michele-fazioli.jpgChi frequenta questo blog ha capito da tempo che non mi piace parlare delle mie vicende personali. Avendo concepito questo spazio come un forum di riflessione critica, di solito non segnalo gli eventi, privati o professionali, che mi riguardano. Questa volta, però, sollecitato da più amici, faccio un’eccezione e vi propongo il link della trasmissione Controluce, condotta da Michele Fazioli, sulla Rsi, la tv della Svizzera Italiana, il quale, per 35 minuti offre al proprio ospite la possibilità di esprimersi liberamente, senza interruzioni pubblicitarie, su temi alti, talvolta difficili. Domenica l’ospite ero io. Potete vedere la puntata cliccando qui.

La puntata era dedicata ai grandi avvenimenti dei primi dieci anni del Duemila, dunque terrorismo, la globalizzazione, il crash della Swissair e l’ascesa di un leader come Blocher, Obama, la crisi finanziaria. Come potete immaginare – e immagino vi farà piacere – l’eco di questo blog, che tra l’altro Fazioli ha citato, è riecheggiato più volte….

Con Fazioli (nella foto) abbiamo tentato un approccio che dovrebbe essere ricorrente nel giornalismo e che invece di questi tempi appare anomalo: abbiamo evitato i luoghi comuni, le visioni dogmatiche, i pregiudizi, la battuta che suscita facile consenso, privilegiando invece l’analisi critica, fuori dagli schemi, con un linguaggio semplice e accessibile allo scopo di offrire chiavi di lettura il più possibile originali.

I riscontri a giudicare dalle e mail che ho ricevuto, sono stati molto positivi. Ma più in generale la trasmissione di Fazioli, che dura da tanti anni con notevole successo, smentisce l’idea secondo cui è impossibile fare buon giornalismo di approfondimento in tv in un’epoca dominata dal trash e dalla ricerca dell’audience ad ogni costo.

Mi chiedo: perché in Svizzera sì e in Italia non si riesce andare oltre Ballarò, Matrix, con la sola felicissima eccezione di Report, per il giornalismo d’inchiesta?

E più in generale: a furia di seguire solo le leggi dell’audience e dunque abbassando sempre di più i contenuti, i giornalisti non hanno tradito la propria missione? Siamo ancora al servizio del pubblico, nel senso più nobile del termine?