizi sul modello americano e inglese che, come ha dimostrato la recente crisi, alla lunga produce squilibri insostenibili.

Per questo la battaglia dei “Contadini del tessile”, a cui nessuno credeva lo scorso luglio, è importante: ci aiuta a capire quali siano le vere dinamiche che regolano la nostra società e, forse, a costruire una società più giusta ed equlibrata.

PS Alcuni dei lettori abituali di questo blog (Colzani e davide K) hanno segnalto nel post precedente un articolo di Ida Magli che rivela come la Banca Centrale europea (come le altri banche centrali) non sia posseduta dagli Stati, come pensano tutti, ma dalle banche private. L’articolo contiene alcune imprecisioni sul debito pubblico, ma per il resto mi sembra illuminante per capire chi comanda davvero in Europa.