Improvvisamente il presidente si è risvegliato. E ha dichiarato guerra alle banche.

La svolta è figlia della sconfitta di martedì in Massachusetts, dove il partito democratico ha perso il seggio che fu di Ted Kennedy. E’ la terza sconfitta in tre elezioni e suggella il tracollo della popolarità del presidente americano che in un anno ha bruciato la straordinaria credibiligà di cui godeva. Quel voto segna soprattutto l’affossamento in Congresso della Riforma della Sanità, a cui Obama teneva moltissimo, e avviene in un momento in cui gli americani giustamente si indignano per i 140 miliardi di dollari incassati dalle grandi banche di Wall Street.

Obama ha capito improvvisamente che se avesse continuato ad assecondare le logiche delle lobby anziché mantenere le promesse elettorali, l’unico vero perdente sarebbe stato lui, già alle elezioni di Mid Term e che sarebbe passato alla storia non come un grande statista, ma  come il presidente che ha tradito la straordinaria fiducia del suo popolo.

E ha osato l’inimmaginabile. Si è ribellato all’establishment. O almeno così pare.

Ieri si è consultato con Paul Volcker, l’unico dissenziente nella sua squadra economica, ma, significativamente, non con il suo ministro del Tesoro Summers, né con il superconsigliere Geithner, che sono notoriamente legati alle grandi banche di Wall Street. Poi ha pronunciato un discorso in cui ha promesso di:

porre limiti alla crescita eccessiva delle banche

vietare alle banche di possedere o operare come un fondo Hedge o un fondo di private equity

abolire il principio “too big to fail”, troppo grandi per fallire

limitare i bonus

– In genere sembra voler distinguere tra le attività bancarie tradizionali da quelle speculative, ripristinando i limiti aboliti da Clinton nel 1999, d’accordo con il partito repubblicano.

Regole di buon senso, regole giuste, perché  «il sistema finanziario, nonostante la crisi, opera ancora con le stesse modalità che ci hanno portato vicini al collasso», ha dichiarato ieri. .

Non è detto che ci riesca, perchè le leggi dovranno essere approvate dal Congresso, dove l’influenza delle lobby è enorme e dovrà superare le resistenze dei vari Summers e Geithner. Anzi, è probabile che alla fine siano costoro a prevalere.

Ma almeno prova a limitate lo strapotere del settore finanziario, che condiziona governo e parlamento americani e  che si riverbera nel mondo, come ben sappiamo. Finora non ci aveva nemmeno provato. E’ credibile? La sua riforma seria e concreta o si tratta dell’ennesimo bluff? Io spero nella prima ipotesi.

E allora, dopo averlo spesso criticato, questa volta dico: viva Obama!