Innanzitutto i fatti. Come sapete il 15 febbraio ho dedicato un post al ruolo di Goldman Sachs nella manipolazione dei conti dello Stato greco. In quel post citavo il precedente italiano, facendo notare che Mario Draghi all’epoca era direttore generale del Tesoro. Nel corso del dibattito un blogger, Gianni, ha segnalato il bollettino della LEAP in cui, tra le altre cose, si ipotizzava un coinvolgimento dello stesso Draghi, diventato vicepresidente di Goldman Sachs, nella vicenda greca.

Nel frattempo l’ex capo economista del Fmi, Simon Johnson, ha ripreso con forza l’argomento, formulando cinque domande a Draghi, di cui potete leggere in questo articolo di Milano Finanza.

Ieri sera Bankitalia  ha pubblicato una precisazione sul ruolo di Draghi e l’ufficio stampa della Banca d’Italia, benché sul Giornale non avessi scritto una riga al riguardo, ha ritenuto opportuno inviarmene personalmente copia, in riferimento a quanto da me scritto su questo blog.

Evidentemente anche alla Banca d’Italia leggono “il Cuore del mondo”, il che testimonia la credibilità raggiunta da questo blog. Un merito, che, come sempre, condivido con voi….

Seguendo le buone regole del giornalismo, pubblico volentieri la precisazione di Bankitalia:

L’operazione con la Grecia è stata fatta prima dell’arrivo di Mario Draghi in Goldman Sachs. Mario Draghi non ha avuto nulla a che fare con le operazioni con la Grecia.
Le operazioni fatte in Italia negli anni 90, avevano il fine di diminuire il costo del debito pubblico. Non avevano come fine di nascondere l’ effettivo stato dei conti pubblici:
1 sono state pubblicamente verificate e certificate da Eurostat;
2 sono state pubblicamente gustificate dalla Commissione europea .Al riguardo, l’allora Commissario UE all’Economia, Pedro Solbes sottolineò che questo tipo di operazioni non solo non implicava alcuna manipolazione delle cifre, ma rappresentava uno strumento per migliorare la gestione del debito pubblico.
3 All’epoca il Ministero dell’Economia e delle finanze italiano diffuse un comunicato stampa molto esaustivo a cui si rinvia.

Ne prendo atto. Vedremo se questa precisazione basterà a sopire la polemica a livello internazionale.

Secondo Johnson, che è economista del Mit e membro del comitato di esperti economici dell’ufficio bilancio del Congresso Usa, «per chiunque punti ad alti incarichi nella sfera pubblica, un’esperienza di lavoro ai massimi livelli in Goldman Sachs sta rapidamente diventando un asset tossico».

E’ davvero così o è solo l’auspicio di un economista che ha scelto la via dell’anticonformismo?

La posta in gioco dietro alle polemiche, come ammette lo stesso Johnson,  è la presidenza della Banca centrale europea, a cui, notoriamente, lo stesso Draghi ambisce.