La missione di un sindacato è di difendere i lavoratori che subiscono soprusi da parte dei datori di lavoro. Dunque ci si aspetta che il sindacato sia ineccepibile quando assume dei dipendenti.

Ma l’Italia è un Paese curioso e la Cgil non sempre coerente. Anzi… Qualche giorno, il mio collega Antonio Signorini ha svelato la storia di una ragazza che la Cgil ha fatto lavorare in nero nei propri uffici calabresi per anni e poi è stata allontanata senza alcun tipo di tutela.

L’altro giorno, in questo articolo, ho svelato il comportamento molto disinvolto della Cgil Puglia, che ha chiuso una società di assistenza fiscale, ha licenziato tutti i 27 dipendenti, per poi riassumerne venti da precari.

Dalla vicenda sono emersi altri dettagli sorprendenti. Ad esempio, un dirigente accusato di essersi appropriato indebitamente di 40 mila euro si è difeso spiegando che:

«il trasferimento di quelle somme di denaro sul mio conto assecondava una prassi da sempre diffusa in Cgil, in base alla quale i dirigenti del sindacato o di strutture ad esso collegate, possono prendere in prestito del denaro per l’acquisto di beni strumentali quali l’automobile (come nel mio caso)».
Capito? Se sei dirigente della Cgil puoi servirti in cassa. Niente prestiti, né leasing, né mutui; prelievi e via. Chissà se pagando qualche interesse o a tasso zero….

Storie tipicamente italiane ovvero di un Paese dove il confine tra lecito e illecito è sempre labile e molto personale. Inflessibili con gli altri (a parole), molti flessibili con se stessi (nei fatti). Non tutti, per carità. Anzi, per fortuna. Ma il fenomeno è diffuso. E riguarda chi dovrebbe tutelare la legalità.

Forse perché il sindacato non è migliore del Paese, ma ne rispecchia vizi e virtù. O sbaglio?