Rieccomi a voi, come promesso. Innanzitutto buon 2010!

Il 2009 si è chiuso all’insegna di Obama, che sembra deciso a ordinare un raid contro le basi di Al Qaida nello Yemen, quale ritorsione al fallito attentato sull’Amsterdam-Detroit. Niente male per un Nobel della Pace. Mai premio è risultato più improvvido, come peraltro previsto più volte su questo blog.

Obama nelle ultime ore è sembrato cambiare atteggiamento. Fino a pochi giorni fa pensava che le le misure fin qui adottate fossero sufficienti a garantire la sicurezza degli Usa, ma ha bollato come un ” inaccettabile errore sistemico” il fatto che il terrorista nigeriano sia riuscito a imbarcarsi sul volo nonostante fosse stato segnalato alla Cia.

Barack alza i toni, picchia i pugni sul tavolo. Sembra voler allontanare l’impressione, sempre più diffusa, che sia un nuovo Carter, che come lui sognava un’America diversa, aperta al dialogo ad ogni costo.

Intanto si annunciano nuovi controlli negli aeroporti americani, che verranno estesi anche a quelli europei con ogni probabilità. Le code già si allungano: negli Usa sono di tre ore. Sul Giornale di ieri ho intervistato, Arthuc C. Brooks, presidente di uno dei più prestigiosi think tank Usa, l’American Enterprise Institute, secondo cui queste misure sono inutili.  “Perché per intercettare pochi terroristi bisogna danneggiare milioni di cittadini onesti e innocenti?, si chiede Brooks. Bisognerebbe piuttosto avviare “una politica mirata a bloccare i veri sospetti, che però è possibile solo quando le forze di sicurezza possono operare con rapidità e disinvoltura. Se vengono paralizzate dalla burocrazia il risultato è quello che abbiamo visto pochi giorni fa. Il nigeriano Umar Farouk Abdulmutallab era noto alla Cia, ma l’informazione non è arrivata a chi di dovere. E Umar si è imbarcato sull’aereo».

Mi chiedo:

1) Obama, che crede davvero al dialogo e al sogno di un mondo migliore, è credibile nei panni del “duro”? La sua, più che una svolta vera, potrebbe essere semplicemente un aggiustamento contingente… La natura dell’uomo è nota: Barack è prudente, riflessivo, non ama i conflitti e le sue convinzioni sono davvero molto prossime a quelle di Carter. Può un uomo del genere avvicinarsi, come stile presidenziale, a John Fitzgerald Kennedy, a cui finora si sforzava di assomigliare nell’immagine, ma certo non nella sostanza? Ho i miei dubbi, proprio il cambiamento riguarda la natura dell’uomo: la svolta sarà lenta e tormentata. Ammesso che sia tale…

2) Personalmente condivido la critica di Brooks sulle misure antiterrorismo. Limitare in modo così drastico i diritti della società civile rappresenta una sconfitta per l’Occidente, tanto più che è di fatto impossibile bloccare terroristi che compiono attentati usando tecniche artigianali. Meglio, molto meglio, puntare sull’intelligence, senza aumentare le già pesanti misure negli aeroporti.  O sbaglio?