Ecco l’intervista al braccio destro di Roubini. Euro a rischio?
L’altro giorno vi avevo chiesto di “aiutarmi” a preparare l’intervista ad Arnab Das, il braccio destro dell’economista Nouriel Roubini e la vostra risposta è stata come sempre molto positiva: ho ricevuto una cinquantina di domande, metà direttamente dai lettori di questo blog, l’altra metà dai lettori del giornale.it. Non ho potuto porre ovviamente tutte le domande, anche perché le risposte di Das, con cui mi sono intrattenuto per 45 minuti, erano piuttosto lunghe, ma ho cercato di sintetizzare i temi sui quali ho percepito maggiore interesse.
Di solito i giornali pubblicano una versione ristretta dell’intervista, ,ma mi sono consultato con Alberto Taliani, responsabile del giornale.it e collega di blog con il suo vivace e pungente Metropolis, e abbiamo deciso di pubblicarla integralmente. La trovate qui. Domani sul sito del Giornale troverete anche una breve intervista video sia a lui sia a Kevin Daly, manager di Aberdeen Asset Management, la società di gestione patrimoniale che ha invitato a Milano il braccio destro di Roubini.
L’intervista mi sembra offra diversi spunti di riflessione. In particolare, secondo Das:
- La crisi in Grecia sta facendo esplodere le contraddizioni dell’euro, il cui futuro sarebbe incerto.
- La Cina è destinata a conoscere una crisi finanziaria come quella del Giappone negli anni Ottanta.
- La ripresa dell’America si spegnerà già nel secondo semestre
- Le proposte di Voclker per la riforma del settore finanziario vanno nella giusta direzione.
Buona lettura! Grazie di nuovo per il vostro contributo e, naturalmente, i vostri commenti sono, come sempre, benvenuti. Sull’euro e la Grecia, ad esempio, un tema che non abbiamo ancora affrontato. Rilancio i dubbi di Das: l’euro è davvero a rischio?

Il problema dell’euro risiede nei debiti nazionali del Portogallo, Grecia , Italia e Spagna. Per definizione ed esperienza i debiti nazionali non sono pagabili, leggetevi Adam Smith. L’errore fu di aver ammesso all’euro la Grecia e le altre economie irremidiabilmente compromesse. La speranza di diminuire il debito come percentuale del PIL é per il presente un miraggio nel deserto. Il tanto celebrato ammortizzatore sociale é un’arma che solo serve a corta distanza, a lunga si trasforma in un boomerang contro lo sviluppo economico. Se non cadiamo, l’unica speranza che abbiamo é di poter ancora zoppicare.
Grazie Antonio e benvenuto su questo blog!
Salve signor Foa, sono un ragazzo del progetto giovani di Alessandria. Complimenti per il blog !
Allora sull’ analisi delle banche è coretto bisogna ritornare allo spirito dell Glass Steagle Act, abolirlo è stato un atto irresponsabile con conseguenze nefasti davanti i occhi di tutti , bisogna reintrodurlo e mettere ordine ci vorrà tempo perché le somme da mettere in ordine sono enorme, basta fare quello e su quello, fare un trattato internazionale non c’è bisogno di fare di più.
L’edilizia commerciale sarà un incubo perché i titoli di proprietà sono stati talmente suddivisi che manca proppio un proprietario responsabile, le corte dovranno nominare qualcuno responsabile con il potere di firma per ogni bene commerciale con i titoli sparsi e suddivisi che saranno in cessazione di pagamento e stiamo parlando di molti. Per quelle che riguarda le imprese USA, hanno aumentato questo ‘anno la lorro produttività come mai l’hanno fatto prima riducendo il personale all’osso adesso dovranno riassumere perché rischiano di perdere mercati penso che le imprese americane stiano partendo verso delle nuove fasi espansioniste e su questo punto divergo dall’intervista e la silicon valley sta germogliando di nuove tecnologie che nemmeno uno se lo immagina perciò il progresso tecnologico sta arrivando e sarà sull’energia e le tecnologie intorno. La bancarotta dello stato di California fa ridere al riguardo di quello che crea la California se dovesse arrivare alla California quello che essa paga come tassa federale, il problema del budget dello stato non esisterebbe.
Per la Cina d’accordissimo la Cina è in una contraddizione fondamentale che solo riforme democratiche elezioni libere, fine del monopolio del potere dal partito comunista, nuova costituzione che permetterà alla Cina di trovare un punto di equilibro con uno sviluppa interno armonioso basato sul rispetto dei diritti, dunque oggi siamo lontani, Temo che il regime faccia la fuga in avanti finché ci sarà, lo scoppio della bolla che metterà la parola fine al partito communista cinese. Di conseguenze sarebbero più accorati di fare i cambiamenti adesso.
Per il discorso dell’Euro il problema è com’è gestita la Bce. Manca il governo politico dell’euro , si pone anche il problema del controllo delle singole banche nazionale , per esempio che le azione della banca d’ Italia rintonino in mano al pubblico perché il controllore non puo essere possesso da chi è controllato.
Se non si faranno le riforme fiscale l’euro entrerà in una crisi esistenziale maggiore, per riforma fiscale si intende le due aliquote o la flat tax e l’iva, se Italia comincia la Francia seguirà e la Germania dopo e cosi via i altri perché se non tutti i capitali in Francia e in Germania e altrove in Europa si trasferiranno in Italia, ma in questo modo non sarà più la Bce a imporre la polisca fiscale ma il contrario sarà il ritorno del politico sulla Bce. E in crisi il sistema di controllo della Bce, perché contrario, all’interesse dei popoli. Occorre dare la priorità ad abbassare le tasse con la rivoluzione fiscale europea che rilancerà l’economia europea e farà in modo unificante il governo politico dell’Euro.
Egregio Davide K, comprendo le sue preoccupazioni, ma non ci sono tante altre strade.
E’ nei fatti che la moneta unica costituisca un forzatura in assenza di unità politica e con sistemi economici e fiscali profondamente differenti.
Ma l’EU è già quello che lei paventa, un condizionamento delle politiche economiche e produttive decise a Bruxelles su pressione delle lobbies delle multinazionli ed un Parlamento Europeo che non funziona come l’organo legislativo di uno stato federale, bensì come un luogo di riproposizione delle lotte politiche esistenti all’interno di ciascun Paese e di interessi di bottega.
Tornare indietro ai vecchi stati nazionali non è possibile; sarebbe devastante e condannerebbe i Paesi EU alla miseria ed all’auto-anullamento. Quindi o si accetta la tecnocrazia ispirata dalle lobby oppure si deve cambiare il sistema su cui si basa l’Unione per recuperare la rinuncia alla completa sovranità con una reale partecpazione democratica dei cittadini al sistema Europa. Sogno ingenuo il mio, ma unica strada che non porti al collasso.
