Ho assistito con sconcerto agli incredibili errori commessi dal Pdl nel Lazio e alle leggerezze di Formigoni in Lombardia. Al di là degli errori commessi dai singoli, ho l’impressione che quanto stia avvenendo sia frutto di una concezione della politica troppo leggera.

Mi spiego: oggi – e ne abbiamo parlato su questo blog – il rapporto degli elettori non è più con il Partito, ma con il candidato. Si vota una faccia, una persona, non il gruppo politico che lo rappresenta. Oppure voti contro una faccia, come ha fatto la sinistra negli ultimi 16 anni, con fortune alterne. Il partito è diventato sempre più esile e staccato dal territorio, con frequenti incursioni nella società civile per riempire gli organigrammi. La formula ha funzionato bene per qualche anno. Berlusconi gestiva Forza Italia con spirito aziendale, i Ds tentavano di svecchiarsi ma  beneficiavano della “macchina da guerra” del vecchio Pci, che consentiva di alimentare lo zoccolo duro elettorale.

Poi sono nati i due grandi partiti di centrodestra e centrosinistra, ora si può dire prematuramente. Il Pdl, contrariamente al Pd, ha una coerenza politica e un’anima, ma è sfilacciato e di fatto diviso tra ex An e ex Forza Italia, tra berlusconiani e chi segue la fronda di Fini e, soprattutto, non si è dotato di una struttura di comando efficiente e autorevole. Il Pd è a sua volta diviso tra ex Ds ed ex Margherita, è meglio organizzato, ma è verticistico e rigido come dimostra il successo di Vendola in Puglia. E credo si illuda se pensa che le vicende laziali e lombarde si tradurrano in un aumento dei consensi a livello nazionale.

Il responso di queste elezioni rischia di essere tellurico per entrambi i partiti. La destra che completa il suicidio, la sinistra che non riesce ad approfittarne; a vantaggio della Lega e del voto di protesta progressista (da Di Pietro in là). Con Berlusconi tentato di far da sè, dopo il voto, gli ex margheritini allettati dall’Udc e i diessini smaniosi di ritrovarsi tra di loro.

Insomma, un ritorno al passato, imprevedibile poche settimane fa, destinato a erodere ancor di più il rapporto fiduciario tra cittadini ed eletti; sempre che la società civile nel suo insieme sia davvero migliore della sua classe politica. Io lo spero, ma non ne sono sicuro…