Fino a qualche anno tutto si poteva rimproverare alla sinistra, salvo che non sapesse comunicare. Sapeva mobilitare le piazze, coniare slogan che poi diventavano popolari, orientare i giornalisti, anche quelli non progressisti. Era presente e visibile. Da qualche anno invece la comunicazione è diventata un problema per il Pd . E non solo perché i leader di partito o di coalizione succedutisi finora erano poco affascinanti (da Occhetto a Prodi fino a Franceschini e Bersani). Gli errori sono d’impostazione e di linguaggio.

Ho l’impressione che il Pd  sia sconnesso dalla società italiana e che, pertanto, le sue campagne non siano il risultato di un’attenta analisi dei bisogni reali dei cittadini, ma di costruzione teoriche elaborate da qualche esperto di immagine che proietta la sua visione del mondo e qualche concetto astratto, anziché un messaggio concreto, in sintonia con la gente.

Ad esempio qualche anno fa Milano era tappezzata di manifesti che mostravano famiglie multietniche come modello positivo della nuova società. Il messaggio implicito era: la globalizzazione e l’immigrazione sono valori sani e giusti. Peccato però che proprio in quegli anni i cittadini fossero spaventati dall’aumento degli stranieri, per quasi tutti inaspettato e fonte di disorientamento. Dunque la campagna anziché creare consenso suscitava la reazione opposta. Per una parte importante degli elettori il contatto con gli immigrati rappresentava un problema non una risorsa. E infatti la sinistra perse. La Lega ancora oggi ringrazia.

Da qualche settimana i cartelloni di Milano sono tappezzati di poster di Filippo Penati,  ex presidente della provincia, ora in corsa contro Formigoni. E ancora una volta il Pd non perde l’occasione per farsi del male. Guardate questo manifesto:

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E’ un autentico disastro. I

Innanzitttuo: l‘idea è vecchia da anni Sessanta, cervellotica; non è di immediata comprensione e peraltro imprecisa: il cambiamanento deve essere di strada, mentre qui si suggerisce solo un cambio di marcia ma non si indica in quale direzione.

Nell’era della personalizzazione manca, incredibilmente, il volto del candidato. E lo slogan è banale. Ovvero: questa campagna è assolutamente inutile. Non serve a motivare la base, perché fredda e poco coinvolgente, non motiva gli elettori indipendenti a interessarsi a Penati. Insomma, soldi buttati via. E, continuano di questo passo, un risultato facilmente prevedibile: la vittoria di Formigoni.

Com’ possibile che il Pd sbagli così frequentemente? Ma forse il problema è alla fonte: manca un’identità, un progetto concreto, un messaggio politico innovativo. E dunque anche la comunicazione è moscia. O sbaglio?