Qualsiasi scelta si faccia, abbandonare la Grecia (ed il Portogallo) al proprio destino, premiare il moral hazard oppure imporre comportamenti virtuosi, implica rivedere profondamente i presupposti su cui si basa quel colosso con i piedi d’argilla che è l’Unione Europea.
Quello che temo anch’io è che, facendo la scelta economicamente più logica, non si proceda a trarre tutte le lezioni dalla vicenda, sperando che basti la presenza di una leadership locale per far finta che sia rispettata la sovranità.
Saluti vivissimi
sig. gianni, non mi riferivo alla polvere vostra (che onestamente non presumo esista – il rimprovero di isaia non mi interessa) ma all’ambigua condotta del leader della Libertà. La sx compiaciuta ed inerte osserva il proprio declino, irrazionale.
le chiacchere il vento le porta via in economia, vero, ma le chiacchiere plasmano la storia e democraticamente impongono le strategie geopolitiche della finanza. l’iran è terra bruciata e forse che il cav. abbia scelto di investire nel ritorno degli inglesi in persia? o (estrapolo dal tabloid sun) “la sua mania di protagonismo vuole che sia amato dall’universo”? non capisco.
Gentile Colzani,
polvere non ne abbiamo sotto il tappeto e le nostre prese di posizioni sono coerenti, anche col marxismo. Comunque la si voglia mettere il risultato di inchieste, indagini, collusioni, rapporti bilaterali, false rivoluzioni moralizzatrici ecc. ecc. (a prescindere dalla volontà dei singoli) ha condotto la sinistra verso l’abisso nel quale ora si trova. In un certo senso sarebbe anche peggio se questa avesse fatto tutto senza rendersene conto (compresi i giochetti con le manine d’oltreoceano). Preferisco giudicarli come traditori e non come incapaci. Mi scusi a quale propaganda anti-iraniana si riferisce, a quella di Berlusconi? Se nulla cambia nei rapporti politici e commerciali tra noi e loro, come si dice al paese mio, le chiacchiere se le porterà via il vento…
gentile gianni, i. panduri solleva il tappeto e sembra trovare molta polvere. aggiungerei anche la propaganda anti-iraniana delle ultime settimane, inspiegabile.
cordialmente
Salve.
Stando al Lloyd’s List di Londra di pochi giorni fa, la Cina ha fornito crediti per diversi miliardi di US $ ad Armatori Europei per consentire di poter continuare a costruire Navi nei Cantieri Navali cinesi che altrimenti sarebbero state stornate appunto per mancanza di Fondi.
L’ultra segreto Bancario ad Hongkong non rivela l’entità dei crediti e tanto meno il Nome dei destinatari, parlano solo di ingenti somme.
Pertanto si può anche dire senza paura di sbagliare: Dal Cantiere, all’ancora sotto sale o naftalina, in attesa di tempi migliori, che non verranno mai.
Stando ai tempi che corrono, questi capitali che non si ammortizzeranno, e tanto meno non vedo come gli Armatori potranno ripagare i crediti.
L’attuale situazione economica non prevede, ne tanto meno ammette un aumento dei trasporti navali tale, da giustificare tali “Joint venture” costruzioni.
Sembra proprio che la Cina stia sovvenzionando se stessa.
Cosa succederrà dopo lo sappiamo tutti suppomgo.
Salutönen
Nei limiti delle mie conoscenze e cognizioni propongo le seguenti considerazioni:
A. Das- – La crisi in Grecia sta facendo esplodere le contraddizioni dell’euro, il cui futuro sarebbe incerto.
—–
E’ mia opinione che l’Unione Europea, per rispondere adeguatamente ai cambiamenti globali in atto, debba completare il suo iter divenendo Unione politica. In tal modo avremmo potuto affrontare con più forza la crisi in atto e quelle future. Non burocrati, ma eletti, non rinuncia, ma allargamento del principio di sovranità, all’interno di un’Unione coesa anche politicamente, dove diviene prioritario il rispetto del principio di sussidiarietà, del federalismo, della programmazione dal basso.
Questo naturalmente pone, fra le molte altre, questioni di confini, a proposito ritengo il modello franco-tedesco (un’unione circoscritta), meno idealistico, ma realmente raggiungibile.
Acquisto questo punto di forza , affrontare la crisi della Grecia (oggi) diverrebbe molto più semplice.
A. Das – La Cina è destinata a conoscere una crisi finanziaria come quella del Giappone negli anni Ottanta.
—-
La Cina è oggi la seconda economia al mondo dopo gli Stati Uniti, una crisi in quel paese determinerebbe scompensi planetari.
L’obiettivo dei nuovi prestiti per il 2010 è stato fissato in 7.500 miliardi di Yuan ( 775 miliardi circa di euro, già 114 di questi prestati nelle prime due settimane di gennai0), qualcosa in meno rispetto al 2009, ma pur sempre una politica espansionistica che evidenzia una crescita dei prestiti pari al 18% circa. E’ lecito, dunque, chiedersi se la forte espansione del credito può presentare difficoltà future. In special modo quando da più parti si ritiene che a breve si dovrà pagare il prezzo delle politiche espansive con un forte aumento dell’inflazione. Tasso di Inflazione previsto in Cina al 5% (fonte Credit Suisse) già entro l’anno contro l’1,9% del 2009.
Naturalmente, molto importante , è comprendere a chi è stato destinato e chi ha fruito/fruirà dei prestiti, se andranno verso settori già in surplus di attività produttiva, la profezia (che tale rimane) potrebbe avverarsi.
A. Das – Si potrebbe uscire solo con nuova rivoluzione tecnologica, ecologica, bio tech, eccetera… lo Stato può agevolare certi sviluppi con legislazioni particolari e rendendo l’economia più dinamica e flessibile. Ma negli Usa e ancor di più in Europa si va nella direzione opposta: più protezione lavoratori, più stato sociale, più tasse, meno spese pubbliche eccetera. Dunque rendendo la rivoluzione tecnologica molto più difficile.
——–
Probabilmente nella stringatezza di un’intervista , non si può riuscire ad evidenziare per intero il proprio pensiero.
Ma ho l’impressione che da queste frasi e altre risulta chiaro da un lato che maggiore flessibilità significa , minore stato sociale, minore protezione dei lavoratori.
Dall’altro si evidenzia un modello di pensiero deterministico, ancora meccanicistico, come se ad ogni azione,anzi a fronte a particolari variabili semplici di un’azione complessa, anche nell’area delle “scienze” sociali, debba corrispondere una reazione sempre uguale.
Evidenzio che in questi casi , come in tutti gli altri in economia e nelle scienze sociali in genere , molto dipende dagli uomini, dalle loro azioni, quindi dalla politica che è azione pubblica per eccellenza, e l’operato, le decisioni, le capacità dei singoli non possono essere indifferenti (in questo la nostra possibilità di libertà).
Nè penso si possa costruire il progresso, togliendo ai più , per arricchire i pochi.
