Ho seguito con sgomento le violenze tra egiziani e sudamericani di giovedì sera a Milano. Tragiche e annunciate, perché facilmente prevedibili. Non è un mistero per nessuno che un’immigrazione incontrollata genera, in ogni Paese, tensioni sociali e razziali. Ci sono stati problemi in Francia, Gran Bretagna, Olanda, Germania, Belgio, eccetera eccetera. L’Italia non fa eccezione e questa volta la matrice islamica non è centrale, come rileva Enrica Garzilli.

Ma l’Italia ha una peculiarità: ignora i problemi fino a quando non esplodono.

Qualche esempio:

La situazione a Rosarno e in molte altre località del sud era nota a tutti, ma le autorità non sono mai intervenute.

In via Padova  a Milano un comitato di quartiere denuncia da mesi il crescente degrado, ma le autorità non hanno preso provvedimenti concreti per risolvere la situazione.

Il governo ha approvato una legge che prevede il sequestro delle case a chi le le affitta  a immigrati clandestini, ma chi la applica? Quasi nessuno.

Sul Giornale recentemente ho denunciato le anomalie del consolato egiziano, che non collabora con le autorità di polizione nell’espletare le procedure di espulsione dei cittadini egiziani,  che così finiscono per rimanere nel nostro Paese, ho svelato gli inganni legali subiti dalle cittadine italiane quando sposano un egiziano, ho rivelato che 30 anni il consolato egiziano assume i dipendenti in nero. Ma le autorità italiane non hanno fatto nulla. Nessuno ha bussato alle porte del consolato per chiedere un chiarimento.

Gli scontri di via Padova dimostrano che l’integrazione è difficilissima quando gli stranieri superano il 10% della popolazione, ma quei fatti sono anche “figli” di un’Italia che lascia correre, che si rassegna facilmente, che vara leggi che nessuno applica per quieto vivere o per paura. Già perché nemmeno la polizia osa addentrarsi in certi quartieri. E quando i vigili devono fare dei controlli in certe case, rinunciano perché temono per la propria incolumità.

Temo che mandare qualche decina di poliziotti in più a Milano non servirà a molto. Ci vorrebbero provvedimenti più ambiziosi, concreti e articolati. Ci vorrebbe uno Stato che non c’è e spesso è pavido con i prepotenti.

O no?