Da tempo gli economisti e i gestori più saggi pronosticano un’ondata inflazionistica come unico modo per risolvere il problema dei giganteschi debiti pubblici, a cominciare da quello americano. Finora questo scenario non si è realizzato e il costo della vita è rimasto sotto controllo.

Da qualche tempo, però, leggo articoli di autorevoli economisti che invitano l’opinione pubblica a cambiare idea e in cui l’inflazione viene descritta come un bene più che un male. Il più esplicito è quello proposto dal Sole24 Ore, a firma di Moisés Naim (direttore di Foreign Policy) e di Uri Dadush, direttore del  reparto Economia internazionale al Carnegie Endowment. Nel pezzo si segnala che Olivier Blanchard, chief economist del Fmi “ha appena lanciato un appello a prendere in considerazione un obiettivo d’inflazione meno ambizioso (4%). C’è voluto coraggio. Venendo da quello che un tempo era il tempio del fondamentalismo antinflazione, è come se il rabbino capo chiedesse di riconsiderare le regole kosher.
La reazione dei consiglieri della Bce alla proposta di Blanchard? «È giocare col fuoco», «estremamente dannosa», addirittura «un errore demoniaco». La crisi dell’euro e le reazioni sprezzanti a una proposta proveniente da fonte autorevole sono sicuramente segnali che è arrivato il momento di esaminare accuratamente il fondamentalismo antinflazione”.

Da tempo ho imparato a decriptare certi articoli e certe firme, collocandoli nel contesto appropriato. Foreign Policy ha solidi legami sia con l’establishment politico di Washington che  con gli ambienti finanziari delle grandi banche di Wall Street, il Fmi rispecchia certi noti interessi economici, Carnegie è un think-tank ben integrato a Washington.

Questa sintonia di vedute fa riflettere. Non traggo conclusioni precipitose, ma è forte il sospetto che il disegno dell’inflazione “salva debito” abbia ottenuto qualche autorevole approvazione da certe lobby, che, nonostante il crash Lehman, continuano a essere dominanti e a cui Obama non si è ancora sottratto.

Se l’intuizione è giusta, occhio ai vostri risparmi, l’inflazione rischia di bruciare come (e con) il debito…

E intanto il popolo islandese ha detto no al risarcimento a britannici e olandesi con un voto plebiscitario espresso dal 98% dei votanti. Che accadrà oggi sui mercati? C’è chi teme pesanti ripercussioni, ma il ministro delle finanze islandese ha precisato che “la vittoria del “no” “non significa che non pagheremo i nostri debiti. Manterremo i nostri impegni”. Tanto per cambiare…