Non è solo una questione morale, è una necessità, se non riusciamo, se non ci impegniamo , gradualmente s’intende, a far rientrare l’esercito dei disoccupati nel ciclo produttivo, a redistribuire meglio la ricchezza, attraverso politiche fiscali oculate, a migliorare il mercato e la concorrenza (quella vera, oggi di fatto fagogitata dagli oligopoli e dal capitale finanziario – improduttivo-)diminuisce l’esercito dei consumatori e la possibilità di creare sviluppo armonico.
Cordialmente Cosimo Quarta
Francesco_P Scrive: February 2nd, 2010 at 10:50 am:
“Il prezzo da pagare sarebbe lo svuotamento della sovranità greca sulla gestione dell’economia e del bileancio statale.”
Che bello! Un altro passettino verso il “Nuovo Governo Globale”…? Non vedo l’ora…
273 days and counting…
2-febbraio-2010: Punxsutawney Phil says “Six more weeks of winter!”
Con tutto il rispetto, mi sembra piu’ affidabile Phil che tutti gli “esperti” messi insieme.
273 days and counting…
Risalve!? L’Unione un’unione economica e monetaria la cui cui moneta è l’euro.Essa promuove la coesione della sua diversità culturale e territoriale,e la “solidarietà tra gli Stati membri”.Essa rispetta la rikkezza della sua diversività culturale e linguistica e vigila sulla salvaguardia e sullo sviluppo del patrimonio culturale europeo.L’Unione si prefigge di promuovere la pace, i suoi valori e il benessere dei suoi popoli.Alla pross.
Caro Francesco P,
Questa via d’uscita è il “commissariamento de facto” della politica economica greca. Il prezzo da pagare sarebbe lo svuotamento della sovranità greca sulla gestione dell’economia e del bilancio statale. .
Ci dice poco. Questo significherebbe:
1) che la democrazia in Grecia è abolita, così come la sua sovranità. La Grecia diventa un protettorato di qualcun altro, ed i greci non hanno più alcun potere.
2) verosimilmente il “protettore” sarebbe non un altro paese (cosa più difficile da far digerire), ma un gruppo di tecnocrati-burocrati europei.
Un gruppo di burocrati che comanda in un altro paese, in barba ad ogni principio di sovranità e di democrazia.
Già me li vedo tassare oltre misura a destra e a manca per riportare i conti a posto, continuando però ad elargire laute prebende ai loro amici parassiti statali e parastatali, in modo da comprare un po’ di consenso (quantomeno per evitare eccessivi scontri).
E questo assomiglia tanto, troppo, alla nascita della nuova unione sovietica, ragion per cui questa alternativa mi sembra anche peggio delle altre.
Perchè non mettere un bel soviet, con tanto di dittatore supremo, a capo dell’unione europea, con poteri assoluti sui cittadini di ogni singolo stato, e togliendosi di torno quei fastidiosi concetti di sovranità popolare, di democrazia, di libertà di scelta, che sono sempre tanto di impiccio quando un qualche ingegnere sociale vuole disegnare il mondo, od una parte di esso, secondo la propria volontà?
E dopo la Grecia, a chi tocca? Noi non siamo i primi della lista, ma siamo sicuramente nella top5.
Salve!? Credo,la Grecia farà sempre parte dell’europa come gli altri Paesi.L’unione dell’Europa l’ha voluta ki vuol fare di tale continente un solo Paese.Anzi,si amplierà sempre più fino ad’arrivare all’intento di ki ha progettato questo sistema.Ci vediamo gente,dalla (BAT).
Salve.
Pensavo proprio a Lei questa mattina, »chi sa cosa dirà Davide K sul 3%«
Lei ha ragione, ha quel tempo il 3% serviva da deterrente agli spendaccioni, era la mazza dell’ UE, pronta a scendere sulla Testa di chi voleva fare il Nababbo con i Soldi altrui, e fin lì Theo Weigel quale Ministro delle Finanze della BRD di allora (di allora caro David K, non di oggi, bensì di allora, ora Lei ha già capito dove voglio arrivare non è vero?) assieme al Cancelliere Helmut Kohl,(che stava già, e aveva anche già incamerato fondi neri di Partito, a non finire) avevano ragione.
I Politici a quel tempo si misero sì dei paletti efficaci e sicuri, ma dimenticarono le Banche d’Investimenti Internazionali, le quali continuarono ad avere nel ambito del libero Mercato, stile anglosassone, assoluta briglia sciolta.
L’offensiva americana ad una Europa unita che come poi vedemmo in seguito, (da Massstrich in poi) accorgendosi che l’UE sfuggiva la controllo del Establishment americano (vecia Clinton e affini) inizio proprio da lì e prosegui tramite le Banche americane, (devo veramente annoverarle?) senza esclusione di colpi, quasi all’Arma bianca fino al dissanguamento totale dei contendenti.
L’America voleva riguadagnare il controllo del Europa, a parte la Francia che si ribello per pura ottusa superbia, fino alla pagliacciata del ponte dove il nostro Berlusca li sputtanò a dovere), Schröder per primo che si ribello a questo, non tanto perche aveva il polso fermo e forte per poterlo fare, ma perche coltivava da sempre più simpatie per interessi (ideologici) personali verso la Russia.
Lo svolgersi della sua carriera politica in seguito poi, credo sostengono questa mia tesi,
La Cina e tutto il resto della Banda D’Affori mondiale nacque proprio all’ombra di questo conflitto tra fratelli i quali (fessi) si dissanguarono a vicenda in una fantasmagorica vittoria di Piro, lasciandola si quasi sola sul Campo a dirigere la Banda dei Pifferi.
Ora anche lei (la Cina) non so più che pesci pigliare perche i Pifferai europei son rimasti tutti senza fiato e dai loro pifferi non escono che dei strani suoni e lamenti che non è necessario definire a parole, tanto lo sappiamo.
Il risultato ti tutto ciò è che come credo sta succedendo, e che Obama si ritira oltre Oceano.
Il famoso segno col gesso attorno agli SU di cui sempre parlavo si sta concretizzando.
Obama non bada più come tanti altri Presidenti prima di lui, a far “Bella Figura” se ne frega del prestigio e da buon realista difatti ha tagliato senza mezzi termini le gambe al programma lunare.
Ora tutti questi discorsi su cosa fare e non fare, tutte le previsioni degli “Esperti” in materia che annunciano una nuova crisi ben più grave, queste previsione apocalittiche mi ricordano tanto dei Medici incapaci attorno al Letto di un paziente, invece di una cura radicale, e tenuto in Vita con delle trasfusioni in un braccio ed un salasso nel altro, finche le scorte di Plasma non si estinguono completamente.
Per poter salvare il paziente bisogna tirarlo subito giù dal Letto, mandando all’Inferno le Banche Internazionali e costringendo le Industrie a produrre in primis nelle proprie Terre di Origine, altrimenti è lo Stato che le deve commissariare, non vedo altri paletti possibili al ingordigia di pochi a discapito di molti.
Non intendevo che questo.
Salutönen.
Bene, Porro ha risposto sul Giornale.
http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna¤tArticle=POBI1
Egregio Davide_K, lei fa notare che “Se l’europa in qualche modo “salverà” la Grecia, avremo inventato il moral hazard intraeuropeo …”.
L’osservazione é pertinente, ma – poichè il fatto non è ancora avvenuto – c’è la possibilità di attuare delle scelte che consentano di salvare l’euro (e quindi tutti noi) dal tracollo, trascinato nel baratro da una singola entità dimensionalmente piccola, senza dover necessariamente accettare la logica del moral hazard.
Questa via d’uscita è il “commissariamento de facto” della politica economica greca. Il prezzo da pagare sarebbe lo svuotamento della sovranità greca sulla gestione dell’economia e del bileancio statale.
Questa è una ipotesi che nasconde insidie anche per lo stesso concetto di Unione Europea, fondato sulla asserzione non dimostrata che sia possibile costituire una unione economica e monetaria anche in assenza di un’unità politica.
Il “commissariamento de facto” sarebbe prevedibilmente causa di tensioni interne e costituirebbe una sorta di “punizione collettiva” per i greci, costretti a pagare le pessime scelte di alcune generazioni di politici in termini di tenore di vita (non è solo il governo precedente ad avere gravi colpe).
Credo, però, che sia l’unica strada per evitare i danni irreparabili derivanti dall’uscita dall’euro di un Paese, oppure quelli altrettanto tremendi del premio al moral hazard.
Saluti vivissimi
Caro dott. Foa, ieri su Repubblica c’era un articolo molto strano di Giannini contro Berlusconi. Ne ho tirato fuori delle conclusioni, se ha tempo e voglia (lo stesso chiedo ai suoi lettori) vorrei un suo parere. Potete leggere al seguente linK:
http://conflittiestrategie.splinder.com/post/22168021/BERLUSCONI+ALLA+GUERRA+FINANZI
Caro Marcello,
Per rispondere alla sua domanda: Maastricht non è altro che un accordo politico con applicazione nel campo economico. Come diceva Davide K, è già carta straccia, oppure, se vogliamo essere più blandi nei concetti possiamo dire che “la politica ha gli strumenti per adeguare Maastricht alla situazione economica attuale”
Farei notare agli amici del blog un concetto fondamentale, che ha preso piede moltissimo negli ultimi 10 anni: C’è sempre più invasione della politica in un campo che dovrebbe essere libero (di mercato). Si pone una domanda quasi filosofica: è giusto che sia cosi’ ? Se si, per quanto tempo ? Ritorniamo ad un concetto molto vicino al socialismo e alla economia pianificata ? Questo interventismo incide in qualche modo con la libera concorrenza ? Non è che siamo arrivati a questa crisi proprio per l’interventismo politico nell’economia ?
Scusate la raffica di domande ma arriva un certo punto che senti la necessità di fermarti un’attimo e ritornare ai fondamenti
!
Cordialmente,
Dekebalos
PS: Obama non prevede più finanziamento pubblico per le missioni sulla Luna. I futuri programmi spaziali saranno finanziati con i fondi privati, con progetti privati, con delle aste dove il più meritevole vince il progetto ! Bene ! Un ritorno allo spirito americano !
Mi scusi caro Franco, ma non capisco perchè ce l’ha col limite del deficit al 3%.
Tale limite intende, per l’appunto, limitare (non eliminare, che sarebbe stato meglio) la possibilità per gli stati di indebitarsi in modo insostenibile (non dice che sono troppi, i debiti?), limitare la possibilità per stati e politicanti di gozzovigliare con risorse inesistenti o risorse altrui.
Serve (sarebbe servito) per evitare che i greci facessero le cicale per poi presentare il conto a qualcun altro (ai tedeschi, verosimilmente), sotto il ricatto di creare qualche casino anche a loro.
Più qualche altra cosetta ora non importante.
Ha nostalgia dei deficit italiani anni ’80? Ha nostalgia di stati che spendono quello che non si possono permettere?
Comunque non si preoccupi, quel limite è già carta straccia, dal momento che non lo rispetta quasi nessuno.
Come gli altri, dato che il debito totale dovrebbe essere al 60% del Pil e noi siamo entrati col 110%, la bce dovrebbe “contenere” l’inflazione al 2% ma per farlo misura solo quello che le fa comodo, doveva contenere la crescita di M3 (uno stupido aggregato monetario che sicuramente non le interessa) entro il 4.5% annuo ed invece ha usato tale valore come minimo, veleggiando volentieri intorno al 10%.
Neanche quelli che si scrivono le regole da soli sono capaci di rispettarle per “ingordigia” e “tornaconto personale”, e lei li difende pure criticando le regole stesse… Facciamo un bel 10% annuo di deficit, così ogni 20 anni tutti gli stati fanno default? Che bellezza, e che bellezza una moneta legata a questo sistema. Ispira proprio fiducia, solidità, stabilità, saggezza, lungimiranza; mica quattro sgherri che fanno i loro comodi coi soldi altrui, vero?
Salve.
Penso anche che sia giunta l’ora di smetterla in Europa di parlare sempre e solo di espedienti bancari e di soldi , la CE non è stata ideata per il diletto di quattro delinquenti bancari.
L’idea base di un Europa unita non era questa.
Fu l’ingordigia di pochi e il tornaconto politico di molti e l’ottusità di tanti a far nascere questo caos di interessi e ingordigie senza ritegno e pudore. (vedi Zumwinkel della Post Bank che ora risiede in un Castello sl Lago Maggiore mi pare)
L’altalena economica europea cominciò con il 3% di Masstrisch.
Tutti gli Stati membri, sapevano che il livello era troppo basso e ne chiesero il rialzo di diversi punti, ma tutti si inchinarono e calarono le braghe davanti a Kohl/Weigel, che decreto che il 3% era il 3% e non di più, e tutti gli altri zittirono a capo chino.
L’assalto dei banchieri al portafoglio degli europei iniziò quel dì, ed i politici ignoranti non se ne accorsero, e chiunque ne sapesse qualche cosa di Banche e di investimenti annuso il bengodi e l’orgia dei soldi iniziò senza vergogna o scrupolo alcuno.
Ora i mai sazi vogliono risedersi a Tavola e gozzovigliare e sentirsi intelligenti ed eletti, schiumando i Soldi degli altri a piene mani come una volta.
Il problema di molti, di tanti dotti e savi pensieri e proprio li, il basta che se magni sta finendo,anzi è finito e non son rimasti che debiti.
Invece di battere i pugni sul Tavolo si scervellano a trovare rocambolesche soluzioni per poter riuscire a spremere ancora un po’di amaro fiele da una spugna già arida credendolo ambra o pappa reale.
L’Europa è già bancarotta, funziona con soldi che non esistono facendo debiti su debiti che non potrà mai pagare, anche in questo la Germania sta diventando campione del Mondo.
Ora non son più debiti, ma investimenti nel futuro, e per incrementare tali investimenti la BaFin a ripristinato da ieri sera il commercio la vendita, “leerverkauf” di azioni che uno non ha.
Il problema è veramente politico, se sono stati capaci di decretare un 3%, allora alla luce dei presenti problemi sono anche capaci di decretarne la fine di questo limite e l’impostazione di un altro, fuori dai presenti parametri che si basano su i un sistema di calcolo che aiuta solo le Banche a rubare ed arricchirsi, e gli Stati a impoverirsi sempre di più.
Nix assorbire, nessun Paese Anglosassone ne sarà mai in grado di assorbire i propri debiti, come dice il singor Armab Das, queste sono fumate negli occhi, sarà interessan e vedere invece cosa farà l’Aberdeen in Italia in un prosimo futuro, veramente.
Barcamenano statistiche di disoccupati, e facendo debiti, per un futuro migliore, si ingannano a vicenda dicendosi che quella è la Strada giusta.
Invece ci vuole un coraggioso colpo di spugna e cancellare tutto, come si è fatto con i debiti di Haiti e ricominciare da Zero.
Nessuno potrà poi dire che non è possibile, non si può far apparire ciò che e stato cancellato dalla lavagna.
Se gli SU hanno proibito ed archiviato, la tratta di Azioni e Certificati che uno non possiede e la Francia ne proibisce ancora il ripristino di questo mercato, mentre la Germania lo ripristina, non vedo come non si possano mandare all’aria tutti i parametri esistenti e rifare tutto da capo.
I Politici possono cambiare il sistema, penso anche che lo debbano fare, perche se incominciasse a farlo l’Uomo della strada, allora quello cambierebbe anche i Politici e con loro, l’architettura di certe Banche.
Salutönen.
PS.
Da queste bande le Banche oro voglio caricare 10 € di tassa, per ogni prelievo contante, fatto dai loro clienti preso altre banche.
Sono un po’ deluso, caro Marcello, mi aspettavo che dicesse qualcosa di più originale, di più arguto.
) non dimostra quasi niente. Era una banca di investimento, non una banca commerciale nè universale. Quindi potrebbe continuare ad operare con gli hedge o con altro senza tanti problemi. Pur essendo banca di investimento praticamente “pura”, i rischi sistemici ci sono stati ugualmente, ergo da questo punto di vista la separazione tra tipi di banche non sarebbe servita a niente, così come vietare ad altri (non a Bear Stearns) di operare con gli hedge.
Alcune considerazioni sono certamente condivisibili:
-fa bene la Bce ad avere una linea “dura” con la Grecia. A tutt’oggi, però, non sappiamo cosa succederà se le cose si metteranno male. Se l’europa in qualche modo “salverà” la Grecia, avremo inventato il moral hazard intraeuropeo, dimostrando che le regole non valgono niente, che si può fare quello che si vuole, perchè tanto poi arriva la mamma a salvarti. Inutile dire che effetto disastroso potrà avere sugli altri paesi in crisi dell’area: tutti si muoveranno contando sul salvataggio da parte altrui, e tanti saluti alla stabilità delle finanze pubbliche di Maastricht. Sarebbe comunque la fine dell’euro così come lo conosciamo.
Se la Grecia non verrà salvata (sempre nel caso malaugurato in cui ne avesse davvero bisogno), per l’area euro sarà comunque un duro colpo. L’euro e l’europa potrebbero essere considerati qualcosa di poco serio anche in questo caso, ed altri paesi subirebbero grosse pressioni, perchè l’unione monetaria sarebbe vista come un qualcosa di provvisorio, di non definitivo. Vedremo: nel caso io mi auguro che venga scelta la seconda opzione.
Per rispondere alla sua domanda, caro Marcello, l’euro sarebbe a rischio in entrambi i casi, ma ci troveremmo in tale situazione solo se la Grecia non dovesse effettuare gli sforzi di risanamento necessari (e magari la smetta di truccare i dati, come pare abbia fatto). Io penso che farà, più o meno, il necessario per evitare un default.
Sindacati e manifestazioni di piazza permettendo.
Rimane la contraddizione di un’unione monetaria ma con diversi governi che fanno come vogliono (perchè la Grecia NON ha rispettato le regole imposte, e non di poco).
-non usciremo tanto brillantemente dalla crisi, ma lentamente: concordo. Banale.
Altre meno:
-le proposte di Volcker andranno anche nella giusta direzione, ma non toccano il nocciolo del problema. Bear Stearns (quell’obiezione l’ho sentita quasi rivolta a me
Fermo restando che il problema non è questo o quello strumento: se vieti gli hedge si inventeranno qualcos’altro. Perlomeno ha nominato anche il moral hazard.
-Cina: come ho detto, è l’argomento che mi incuriosisce di più. Io tutte queste analogie con Giappone od Usa non le vedo, francamente. La Cina secondo me può “correre”, anche in modo sconnesso, per ancora diverso tempo prima di dover fare i conti con quanto dice Das. Non immediato ma nemmeno lontanissimo cosa vuol dire? Rimanendo così nel vago sono d’accordo anch’io, ma non vuole dire molto.
-”Si potrebbe uscire solo con nuova rivoluzione tecnologica, ecologica, bio tech, eccetera”. Non sono d’accordo: questi non sono modi per uscire dalla crisi.
Diciamo che con cose del genere puoi sopportare e gestire molti problemi che in condizioni normali (che poi, normali: l’innovazione tecnologica è un fatto anomalo o piuttosto una costante?) non ti puoi permettere.
La “rivoluzione tecnologica”, peraltro, non ce la ricordiamo con tutti questi successi da un punto di vista economico, considerando la bolla internet, la crisi dei primi anni ’00, ecc..
Uno degli argomenti di maggiore interesse dell’intervista è se “la crisi finanziaria è stata superata o è stata solo camuffata”.
La mia modestissima sensazione è che la crisi sia stata tamponata, trasferendo debiti dal valore orami incerto sul groppone dei contribuenti. Questo peserà enormemente sullo sviluppo nei prossimi anni, per la ridotta capacità del sistema bancario di finanziare le imprese. La mia modestissima opinione concorda con il punto di vista di Arnab Das. Ci sono degli ulteriori fattori che peseranno sulla capacità del sistema bancario di prestare soldi alle imprese ed alle famiglie, mantenendo tassi “umani”.
1) La fame di rendimenti immediati da parte degli investitori, che sta riportando in auge pratiche finanziare ad alto impatto sistemico e ad alto rischio; un vero e proprio ritorno all’abuso dell’ingegneria finanziaria, che è uno dei fattori che hanno contribuito a scatenare la crisi. Il fatto che le borse abbiano avuto una rapidissima ripresa dal precipizio (la famosa V stretta) ha aiutato ad ottenere ottimi dividendi, che sarà difficile replicare quest’anno.
2) Il peso delle svalutazioni subite per effetto sia della svalutazione dei “titoli tossici” che delle perdite sui mercati a cui si devono aggiungere le svalutazioni sui crediti delle aziende fallite costituisce una pesante ipoteca sulla futura capacità di sostenere le imprese. Inoltre non credo che sia terminata la moria delle imprese, soprattutto quelle più piccole. La storia delle crisi c’insegna che lunga sequenza dei fallimenti prosegue a lungo nelle prime fasi della ripresa, al pari del ciclo occupazionale. Il fenomeno potrebbe, a mio avviso, proseguire a lungo per effetto della profondità di questa crisi, della difficoltà della ripresa e delle mutate condizioni del mercato dei beni e dei servizi, uscito profondamente mutato dalla fase acuta del crollo.
3) Il rafforzamento del capitale previsto dal Comitato di Basilea deve essere accolto con favore per la maggiore capacità di resistenza del sistema, ma presenta anche l’insidia del costo che dovrà essere sostenuto per creare il buffer supplementare. Di fatto i maggiori costi del rafforzamento del capitale finiranno per essere pagati dai clienti con un incremento dei tassi attivi (lato banca).
In ultimo vorrei far presente che la proposta di separare le banche commerciali da quelle d’investimento mal si sposa con la struttura dei gruppi bancari polifunzionali europei (modello tedesco). I gruppi dovrebbero scorporare attività strategiche minando la propria capacità di operare e conseguire utili e crescita. Inoltre si dovrebbero trovare nuovi soggetti in grado di investire miliardi di euro, cosa di cui sarebbero capaci solo petro-arabi e cinesi.
Rimedio, per noi, peggiore del male! Non così per il sistema anglosassone, ove la proposta ha molto senso.
Saluti vivissimi
Salve.
Un quarto degli aiuti finanziari regalati in cambio di un si fasullo ed opportunista da all’ Irlanda dopo la Carta di Lisbona, e quelli prima, assieme a tutti i Soldi buttai vi in Spagna per costruire, (come dissi già sul blog l’anno scorso qui sul Blog durante la Bolla edile spagnola) “Fabbriche che nessuno voleva e Case che nessuno avrebbe potuto comperare” avrebbe potuto salvare l’economia greca già da un po’ di tempo.
In quanto alla Flotta Greca vedremo cosa succederà quando gli Armatori europei dovranno restituire tutti quei miliardi di € che sin son fatti prestare dalla Cina, dalla crisi economica a tutt’oggi.
Se poi la pensiamo come Marcello dicendo che la Grecia non era in grado di entrare anella CE devo chiedergli per forza di cose, chi secondo lui era in grado di farlo.
Non certo la Germania, che per poterci entrare falsificò le sue entrate fiscali mettendo nel pentolone anche le entrate e parte della industriale del Anno dopo l’entrata e che attualmente ha un deficit di oltre 16 Billioni di €.
Il famoso 3% sul pil, voluto da quel duo di sapientoni che è appunto Kohl/Weigel si riverso per in tutta la sua durezza l’anno dopo come un macigno sulla BRD che per ben 3 o 4 anni consecutivi ne è la prova che nemmeno la Germania o qualsiasi stato del Unione, se non i più piccoli e se n mi ricordo bene a quel tempo almeno, anche la GB e nessun altro.
A proposito c‘è un altro venditore (sembra svizzero) di CD con dati d su evasori fiscali tedeschi, (nix avere paura stavolta, Fratelli D’Italia) i prini controlli su un paio di dati z trasmessi hqnoo n dimostrao che i dati sono reale e hanno già portato all’ individuazione di evasioni per un paio di milioni di €, in tutto calcolano di recuperare sui 100 Milioni, di €,
Pertanto trovo troppo comodo ma soprattutto alquanto presuntuoso quasi chiedere l’uscita della Grecia tanto per salvare la faccia ad un Europa virtuale, perche ai miei Ochhi non si tratta di che di pura e semplice gratuita presunzione.
Arnab Das fa gli stessi discorsi da liceale con i capelli grigi che fanno tutti gli Economisti del Mondo o chi si reputa tale.
Mille liceali, pseudo Economisti di fama internazionale, avranno come disse Helmut Schmidt, mille opinion.
Pertanto non serve andare lontano, basta veder sul nostrio piccolo fertile Mondo, il “Cuore del Mondo” di Marcello appunto che Helmut Schmidt aveva ragione.
Dato allora che bo.mario ha di nuovo ragione da vendere non vedo il senso dell’intervista, qual’e la ragione di fare un intervista ad un liceale stempiato, braccio destro di un altro passepartout dell’Economia Internazionale, e fare domande virtuali su un Mondo virtuale?
Le realtà sono ben altre, i ragionamenti virtuali ci stanno ammazzando, è ora di smetterla e di guardare in Faccia la realtà, e quella, e quella di casa nostra.
Le banche finanziano progetti nel terzo mondo che stanno ammazzando il Pianeta, vedo, Brasile, Cina, Venezuela, alzare la cresta ancora per un po’, per poi ricadere nei loro Fiumi avvelenati e foreste rase al suolo e crepare di miseria, con grandi perdite dei finaziamenti delle Banche internazionali coinvolte in questa mattanza.
Chi dovrà poi pagare di nuovo, i pendolari e le Comari di Voghera, per caso?
Questa era l’unica domanda da fare ai fautori del Mondo virtuale, cioè: chi pagher’a nel Mondo reale quando tutto si prosciugerà come gli affluenti del Rio della Amazzoni e sparira come le Foreste tropiocali, l’unica arma che abbiamo contro il CO2?
Non credo ad uno sviluppo del India come in Cina.
Il capitale indiano è in primo luogo riversato sul Mercato internazionale, mentre le infrastrutture indiani sono ancora quelle dei tempi di Santa Teresa di Calcutta.
Mesi addietro riportai la frase di Ludwig Erhard “Maß halten” che si potrebbe dire anche metaforicamente, “per andare avanti dobbiamo fare un passo indietro”
Subito non mi ricordo che che era sbagliato impoverissi di proposito per credere di star meglio, niente di più errato, Maß halten, non vuol dir altro che: Siate sobri, non esagerate, ma anche sopratut; non tirate sassi agli altri, quando siete un negozio di porcellana, tutto li.
Salutönen.
L’euro è stato l’ancora di salvezza per molti stati
europei(Italia compresa)da quando fu adottato.
Sinceramente a me più della Grecia fa paura la Spagna;
Zapatero ha voluto fare il passo più lungo della gamba
ed adesso ne sta pagando le conseguenze. Un intervento
dell’UE in favore della Grecia è fattibile senza causare
problemi all’euro. Se si dovesse intervenire in aiuto alla
Spagna, la moneta unica ne risentirebbe della sua solidità
Francesco
Gentile Marista, l’intervista aveva un respiro internazionale. Das non è uno specialista di vicende italiane…
Ho letto la intervista, sono rimasta delusa, poi ho capito perchè: si sta facendo riferimento alla America, ma noi non siamo l’America, siamo Italia e la situazione è diversa, solo che anche se da noi la bolla immobiliare non colpirà, ciò davvero non vuol dire che siamo messi meglio, questo articolo risalente al 2007, tocca alcuni punti che io credo siano più attinenti con il nostro Paese: le nostre banche potrebbero finanziare le Imprese, ma non lo fanno, ed il perchè c’è, l’articolo ne fa cenno, e debbo dire che i fatti passati per la delegazione e che ancora passano corposi per le mani di tecnici ed avvocati, mostrano quanto fosero vere le previsioni contenute in questa breve intervista
Titolo : Crimine dei data base bancari :
http://www.federicolippi.it/content/view/187/1/
Grazie a tutti per questo dibattito, come sempre costruttivo. Non ho idea di come finirà la crisi greca, ma mi sembra emblematica dei danni prvocati dalla “finanziarizzazione” dell’economia europea. Atene non era in grado di entrare e ora scopra di essere in trappola. Ha ceduto la propria sovranità a cuor leggero, ne valeva la pena? E a chi fa comodo questa situazione? Temo che il pessimismo dei due Francesco, C e P, sia fondato. Viviamo, per dirla con Bo, mario, in un mondo virtuale… Quanto al rilancio evocato da Dekebalos, sono d’accordo: ma come essendo imbrigliati da Maastricht? C’è davvero la volontà?
Bravo il commento di DEKEBALOS, sono d’accordo appieno.- Rimane tuttavia il fatto che e’ L’Europa che deve cambiare, stimolando maggiormente le economie singole e riducendo gli sprechi enormi che esistono all’interno dell’area (e a Bruxelles).- L’Europa e` un continente che deve rimanere competitivo, altrimenti con il tempo, perdera’sempre piu’ i mercati esteri a vantaggio delle economie crescenti (cosa che sta gia` avvenendo).-
Caro Marcello,personalmente sono convinto di assistere ancora solo ai podromi di quella che passerà alla storia come la crisi di un modello socio-politico .Gli attori principali sul palcoscenico del 900 ,gli Stati Nazionali , godono di pessima salute, hanno demandato i propri poteri ad entità terze, burocratiche, parziali , corrotte e irrazionali come il sistema delle banche centrali,il WTO , La stessa Unione europea…il debito pubblico sarà la bolla finale, l’ultimo prodotto dell’idiozia gerontocratica che ci governa.e quando farà booom agli stati non resterà che spingere Reset ed inizializzare nuovamente il sistema o abdicare definitivamente al nuovo super stato che in molti stanno auspicando da tempo. Nel mezzo c’è la grande incognita popolare, quando i vari rag Rossi non avranno più ciò a cui sono stati abituati vorranno la testa di qualcuno….
Io non sono d’accordo con Das. La grecia ha un’eonoia basata sul turismo principalmente, quindi una sua uscita e relativa svalutazione sarebbe salutare. Non so quanto sarebbe l’impatto su chi ha contratto utui per l’acquisto di case, nel senso che non conosco l’ampiezza del problema, cioe’ quanti e quanto e’ questo debito? Per il resto non ha un grande interscambio, visto che la flotta e’ sotto molte bandiere ombra e comunque i noli sono in dollari quindi anche qui un vantaggio. Diminuzione forzata dei salari saliti troppo e svalutazione del debito interno. No non vedo problemi.
L’Europa e’ in condizione in genere molto migliore degli USA non avendo un debito stratosferico e non avendo una nuova legislazione che questo debito peggiorera’ , ne’ ha grossi impegni militari nel mondo.Inoltre non ha avuto molte bolle come quelle americane , e a parte la UK un tasso di risparmio privato alto.
La Cina ha molto spazio di crescita con la popolazione che si ritrova e che non ha ancora raggiunto un livello decente di ricchezza. Deve solo stimolare un poco il mercato interno che potra’ durare in crescita per moltissimi anni ancora, da quello della edilizia popolare a quello del cibo, e dei piccoli consumi come gli elettrodomestici e le auto. L’esempio del Giappone e’ totalmente errato. 100 milioni contro 1,400 milioni. L’economia mondiale poi sara’ trascinata dagli emergenti che non hanno avuto problemi con il sistema bancario, Brasile, India, Cina, SE Asia e S. America. Un pochino anche l’Africa, ma poco. Nel complesso l’unico grosso problema lo vedo in USA con la crisi del dollaro, l’inflazione americana, e la mancanza di una seria politica economica slegata da ideali populisti e mancanza di visione mondiale a lungo termine e Roubini ne e’ un esempio.
Salve:
mi e’ piaciuto uno dei commenti finali…
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E nel frattempo che cosa sarebbe necessario per rilanciare l’economia?
«Si potrebbe uscire solo con nuova rivoluzione tecnologica, ecologica, bio tech, eccetera.
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… peccato che per fare cio’ serve investire in ricerca, cosa che non sta avvenendo qui da noi.
Quindi, una volta di piu’, l’economia italiana correra’ al traino di qualche altra economia (Francia e Germania in Europa), o di quella USA a livello planetario… se mai si rimettera’.
Correre al traino di altri significa che i miglioramenti si vedranno piu’ tardi, quindi dietro l’angolo, per un bel po’ di tempo, ancora lacrime e sangue per gli italiani.
Saluti,
Roberto
L’intervista tange, senza centrarlo, il reale problema solelvato dalla crisi: il mito della crescita infinita. La situazione di Spagna, Portogallo, Irlanda e Grecia ne è una conseguenza, così come lo è stato lo scoppio della bolla dei mutui in America. E la Cina? Rischia davvero a suoa volta lo scoppio di una bolla? Se così fosse, sarebbe la dimostrazione che l’umanità non impara dal passato e che è del tutto inutile che i capi di stato dei paesi più potenti si riuniscano per risolvere questa crisi: troverebbero soltanto il modo di prolungare per un po’ l’agonia dell’attuale sistema, a discapito dei ceti più poveri. Ammettiamolo, il buon vecchio Marx ci aveva azzeccato.
A proposito, ma se la moneta unica è a rischio, perchè il presidente del consiglio propone l’ingresso di Israele in Europa? Non capisco davvero, troppi segnali scoordinati.
Secondo me (perdonate lo scetticismo da bar) tutti questi esperti di economia e politica non sanno proprio quello che dicono o fanno.
Buongiorno
“Abbiamo sottovalutato l’impatto degli stimoli fiscali”, qualcuno riesce a spiegarla questa?
mason ha ragione e non vedo come roubini abbia potuto ricevere gli allori dopo aver sparato a ventaglio per quasi un lustro; altri analisti ebbero modo di vedere nella palla di cristallo ma non titolano i giornali, perfino buffett (per altri motivi) ci avvertì dell’imminente afflosciamento del pallone dei derivatives. l’euro a rischio? c’è forse qualcosa che non è definita a rischio oggi? Mr doom, cocco di monti e di strauss khan, non fa altro che ripetere le risoluzioni che sentimmo trite e ritrite ai vari G’s. : regole, controllo, la ripresa è debole (c’è bisogno di più stimolo ), la cina perderà il mordente (e quindi la struttura commerciale non preoccupa) e mangiafuoco volcker da buon pupazzaro ci inscena una versione riveduta per il nuovo millenium del collaudato spettacolo finanziario.
come è facile tenere insieme la fragile economia ellenica con una assedio all’ ok corral ai nuovi titoli di stato – non si poteva intervenire formalmente ed allora sospetta diviene la corsa dei maggiori istituti europei e non all’acquisto – due piccioni con una fava.
e sospetto è anche il debito ellenico cresciuto del 9% in un anno quando l’interesse pagato alla banca centrale per questo debito corrisponde ad un 2% superiore di quanto paga per esempio la germania. tradotto in cifre la grecia ha accumulato un interesse di 5 mld di euro solo derivato dal delta tra i due tassi applicati (e meno male che trichet disse che la grecia non riceverà trattamenti speciali, più speciale di così).
e quello greco è solo un piccolo dente in un ingranaggio demoltiplicatore fatto di tante atene e madrid. Sappiamo già chi pagherà questo debito e quali regole andranno riscritte. e come giustamente sottolinea il sig. gianni, da chi?
grazie
Salve tutti!? Son sincero;mi limito a dire,ke non bisogna esser esperti in economia x tracciare un futuro al riguardo.Foa,mi spiace! niente di speciale ho trovato.Secondo me;(e sarò sempre su questa linea)se l’Italia vuol avere un’economia positiva nel futuro,deve investire in questi 3 punti:1)Una casa x tutte le famiglie:2)Si avrà così un salario a basso costyo x concorrere con i paesi in via di sviluppo:3)Aiuti(enon sempre a Banke Fiat ecc.)proritari all’economia di ogni comune,provincia,regione o stato.Altro ke;tecnologia,ecologia e bio tech,ecc.come dice Arnab Das!ke secondo me,arrikkisce sempre più le lobby.Poi,al riguardo,l’euro,si rafforzerà con il Super Euro x poi passare ad ununica moneta mondiale,in quanto avremo anke l’unione di tutti i paesi mondiali. Sse vedemm gente (BAT)
Si parla della Grecia e gli altri stati non stanno molto meglio. Tutti con debito pubblico. Sarà il caso di rivedere tutta la politica economica della Ns Europa? Certo che la soluzione è politica. Bisogna addolcire la pillola e cercare di andare avanti, fino a dove? Tutte le risorse che spendiamo per mandare avanti le baracche statali ci dobbiamo aggiundgere anche la baracca europea. Una volta si diceva che erano buoni come braccia per l’agricultura, ma adesso non c’è più nemmeno quella. Chi ha fallito dovrebbe dimettersi e lasciare spazio ad una nuova economia fissata, come prima intenzione, a creare posti di lavoro. Se gli europei vivono decentemente solo allora se ne potrà parlare dei pseudo politici, fissando paletti, che evitino i danni che sanno procurare. Se non cambiano le cose gli esperti ne troviamo a bizzeffe che giustificano i fallimenti, sempre fallimenti sono. Viviamo in un mondo virtuale mentre è ora di vivere la realtà delle cose. Un saluto.
[...] (Tutta l’intervista a cura di Marcello Foa) [...]
Non so ma mi sembrano risposte un po’ accademiche. La soluzione a questa crisi, come dice Tremonti, sarà politica. Ha ragione anche Forte sul giornale, è plausibile che le regole le riscrivano gli stessi che hanno fatto danni?
Salve,
La Grecia non sarà lasciata al suo destino per i seguenti motivi:
1. si mira ad un messaggio politico sulla coesione dei paesi dell’Unione Europea.
2. come Paese che ha adottato l’Euro rappresenta un rischio per la moneta unica. E’ ovvio che gli altri Paesi provino a limitare il rischio sistemico. La UE farà con la Grecia quello che ha fatto Obama con le Banche: il principio “too big to fail” trova un’applicazione inconsueta ma veritiera.
3. Gli Stati Uniti preferiscono ad avere come moneta di “contro-bilancio” una moneta amica (come l’Euro) rispetto alle monete asiatiche, aggressive e, diciamo, in alcuni casi “non-democratiche”. La Cina tiene sotto controllo la sua moneta, fatto che non fa’ piacere sicuramente alla debole economia statunitense.
4. La logica delle macro-aree mondiale vede gli Stati Uniti (ricordiamoci che sono rimasti la più grande economia mondiale) cercando alleati politico-militari tra i Paesi del vecchio continente, quindi vedremo pure il Fondo Monetario arrivando a dare una mano sul dossier greco.
Cordialmente,
Dekebalos
Il 15 luglio 2008 il cambio dollaro euro era 1,60 $/€
oggi 01 feb 2010 il cambio è 1,38$/€
Una cosa sono certo, i grandi guru dell’ economia, nella stanza delle decisoni ,non hanno mai messo piede e non lo metteranno mai.
Sono decenni che ci sono guru dell’ economia che sbagliano tutto. Forse se sparo a caso giudizi, per il calcolo delle probabilita,’indovino piu’ dei guru.
La Grecia ha un’economia veramente poco competitiva ed è zavorrata da un sistema politico / amministrativo che definirei “old style” (per non girare troppo il coltello nella piaga); la sua crescita è strutturalmente bassa ed ha risentito della crisi in modo molto forte. L’esplosione del debito di quest’anno è la manifestazione acuta di una malattia di cui la Grecia soffre da tempo e dalla quale non uscirà facilmente e, soprattutto, in tempi rapidi.
Provvedimenti troppo severi per riportare il debito sotto controllo potrebbero incidere profondamente proprio sulla voce “investimenti” e richiedere il ricorso all’aumento della tassazione, finendo per alimentare una spirale perversa in cui la diminuzione del debito affossa l’economia reale. Il rapporto debito / PIL, quindi, non potrebbe beneficiare della stertta.
Personalmente temo che sarà necessario intervenire come comunità europea (vale a dire con soldi delle nostre tasse) per evitare che la Grecia diventi un caso di tale ampiezza da mettere in crisi il sistema euro nel suo complesso. Si tratta della prima vera crisi di un Paese appartenente all’eurozona e non c’è alcuna esperienza a cui fare riferimento.
Penso che la Grecia non sarà abbandonata a se stessa, piuttosto – se non dovessero manifestarsi rapidamente dei miglioramenti – sarà posta in una sorta di “amministrazione controllata” da parte di Bruxelles e di Francoforte. L’uscita di un Paese dall’euro avrebbe ripercussioni catastrofiche per questa moneta, con altrettanto gravi conseguenze sulle nostre economie. Ormai l’euro c’è e ce lo dobiamo tenere.
Saluti vivissimi